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Passato contro presente: Detroit Electric del 1918 vs quadricicli elettrici

Non è un attacco ai moderni quadricicli elettrici leggeri, la categoria di micro-veicoli guidabile anche senza patente B. Questi mezzi rappresentano una risposta recente alla mobilità urbana sostenibile. Eppure, in fatto di autonomia e velocità, non sono poi così distanti da un’auto elettrica d’epoca di quasi cento anni fa.

Ci riferiamo in questo articolo alla Detroit Electric Model 75B Brougham Coupe del 1918, passata di recente all’asta durante la Monterey Car Week grazie a Mecum Auctions. Secondo la casa d’aste, l’autonomia originale della vettura era di 129 km.

Un valore che avvicina questa vettura d’epoca a molti quadricicli leggeri di categoria L6e in vendita oggi, come la Mole Urbana, il progetto italiano firmato dal designer Umberto Palermo.

Nella sua configurazione più diffusa, la Mole Urbana dichiara infatti un’autonomia fino a 75 km, quindi inferiore a quella della centenaria Detroit Electric.

C’è però una precisazione da fare.

La Detroit Electric raggiungeva una velocità massima di appena 32 km/h.

Anche i quadricicli leggeri come la Mole Urbana, del resto, sottostanno a un limite normativo europeo di 45 km/h, proprio perché rientrano nella categoria L6e.

Detroit Electric 1918 vs quadricicli elettrici | Elettronauti.it
Mole Urbana vista frontalmente versione 2 posti | Elettronauti.it
Detroit Electric 1918 vs quadricicli elettrici | Elettronauti.it
Detroit Electric 1918 – trequarti frontale | Elettronauti.it

Batterie al piombo e un motore da 4,28 CV

La Detroit Electric nacque dalla Anderson Electric Car Company. Montava 42 batterie al piombo separate, 21 all’anteriore e 21 al posteriore. Alimentavano un unico motore elettrico da 4,28 CV, posizionato sotto il pianale. La potenza veniva trasmessa al differenziale posteriore.

Detroit Electric 1918 vs quadricicli elettrici | Elettronauti.it
Batterie al piombo probabilmente sostituite con nuova chimica | Elettronauti.it

L’esemplare battuto all’asta presenta però una particolarità rilevante: è stato equipaggiato con batterie moderne. Non si conosce l’autonomia raggiunta con il nuovo pacco batterie. È plausibile immaginare che sia superiore a quella originale.

Un abitacolo insolito, tra comfort e soluzioni bizzarre

L’abitacolo della Detroit Electric sorprende ancora oggi. Ci sono quattro posti a sedere. Da un lato è presente una panca, dall’altro due sedili singoli posizionati di fronte. Il conducente siede sul lato sinistro della panca. Guida tramite una barra sterzante. Ha due pedali davanti a sé e un terzo comando alla base del sedile, azionabile presumibilmente con il tallone.

Detroit Electric 1918 vs quadricicli elettrici | Elettronauti.it
Abitacolo Detroit Electric | Elettronauti.it
Detroit Electric 1918 vs quadricicli elettrici | Elettronauti.it
Cockpit particolare Mole Urbana | Elettronauti.it

Un dettaglio curioso riguarda la disposizione dei sedili. Un passeggero può accomodarsi proprio nella linea visiva del guidatore. Questa soluzione probabilmente non era l’ideale per la sicurezza di marcia. L’ambiente resta comunque accogliente. Merito dei sedili in tessuto imbottito, delle tendine per i finestrini posteriori e di un abitacolo luminoso, arricchito da ampie superfici vetrate.

Un secolo dopo, prestazioni ancora attuali

Il paragone con i quadricicli leggeri moderni non è casuale. Questa categoria di veicoli, guidabile a partire dai 14 anni con patentino AM, condivide con la Detroit Electric un approccio essenziale alla mobilità cittadina. La Mole Urbana, ad esempio, monta un motore elettrico che nella versione base eroga 6 kW, decisamente più potente dei 4,28 CV (circa 3,2 kW) del motore montato sotto il pianale della vettura del 1918. Nonostante questo salto tecnologico, i due mezzi restano vicini per filosofia: velocità contenuta, ingombri ridotti e attenzione ai brevi spostamenti urbani.

Detroit Electric 1918 vs quadricicli elettrici | Elettronauti.it
Vista posteriore Mole Urbana | Elettronauti.it
Detroit Electric 1918 vs quadricicli elettrici | Elettronauti.it
Vista posteriore Detroit electric | Elettronauti.it

La velocità massima di 32 km/h della Detroit Electric è persino inferiore al tetto di 45 km/h imposto ai quadricicli leggeri di categoria L6e, ma perfettamente calibrata per i limiti di 30 kmh presenti in molte città europee. Nonostante questo limite, guidare la vettura storica deve regalare comunque un’esperienza coinvolgente. La coppia istantanea, tipica dei motori elettrici, in un’auto così datata deve risultare sorprendente. Il piacere dura poco, però, prima di raggiungere il limite di velocità.

Il fascino di un pezzo di storia su quattro ruote

L’estetica gioca un ruolo importante nel fascino di questa Detroit Electric. La livrea bicolore nero e bordeaux risulta elegante. Le ruote a raggi in stile vintage completano un look d’altri tempi. Alcune biciclette moderne montano pneumatici più larghi di quelli di questa vettura. Lo stile complessivo, però, resta piacevole e riconoscibile, e diverso da quello squadrato e funzionale dei quadricicli contemporanei.

All’epoca, questa vettura doveva sembrare straordinaria. Una guida fluida e silenziosa, senza gli odori tipici dei motori a combustione pre-marmitta catalitica, senza le difficoltà legate all’avviamento a manovella. Per il pubblico dell’epoca doveva trattarsi di un’esperienza quasi futuristica. Proprio per questi motivi, oggi potrebbe essere una delle auto d’epoca più semplici da guidare tra quelle della sua generazione, quasi un antenato ideale dei moderni quadricicli elettrici. Chi la acquisterà potrebbe comunque valutare la sostituzione del motore. In questo modo otterrebbe una velocità massima adatta anche alla circolazione urbana moderna.


Cosa ne pensate di questa Detroit Electric del 1918? La considerate una progenitrice dei quadricicli elettrici di oggi, oppure la trovate troppo lenta per l’uso quotidiano rispetto a un modello come la Mole Urbana?

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Fonte

 


Gianfranco Franzoni
Gianfranco Franzonihttps://evpost.it
Sono un Dinosauro nel Mondo dell'Informatica ed Automotive che ha operato in Italia e negli Stati Uniti ed ora ritirato dalle attività lavorative dedica tutto il proprio tempo supportando la transazione alla mobilità elettrica ed a diffondere le informazioni corrette per salvare ll salvabile in un ambiente compromesso ma in parte recuperabile, iniziando dai comportamenti di ogni singola persona.

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