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    Ai grandi petrolieri non serve più mentire con la “storia del green”. Non cambieranno mai…

    D’altronde perché dovrebbero? Nel 2022 hanno goduto di profitti record rispetto al 2020 della Pandemia e al 2021 post-pandemico. E se è vero che ora siamo un po’ più accorti alle tematiche ambientali e alla “storia del green” è seppur vero che il mercato lo fanno i clienti. E i clienti, a livello globale, continuano a preferire il fossile all’elettrico. Ed i grandi petrolieri guadagnano senza ritegno.

    Exxon, squadra che vince non si cambia

    È altamente improbabile che la società accetti il peggioramento degli standard di vita che richiederebbe il raggiungimento delle emissioni nette zero nel 2050.
    Exxon, tramite documenti inviati alla SEC (l’autorità che vigila sui mercati Usa)

    Il caso di Exxon è forse quello più importante. Tramite la citazione tratta da un documento inviato alla SEC, veniamo a conoscenza del fatto che qualcosa sta cambiando all’interno delle grandi compagnie petrolifere mondiali.

    Fino a poco tempo fa sembravano aver intrapreso una strada che le portava a diversificare i maniera netta investimenti ed introiti per adeguarsi ai tempi che corrono e alla svolta che punta il mondo intero a passare all’elettrico per molte cose di uso comune. Auto elettriche, fornelli e riscaldamento sono solo le prime che mi vengono in mento.

    Ma è evidente a questo punto che ciò che ci era stato mostrato era solo uno specchietto per le allodole. Evidentemente non è mai interessato loro fare una svolta ecologica per cercare di allontanarsi dallo stereotipo di aziende che inquinano e deturpano terreni e mari. Il loro business si basava su gas e petrolio, lo si basa ancora oggi, e se ne baserà anche un domani.

    Negli scorsi anni invece avevano attuato la pratica del greenwashing. Ovvero far finta di adottare politiche e pratiche pro ambiente, ma solo in apparenza. Tutto ciò ha portato risalto a queste aziende.

    Ai grandi petrolieri non serve più mentire con la "storia del green". Non cambieranno mai... | elettronauti. It
    Attenti al greenwashing | elettronauti It

    Ma torniamo al documento inviato alla SEC e a quello che ne deriva. Perchè è proprio da questo, oltre che dai fatti, che arriva la conferma del fatto che l’azienda americana non ha intenzione veramente di attuare politiche pro ambiente. Non vi è infatti nessuna intenzione di diminuire investimenti e introiti legati all’estrazione, lavorazione e distribuzione di gas e petrolio ad oggi.

    Exxon non è stata l’unica a dover contare i profitti record del 2022. Magari le altre aziende non avranno totalizzato 59 miliardi di dollari. Ma in ogni caso i bilanci record ci sono stati in tutto il settore petrolifero con il risultato di numerosi premi e bonus elargiti ad azionisti e manager.

    Cambiare si può

    Davvero strano pensare ad aziende che campano sfruttando le risorse minerarie, e che sono la causa (*) di gran parte dell’inquinamento prodotto in atmosfera dell’ultimo secolo, che pensano di avere un futuro investendo nella produzione di energia pulita, stoccaggio di elettricità e infrastrutture di ricarica.

    *
    Se si accetta il fatto che per essere consumato un combustibile fossile come benzina, gasolio o gas, debba essere prima estratto e raffinato, si può affermare che la causa primaria dell'inquinamento è dovuta a chi sta alla base della catena.
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    Sciare a dubai | elettronauti It

    Eppure da quello che sappiamo è possibile andare a sciare sulla neve di Dubai. Quindi di per sé non è impossibile che ciò accada. Ma è solo difficile e costoso.

    Alla base di questa mia similitudine c’è il fatto che tra i Paesi che sono diventati ricchi negli ultimi decenni ci sono gli Emirati Arabi Uniti. Per secoli sono stati solo sabbia, deserto e cammelli. Oggi sono tra le mete turistiche più ambite di ricchi e non, perchè hanno capito una cosa importante: il petrolio non ci sarà per sempre.

    Ai grandi petrolieri non serve più mentire con la "storia del green". Non cambieranno mai... | elettronauti. It
    Tempesta di sabbia | elettronauti It

    In quella zona di mondo hanno capito che senza diversificare gli introiti prima o poi si sarebbero ritrovati solo con sabbia, deserto, cammelli e tanta grana. Ora hanno città verdi, località sciistiche, hotel e grattacieli tra i più famosi al mondo. Hanno già preparato il loro futuro post-petrolio.

