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    ACEA, ricariche HPC per chi non può caricare a casa. Ma sarà corretto?

    ACEA, Associazione Europea dei Costruttori di Auto, ha rilasciato di recente un’intervista in cui fa una dichiarazione che potrebbe essere condivisibile, sulla situazione delle colonnine per auto elettriche in Europa, in particolare per quanto riguarda le colonnine ad alta potenza o HPC (High Power Charging).

    La dichiarazione che farà felici gli amici delle soste obbligatorie alle stazioni di rifornimento

    Acea, ricariche hpc per chi non può caricare a casa. Ma sarà corretto? | elettronauti. It
    Colonnina ewiva con pos integrato per pagare con le carte | elettronauti It
    "Se si vuole convincere gli europei a passare ai veicoli elettrici, la ricarica dovrebbe essere semplice come lo è oggi il rifornimento di carburante".
    Sigrid de Vries, direttore generale di ACEA

    È ovvio che, se il direttore generale si riferisse soltanto alle modalità di erogazione della ricarica elettrica allora non potremmo che dargli ragione, perché è indubbio che nel caos delle ricariche di questo decennio ogni gestore di punto di ricarica si è organizzato alla sua maniera, creando a volte non pochi disagi agli elettronauti di turno.

    Basti pensare ci sono colonnine che erogano solo in presenza di un’attivazione della colonnina stessa tramite applicazione, a volte non raggiungibile per problemi di rete, come può accadere in certi parcheggi coperti o semi-interrati. Altre funzionano solo tramite tag NFC acquistato sul sito del gestore o alle casse del supermercato di pertinenza.

    È ovvio che questo genere di semplificazione aiuterebbe enormemente in il mercato, permettendo di ricaricare con metodi classici come la carta di credito, quantomeno. Ogni servizio o metodo di ricarica extra rimane sempre bene accetto. Un po’ come chi ha una Tesla, che non si deve preoccupare di nulla ad un Supercharger, in quanto ci penserà la colonnina a dialogare con l’auto, addebitando sul conto del cliente. Probabilmente questo, il Plug&Charge (connetti e ricarichi), sarà anche il futuro per le ricariche di tutti, ma sicuramente non è il presente.

    Di ben altro avviso è però una seconda dichiarazione:

    "Le persone hanno bisogno di un facile accesso alle colonnine nel loro ambito quotidiano e questi punti di ricarica dovrebbero essere rapidi e facili da usare, senza dover attendere lunghe code".
    Sigrid de Vries, direttore generale di ACEA

    Seguono i dati sulle colonnine europee, poco più di 630.000 punti di ricarica nel Vecchio Continente, e come ribadito da ACEA solo il 13,5% di esse ha una potenza superiore ai 22 kW.

    La visione di ACEA differisce da quella dei possessori di auto elettriche

    Questo perché, nella visione di ACEA, il possessore di auto elettrica che non ha possibilità di ricarica in box privato o cortile condominiale, dovrebbe poter accedere a punti di ricarica veloce sparsi per il territorio per effettuare un veloce rifornimento quando l’auto necessita di essere ricaricata. Motivo per cui ACEA vede come un male il fatto che le colonnine HPC siano “solo” il 15% circa di quelle totali installate sul suolo europeo.

    Noi di Elettronauti vorremmo ricordarvi due cose:

    1. In Italia il tasso di colonnine installate rispetto alle auto elettriche circolanti è uno dei più alti d’Europa. L’unico motivo per cui non se ne vedono tante per strada è semplicemente dato dal fatto che anche le vetture full electric circolanti sono poche.
    2. La cosa più importante da capire è che il grosso vantaggio dell’auto elettrica, che molti confondono per uno svantaggio, è che l’auto elettrica può e andrebbe essere ricaricata nei momenti in cui l’auto non è in uso. La necessità di dover ricaricare quando l’auto è quasi scarica, e il fatto di dover aspettare 10/20/30/40 minuti in base all’auto è una dinamica che serve osservare solo durante i viaggi. Ma nella vita di tutti i giorni funziona esattamente come con lo smartphone. Quindi come viene caricato spesso e volentieri durante la notte, anche con una ricarica lenta per preservarne la batteria, anche l’auto elettrica sarebbe meglio caricarla nei momenti in cui non la usiamo e dove ci viene comodo lasciarla qualche ora.
      È ovvio che la ricarica notturna sia la soluzione migliore, visto che l’auto rimane ferma almeno 8 ore in media. Ma altri casi favorevoli sono la sosta durante la spesa nei supermercati, le colonnine a bassa potenza fornite da alcune aziende nei cortili di competenza durante le ore lavorative, o le colonnine pubbliche a bassa potenza che si trovano in strada nei pressi del proprio luogo di lavoro. Ma in genere vale la regola che l’auto può essere sempre messa in carica quando viene parcheggiata.
    Acea, ricariche hpc per chi non può caricare a casa. Ma sarà corretto? | elettronauti. It
    Colonnine a ricarica lenta di leasys a torino | elettronauti It

    22 kW o meno non bastano. E chi lo dice?

    Purtroppo c’è questa credenza, alimentata dalle fake news che circondano il mondo dell’auto elettrica secondo cui l’auto ci metta tempi biblici per caricarsi. Inoltre l’abitudine al rifornimento di carburante ha instaurato la convinzione che anche l’auto elettrica debba essere caricata nel più basso tempo possibile. Nulla di più sbagliato visto che in media un’auto elettrica cittadina ha una batteria che varia tra i 40 e 60 kWh, che permette di percorrere tranquillamente circa 300 km.

