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    Il maggiore inquinamento arriva dagli allevamenti intensivi, lo sapevate?

    Negli ultimi decenni i fondi pubblici, assegnati in modo sproporzionato, hanno fatto crescere le grandi aziende agricole di stampo intensivo e industriale, contribuendo di fatto alla scomparsa delle realtà più piccole e più sostenibili. Buona parte della carne venduta oggi nei supermercati è prodotta all’interno di allevamenti intensivi. Vere e proprie fabbriche di carne.

    Per produrre e vendere sempre di più e a prezzi sempre più bassi, gli animali sono sottoposti a trattamenti atroci. In più, come se già questo non bastasse, si inquinano acqua, suolo ed aria, distruggendo le foreste e la biodiversità, per far spazio alla produzione di mangime.  

    Il maggiore inquinamento arriva dagli allevamenti intensivi, lo sapevate? | elettronauti. It
    Greenpeace contro i fondi agli allevamenti intensivi foto di greenpeace | elettronauti It

    Oggi siamo qui per darvi qualche numero importante. Ma soprattutto per farvi riflettere.

    Diete a base di carne e gas ad effetto serra

    Il nostro intento non è però quello di influenzarvi e farvi diventare vegetariani o vegani, niente di tutto questo. Vorremmo solo darvi una idea di come le nostre abitudini stiano spingendo il nostro ecosistema in un buco nero.

    Lo sappiamo, tutto quello che facciamo ha un impatto ambientale. E anche il nostro modo di mangiare ha un impatto ambientale differente in base alla dieta che si segue. Forse quello che non si sa è che le diete a base di carne e altri prodotti di origine animale, come uova e latticini, sono una delle principali fonti di gas serra.

    ↘️ Gas serra?

    Sono un insieme di gas che esistono anche naturalmente sul nostro pianeta. E di per sé non sono nemmeno una cosa brutta, perché aiutano a creare uno “scudo” invisibile alla Terra che permette di trattenere parte del calore irradiato dal Sole e poi riflesso dalla superficie terrestre, che se no andrebbe perso.
    Il problema c’è quando l’origine di questi gas non è naturale, ma “drogata” dalle attività antropiche. Ed un aumento dei gas serra comporta un aumento della temperatura terrestre. Questo è quello che normalmente viene chiamato effetto serra.

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    Effetto serra naturale e causato dalluomo | elettronauti It

    Quindi, se una dieta alimentare causa un aumento dei gas serra prodotti, andrebbe corretta alla stregua di quello stiamo facendo a livello globale con l’auto elettrica e l’elettrificazione della maggior parte degli apparecchi casalinghi, come pompe di calore e fornelli ad induzione.

    È concettualmente sbagliato pensare di risolvere un problema vasto ed importante come il riscaldamento globale e l’inquinamento, “combattendo” su un solo fronte. La cosa giusta da fare è cercare di cambiare le nostre abitudini e di “usare” il Pianeta in modo tale da smettere di sfruttarlo in maniera distruttiva. Potremmo dire che è una sorta di rispetto che dovremmo avere non solo nei confronti nostri, ma soprattutto nei confronti degli altri e dei nostri figli.

    Parte di questo cambiamento passa anche dallo scegliere consumi alimentari abituali il più possibile ecosostenibili.

    I trasporti non sono il settore più inquinante

    Oramai avete imparato a conoscerci. Nonostante il nome del sito riguardi, più che altro, il tema dell’elettrificazione dei mezzi di trasporto privati e non, noi come team siamo molto attenti a ciò che circonda, quindi ci interessiamo di tutti i temi legati all’ ambientalismo, ai cambiamenti climatici ed alla transizione energetica. Come vi sarete accorti, ogni tanto, ci piace inserire tra i nostri articoli, qualche tema che esula dalle auto elettriche, batterie e nuove tecnologie.

