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    L’automobile elettrica, la numero uno delle fake news!

    Oggi più che mai stiamo assistendo ad un boom di bufale, disinformazione e fake news sui veicoli elettrici. L’auto alla spina sta diventando più dibattuta che l’energia nucleare o le energie rinnovabili. In questo contesto politico sociale, nel quale anche i trattori elettrici fanno insorgere il mondo agricolo ormai assuefatto al gasolio, la disinformazione sull’argomento sta diventando preoccupante e può portare a legittimare implicitamente soluzioni che non lo sono.

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    La ripartizione pro capite delle emissioni di CO2 per settore, da Our World in Data: sito web di statistica | Elettronauti.it

    Certo è buona cosa denunciare le comunicazioni sull’argomento da parte di alcune Case automobilistiche. Infatti l’espressione “emissioni zero”, spesso utilizzata nelle pubblicità con svariati simboli di colore verde per segnalare le green car, è fuorviante poiché si concentra solo ed esclusivamente sulla fase di utilizzo dimenticando tutto il resto.

    Carbon footprint, l’importanza del mix energetico

    L’impronta di carbonio di un’auto elettrica varia in modo significativo a seconda della fonte di produzione elettrica utilizzata per fabbricarla e quindi per ricaricare il pacco batteria. Più la produzione elettrica è priva di emissioni di carbonio (rinnovabili, nucleare), maggiori saranno i benefici dell’elettrificazione dei veicoli.

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    Impronta di carbonio nellanalisi del ciclo di vita di automobili biciclette e veicoli intermedi | elettronauti It
    *Da sinistra: Veicolo termico, veicolo elettrico, quadriciclo elettrico, velomobile, VAE, bicicletta.
    Legenda: Produzione di energia (in giallo), Utilizzo e manutenzione (in arancio), Produzione del veicolo (in grigio), Fine vita del veicolo (in blu).

    La questione ambientale non è l’unica da tenere in considerazione. Tra le sfide prioritarie in materia, citiamo il vincolo geopolitico di fronte alla dipendenza dai metalli, l’impatto economico sull’industria automobilistica, la questione della giustizia sociale per una mobilità accessibile a tutti.

    Le dichiarazioni problematiche arrivano da ogni parte: dalle case automobilistiche, dai media, dagli economisti, da certi personaggi politici; ecc. Il tutto alimentato e nutrito in televisione e nei canali video online e piattaforme di social media, editorialisti, opinionisti e YouTuber che si dichiarano apertamente contrari all’auto elettrica o semplicemente alimentano la confusione.

    Nella direzione opposta, anche alcuni promotori dell’elettricità hanno contribuito al problema, attraverso formule esagerate (“Tesla serve a proteggere la vita sulla Terra” di Elon Musk) o di natura fuorviante (Nissan parla di “elettrica senza spina” per designare un auto ibrida), alimentando a sua volta reazioni istintive dettate da chiusura, ignoranza e diffidenza.

    Slogan fuorvianti

    I media hanno la loro parte di responsabilità nella confusione intorno alle tecnologie “a basse emissioni di carbonio” (l’auto elettrica, l’energia eolica e il fotovoltaico), dando spesso l’impressione che queste tecnologie non siano più interessanti per il clima di quelle che funzionano con combustibili fossili. “Un’auto elettrica inquina quasi quanto una diesel durante il suo intero ciclo di vita”, diceva ad esempio nel 2018 l’UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri) e su questo torneremo più avanti.

    Fine del motore a combustione nel 2035

    Il dibattito pubblico sulle auto elettriche ha preso una brutta piega dopo la conferma che l’Europa vieterà la vendita di nuovi veicoli con motori a benzina o diesel a partire dal 2035 (decisione da cui anche le case automobilistiche di lusso sono riuscite in alcuni casi ad esentarsi, grazie al sostegno dell’Italia dove il “ministro della transizione ecologica” è lui stesso un ex membro del consiglio di amministrazione della Ferrari).

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    La Ferrari ha affermato che i modelli completamente elettrici arriveranno entro il 2030 | Elettronauti.it

    Il braccio di ferro tra mobilità elettrica e motore a combustione

    Probabilmente avrete visto sui vostri social network il meme di un mappamondo dove sono colorati di blu i Paesi e gli Stati in cui sarà vietata la vendita di motori termici dal 2035.

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    Divieto dei motori termici in europa e nel resto del mondo | elettronauti It

    Un messaggio per denunciare con ironia la portata molto limitata di questo provvedimento. Il fronte “anti-auto elettrica” si è scatenato a dire tutto il male che pensa di questa decisione. Tuttavia, questa mappa è a dir poco incompleta, l’Europa e lo stato della California, non sono assolutamente gli unici ad aver preso questa decisione. Altri paesi hanno preso decisioni simili: Austria, Azerbaigian, Belgio, Canada, Capo Verde, Cile, Cipro, Croazia, Danimarca, El Salvador, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Islanda, Israele, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Nuova Zelanda, Olanda, Polonia, Santa Sede, Slovenia, Spagna, Svezia, Regno Unito.