    A scopo dimostrativo possiamo usare la Volkswagen ID.3 Pure da 52 kWh, che con un consumo medio di 163 Wh/km percorre esattamente 320 km. La ID.3 in questione, come la stragrande maggioranza delle vetture offre una ricarica lenta con una velocità ben inferiore ai 22 kW. Per l’esattezza parliamo di 7.2 kW. Esistono vetture che offrono anche meno, come la MG4 da 51 kWh che arriva a 6.6 kW. Benché lo standard delle vetture prevede almeno 11 kW per la ricarica lenta, la maggior parte dei modelli entry-leve ha una velocità più bassa, ma sempre proporzionata alla batteria montata. Questa ID.3 si ricarica in 8 ore e mezza dallo 0 al 100% con 7.2 kW. Difficilmente ci si ritroverà nella situazione di dover caricare l’esatto 100% disponibile, e al contrario, durante le soste medio-piccole, è in grado di immagazzinare 38 km di autonomia per ogni ora in ricarica.

    Questo significa che con 7 piccole cariche da 1 ora al giorno all’interno della settimana sfruttando i nostri tempi morti, sarebbe in grado di percorrere più di 250 km a settimana senza adoperare colonnine più veloci, e più costose.

    Questa logica ovviamente non si intende per i lunghi spostamenti o per quelli non programmati. In questo caso le vetture possono e devono sfruttare le colonnine ad alta velocità, le HPC di cui parla ACEA. Rimanendo con l’auto del nostro esempio, con una potenza massima in ricarica di “soli” 145 kW, è in grado di ricaricare dal 10 all’80% in appena 26 minuti, contro le quasi 6 ore richieste con una ricarica lenta.

    E qual è il vantaggio?

    I vantaggi sono chiari e molteplici. In primis il costo della ricarica lenta è più basso di quello della ricarica veloce.

    Acea, ricariche hpc per chi non può caricare a casa. Ma sarà corretto? | elettronauti. It
    Stazione di ricarica di ewiva | elettronauti It

    Poi c’è la questione dei tempi di attesa. La ricarica della vettura elettrica è da assimilarsi ad un rifornimento classico di una vettura benzina o diesel. Seppur la ricarica veloce impieghi molto meno tempo, l’automobile non può rimanere parcheggiata nello spazio adibito alla ricarica. Spesso, una volta finita la carica, si hanno a disposizione non più di 5 o 10 minuti per rimuovere la vettura per non incappare in multe molto salate, la cosiddetta tassa di occupazione della colonnina. Tesla ad esempio addebita 0,50 € al minuto quando almeno la metà delle colonnine è occupato, che diventa 1 € al minuto nel caso in cui non ci siano più stalli di ricarica liberi.

    Questo perché non smetteremo mai di ripetere che non sono parcheggi. Quindi non si può lasciare lì l’auto per un tempo indefinito. Bisogna sempre essere pronti a togliere l’auto una volta che l’auto è pronta e carica. Inoltre diciamocelo, non sarebbe bello arrivare e trovare la colonnina occupata da uno che se ne frega delle esigenze altrui. Quindi perché dovremmo fare lo stesso noi?

    Al contrario, nel caso della ricarica lenta è più probabile che l’auto venga spostata prima che finisca la ricarica, e comunque questa tipologia di stalli sono più permissivi in termini di tempi per loro natura. Spesso non viene addebitato alcunché nelle ore che vanno dalla sera alla mattina e in molti casi questa tassa non è nemmeno prevista.

    E poi c’è una questione di costi lato gestori e fornitori della corrente elettrica. Le colonnine veloci costano molto di più di quelle lente e richiedono che vengano posate apparecchiature dedicate a portare migliaia di kW in simultanea. E qui entra in gioco anche una questione logistica, se così possiamo chiamarlo. Non ha senso spendere milioni di Euro per portare GW (gigawatt) di potenza dappertutto, per poi venir utilizzate per poco tempo e da relativamente poche vetture in contemporanea. Ha più senso installare molte più colonnine lente, che possono ricaricare insieme molte più vetture contemporaneamente, impegnando meno potenza tutta insieme e aiutando i fornitori della corrente elettrica a dover gestire picchi di corrente più bassi e un flusso più costante e continuo. Una stazione di ricarica Tesla Supercharger V4 da 12 stalli può arrivare a richiedere circa 3 GW di corrente di picco. In un parcheggio con colonnine da 22 o 11 kW potrebbero essere alimentate costantemente 90 o 180 vetture elettriche con una potenza impiegata costante di 2 GW. Una bella differenza!

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    Cosa ne pensate delle dichiarazioni di ACEA? Preferireste anche voi più ricariche veloci che lente per le ricariche quotidiane?

    Via

     


    Federico Fumagalli
    Federico Fumagalli
    Sono un appassionato di auto sin dal primo GranTurismo del 1996. Ed è proprio il mio amore per le auto che mi ha spinto ad appassionarmi alle auto elettriche. Il mondo cambia, la tecnologia si evolve, e se si rimane indietro spesso è un male. Tecnologia, mobilità e ambiente saranno i temi di cui vi parlerò. Non dovremo essere d’accordo ma almeno ragionarsi su!

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