carrozzeria musesti
- Pubblicità -
More
    HomeAuto ElettricheTesla, tutte le ombre del 2023

    Tesla, tutte le ombre del 2023

    Non c’è solo lo scandalo Tesla sui componenti difettosi a rovinare il Natale a Tesla e al suo ceo. Alla recente inchiesta di Reuters sui componenti difettosi presenti un po’ su tutta la gamma (tra braccetti trasversali della sospensione, semiassi e cremagliera dello sterzo) con sostituzioni in garanzia e fuori garanzia limitati solo alla Cina ne abbiamo già dato evidenza in un altro articolo. L’inchiesta è solo agli inizi e già Tesla sente il fiato sul collo degli enti di controllo di USA, Norvegia e Svezia, senza considerare il potenziale riflesso sui consumatori e sulla fiducia riposta nel brand. Vedremo quali contromisure Tesla dovrà adottare nei prossimi mesi. Di seguito elenchiamo i principali problemi che Tesla ha avuto lo scorso anno e che pesano come un macigno sul futuro dell’azienda.

    Lo sciopero dei lavoratori del Nord Europa

    Elon Musk non ha molta simpatia per i sindacati. Per aprire la sua fabbrica in Germania ha dovuto accettare la presenza del sindacato perché imposto dalla legge tedesca. Il sindacato (UAW – United Auto Workers) non è benvisto da Musk ed è in corso un braccio di ferro con Biden che invece vorrebbe vedere i sindacati in tutte le fabbriche statunitensi di auto, inclusa Tesla e Toyota. E se Toyota sembra non opporre alcun veto all’ingresso dei sindacati nei suoi stabilimenti, dichiarando che la parola finale spetta ai suoi lavoratori, nessuna apertura è stata finora fatta da Tesla. Già nel 2018 Musk era stato condannato dal National Labor Relations Board per comportamento antisindacale quando aveva twittato “perché pagare le quote sindacali e rinunciare alle stock option in cambio di nulla?“. Ma se negli USA la partita è tesa, in Europa è in corso una vera e propria rivolta, di quelle che non si vedevano da tempo immemore.

    Sciopero contro tesla | elettronauti. It
    Sciopero contro tesla | elettronauti It

    In Svezia continua da 8 settimane lo sciopero dei metalmeccanici di IF Metall. Lo sciopero iniziale ha coinvolto i centri di assistenza e riparazione di Tesla in sette località svedesi. La protesta dei 130 metalmeccanici di IF Metall iniziata il 27 ottobre scorso è dilagata nei paesi del Nord, raccogliendo la solidarietà anche di altre categorie di lavoratori: nei paesi del Nord Europa gli scioperi solidali sono consentiti mentre in paesi come gli USA sono vietati. Dal 17 novembre il sindacato dei lavoratori dei trasporti blocca lo scarico delle auto Tesla nei porti svedesi. Dal 21 novembre i lavoratori di Seko (sindacato dei lavoratori dei servizi e delle comunicazioni) ha indetto uno sciopero per le società di logistica di PostNord e CityMail che si rifiutano di consegnare e ritirare pacchi (incluse le targhe) presso i luoghi di lavoro di Tesla. Lo sciopero ha portato alla paralisi nella consegna delle targhe, impedendo di fatto a Tesla di immatricolare i suoi modelli. Il 21 dicembre Tesla ha perso la causa contro l’azienda postale PostNord, la sua istanza di imporre la consegna delle targhe è stata respinta dal tribunale. Tesla sta aggirando l’ostacolo chiedendo agli utenti di fare direttamente richiesta della targa ma a detta degli osservatori Tesla difficilmente potrà continuare ad esimersi dal sedersi al tavolo con i sindacati svedesi.

    Il sindacato degli elettricisti ha bloccato i lavori di riparazione elettrica presso stabilimenti e supercharger Tesla, e un sindacato dei pittori ha avvertito che intendeva smettere di verniciare le auto Tesla. Il più grande sindacato norvegese del settore privato e il sindacato finlandese dei lavoratori dei trasporti stanno bloccando dal 20 dicembre le spedizioni di auto Tesla destinate alla Svezia. Il sindacato danese dei lavoratori portuali non scarica né trasporta le auto prodotte da Tesla per i clienti svedesi. PensionDanmark, un importante fondo pensione danese, ha deciso per reazione di vendere le sue partecipazioni di Tesla e anche i fondi pensioni svedesi stanno facendo pressioni su Tesla affinché firmi l’accordo sindacale.

    L’indovinometro drogato

    “L’indovinometro”, come universalmente viene ormai chiamato lo strumento che stima l’autonomia residua, è la croce e delizia dei possessori di auto elettrica. Più croce che delizia. La sua difficoltà di predire l’autonomia è legata a molteplici fattori che non siamo qui a ripetere, tant’è che i suoi limiti di predizione dell’autonomia sono ormai accettati con pazienza e rassegnazione dai possessori dei veicoli elettrici. E se la stima dell’autonomia è già tecnicamente difficile perché legata a tanti fattori che incidono sulla batteria, ce n’è uno che non dovrebbe esserci. Lo ha scoperto un’inchiesta di Reuters che avrebbe trovato lo zampino del marketing sull’indovinometro che sarebbe stato volutamente programmato per fornire stime più rosee sull’autonomia quando la batteria ha oltre il 50% di carica mentre le stime diventano più realistiche quando la carica della batteria è inferiore al 50%. La ratio di questa bizzarra decisione è di compiacere il proprietario del veicolo vantando consumi e medie superiori ai dati reali oltre ad evitargli la famosa ansia da ricarica per poi offrire dati più veritieri quando la carica della batteria inizia a scarseggiare. Questo anomalo comportamento però ha confuso e preoccupato i proprietari che, non venendo a capo di una motivazione tecnica plausibile, affollavano i centri assistenza Tesla chiedendo verifiche al pacco batterie. La soluzione messa in piedi da Tesla non è stata quella di aggiornare via software l’indovinometro inibendo l’alterazione dei dati bensì l’azienda ha preferito costituire a Las Vegas un team segreto, il “Diversion Team“, che aveva il compito di impedire agli utenti di procedere con le loro richieste di verifica. Ogni appuntamento cancellato avrebbe prodotto a Tesla un risparmio di 1.000 dollari. L’alterazione del dato è presente fin dai tempi delle Tesla Roadster e delle Model S.

