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    Rispondiamo agli Elettronauti | Aria migliore in Alto Adige

    Oggi non risponderemo ad una vera e propria domanda, ma sfrutteremo la mail inviataci da Fabio R. per fare un piccolo ragionamento sulla correlazione tra veicoli elettrici e qualità dell’aria.

    Se avete anche voi richieste o domande da porci potete farlo indirizzando a: contatti@elettronauti.it, saremo lieti di affrontare l’argomento.

    Riassunto dell’articolo citato nella mail di Fabio

    Buongiorno vi invio un interessante articolo pubblicato dal giornale Alto Adige: Migliora l’aria in Alto Adige: il traffico non cala, ma circolano meno diesel e più auto elettriche
    
    Grazie e cordiali saluti
    Fabio R.

    Ecco un estratto con i punti salienti:

    In sostanza, l'Alto Adige si sta rendendo conto di due cose. Dei primi benefici dovuti alla circolazione di auto non inquinanti, ma soprattutto del duro lavoro che serve ancora fare per raggiungere un vero risultato tangibile per la popolazione.
    
    In linea con "l'ideologia green" che vuole l'Unione Europea e in contrasto con ciò che vorrebbe questo governo, sembrerebbe che la direzione scelta sia quella corretta.
    
    A detta dell'assessore provinciale alla Protezione dell'ambiente, della natura e del clima, Peter Brunner: "I dati degli ultimi anni dimostrano che ci stiamo muovendo nella giusta direzione... siamo riusciti a migliorare di anno in anno, anche grazie agli effetti positivi del rinnovo del parco veicoli. Dobbiamo continuare a coinvolgere i Comuni e, sempre di più, la popolazione e sensibilizzare tutti sulla necessità di migliorare la qualità dell'aria."
    
    Tra i dati citati da Brunner ci sono quelli delle stazioni di monitoraggio sparse in tutta la provincia di Bolzano, che in una sola occasione del 2021 hanno registrato per l'ultima volta dei valori sopra il limite.
    
    Per ciò che concerne gli agenti inquinanti però è stato rilevato che il dato che li ha fatti abbassare non è direttamente proporzionale al volume del traffico su gomma. Anzi, questo è rimasto costante nel corso degli ultimi anni. La differenza invece si misura nell'aumentare della percentuale di veicoli elettrici e ibridi, e dal diminuire di quelli diesel.
    "Giusta direzione ma servono sforzi ulteriori."
    Peter Brunner, assessore provinciale alla Protezione dell’ambiente, della natura e del clima
    "Il volume di traffico nel 2023 è rimasto quasi lo stesso rispetto all'anno precedente o è leggermente aumentato. Le nuove immatricolazioni dal 2019 mostrano una diminuzione del 20% per i veicoli diesel e un aumento del 25% per i veicoli elettrici e ibridi."
    Georg Pichler, direttore dell’Ufficio Aria e rumore

    Analizziamo la situazione dell’aria alto atesina

    Andando più nel dettaglio scopriamo che la situazione in Alto Adige sta poco a poco migliorando nel corso degli ultimi 4-5 anni. Non che fosse messa male come succede nelle città della Pianura Padana, ma se si riesce a far meglio anche dove si fa già bene, vuol dire che ci sarebbero ampi margini di miglioramento proprio in quelle zone dove sembra impossibile migliorare la situazione dell’aria.

    Analizzando i dati forniti in data 22 marzo 2024, emergerebbe infatti che durante tutto il 2023 non si siano mai registrate concentrazioni di biossido d’azoto superiori ai limiti in tutta la zona di interesse, compresa l’Autostrada del Brennero. Anzi, questi valori sono in leggero calo rispetto all’anno 2022.

    Peter Brunner, assessore provinciale alla Protezione dell’ambiente, della natura e del clima, è proprio riferendosi a questi dati, che comprendono anche gli ossidi di azoto e il particolato, che ha deciso di rincarare la dose aggiungendo che sia necessario compiere ulteriori sforzi in linea con la nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria.

    Se guardiamo al biossido d’azoto, il cui limite annuale massimo consentito è di 40 microgrammi per metro cubo, l’ultima volta che hanno registrato dei valori fuori soglia è stato nel 2021, tre anni fa. Il dato è riferito ad una stazione di monitoraggio situata nei pressi dell’A22 (Autostrada del Brennero), come riferito da Luca Verdi, direttore del Laboratorio Analisi aria e radioprotezione.

    Più attenzione è stata messa nel monitoraggio delle aree urbane, ma Verdi specifica che: “In alcune strade si sono registrate ancora situazioni leggermente critiche. Ciò è dovuto al cosiddetto effetto canyon su strade trafficate con condomini alti, dove gli inquinanti si concentrano vicino al suolo”.

    Per quanto riguarda il particolato (PM10 e PM2.5), questo è abbastanza stabile ma il motivo è semplice e non correlato al parco automobilistico circolante. La maggior fonte di particolato è dovuto dagli impianti di riscaldamento.

    "I valori limite sono rispettati, ma i problemi possono essere causati da singoli componenti del particolato, come il cancerogeno benzo[a]pirene".
    
