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Peugeot RCZ Vision, la coupé elettrica che anticipa il futuro del Leone

La Peugeot RCZ Vision segna il ritorno di un nome che ha lasciato il segno nella storia recente della casa francese. Presentata in occasione del Salone dell’Auto di Parigi 2026, la nuova concept car reinterpreta la sportività della precedente RCZ attraverso un design futuristico, tecnologie innovative e una motorizzazione completamente elettrica.

Il prototipo rappresenta soprattutto una dichiarazione d’intenti per il futuro di Peugeot, che punta a coniugare piacere di guida, innovazione tecnologica e prestazioni elevate. Secondo i dati comunicati dal costruttore, la vettura sviluppa 500 CV, promette fino a 600 chilometri di autonomia e introduce una batteria allo stato solido con tempi di ricarica particolarmente ambiziosi.

Peugeot-rcz-vision | Elettronauti.it
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Dal passato al futuro, torna lo spirito della Peugeot RCZ

La precedente Peugeot RCZ, prodotta dal 2009 al 2015, si era distinta per la carrozzeria da coupé, le proporzioni sportive e il caratteristico tetto con doppia bombatura. Un modello originale, capace di differenziarsi dalle altre vetture della gamma senza rinunciare alla possibilità di essere utilizzato quotidianamente.

Con la RCZ Vision, Peugeot recupera quello spirito reinterpretandolo attraverso il proprio nuovo linguaggio stilistico, denominato Feline Future. Il progetto si fonda su cinque principi, libertà, coraggio, eleganza, forza e istinto, che guidano lo sviluppo delle forme e delle soluzioni tecnologiche.

La concept non è soltanto un esercizio di stile, ma un manifesto che anticipa alcune delle caratteristiche delle future Peugeot. Al momento, tuttavia, non è stata confermata ufficialmente la produzione in serie, anche se il prototipo alimenta le aspettative degli appassionati che vorrebbero rivedere una coupé sportiva nella gamma del marchio.

Peugeot-rcz-vision | Elettronauti.it
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Design futuristico e abitacolo di nuova generazione

La carrozzeria della Peugeot RCZ Vision combina superfici muscolose, linee scolpite e forme arrotondate, con un abitacolo caratterizzato da un’ampia superficie vetrata. L’obiettivo è creare una vettura dall’identità immediatamente riconoscibile, capace di esprimere dinamismo anche quando è ferma.

L’attenzione riservata agli interni è altrettanto significativa. Il prototipo introduce una nuova interpretazione del Peugeot i-Cockpit, pensata per rendere l’interazione tra conducente e automobile più intuitiva e coinvolgente.

Tra le soluzioni più particolari spicca Hypersquare, il comando di sterzo dalla forma rettangolare già associato alla futura evoluzione tecnologica del marchio. Il sistema si integra con la tecnologia steer-by-wire, che permette di gestire lo sterzo attraverso collegamenti elettronici, senza la tradizionale connessione meccanica diretta tra volante e ruote.

L’abitacolo anticipa inoltre l’impiego di display Micro LED trasparenti, con l’intento di migliorare la leggibilità delle informazioni e ridurre le distrazioni durante la guida.

Peugeot RCZ Vision, 500 CV e batteria allo stato solido

Il cuore tecnologico della concept è rappresentato da un sistema di propulsione elettrico da 500 CV, sviluppato su un’architettura basata sulla piattaforma STLA One. Peugeot dichiara un’autonomia fino a 600 chilometri e un consumo energetico potenziale di 11,5 kWh/100 km nel ciclo combinato WLTP, un valore che dovrà essere validato.

La vera novità riguarda però la batteria allo stato solido, sviluppata in collaborazione con Factorial Energy. Con uno spessore di appena 110 millimetri e un’architettura elettrica a 1.000 volt, questa soluzione punta a combinare elevata densità energetica, prestazioni e ricariche molto rapide.

Secondo i dati preliminari del costruttore, la ricarica dal 10% all’80% richiede soltanto 10 minuti. Si tratta di un obiettivo tecnologico particolarmente ambizioso, che potrebbe contribuire a ridurre uno dei principali limiti percepiti della mobilità elettrica, soprattutto durante i viaggi più lunghi.

È importante precisare che questi valori appartengono a una concept car e non costituiscono ancora dati certificati relativi a un modello di produzione.

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Sterzo elettronico e nuove tecnologie per la guida

La Peugeot RCZ Vision introduce anche soluzioni X-by-Wire, nelle quali i collegamenti meccanici tradizionali vengono sostituiti da comandi elettronici.

Il sistema Steer-by-Wire modifica il rapporto di sterzo in funzione della velocità, facilitando le manovre a bassa andatura e migliorando la precisione alle velocità più elevate. La vettura integra inoltre il Brake-by-Wire, tecnologia che sostituisce il collegamento idraulico convenzionale tra pedale e freni con un controllo elettronico.