    Di recente abbiamo cercato di approfondire maggiormente una tematica che mediaticamente è stata trattata alla stregua di come giornali e TV in genere trattano le tematiche delle auto elettriche: carni sintetiche, coltivate, in vitro, finte e vegetali.

    Come abbiamo visto, in realtà, è stata fatta molta disinformazione a riguardo. Oggi però vogliamo trattare la carne vera. Perché se spesso ci sentiamo dire che l’auto elettrica inquina più di un’auto Diesel, è altresì vero che in televisione non viene mai trattato l’argomento degli allevamenti intensivi e dell’inquinamento che provochiamo con una dieta troppo spesso a base di carne.

    Perché sappiatelo, quello degli allevamenti è il settore più inquinante. E come accade spesso, quando si cerca di rivoluzionare un settore, i “rivoluzionari” sono visti come dei nemici e non come un’opportunità. Questo è accaduto e sta comunque ancora accadendo per Tesla. E questo è quello che accade ora, quando si osteggia la ricerca, produzione e vendita di carni ecosostenibili.

    La situazione in numeri

    Iniziamo a vedere la situazione a livello globale aiutandoci anche con in grafici. Se si stanno facendo sforzi immani per combattere l’utilizzo di carburanti fossili è perché i settori dei trasporti equivalgono al 14% della torta delle emissioni totali. Ma se guardiamo invece al settore agricolo e alimentare, vediamo che questo è responsabile del 25% di tutte le emissioni. Risultando in più inquinante, al pari del settore della produzione elettrica e di calore. Bene, di questo 25% il settore degli allevamenti ha un impatto sulle emissioni molto simile a quello dei trasporti, che si attesta sempre intorno al 14% ma sempre leggermente superiore in termini numerici.

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    Emissioni del settore zootecnico dati fao | elettronauti It

    Sono circa 7 miliardi le tonnellate emesse ogni anno. Il 39% di tutta la CO2 proviene dalla digestione, il 10% dalle feci e il 45% dai suoli agricoli per le coltivazioni. Il restante 6% deriva dai trasporti in ambito agricolo.

    A livello europeo gli allevamenti intensivi emettono il 17% della CO2 complessiva, scavalcando di gran lunga il settore dei trasporti. Entrando nel dettaglio, sono 502 milioni di tonnellate quelle emesse dal settore zootecnico (gli allevamenti). Se si contano anche produzione di mangimi, deforestazione e altri cambiamenti del suolo, i milioni di tonnellate di CO2 diventano 704! Quindi il 7% rispetto ai trasporti (656 milioni di tonnellate).

    Basti pensare che se si riducessero del 50% le emissioni dei soli allevamenti intensivi, sarebbe come se l’Ungheria e i Paesi Bassi non emettessero nemmeno un grammo di CO2 per un interno anno. Una riduzione del 75% invece equivarrebbe alle emissioni annuali totali di 13 Paesi dell’Unione Europea.

    Se vogliamo dare uno sguardo in locale, la maggior parte degli allevamenti intensivi italiani si trovano nelle regioni settentrionali, soprattutto in Pianura Padana.

    Stando a dati del 2021, l’79% delle attività agricole è composto da allevamenti. Più di 2 allevamenti su 3 è di tipo intensivo.

    Non solo CO2…

    Fin troppo spesso però si associa il termine inquinamento alla CO2, o anidride carbonica, ma occorre comprendere che gli inquinanti sono molti di più, purtroppo. Nel caso degli allevamenti intensivi possiamo citare un dato italiano che riguarda l’ammoniaca. Secondo i dati dell’ISPRA, il 75% di questo inquinante arriva proprio dagli allevamenti intensivi nostrani. Mentre per quanto riguarda il metano, a livello globale ne sono responsabili per il 44% delle emissioni.