    "Il valore target per il benzo[a]pirene è stato superato anche nel 2023 nella stazione di misurazione di Laces, anche se la concentrazione è nuovamente diminuita rispetto al 2022".
    Luca Verdi, direttore del Laboratorio Analisi aria e radioprotezione

    Come spiega il dottor Verdi ad esempio, questo tipo di cancerogeno viene prodotto dalla combustione incompleta della legna.

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    A22 autostrada del brennero fonte autobrennero | elettronauti It

    Cosa farà lo Stato per migliorare la situazione in Alto Adige?

    Ben 5 milioni di euro sono stati stanziati per migliorare ulteriormente la qualità dell’aria e combattere l’inquinamento atmosferico dovuto alla mobilità e al riscaldamento domestico.

    Di questi, 3,6 milioni di euro sono destinati alla sostituzione degli impianti di riscaldamento a legna.

    "Non si tratta di contributi per piccoli impianti di riscaldamento a legna, come caminetti o stufe a legna, ma per impianti di riscaldamento centralizzati a legna di condomini, alberghi o aziende, ad esempio, che sono particolarmente dannosi per l'ambiente o obsoleti".
    Georg Pichler, direttore dell’Ufficio Aria e rumore

    In più è stato finanziato un progetto di sensibilizzazione e raccolta dati. Il progetto si chiama “Riscaldare a legna – ma bene!”. Grazie alla collaborazione dell’associazione professionale spazzacamini, tra il 2024 e il 2027 verranno raccolti numerosi dati dagli impianti a legna provenienti da 20.000 famiglie alto atesine. Questi dati prenderanno in considerazione anche lo stato di manutenzione, le dimensioni, il combustibile utilizzato e molto altro. Si partirà con la raccolta dati da questo autunno.

    Sul fronte della qualità dell’aria, in base alla nuova Direttiva europea in fase di elaborazione, saranno abbassati i limiti consentiti annui per il particolato. Per il PM10 si passerà da 40 a 20 microgrammi per metro cubo, mentre per il PM2,5 da 20 a 10 microgrammi.

    Che correlazione c’è tra auto elettrica e qualità dell’aria?

    Come rivelato anche dai dati forniti dall’assessore provinciale dell’ambiente dell’Alto Adige, l’auto a combustione non è certamente l’unica responsabile dell’inquinamento dell’aria. Ma un “ingrediente” della “ricetta” che la compone.

    Se da una parte l’aria che si respira in Alto Adige è una delle migliori d’Italia lo si deve anche alla loro continua ricerca della giusta ricetta per una qualità migliore della vita. La regione montana ai confini a nord dello Stivale ha sicuramente un problema con i riscaldamenti a legna dovuti agli inverni rigidi. Ma problemi analoghi li si hanno anche nel resto della penisola.

    Quello che però non può essere corretto grazie all’aggiornamento delle abitazioni deve essere sistemato grazie all’adeguamento del parco circolante. Ricordiamo come quello italiano sia uno dei più vecchi e quindi più inquinanti d’Europa, insieme a molti Paesi dell’Est Europa.

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    Età media del parco circolante europeo fonte acea 2018 | elettronauti It

    E nel tempo questo dato sembra essere in costante aumento.

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    Invecchiamento parco circolante italiano fonte unrae 2021 | elettronauti It

    Di conseguenza, portarsi dietro auto sempre più vecchie non fa altro che peggiorare la situazione visto che vengono spesi soldi in manutenzione per tentare di “rimettere in riga” auto con anni e anni di usura sulle spalle che non faranno altro che peggiorare la situazione dell’inquinamento e della qualità dell’aria italiana.

    Spesso per l’incompetenza dei nostri governanti e giornalisti molti sono portati a pensare che con un’auto ibrida gli agenti inquinanti vengano abbassati in maniera esponenziale nei confronti delle vecchie auto non ibride, ma non è così. I consumi e le emissioni derivanti dipendono più dalla gentilezza del piede di chi le guida che dalla motorizzazione usata.

    Al contrario di un’auto a combustione interna (ICE), un’auto elettrica a batteria (BEV) non emetterà mai agenti inquinanti localizzati a parte la gomma dovuta all’usura degli pneumatici, cosa che ovviamente accade anche per le ICE. Anche le polveri sottili, molto dannose alla nostra salute, dovute all’utilizzo delle pastiglie dei freni a disco sono emesse in misura molto minore grazie allo sfruttamento della frenata rigenerativa che utilizza il motore elettrico come generatore di corrente elettrica che viene poi ri-immessa nella batteria.

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    Se avete altre domande da porci riguardo ai temi delle auto elettriche e della ricarica, mandateci una MAIL con la richiesta.

    Fonte

     


    Federico Fumagalli
    Federico Fumagalli
    Sono un appassionato di auto sin dal primo GranTurismo del 1996. Ed è proprio il mio amore per le auto che mi ha spinto ad appassionarmi alle auto elettriche. Il mondo cambia, la tecnologia si evolve, e se si rimane indietro spesso è un male. Tecnologia, mobilità e ambiente saranno i temi di cui vi parlerò. Non dovremo essere d’accordo ma almeno ragionarsi su!

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