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Tesla perde Toyota e Stellantis dal pool CO2 dell’UE

Tesla perde due membri chiave del proprio pool europeo sulle emissioni di CO2. Toyota e Stellantis non parteciperanno all’alleanza per il 2026, secondo nuovi documenti depositati presso l’Unione europea.

Si tratta di due tra i costruttori che versavano più risorse economiche nel sistema. La loro uscita riduce in modo rilevante i potenziali ricavi da crediti regolatori per il costruttore americano.

Come funziona il pool CO2 europeo

La normativa UE impone ai costruttori un limite medio di emissioni di CO2 sull’intera flotta venduta. Chi non riesce a rispettarlo può unirsi a un “pool” con produttori che vendono solo auto a zero emissioni, come Tesla.

In questo modo, le emissioni medie vengono calcolate insieme. In cambio, i partner versano un corrispettivo economico.

Nel 2019 l’allora Fiat-Chrysler, oggi parte di Stellantis, firmò un accordo fino a 2 miliardi di dollari, pari a circa 1,84 miliardi di euro al cambio attuale. In seguito aderirono anche Honda e Jaguar Land Rover.

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Per l’anno di conformità 2025 il pool comprendeva Toyota, Stellantis, Leapmotor, Ford, Honda, Mazda, Subaru e Suzuki. Secondo stime di UBS, l’alleanza poteva generare oltre 1 miliardo di euro per Tesla nella sola Europa.

Nel 2026 il gruppo si riduce a Tesla, Ford, Honda, Mazda e Suzuki. Toyota e Stellantis escono dall’accordo.

Perché Toyota lascia l’accordo

Toyota ritiene di poter rispettare autonomamente i target europei. Il costruttore giapponese mantiene da anni un’alta quota di ibride nella propria gamma europea.

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Il suo obiettivo 2025 era pari a 96,3 grammi di CO2 per chilometro. Le previsioni la collocano in linea con questo valore. In parallelo cresce l’offerta elettrica a batteria. La nuova Urban Cruiser è arrivata nelle concessionarie europee. Inoltre la bZ4X ha registrato risultati solidi. A febbraio 2026 è stata l’auto elettrica più venduta in Danimarca.

La strategia alternativa di Stellantis

Stellantis ha mancato il target 2025 di circa 6 grammi di CO2 per chilometro, secondo le stime Dataforce. Tuttavia può contare su Leapmotor, di cui detiene la maggioranza.

Il marchio cinese sta ampliando la produzione europea nello stabilimento di Saragozza, in Spagna.

L’impianto sarà adattato per produrre fino a 200.000 veicoli Leapmotor all’anno.

Costituendo un pool separato con Leapmotor, Stellantis può compensare le emissioni senza pagare Tesla.

Nel quarto trimestre 2025 Leapmotor ha consegnato oltre 17.000 veicoli in Europa.

La rete commerciale supera 800 punti vendita nel continente.

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Ricavi da crediti regolatori in calo

Il quadro si inserisce in una tendenza più ampia. Nel 2024 Tesla ha incassato 2,76 miliardi di dollari, circa 2,54 miliardi di euro, dalla vendita globale di crediti regolatori.

Nel 2025 il dato è sceso del 28%, attestandosi intorno ai 2 miliardi di dollari, equivalenti a circa 1,84 miliardi di euro. Negli Stati Uniti il mercato dei crediti sulle emissioni è stato eliminato nel 2025. Questo ha comportato una perdita stimata di 1,4 miliardi di dollari, circa 1,29 miliardi di euro, in nove mesi.

In Europa la Commissione europea ha concesso tre anni aggiuntivi ai costruttori per adeguarsi ai nuovi target. Di conseguenza diminuisce la necessità di aderire ai pool.

Le decisioni sui pool possono comunque essere riviste entro il 1° dicembre di ogni anno. Toyota o Stellantis potrebbero rientrare se le emissioni risultassero superiori alle attese. Tuttavia la direzione appare chiara: molti costruttori puntano a rispettare i limiti senza accordi esterni.

Impatto sul modello di business

Tesla ha già segnalato nei propri documenti finanziari che i proventi da crediti ambientali sono in calo. In passato questi ricavi contribuivano direttamente ai margini, con costi minimi. Sostituire oltre 2,5 miliardi di euro di entrate quasi nette richiede maggiori vendite di veicoli.

Nel frattempo la concorrenza nel mercato delle auto elettriche cresce in Europa e in Cina. Ford, Honda, Mazda e Suzuki restano nel pool per ora. La domanda è per quanto tempo. Con l’espansione dell’offerta elettrica globale e l’aumento della competizione, il sistema dei crediti regolatori sembra perdere centralità. Tesla dovrà quindi contare sempre più sulle vendite dirette di veicoli elettrici e sui servizi collegati.

Il ridimensionamento del pool europeo rappresenta un passaggio importante per l’equilibrio finanziario del gruppo.

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Secondo voi, la fine dei grandi accordi sui crediti CO2 cambierà in modo profondo la strategia industriale di Tesla in Europa?

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Fonte

 


Gianfranco Franzoni
Gianfranco Franzonihttps://evpost.it
Sono un Dinosauro nel Mondo dell'Informatica ed Automotive che ha operato in Italia e negli Stati Uniti ed ora ritirato dalle attività lavorative dedica tutto il proprio tempo supportando la transazione alla mobilità elettrica ed a diffondere le informazioni corrette per salvare ll salvabile in un ambiente compromesso ma in parte recuperabile, iniziando dai comportamenti di ogni singola persona.

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