    Per quanto riguarda l’ammoniaca ci sono degli animali “più responsabili” di altri:

    • 30,2% Vacche da latte
    • 14,0% Suini
    • 12,1% Pollame
    • 32,1% Bovini di allevamento dell’industria zootecnica
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    Greenpeace contro gli allevamenti intensivi foto di greenpeace | elettronauti It

    Guardando alle polveri sottili, come riportato da Greenpeace, il problema più grande è che negli ultimi 16 anni non ci sono stati tentativi di ridurne le emissioni. Anzi il problema è via via peggiorato.

    In Italia gli allevamenti intensivi sono la seconda causa di polveri sottili dopo il riscaldamento e prima di industria, veicoli leggeri e veicoli pesanti.

    Fonte: Ispra – Elaborazione da National sector emissions (2016)
    Fonte: Ispra – Elaborazione da National sector emissions (2016)

    Protossido d’azoto

    Questo per farvi capire quanto ogni cosa che facciamo abbia un impatto diverso sull’ambiente da quello che ci aspettiamo o che immaginiamo. Se vi dicessi di pensare alla carne, forse pensereste a campi verdi con allevamenti e poi si passerebbe direttamente ad una bella grigliata. Ma difficilmente pensereste all’inquinamento dell’aria, al letame o all’inquinamento idrico derivante.

    C’è un dato particolare che proviene dagli Stati Uniti. Dove ogni anno vengono prodotte 500 milioni di tonnellate di letame, che è tre volte la quantità di rifiuti prodotti dalla popolazione statunitense nello stesso arco di tempo.

    Il letame, oltre a inquinare l’aria, visto che poi non parliamo della “cagatina” del cane in un prato ma di quantità immense, va a contaminare anche la nostra falda acquifera perchè piano piano scende nel terreno.

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    Schema dellinquinamento delle falde acquifere e delle acque fonte il fatto alimentare | elettronauti It

    E come se non bastasse, il letame è anche fonte di protossido d’azoto, un’altra sostanza nociva per il Pianeta Terra. Il protossido d’azoto è prodotto dalla decomposizione del letame dei ruminanti, ma viene immesso in atmosfera in quantità maggiore attraverso la produzione e l’applicazione dei fertilizzanti azotati.

    Il suolo destinato ad allevamenti e produzione dei mangimi

    E sempre a proposito di Stati Uniti, là ci sono 60 milioni di ettari di terre coltivate. Nelle quali vengono utilizzati 167 milioni di kg di pesticidi e circa 19 miliardi di Euro vengono spesi ogni anno solo per nutrire i ruminanti degli allevamenti.

    Secondo la FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, gli allevamenti equivalgono al 26% di tutte terre emerse, ghiacciai inclusi. A questo dato possiamo aggiungere che, l’area totale dei terreni in cui si coltiva il cibo per gli allevamenti equivale al 33% di tutta l’area arabile del pianeta.  

    E sempre secondo la FAO, l’allevamento occupa circa il 70% di tutti i terreni agricoli presenti nel mondo ed il 30% della superficie del pianeta. Numeri che sono purtroppo in netta crescita. 

    Deforestazione

    Se pensate che il fenomeno della deforestazione si causato solo dagli incendi, innescati da qualche piromane o dal “riccastro di turno” che vuole costruirsi la villa di lusso, purtroppo vi sbagliate.

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    Deforestazione per far spazio a nuovi allevamenti fonte animal equality | elettronauti It

    Quando si finisce lo spazio agricolo destinato ad allevamenti o a coltivazione di mangimi si iniziano a bruciare le foreste. Pensate che nel 2019 più di 8.000 chilometri quadrati di foresta pluviale sono stati bruciati per fare spazio a terreni adibiti alla coltivazione di soia o al pascolo di bovini.  

    E sempre parlando di Sud’America, in Brasile vengono prodotte oltre 200 milioni di tonnellate di soia delle quali solamente il 9% è destinato al consumo umano ed al bio diesel. Il restante 91% è invece destinato a mangimi e farine per il consumo animale.  