    I dati trafugati e l’inchiesta sull’autopilot di Handelsblatt

    100 GB di dati riservati sono finiti nella mani del giornale tedesco Handelsblatt: a trafugarli non un hacker ma un ex dipendente. I dati contengono di tutto, anche informazioni riservate dei dipendenti Tesla (incluso lo stesso Musk). Secondo Handelsblatt le autorità tedesche avranno da ridire sulla protezione dei dati adottati dall’azienda. Ma ciò che è più grave è cosa quei documenti contengono, dati riservati sui problemi dei veicoli: dal 2015 a marzo 2022 risultano 2.400 episodi di accelerazioni non intenzionali, oltre 1.500 malfunzionamenti dei freni, inclusi casi di frenate di emergenza e arresti anomali e ingiustificati, talvolta derivanti da falsi avvisi di collisione. Per contattare Handelsblatt per sapere se i propri dati sono presenti nel leak è possibile scrivere una mail a teslafiles@handelsblattgroup.com .

    Il “Progetto 42”, la casa segreta di Elon Musk

    Dell’inchiesta sulla casa segreta di Musk costruita coi fondi di Tesla ce ne ha parlato il Wall Street Journal a fine agosto. Sul progetto indagano sia i federali del distretto meridionale di New York, sia la Securities and Exchange Commission (SEC). Si tratterebbe di un uso improprio dei fondi aziendali per costruire una casa di vetro di forma esagonale sul lungomare non lontano dalla fabbrica Tesla di Austin. Le accuse però devono ancora essere confermate e sia la SEC che la procura federale di Manhattan non si sono sbilanciate. Musk dal canto suo ha risposto al WSJ chiedendo “dov’è la casa?” e affermando che “non ha in programma di costruire una casa”. Nel frattempo l’unico dettaglio emerso è che la società Peninsula LLC controllata da Jared Birchall, conosciuto per essere colui che gestisce le finanze di Musk, ha accettato di rimborsare Tesla per le spese del progetto. L’inchiesta potrebbe finire in un nulla di fatto e forse l’edificio in vetro è destinato a qualche altro progetto, dopotutto lo stesso Musk aveva parlato della costruzione di una “città utopica” in Texas.


    Gli scandali che stanno travolgendo Tesla e le scelte dell’azienda stanno modificando la vostra percezione del brand al punto di preferire prodotti della concorrenza? Fate sentire la vostra voce.

    Fonte

    0 0 voti
    Article Rating
    Iscriviti
    Notificami
    0 Commenti
    i feedback inline
    Vedi tutti i commenti
    ARTICOLI SIMILI
    E-nzo
    E-nzo
    Informatico, appassionato di auto e di traversi. Attento alle ultime novità e tendenze, guardo con interesse e curiosità cosa accade nel mondo, vi racconterò pregi e difetti dell'auto elettrica senza filtri o pregiudizi.

    Tesla incrementa la produzione del Cybertruck mentre aumentano le consegne e una grande flotta viene avvistata presso Gigafactory Texas

    Tesla incrementa la produzione del Cybertruck mentre aumentano le consegne e una grande flotta viene avvistata presso Gigafactory Texas.

    E se un giorno gli astronauti mangiassero “riso di manzo” coltivato?

    Dalla Corea arriva una nuova invenzione particolare. Si tratta di un ibrido composto da carne di manzo coltivata sui chicchi di riso.

    Scout Motors apre il cantiere statunitense dove costruirà i suoi pick-up off-road completamente elettrici

    Scout Motors ha raggiunto un importante traguardo con l'apertura nella Carolina del Sud del suo futuro centro di produzione di pick-up elettrici.

    La neve per pochi è un emblema del cambiamento climatico in atto

    Se guardiamo la neve, i ghiacciai e le montagne il cambiamento climatico si fa più "consistente" e visibile.
    25,000FansLike
    12,000FollowersFollow
    7,500FollowersFollow
    9,000FollowersFollow
    581FollowersFollow
    115,000SubscribersSubscribe

    Rivian crolla del 25% in un giorno

    Elon Musk lo aveva predetto, e se parla di BEV va ascoltarlo. Stiamo parlando di Rivian, il produttore di pick-up elettrici, quindi rivale di Tesla Cybertruck.

    Mercedes troppo ottimistica sull’elettrico. Punti di vista?

    L'azienda tedesca Mercedes avrebbe rivisto i piani per il futuro, come già fatto da altre compagnie tedesche quali BMW, Volkswagen e Audi.

    Il lato oscuro del limite dei 30 km/h

    Città a 30 km/h? Non sono tutte rose e fiori. Mettiamo a confronto i risvolti positivi rispetto ai nascosti risvolti negativi.

    Sony e Honda uniscono le forze nella corsa verso i veicoli elettrici: tre modelli previsti entro la fine degli anni ’20

    Sony e Honda uniscono le forze nella corsa verso i veicoli elettrici: tre modelli previsti entro la fine degli anni '20, una berlina, un SUV ed una compatta.