    ⚡️ Leggi anche: XZERO: Prima città senza auto?

    La rivoluzione green dei grandi petrolieri tarda ad arrivare

    Chevron, un’altra compagnia petrolifera americana, è anch’essa molto distante da questa rivoluzione. Ma quello che più preoccupa è che le loro controparti europee come Shell, British Petroleum, Total Energies ed ENI, che erano più vicine, almeno a parole, ad una svolta verde, hanno deciso di seguire le orme delle compagnie americane…

    Quindi, presi i grandi piani per cambiare queste aziende in qualcosa di più amico dell’ambiente, aperto il cassetto, riposti e chiuso il cassetto. Come se nulla fosse. D’altronde se ieri gli investitori “pagavano” per cambiare le politiche ambientali di queste aziende, oggi sembrano essere tornati indietro.

    Ai grandi petrolieri non serve più mentire con la "storia del green". Non cambieranno mai... | elettronauti. It
    Anche litaliana eni è accusata di mentire sulla svolta green dellazienda | elettronauti It

    Negli ultimi anni la “nostra” ENI ci ha parlato tanto di idrogeno e di quante cose belle ci si possa fare, eppure ha di recente acquisito la società Neptune Energy Group che si occupa di esplorazione e produzione di gas in Europa occidentale, Nord Africa, Indonesia e Australia.

    Nel nostro modello di azienda a satelliti siamo capaci di investire nella transizione e quindi nella trasformazione del nostro business ma anche accrescendo ciò di cui abbiamo bisogno ora che è il gas, quindi dobbiamo investire bene in entrambi i fronti senza sacrificare un investimento rispetto all’altro, con profitti naturalmente, essere efficienti dal punto di vista del bilancio.
    Claudio Descalzi, AD di ENI

    Shell è la più grande compagnia petrolifera privata al mondo. Abbiamo anche testato le sue innovative stazioni di ricarica nel Regno Unito. Una delle poche aver investito veramente in qualcosa di diverso grazie al suo servizio di ricarica Shell Recharge. Eppure…

    Investiremo nei modelli che funzionano, quelli con i rendimenti più alti.
    Wael Sawan, amministratore delegato di Shell

    I rendimenti più alti non sono ancora nelle loro stazioni di ricarica elettrica, ma nel petrolio, ovviamente. Seguendo così i cugini della British Petroleum che già avevano ridimensionato i piani per diminuire la produzione petrolifera.

    sul dossier della crisi energetica, in luogo di un’accelerazione degli investimenti verdi.
    ONG Global Witness
    È la conferma della volontà di mettere ancora una volta il profitto davanti a tutto da parte degli inquinatori, a danno della gente e della salute del pianeta.
    Associazione Amici della Terra

    Il punto di Carlo Scarpa

    Questo cambio di rotta sorprende ma fino ad un certo punto.
    
    Le compagnie hanno probabilmente l’impressione che l’aumento dei prezzi degli idrocarburi sia destinato a durare. Era iniziato già prima dell’invasione russa dell’Ucraina, ora è in parte rientrato ma le quotazioni rimangono su valori relativamente elevati. Finché i prezzi erano bassi le rinunce da fare in termini di margini di profitto per allentare i legami con le fonti fossili erano contenuti, ora non lo sono più.
    Carlo Scarpa, economista che insegna all’Università di Brescia, a Ilfattoquotidiano.it

    Tutto ciò è avvalorato dal fatto che ad oggi non c’è un trend a diminuire il consumo di petrolio, ma al massimo a azzerarne la crescita. Questo è ciò che si deduce dall’Agenzia Internazionale dell’Energia. Ad oggi il consumo è di 100 milioni di barili al giorno, e dal 2022 al 2028 l’AIE stima una crescita del 6% fino ad arrivare a quasi 106 milioni di barili.

    Secondo l’OPEC (organizzazione di molti dei principali paesi produttori) invece si attende un aumento del 23% da qui al 2045.