    L’Unione Europea e la California rappresentano un quinto del parco automobilistico mondiale

    Secondo il ragionamento utilizzato spesso dagli utenti di Internet, la California e l’Unione Europea rappresentano solo un sedicesimo della popolazione mondiale, le politiche volte al passaggio all’elettrico non avrebbero un reale impatto sul cambiamento climatico. Confrontare però la popolazione di queste regioni con quella del resto del mondo non è rilevante, bisogna guardare al numero di veicoli circolanti in Europa e California, che rappresentano “molto più di un sedicesimo” del numero totale di automobili nel mondo.

    In Europa

    La Norvegia e il Regno Unito rimangono bianchi su questa mappa. Tuttavia, nonostante questi due Paesi non facciano (o non facciano più) parte dell’Unione, hanno comunque previsto norme ancora più drastiche per quanto riguarda i motori termici: la Norvegia sarà il primo Paese a vietarne la vendita dal 2025. In Islanda sarà nel 2030, come nel Regno Unito, che lascerà però campo libero agli ibridi fino al 2035.

    In America

    Il Nord America dovrebbe assumere nell’immagine un aspetto molto più bluastro, e per una buona ragione: anche il Canada, il secondo paese più grande del mondo, ha vietato la vendita di motori puramente termici entro il 2035. Anche negli Stati Uniti, la California non è l’unico Stato ad aver adottato misure in questo ambito. Almeno altri 5 stati (Massachusetts, New York, Oregon, Vermont e Washington) hanno pianificato di fare lo stesso e potrebbero essere fino a 17 ad adottare regole simili, anche se con alcune varianti locali. Più a sud, il Cile farà lo stesso nel 2035.

    In Asia

    Le cose si stanno muovendo anche in Asia, dal momento che il Giappone sta pianificando lo stesso tipo di divieto con una scadenza simile. Ma con la particolarità di preservare i veicoli ibridi, per non danneggiare troppo la più importante Casa automobilistica nazionale, la Toyota, maestra se mai ce n’è stata una di questa tecnologia.

    La Cina sarà un po’ meno restrittiva, ma prevede che il 50% delle vendite dovrà essere plug-in o a idrogeno, il restante 50% ibride convenzionali. La provincia di Hainan autorizzerà solo auto elettriche al 100%. A Singapore dal 2030 potranno essere immatricolati solo i veicoli 100% elettrici .

    In Africa

    Anche in Africa, dove ancora spesso immaginiamo che le nostre auto “dismesse” finiranno la loro vita, si prevede di vietare i motori termici. È il caso dell’Egitto, che potrebbe vietarli a partire dal 2040, così come Capo Verde, che prenderebbe addirittura in considerazione l’ipotesi di anticipare questa data al 2035.

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    Ci sono svariati altri paesi che hanno deciso di passare allelettrico tra cui tutti gli stati uniti e non solo la california cina canada e giappone ecc | elettronauti It

    Ne seguiranno molti altri

    A questi paesi che hanno già votato o discusso apertamente di mettere al bando i combustibili fossili, se ne aggiungeranno molti altri. Alla COP26 di Dublino, un totale di 40 paesi si sono impegnati a porre fine ai motori termici entro il 2040. Resta da vedere se tutti manterranno la parola data. In ogni caso, alla luce delle informazioni sopra riportate, possiamo già dire che la mappa del mondo del 2035 sarà molto più “colorata” di quella che attualmente circola sui social network.

    L’auto elettrica porta benefici all’ambiente

    L’elettrificazione è essenziale per raggiungere i nostri obiettivi climatici. L’auto elettrica rispetto a un’auto termica permette ormai di dividere per 3 le emissioni di gas serra”. 
    Aurélien Bigo, Ricercatore di Carbone 4 – società di consulenza transazione energetica
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    Le barre nere sono i veicoli che bruciano benzina e in rosso le 80 tonnellate di inquinamento climatico di co2 per ogni auto nuova venduta in canada | elettronauti It

    L’azienda indipendente Carbone 4, specializzata in strategie a basse emissioni di carbonio e adattamento ai cambiamenti climatici, ha pubblicato uno studio dettagliato e comparativo sull’impronta di carbonio dei veicoli elettrici, ibridi e termici. Il loro calcolo tiene conto non solo delle emissioni di gas serra emesse durante l’uso del veicolo, ma anche di quelle emesse a monte, durante la fabbricazione della batteria e la produzione dell’elettricità per alimentare l’auto, e a valle, con il trattamento del veicolo a fine vita e il riciclo della batteria.