    Ma non è solo la produzione di soia la colpevole della deforestazione il Brasile, infatti, è anche il primo esportatore di carne bovina al mondo e per allevare bovini destinati all’industria della carne è necessario fare spazio, ed ecco perché gli allevatori bruciano parti di foresta da destinare a terreni da pascolo per gli animali. 

    Quanto inquina la carne che mettiamo nel piatto?

    A questo punto, probabilmente starete iniziando a realizzare come tutte quelle succose costine, quei fantastici hamburger o quei formaggi che finiscono ogni giorno nel tuo piatto non facciano poi così bene all’ambiente.  

    Ma come abbiamo detto in apertura, non serve prendersela con gli allevamenti, con i macelli, i supermercati o i ristoranti. Il problema siamo noi!

    Tutte le attività commerciali rispondono ad una domanda. E quella domanda la crea chi acquista questi prodotti. E se la domanda è in continuo aumento significa che l’industria continua a soddisfare questa domanda.

    Ma vi siete mai chiesti quanto inquina la carne che mettiamo nel piatto?

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    Costolette di agnello in padella fonte il cucchiaio dargento | elettronauti It

    Secondo questa analisi, agnello, manzo e formaggio occupano in questo ordine le tre posizioni tra i prodotti più inquinanti. La lista procede poi includendo carne di maiale, salmone d’allevamento, tacchino, pollo, tonno in scatola, uova per poi terminare con patate, riso, burro di arachidi, noci, broccoli, tofu, fagioli secchi e le lenticchie.

    L’analisi in questione ingloba un po’ tutti i momenti della vita di questi cibi, tra cui anche il trasporto.

    Agnello, manzo e formaggio

    Quando consumate 1 kg di agnello vengono immessi in atmosfera ben 86,4 kg di CO2. Per il manzo si immettono 59,6 kg di CO2, mentre per il formaggio circa la metà, 29,7 kg di CO2.

    Verdure e legumi

    Ovviamente tutto inquina. Chi più e chi meno. Nel caso di verdura e legumi ovviamente il peso sulla bilancia è ben diverso da quello di carne e latticini. Nel caso di 1 kg di broccoli ad esempio si immettono in atmosfera 1,9 kg di CO2. Se si prendono ad esempio delle lenticchie invece il contributo è di soli 0,89 kg di CO2.

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    Lenticchie in padella fonte il blog di giallo zafferano | elettronauti It

    Se usiamo l’esempio delle lenticchie, che sono un legume e quindi fonte di proteine non animali, scopriamo che potremmo mangiare 67 kg di lenticchie inquinando come se avessimo messo nel piatto 1 kg di carne di manzo

    La carne e cancerogena?

    Spesso fa sorridere quando si sentono nei telegiornali notizie, come quella di qualche settimana fa in cui si parlava dell’aspartame, un dolcificante artificiale utilizzato al posto dello zucchero in moltissimi prodotti al mondo. È stato etichettato come “possibile cancerogeno” il 14 luglio dall’OMS. Possibile cancerogeno significa di Gruppo 2B.

    Gente, tra cui mia madre, indignata e preoccupata. Dello stesso gruppo fanno parte caffè e sottaceti.

    Non ricordo tutto questo casino mediatico quanto anni fa la carne fu dichiarata un cancerogeno di Gruppo 2A. Mentre le carni trattate tipo gli insaccati sono state dichiarate direttamente di Gruppo 1. Sono escluse le carni bianche e il pesce.

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    Gruppi cancerogeni fonte qb ricette | elettronauti It

    L’Istituto Nazionale per il Cancro statunitense ha studiato ben 500.000 cittadini americani nel 2009 ed è arrivato a conclusioni abbastanza pesanti. La parte di questo campione che si è cibata maggiormente di carne rossa si riscontra un +20% di probabilità di morte per cancro e +27% per infarto.  

    Per le donne, i risultati sono ancora meno confortanti. Fra le consumatrici di alte quantità di carne rossa, il rischio di morte per malattie cardiovascolari è più alto del 50%.  

