HomeAmbienteLa riforestazione della Cina sta cambiando il volto del deserto

La riforestazione della Cina sta cambiando il volto del deserto

Per contrastare la desertificazione non servono soltanto nuove tecnologie. In Cina, una delle più grandi operazioni ambientali mai realizzate dall’uomo punta da quasi mezzo secolo su una soluzione molto più antica: piantare alberi. È la cosiddetta Grande Muraglia Verde, un gigantesco progetto di riforestazione nato nel 1978 con l’obiettivo di fermare l’avanzata dei deserti e proteggere le aree abitate e agricole del Paese.

Il programma, ufficialmente chiamato Three-North Shelterbelt Forest Program, interessa una vasta porzione della Cina settentrionale, nord-orientale e nord-occidentale. Il progetto è pensato per creare una sorta di barriera vegetale contro l’erosione del terreno e l’avanzata delle dune, in particolare nelle aree minacciate dai deserti del Gobi e del Taklamakan.

Foreste di latifoglie in Cina | Elettronauti.it
Foreste di latifoglie in Cina | Elettronauti.it

Nel corso dei decenni sono stati piantati decine di miliardi di alberi, trasformando profondamente il paesaggio di alcune delle regioni più aride del Paese. Secondo dati diffusi nel 2026, nell’ambito del programma sono stati piantati circa 66 miliardi di alberi dal 1978, mentre il progetto è destinato a proseguire ancora per diversi decenni.

Una barriera verde contro la desertificazione

Uno degli obiettivi principali della riforestazione cinese è rallentare la desertificazione. Il problema non riguarda soltanto la perdita di vegetazione: l’avanzata delle aree desertiche può compromettere i terreni agricoli, aumentare l’erosione del suolo e favorire la diffusione delle tempeste di sabbia.

Un risultato particolarmente significativo è arrivato nel novembre 2024, quando è stata completata una cintura verde lunga circa 3.000 chilometri attorno al deserto del Taklamakan. L’intervento rappresenta una delle più grandi opere di contenimento della desertificazione mai realizzate.

I dati più recenti mostrano inoltre un miglioramento delle condizioni del territorio. Nella regione interessata dal programma Three-North, la copertura combinata di foreste e praterie ha raggiunto il 40,76%, mentre il 67,82% delle aree desertificate considerate trattabili è stato sottoposto a interventi di recupero.

La riforestazione cinese ha quindi prodotto effetti che vanno oltre il semplice aumento del numero di alberi. La vegetazione contribuisce a stabilizzare il terreno, ridurre l’erosione, frenare il movimento della sabbia e creare nuovi habitat. Anche la capacità degli ecosistemi di assorbire carbonio può aumentare con la crescita della vegetazione.

Piantare alberi non basta

La storia della Cina dimostra però che la riforestazione deve essere affrontata con attenzione. Aumentare la superficie coperta dagli alberi non equivale necessariamente a ricostruire una foresta naturale.

Uno studio pubblicato nel 2026 su Communications Earth & Environment ha evidenziato proprio questa problematica. L‘espansione delle piantagioni forestali ha contribuito ad aumentare la frammentazione delle foreste naturali in diverse regioni cinesi. Tra il 1990 e il 2020, la Cina ha perso circa 219.100 km² di foreste naturali mentre ha guadagnato circa 447.500 km² di foreste piantate.

Il dato non significa che la riforestazione sia stata un fallimento. Al contrario, mostra quanto sia importante distinguere tra piantare alberi e ripristinare un ecosistema. Una piantagione composta prevalentemente da poche specie non possiede necessariamente la stessa biodiversità, capacità di adattamento e complessità ecologica di una foresta naturale.

Esiste poi un’altra questione particolarmente importante nelle regioni aride: l’acqua. Una ricerca pubblicata nel 2026 sul Journal of Arid Environments ha evidenziato come il programma Three-North possa aumentare il rinverdimento della superficie ma, in alcune aree, anche accentuare la perdita di acqua sotterranea. Il recupero ambientale deve quindi essere accompagnato da una gestione attenta delle risorse idriche.

La Cina cerca di contrastare il fenomeno della desertificazione | Elettronauti.it
La Cina cerca di contrastare il fenomeno della desertificazione | Elettronauti.it

Un modello da osservare con attenzione

Nonostante le criticità, la riforestazione cinese rimane un esperimento ambientale di dimensioni difficilmente paragonabili ad altri programmi nel mondo. Nel solo 2025 la Cina ha realizzato interventi di rinverdimento su circa 8,47 milioni di ettari, dei quali 53,45 milioni di mu erano destinati alla riforestazione. Alla fine dello stesso anno la copertura forestale nazionale aveva raggiunto circa il 25,1%.

La lezione più interessante, però, potrebbe essere un’altra. La riforestazione può rappresentare uno strumento efficace contro desertificazione, erosione e degrado del territorio, ma il numero di alberi piantati non dovrebbe essere l’unico parametro con cui misurare il successo di un progetto ambientale.

Conta anche quali specie vengono utilizzate, dove vengono piantate, quanta acqua consumano e soprattutto se riescono a creare ecosistemi realmente resilienti e ricchi di biodiversità.

La Grande Muraglia Verde cinese dimostra quindi entrambe le facce della riforestazione: da una parte la capacità dell’uomo di modificare positivamente un territorio su una scala enorme, dall’altra la necessità di ricordare che la natura è molto più complessa di una semplice distesa di alberi.

Elettronauti.it - Categoria Ambiente
Elettronauti.it - Seguici su Google News

Secondo voi, la riforestazione su larga scala è una delle soluzioni più efficaci per contrastare desertificazione e cambiamenti climatici, oppure dovremmo puntare soprattutto sul ripristino delle foreste naturali?

Link al gruppo Telegram di Matteo Valenza ed Elettronauti | Elettronauti.it

Via

 


Federico Fumagalli
Federico Fumagalli
Sono un appassionato di auto sin dal primo GranTurismo del 1996. Ed è proprio il mio amore per le auto che mi ha spinto ad appassionarmi alle auto elettriche. Il mondo cambia, la tecnologia si evolve, e se si rimane indietro spesso è un male. Tecnologia, mobilità e ambiente saranno i temi di cui vi parlerò. Non dovremo essere d’accordo ma almeno ragionarsi su!

Kia PV7: debutta il 14 settembre ad Hannover

Kia svela in anteprima il PV7, il furgone elettrico più grande del PV5: debutto mondiale il 14 settembre ad Hannover durante IAA Transportation.

Renault Scenic E-Tech Electric: più autonomia e Google Gemini a bordo

Renault aggiorna la Scenic E-Tech Electric con batteria da 89 kWh, 642 km di autonomia WLTP, ricarica più rapida e assistente Google Gemini integrato.

Auto elettriche, l’Europa vuole colonnine più accessibili e pagamenti senza vincoli

L’Europa punta a rendere la ricarica delle auto elettriche più semplice, con colonnine diffuse e pagamenti accessibili senza obbligo di abbonamento.