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    Carbone 4, le case automobilistiche devono contribuire all’azzeramento netto globale | Elettronauti.it

    Lo studio mostra che l’auto elettrica mantiene il vantaggio, anche quando vengono ricaricate da un mix elettrico dominato dal carbone, come in Australia, Cina o Polonia, le emissioni delle auto elettriche rimangono inferiori a quelle delle auto termiche durante il loro ciclo di vita. Un divario che dovrebbe aumentare nel tempo dal momento che molti sono i Paesi che si sono impegnati a decarbonizzare il proprio mix energetico nei prossimi anni.

    Fabbricare un’auto elettrica emette più CO2 di quella di un’auto termica?

    Vero, tuttavia, la differenza di CO2 viene ampiamente compensata durante l’utilizzo dell’auto. Carbone 4, calcola che nella durata di vita complessiva l’auto elettrica emette da tre a quattro volte meno CO2 rispetto al suo equivalente termico. Occorre percorrere dai 30.000 km ai 40.000 km (ovvero dai 2 ai 3 anni per un utilizzo medio) affinché l’auto elettrica diventi più rispettosa della il suo equivalente Mild Hybrid. Si tratta di una buona notizia se si tiene conto che un’auto nel corso della sua vita percorre in media circa 200.000 km. Tale chilometraggio sebbene sembra enorme sull’elettrica può essere ottenuto in minor tempo se alla guida c’è un tassista o un commercialista e in tal caso si arriva a macinare chilometri come un camionista.

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    Tesla Model 3 del 2019 con 426.000 km, si può fare! | Elettronauti.it

    Emissioni zero

    ADEME, l’agenzia per la transizione ecologica French Environment and Energy Management Agency, dimostra mediante un studio frutto di oltre due anni di lavoro “Transition(s) 2050”, che per raggiungere la neutralità carbonica in Francia, l’elettrificazione è essenziale per decarbonizzare i veicoli entro il 2050.

    Metalli rari e celle al litio

    La maggior parte dei pacchi batterie per auto elettriche funziona con celle agli ioni di litio. Questo tipo di cella è composta da litio, cobalto e spesso nichel sull’elettrodo positivo e grafite sull’elettrodo negativo. Nel mezzo c’è il litio liquido dove circolano gli elettroni. Il movimento provocherà una reazione elettrica che consentirà al dispositivo di funzionare o ricaricarlo.

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    Karine samuel vicepresidente per gli affari internazionali di luga eletta nel consiglio di amministrazione del cesaer | elettronauti It

    I metalli rari contenuti nelle celle svolgono un ruolo essenziale, essendo molto potenti, permettono di limitare la dimensione del pacco batteria e rappresentano una parte significativa del loro peso. “Il pacco batteria di un’auto elettrica è composto da circa 160 chili di metalli, in gran parte da grafite, alluminio e nichel, a volte litio”, spiega Karine Samuel, professoressa universitaria, esperta in gestione dei rischi nelle catene di fornitura Università di Grenoble Alpi.

    Metalli rari

    Secondo l’istituto degli Stati Uniti Geological Survey USGS, il litio è un metallo leggero che si trova principalmente in Australia, Argentina, Cile, Zimbabwe e Cina. Utilizzato per immagazzinare energia nelle batterie dei telefoni e dei computer, con lo sviluppo delle auto elettriche è diventato anche una risorsa essenziale per la transizione energetica. Il cobalto è un metallo che si trova principalmente nella Repubblica Democratica del Congo, che possiede il 50% delle risorse mondiali e la grande maggioranza delle miniere.

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    Cina giappone e stati uniti sono i maggiori consumatori mondiali di cobalto nel 2019 la cina è salita sul podio con una richiesta dell80 | elettronauti It

    Se qualifichiamo il litio e il cobalto come “metalli rari”, non è in riferimento alla quantità esistente sulla terra.

    "Il litio non è raro nel senso che ce n'è poco. Questi metalli non sono rari, ce ne sono tanti ma non vengono sfruttati ovunque"
    Karine Samuel, vicepresidente affari internazionali UGA
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    Il brgm è listituzione pubblica di riferimento francese per la gestione delle risorse e dei rischi della superficie e del sottosuolo | elettronauti It
    "Noi facciamo la differenza con i metalli vili, che sono conosciuti da tutti e che vengono utilizzati in grandissime quantità come il rame, il nichel, lo zinco, il piombo o l'alluminio. Parliamo di metalli rari perché sono metalli tecnologici, integrati in piccole o piccolissime quantità nella maggior parte dei nostri prodotti elettronici"
    Patrick Hugues, direttore programma Ufficio di ricerca Geologica e Mineraria

    ICCT

    l’International Council on Clean Transportation (Consiglio internazionale sui trasporti puliti), nel 2021, ha analizzato i mercati americano, europeo, cinese e indiano e i dati analizzati sono inequivocabili: durante il loro intero ciclo di vita, le auto elettriche emettono meno CO2 delle auto termiche.

    La nostra opinione

    Il problema del discorso anti-auto elettrica, in genere tende a servire gli interessi degli attori che difendono lo status quo in termini climatici, a cominciare da difensori del combustibile fossile.


    Qual’è il vostro pensiero al riguardo.

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