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    Confindustria rema contro lo stop al termico del 2035

    E poi ci chiediamo perché le auto elettriche non si espandono come vorremmo in Italia rispetto a quello che succede nel resto d’Europa. Perché noi italiani siamo abituati a prendere per buono tutto ciò che ci viene detto senza verificare ciò che succede poi veramente. Poi c’è anche il problema di certe realtà industriali che sembrano avere una visione non solo miope della realtà, ma anche del tutto cieca riguardo al futuro. Questo è il caso di ciò che è emerso nel Convegno dei Giovani Imprenditori di Rapallo che si è appena tenuto. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha incontrato i leader politici e gli industriali under 40 annunciando una sempreverde battaglia all’elettrico.

    Perché si sa, se non puoi batterli, limitane la diffusione!

    Qui da noi (Italia), ogni cambiamento viene sempre e solo visto come un modo per limitarci in qualche maniera. I POS e i pagamenti elettronici ci tracciano e non siamo più liberi di pagare come vogliamo. Le antenne 5G e i telefoni di nuova generazione servono per controllare tutto ciò che facciamo. I vaccini e il Greenpass servivano per limitare le nostre attività fuori casa. L’elettrico serve per limitare i nostri spostamenti e dare i soldi alle case automobilistiche e ai produttori di batterie cinesi.

    Confindustria rema contro lo stop al termico del 2035 | elettronauti. It
    Emanuele orsini presidente di confindustria | elettronauti It

    Insomma, qualsiasi cambiamento che porti un’evoluzione e progresso spesso è associata ad eventi che nulla hanno a che fare con esso e che spesso e volentieri sono solo associabili alla teoria del complotto di turno che va a coprire solo un interesse economico.

    E la cosa peggiore è che in genere, chi cavalca queste battaglie non capisce che ostacolare il progresso oggi non fa altro che peggiorare il divario del Paese con il resto d’Europa e del mondo negli anni a seguire.

    Pensare che limitare le vendite delle auto elettriche in Italia oggi serva a qualcosa è un grosso errore. Perché la nostra industria, a fronte di un fatturato oggi, andrà incontro al fallimento domani. Già oggi l’Europa ha un profondo ritardo tecnologico rispetto a Tesla e ai produttori cinesi di veicoli e batterie. Continuare a procrastinare questo cambiamento non farà altro che portare molte nostre industrie al fallimento piuttosto che tentare ora una difficile rimonta.

    Sul palco del convegno, il presidente di Confindustria si è espresso in totale armonia con i leader politici attuali che non stanno facendo nulla per attuare un cambiamento. Parlando del settore automotive ed in vista delle europee 2026 si è così espresso:

    "Abbiamo bisogno di una politica industriale. Anzi, di una politica che non sia anti-industriale. Bisogna rimettere la politica industriale al centro."
    Emanuele Orsini, presidente di Confindustria

    Il riferimento è alla legge che obbligherà, a partire dal 2035, i produttori di vetture a poter vendere solo vetture a zero emissioni. E la posizione dell’Italia rimane sempre quella. Per i politici è no secco, tra chi invoca una certa “libertà di muoversi” in auto che verrebbe meno (non si capisce esattamente cosa significhi ma vabbeh) e chi vede come intoccabile la Motor Valley italiana, patria del motore a scoppio… che però non sta’ di certo a guardare e pensa già al futuro.

    Ogni riferimento al Ministro dei Trasporti Matteo Salvini e all’ex Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani è puramente casuale. Ma anche il presidente di Confindustria non scherza:

    "L’opposizione allo stop al motore endotermico al 2035 sarà la prossima battaglia che Confindustria combatterà.

    [Bisogna] proteggere le filiere e il mondo dell’automotive è una filiera di 2.600 imprese."
    Emanuele Orsini, presidente di Confindustria

    Si è parlato anche dei dazi alle auto elettriche cinesi

    "Un Paese come il nostro che ha un livello di esportazioni molto alto, 680 miliardi di euro di prodotti, non può pensare di chiudere i confini e limitare gli interscambi. Questo dialogo sul tema di dazi tra Cina e Stati Uniti va monitorato. Nel nostro Paese possiamo fare una cosa semplice: almeno non diamo incentivi governativi a prodotti non fatti in Italia o in Europa."
    Emanuele Orsini, presidente di Confindustria

    Se non altro da questo punto di vista il presidente Orsini ha espresso un concetto che altri in Europa non hanno compreso. Chi guadagna sull’export non può permettersi di tassare la merce in ingresso per non rischiare il classico “pan per focaccia“.

    Per di più contando che, come espresso da altri Paesi contrari ai dazi nei confronti delle auto “cinesi” come la Germania, ad oggi molti produttori europei si appoggiano proprio alla Cina per la produzione di componentistica, batterie o intere auto, elettriche e non. Quindi si rischia che ai cinesi importi poco o nulla dei dazi, ma che molte vetture europee, almeno come marchio, vengano tartassate proprio dai dazi che dovrebbero aiutarle a contrastare “l’avanzata dei cinesi”. Basti pensare che una cinese BYD che sta iniziando la produzione in Europa per avvicinarsi al mercato in cui venderà parte delle sue vetture, e che in questo modo eviterà i dazi, mentre che se volete acquistare una tedesca BMW iX o una franco-rumena Dacia Spring ci saranno i dazi per le vetture costruite in Cina. Insomma, va tutto alla rovescia.

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    Siamo noi i miopi o Confindustria?

    Fonte | Via

     


    Federico Fumagalli
    Federico Fumagalli
    Sono un appassionato di auto sin dal primo GranTurismo del 1996. Ed è proprio il mio amore per le auto che mi ha spinto ad appassionarmi alle auto elettriche. Il mondo cambia, la tecnologia si evolve, e se si rimane indietro spesso è un male. Tecnologia, mobilità e ambiente saranno i temi di cui vi parlerò. Non dovremo essere d’accordo ma almeno ragionarsi su!

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