Tesla avvia in Cina la più ampia campagna di richiamo mai realizzata dal gruppo nel Paese. A partire dal 25 settembre 2026, la società interverrà su 2.975.910 veicoli prodotti localmente o importati, appartenenti alle gamme Model 3, Model Y, Model S e Model X.
Il problema riguarda le leve meccaniche utilizzate per aprire le portiere in caso di emergenza. Secondo l’autorità cinese di vigilanza sul mercato, queste potrebbero risultare difficili da individuare e da utilizzare, con il rischio di ostacolare l’evacuazione degli occupanti o le operazioni di soccorso dopo un grave incidente e di causare un’eventuale interruzione dell’alimentazione del sistema elettrico a bassa tensione.
Le leve d’emergenza si confondono con gli interni
Il richiamo non nasce da una rottura generalizzata delle serrature, bensì dalla scarsa riconoscibilità del comando meccanico di emergenza. In condizioni normali, le portiere Tesla si aprono dall’interno tramite un pulsante elettronico; se l’alimentazione viene meno, gli occupanti devono utilizzare una leva o un cavo meccanico.
Il regolatore cinese ha rilevato che, su alcuni veicoli, il comando presenta una colorazione troppo simile a quella del rivestimento circostante. In situazioni di stress, di fumo o di scarsa visibilità, questo potrebbe rendere difficile trovarlo rapidamente. Lo stesso manuale Tesla mostra che l’apertura senza alimentazione richiede di sollevare una specifica leva anteriore o, sulle porte posteriori di alcune versioni, di rimuovere una copertura e di tirare un cavo meccanico.
Il problema va distinto da quello delle maniglie esterne a scomparsa, anch’esse oggetto di osservazione in Cina. La campagna annunciata da Tesla riguarda principalmente la visibilità e l’identificazione dei sistemi meccanici interni di emergenza, pur inserendosi in un più ampio giro di vite sulla progettazione delle portiere dei veicoli elettrici.
Etichette di avvertenza e finestrini abbassati dopo l’urto
La soluzione sarà composta da un intervento fisico molto limitato e da una modifica software. Tesla applicherà gratuitamente etichette più visibili vicino alle leve di apertura di emergenza e aggiornerà da remoto il software che controlla i finestrini.
La nuova logica prevede che, in caso di collisione grave, i finestrini vengano abbassati automaticamente. L’obiettivo è creare un’alternativa di uscita e facilitare l’accesso dei soccorritori qualora le portiere non possano essere aperte normalmente.
Non è prevista una sostituzione generalizzata delle maniglie o delle serrature. Per gran parte delle auto, quindi, la componente software sarà installata tramite aggiornamento over-the-air, mentre l’applicazione delle etichette richiederà un’attività fisica circoscritta.


Model Y e Model 3 concentrano quasi tutto il perimetro
La parte principale del richiamo riguarda i veicoli prodotti nella Gigafactory di Shanghai. Nel dettaglio, sono coinvolte:
- 1.956.713 Model Y costruite in Cina;
- 973.156 Model 3 costruite in Cina;
- 35.590 Model 3 importate;
- 8.328 Model X importate;
- 2.123 Model S importate.
Model 3 e Model Y, prodotte localmente, rappresentano quindi oltre il 98% del totale. Le Model S e Model X, importate dagli Stati Uniti e vendute in Cina in volumi molto inferiori, hanno un’incidenza marginale.
Una seconda campagna sul controllo del conducente
Parallelamente, Tesla ha avviato con effetto immediato un secondo richiamo per 2.740.642 Model 3 e Model Y prodotte in Cina. In questo caso, il problema riguarda il sistema che verifica l’attenzione del conducente quando sono attive le funzioni di sterzata assistita o altri sistemi avanzati di assistenza alla guida.
Secondo il regolatore, il meccanismo precedente potrebbe non essere sufficiente a rilevare tempestivamente quando il conducente distoglie lo sguardo dalla strada. L’aggiornamento aggiungerà o rafforzerà il monitoraggio tramite la telecamera interna dell’abitacolo, integrandolo con il controllo già effettuato sulla coppia esercitata sul volante.
Il sistema potrà così generare avvisi più precisi e richiedere al conducente di riprendere il controllo quando non viene rilevata un’attenzione adeguata. Anche questo intervento sarà effettuato principalmente tramite aggiornamento OTA.
I due numeri non rappresentano 5,7 milioni di auto diverse
I dati delle due campagne non vanno sommati per calcolare il numero di veicoli unici. Le 2,74 milioni di Model 3 e Model Y interessate dall’aggiornamento del sistema di monitoraggio sono infatti incluse, almeno in larga parte, nel perimetro delle auto già coinvolte dal richiamo relativo alle aperture di emergenza.