    Lo stesso discorso vale anche per il gas con l’aggiunta della crisi di approvvigionamenti europei:

    Indipendentemente da come e quando finirà la guerra in Ucraina, la Russia ha smesso di essere un partner energetico affidabile per l’Ue, di fatto la sua offerta di gas non c’è e non ci sarà più. È vero che la crescita delle rinnovabili è stata impetuosa ma ancora non basta per colmare del tutto questo gap che si è creato.
    
    Avere a disposizione gas a basso costo è una fortissima tentazione per Pechino, lo è da un punto di vista industriale ma lo è anche da quello geopolitico. Per la Cina, comprare il gas e il petrolio di Mosca, è anche un modo per attrarre definitivamente nella sua orbita la Russia e farne un paese suo satellite.
    Carlo Scarpa
    Ai grandi petrolieri non serve più mentire con la "storia del green". Non cambieranno mai... | elettronauti. It
    Xi jinping e putin | elettronauti It

    La Russia è infatti il primo esportatore di gas naturale al mondo. E a causa del conflitto in Ucraina c’è la possibilità che la Cina, uno tra i Paesi che ha più investito nelle rinnovabili, possa essere attratta da una fonte più economica e appetibile, rallentando la sua transizione energetica. Il gas russo.

    I consumi di combustibili fossili e le emissioni di Co2 sono diminuite molto in Europa ma purtroppo questa è una goccia nel mare. È giusto che gli sforzi del Vecchio Continente proseguano ma l’UE dovrebbe concentrare il suo impegno soprattutto nelle relazioni con i giganti asiatici, spingendoli ad adottare modelli di sviluppo più sostenibili. E questo non può essere fatto con sussidi economici, la Cina è ormai “fuori scala” per qualsiasi tipo di sostegno finanziario. È opportuno rafforzare un coordinamento, ma non aspettiamoci troppo.
    Carlo Scarpa

    Inquinamento maggiore che 12 anni fa

    Per tutti questi motivi l’industria dell’esplorazione mineraria e dell’estrazione di combustibili fossili ad oggi sta continuando ad aumentare il suo inquinamento al posto di diminuirlo.

    Una ricerca del quotidiano The Guardian, redatta da Gregory Trencher, dell’Università di Kyoto, e Mei Li e Jusen Asuka, della Tohpku University, rivela che le parole chiave legate a clima e ambiente sono aumentate nei rapporti annuali delle varie compagnie petrolifere tra il 2009 e il 2020. Un esempio riguarda l’inglese British Petroleum. Il termine “cambiamento climatico” era stato menzionato solo 22 volte in un rapporto del 2009 rispetto alle 326 volte del 2020.

    Eppure, come si suol dire, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare…

    Ai grandi petrolieri non serve più mentire con la "storia del green". Non cambieranno mai... | elettronauti. It
    Piattaforma rospo mare b situata al largo di vasto fonte izsam | elettronauti It
    Fino a quando non ci saranno progressi molto concreti, abbiamo tutte le ragioni per essere molto scettici riguardo alle affermazioni delle compagnie sul loro muoversi verso una direzione verde.
    
    Se davvero queste aziende si allontanassero dai combustibili fossili, ci aspetteremmo di vedere, ad esempio, un calo delle attività di esplorazione, della produzione di combustibili fossili e delle vendite e dei profitti derivanti da essi, ma in realtà troviamo prove del fatto che sta accadendo il contrario
    Gregory Trencher

    In conclusione

    I soldi spingono investitori e aziende a continuare con la loro unica fonte di guadagna che gli ha portato grandi profitti fino ad oggi. In barba a promesse, leggi ed etica.

    I grandi azionisti sono una categorie di persone i cui interessi non coincidono mai con quelli della collettività, che hanno anzi un interesse a ingannare e addirittura opprimere il resto della società e che coerentemente, in molte circostanze, lo hanno fatto.
    Adam Smith, “padre” del libero mercato
    Elettronauti. It - categoria ambiente

    Conoscevate la pratica del greenwashing?

    Fonte 1 | Fonte 2

     


    Federico Fumagalli
    Federico Fumagalli
    Sono un appassionato di auto sin dal primo GranTurismo del 1996. Ed è proprio il mio amore per le auto che mi ha spinto ad appassionarmi alle auto elettriche. Il mondo cambia, la tecnologia si evolve, e se si rimane indietro spesso è un male. Tecnologia, mobilità e ambiente saranno i temi di cui vi parlerò. Non dovremo essere d’accordo ma almeno ragionarsi su!

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