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    L’Italia rischia di perdere il settore componentistica auto

    L’editoriale di Sergio Ferraris, giornalista scientifico e ambientale, riguardo il nostro Paese e il settore della componentistica pubblicato su Nextville, non ha necessità di commenti, condividiamo totalmente quanto espresso e lo riprendiamo per voi elettronauti, riportando anche, in calce, la fonte dalla quale abbiamo appreso il contenuto.

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    Retroguardia mobile

    L’Italia, di fronte all’elettrificazione, rischia di perdere completamente il settore della componentistica per l’auto.

    L‘Italia impone una frenata, brusca, sulla mobilità sostenibile. È di venerdì 3 Marzo 2023, infatti, lo stop alla scadenza del 2035 per il divieto di vendita delle autovetture a motore endotermico.

    Il rinvio, a data da destinarsi, del voto alla riunione degli ambasciatori UE sul regolamento che prevede lo stop dal 2035 alla vendita di auto nuove diesel e benzina è un successo italiano.
    Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana

    Così ha commentato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Una posizione che condanna il compartimento nostrano dell’auto all’estinzione.

    Vediamo perché. In assenza di una casa automobilistica nazionale, Fiat/FCA per chi non se ne fosse accorto ormai non esiste più come azienda automobilistica nazionale, il nostro paese per quanto riguarda il settore auto è un subfornitore di componentistica. Importante, ma pur sempre un subfornitore. La convinzione della politica nostrana è che una decisione di carattere squisitamente “politico” possa fermare processi industriali già in atto e sui quali le grandi case produttrici, e quindi il mercato, hanno già deciso.

    Il futuro della mobilità privata è elettrico. Molte grandi case europee hanno già deciso nel prossimo decennio un radicale passaggio all’elettrico. Volkswagen a fine 2021 ha deciso investimenti per 89 miliardi di euro, sulla mobilità elettrica e la digitalizzazione. In quest’ottica, Volkswagen ha dichiarato che entro il 2030 le vendite di veicoli a batteria saranno la metà delle proprie vendite globali. E il gruppo, Audi ha annunciato che dal 2033 venderà esclusivamente vetture elettriche. Stellantis, che il 2025 investirà oltre 30 miliardi nell’elettrificazione, ha deciso di realizzare a Termoli una mega fabbrica di batterie. Rappresenterà tra il 20 e il 25% del valore di un’auto elettrica quando questa sarà pienamente competitiva.

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    L’italia rischia di perdere il settore componentistica auto | elettronauti. It
    Esempio componentistica fornita da terzi indotto automotive | elettronauti It
    Di conseguenza, entro il 2030 i veicoli elettrificati arriveranno a rappresentare oltre il 70% delle vendite in Europa e più del 40% negli Stati Uniti, mentre entro il 2026 il costo totale delle proprie auto elettriche uguaglierà quello dei veicoli a combustione interna.
    Così si legge nella ricerca del Febbraio scorso “La rivoluzione dell’automotive” realizzata dall’Associazione Economisti dell’Energia per Federmanager

    Renault ha dichiarato che dal 2030 venderà 9 veicoli elettrificati su 10. Mentre alla stessa data la Mini della BMW sarà totalmente elettrica. E la stessa BMW, tedesca, conta di lanciare entro il 2023, 25 modelli di auto elettriche, delle quali 13 full electric. Obiettivo arrivare alla fine del 2025 ad aver immatricolato 2 milioni di veicoli e giungere nel 2030 a 10 milioni di veicoli elettrici. Cioè a circa il 50% delle vendite complessive.

    Fuori dall’Europa la giapponese Nissan prevede il lancio di 23 nuovi veicoli, di cui 15 full electric. Obiettivo vendere veicoli elettrici per almeno il 50% delle vendite totali. Questo target di Nissan è interessante da analizzare per la differenziazione per aree geografiche. In Europa prevede il 75% delle vendite, a fronte del 55% di quelle in Giappone e del 40% in Cina. E sempre Nissan prevede anche un investimento di circa 180 milioni di dollari nelle infrastrutture di ricarica. L’obiettivo della casa nipponica è quello di proporre Nissan come brand a zero emissioni per tutto il ciclo di vita delle automobili entro il 2050, investendo 17,6 miliardi di dollari nel periodo 2022-2026.

    In Cina Xiaomi, costruttore di smartphone, punta a diventare un player mondiale nel settore delle auto elettriche. Ha investito 10 miliardi di dollari per i prossimi dieci anni, nel settore delle auto full electric. Mentre in Corea, il gruppo Hyundai ha annunciato la produzione di 23 modelli full electric entro il 2025.

    Di fronte a tutto ciò la posizione del Governo italiano appare di retroguardia. Se vorranno sopravvivere, infatti, molti fornitori di componentistica nostrani, non solo dovranno fornire nuovi componenti per l’auto elettrica, ma innovare in maniera radicale anche quelli tradizionali. Componenti che dovranno avere caratteristiche diverse o modificate a causa delle differenti qualità e peculiarità di un’auto ibrida plug-in o 100% elettrica rispetto a una tradizionale.

    Tra questi, i sistemi di raffreddamento, i pneumatici, i freni e le sospensioni dovranno essere prodotte secondo protocolli che soddisfino i requisiti dei veicoli elettrici.
    Si legge nella ricerca

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    E veniamo all’occupazione. A rischio ci sono i 275.000 posti di lavoro del settore della componentistica. E già oggi si hanno le prime chiusure come la Bosch a Bari (1.400 dipendenti), la Marelli a Bari (600 dipendenti) a Chieti (1.000 dipendenti). Con perdite di lavoro sempre maggiori se non ci sarà una riconversione radicale degli asset produttivi che seguano rapidamente quelli di mercato che abbiamo descritto.

    E non ci sarà nemmeno il paracadute europeo. La Germania, infatti, ha da tempo “delocalizzato” all’interno dell’Unione europea la produzione delle componenti “critiche” legate alla motorizzazione fossile. Per cui il problema occupazionale della transizione all’elettrico la riguarderà in maniera marginale, ma investirà appieno il nostro comparto della componentistica dell’automotive che esporta oltre il 20% della produzione in Germania. Il Governo invece di spingere sull’innovazione legata all’auto elettrica fa due azioni che chiamare autolesioniste per il sistema paese è dire poco:

    1) Illude il settore circa il fatto che sia possibile fermare con una semplice opposizione ai target europei la svolta verso l’elettrificazione. E che ci sia un futuro di massa per l’endotermico, magari alimentato a biocarburanti.

    2) Non fa l’unico vero atto di politica industriale che sarebbe necessario. Ossia un Piano Auto.

    Una miopia che ci costerà cara.


    Così scrive Sergio Ferraris, giornalista scientifico e ambientale.


    Come detto in apertura siamo concordi al 100% con questo editoriale. L’Italia sta già perdendo il treno dell’auto elettrica, non può permettersi di perdere anche quello della componentistica… Giusto?

    Fonte

    Gianfranco Franzoni
    Gianfranco Franzonihttp://myelectrictales.eu
    Sono un Dinosauro nel Mondo dell'Informatica ed Automotive che ha operato in Italia e negli Stati Uniti ed ora ritirato dalle attività lavorative dedica tutto il proprio tempo supportando la transazione alla mobilità elettrica ed a diffondere le informazioni corrette per salvare ll salvabile in un ambiente compromesso ma in parte recuperabile, iniziando dai comportamenti di ogni singola persona.

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