Il primo intervento riguarda quasi tre milioni di veicoli e include anche Model S e Model X importate, oltre a Model 3 e Model Y costruite fino alla primavera del 2026. Il secondo è limitato alle Model 3 e Model Y prodotte in Cina tra marzo 2019 e dicembre 2025.
Si tratta dunque di due difetti distinti e due procedure amministrative separate, ma con popolazioni ampiamente sovrapposte. Il totale di 5.716.552 indica il numero complessivo di posizioni interessate dalle due campagne, non quello delle singole automobili.
Un richiamo che coinvolge tutta l’industria cinese
Tesla non è l’unico costruttore interessato dal giro di vite. Nello stesso giorno, le autorità cinesi hanno annunciato interventi su circa 4,3 milioni di veicoli appartenenti a nove gruppi automobilistici, tra cui Xiaomi, Leapmotor, XPeng, Zeekr, Chery e Dongfeng.
La sola Tesla rappresenta quasi il 70% dei veicoli inclusi nella campagna sulle aperture di emergenza. Il problema comune è la difficoltà nell’individuare o nell’azionare i sistemi meccanici di apertura quando l’elettronica del veicolo non è disponibile.
Pochi giorni dopo l’annuncio, Pechino ha avviato una campagna nazionale della durata di un anno sulla qualità e sulla sicurezza dei veicoli. I produttori dovranno effettuare verifiche sull’affidabilità, sulla durata, sui sistemi elettronici e sulle nuove tecnologie, presentando piani di richiamo proattivi per i difetti individuati internamente. Particolare attenzione sarà dedicata ai sistemi ADAS e alle funzioni di guida automatizzata.
Shanghai resta centrale, ma la domanda interna rallenta
Il richiamo arriva mentre Tesla continua a dipendere fortemente dalla Gigafactory di Shanghai, che serve sia il mercato cinese sia numerosi Paesi esteri. A luglio 2026 lo stabilimento ha realizzato 93.579 vendite wholesale, comprese le esportazioni, in aumento del 37,9% rispetto allo stesso mese del 2025 e al livello più alto dell’anno.
La performance domestica, però, è stata molto più debole. Le consegne ai clienti cinesi si sono fermate a 27.249 unità, in calo del 32,9% su base annua, mentre le esportazioni da Shanghai hanno raggiunto il record di 66.330 veicoli.
Nei primi sette mesi del 2026, Tesla ha consegnato in Cina 266.204 auto, in calo del 12,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le vendite locali della Model Y sono diminuite del 2,3%, mentre quelle della Model 3 sono scese del 32,7%. Nello stesso periodo, le esportazioni della fabbrica di Shanghai sono più che raddoppiate, raggiungendo 295.324 unità.
A livello globale, Tesla aveva comunque chiuso il secondo trimestre con 480.126 consegne, di cui 467.762 relative a Model 3 e Model Y. Il confronto evidenzia il peso decisivo dei due modelli coinvolti nei richiami cinesi sulla scala complessiva del gruppo.
L’OTA limita il costo industriale, non quello reputazionale
La possibilità di intervenire da remoto riduce la complessità logistica rispetto a un richiamo tradizionale basato sulla sostituzione di componenti. Tesla distribuisce normalmente gli aggiornamenti software tramite Internet e consente ai proprietari di installarli dal touchscreen o dall’app, senza recarsi in officina.
È quindi ragionevole ritenere che il costo diretto della campagna sia più contenuto rispetto a quello di un intervento hardware su quasi tre milioni di auto. Restano tuttavia l’onere di applicare le etichette, la gestione delle comunicazioni ai clienti e gli eventuali interventi sui veicoli che non potranno ricevere l’aggiornamento da remoto.
Il rischio principale è soprattutto reputazionale e regolatorio. Il richiamo coinvolge simultaneamente due aree sensibili: la possibilità di abbandonare rapidamente il veicolo dopo un incidente e la capacità dei sistemi di assistenza alla guida di mantenere il conducente vigile.
Il paradosso dell’auto definita dal software
La vicenda mostra il doppio volto della software-defined vehicle. Da una parte, milioni di auto possono essere corrette in tempi relativamente rapidi, senza sostituire le centraline né riportare l’intera flotta nei centri di assistenza. Dall’altra parte, un’unica logica software o una scelta progettuale comune può estendere rapidamente lo stesso rischio a milioni di veicoli prodotti in anni diversi.
Per Tesla, la capacità di aggiornare a distanza resta uno dei principali vantaggi industriali. Ma il maxi richiamo cinese dimostra che il software non elimina i problemi di sicurezza: ne cambia la forma, la scala e il modo in cui vanno risolti.