    Cambiare la propria dieta

    Scegliere una dieta a base vegetale o semplicemente diminuire il nostro consumo di carne ed altri derivati, non è difficile come si crede. Forse la preoccupazione maggiore è quella relativa al “mancato” consumo proteine che in realtà però è una paura spesso immotivata. Sebbene le proteine siano senza dubbio nutrienti essenziali che rivestono diversi ruoli fondamentali nel funzionamento del nostro organismo, non ne sono necessarie enormi quantità. In realtà abbiamo bisogno di una quantità limitata di proteine infatti solo una caloria ogni dieci che assumiamo deve provenire dalle proteine.  

    E come sappiamo è in realtà facilissimo soddisfare il fabbisogno proteico, con una dieta equilibrata si possono assumere proteine vegetali come lenticchie, fagioli e semi ad esempio.

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    Se guardiamo questi dati olandesi, vediamo come si può diminuire drasticamente il nostro impatto sul Pianeta mangiando meno carne rossa, senza diventare per forza vegani o vegetariani. Ma soprattutto possiamo osservare che l’energia derivante dal consumo di carne è minima rispetto alle sue conseguenze sull’ambiente.

    In conclusione

    Alla fine, ciò che rimane è che la maggior parte delle emissioni legate alla nostra alimentazione dipendono dalla nostra personale scelta di rinunciare o meno a carne e altri prodotti animali.

    Ora, non vogliamo di certo dirvi cosa mangiare e quando, ma semplicemente di pensare alle conseguenze delle nostre azioni. Anche quelle a cui normalmente non pensiamo. Io, nel mio piccolo, ho deciso da circa un anno a questa parte di aderire al Meatless Monday. Ovvero, per scelta, non mangio carne bianca o rossa per tutta la giornata di ogni lunedì. Questa mia piccola azione, secondo una stima di Earth Overshoot Day, e se fatta da ognuno di noi, aiuterebbe a posporre di 1.8 giorni la data annuale mondiale in cui ogni anno vengono esaurite le risorse mondiali rinnovabili che il pianeta è in grado di rigenerare ogni anno.

    Pensate che è stato calcolato che se solo la popolazione degli Stati Uniti decidesse di rinunciare a carne e derivati per un solo giorno alla settimana, in un anno, risparmieremmo alla nostra atmosfera l’inquinamento prodotto da 7.6 milioni di automobili.

    Un’altra cosa che dovremmo tornare a fare è quella di preferire l’acquisto di prodotti locali, qualsiasi essi siano, rispetto a prodotti analoghi della grande distribuzione che magari provengono dall’altro capo del mondo.

    Pensate che solo facendo così si ridurrebbero le emissioni in percentuali che vanno dal 20% al 25%.

    Se possibile, poi, ovviamente concentriamoci su prodotti di stagione e possibilmente provenienti da agricolture biologiche. Poiché questo tipo di coltivazioni hanno un impatto ambientale molto più ridotto rispetto alle agricolture convenzionali dato che alle aziende biologiche è richiesto di utilizzare fertilizzanti naturali e di evitare i pesticidi chimici.  

    Magari, mangiando bio, non cambierà niente al vostro organismo, ma sicuramente sappiamo che inquina meno. 


    E se ancora non aveste cambiato idea sulla carne e sugli allevamenti intensivi perché “vabbè chissene frega tanto a me non cambia niente“… beh… sbagliate! 

    Eravate a conoscenza di tutti questi problemi relativi agli allevamenti intensivi e al consumo della carne?

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    Federico Fumagalli
    Federico Fumagalli
    Sono un appassionato di auto sin dal primo GranTurismo del 1996. Ed è proprio il mio amore per le auto che mi ha spinto ad appassionarmi alle auto elettriche. Il mondo cambia, la tecnologia si evolve, e se si rimane indietro spesso è un male. Tecnologia, mobilità e ambiente saranno i temi di cui vi parlerò. Non dovremo essere d’accordo ma almeno ragionarsi su!

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