Secondo Peugeot, questa soluzione permette di gestire la frenata con maggiore precisione e di integrarla meglio con il recupero dell’energia durante le decelerazioni. Il prototipo prevede anche funzioni di guida automatizzata di Livello 2++, con una modalità a mani libere disponibile su richiesta nelle condizioni previste dal sistema.

Queste tecnologie mostrano come il progetto non sia concentrato esclusivamente sulle prestazioni, ma punti a ridefinire l’esperienza di guida delle future automobili del marchio francese.

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Una coupé a quattro posti, ma la produzione resta da confermare

Nonostante l’impostazione sportiva, la RCZ Vision è stata progettata come una Gran Turismo a quattro posti, con spazio per due adulti anche nella zona posteriore. Gli schienali posteriori possono essere abbattuti per aumentare la capacità di carico, mentre l’abitacolo utilizza materiali ricercati e soluzioni orientate alla riduzione del peso.

Peugeot ha inoltre puntato su materiali con una maggiore attenzione alla sostenibilità, tra cui rivestimenti ottenuti da scarti dell’industria della pelle e alluminio riciclato utilizzato nella verniciatura.

Il debutto al Salone di Parigi offre quindi un’indicazione concreta della direzione stilistica e tecnologica che il marchio intende seguire nei prossimi anni. Resta però da capire se la RCZ Vision diventerà davvero un’auto acquistabile, oppure rimarrà un prototipo destinato a influenzare altri modelli della gamma.

Per gli appassionati, il ritorno della sigla RCZ rappresenta comunque una prospettiva interessante, soprattutto in un mercato nel quale le sportive elettriche cercano di distinguersi attraverso design, prestazioni e nuove tecnologie.

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Secondo voi, Peugeot dovrebbe portare la RCZ Vision in produzione con questi 500 CV e la batteria allo stato solido, oppure è meglio concentrarsi su modelli elettrici più accessibili?

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Citroën 2 CV Fourgonnette Concept: il furgone elettrico

Citroën ha presentato a Poissy, il 12 ottobre 2026, la 2 CV Fourgonnette Concept. Il veicolo sarà esposto al Salone dell’Auto di Parigi 2026 e affiancherà la 2 CV Concept. La Fourgonnette è la versione commerciale di quest’ultima.

Il modello reinterpreta in chiave contemporanea una silhouette che appartiene alla storia dei veicoli commerciali compatti. La 2 CV Fourgonnette originale ha accompagnato per generazioni artigiani, commercianti e addetti alle consegne. Il concept propone quindi un veicolo elettrico pensato per un uso professionale.

Un “passion project” dei designer Citroën

Citroën definisce lo studio un passion project, cioè un progetto nato per iniziativa dei designer. Secondo il costruttore, l’idea deriva dal desiderio di riportare in vita un modello che ha segnato un’epoca. Il concept ha un’impostazione di design pensata per essere riconoscibile a prima vista.

Inoltre, la casa francese precisa che lo studio non anticipa un modello di serie nel breve termine.

Il progetto serve invece ad aprire nuove riflessioni sul futuro dei veicoli commerciali leggeri. Su questo punto la posizione ufficiale è chiara: il concept non equivale a un annuncio di produzione.

Citroën 2 CV Fourgonnette Concept: il furgone elettrico | Elettronauti.it
Citroën 2 CV Fourgonnette Concept – trequarti posteriore | Elettronauti.it

I principi progettuali: essenzialità e facilità d’uso

La Fourgonnette riprende la filosofia della 2 CV Concept. Citroën indica tre principi guida: attenzione all’essenziale, progettazione ragionata e cura per la facilità d’uso. Il costruttore descrive il veicolo come un mezzo elettrico accessibile e pratico.

Il comunicato non fornisce però dati tecnici. Mancano informazioni su batteria, autonomia, potenza, dimensioni e capacità di carico. Di conseguenza, per ora la valutazione del progetto riguarda soprattutto linee e impostazione generale.

Le parole di Xavier Chardon

“La 2 CV Fourgonnette era molto più di un semplice strumento di lavoro. Faceva parte della vita quotidiana. È proprio questo lo spirito che oggi riportiamo in vita. Perché essere utili non dovrebbe mai significare essere ordinari. Questo modello è semplice, ingegnoso ed accessibile. Possiede un’anima che pochi veicoli commerciali hanno”.

Xavier Chardon, CEO Citroën e DS Automobiles

Il legame di Citroën con i professionisti

Il costruttore ricorda inoltre il rapporto storico con le attività professionali. Secondo Citroën, questo legame dura da oltre un secolo e fa parte del DNA del marchio. L’azienda dichiara di voler sostenere chi lavora, gestisce un’attività e si sposta ogni giorno. Per questo sostiene di progettare veicoli che semplifichino la vita quotidiana.

In questa chiave la Fourgonnette porta nel mondo del lavoro i contenuti della nuova 2 CV. Il costruttore li riassume in una mobilità elettrica descritta come semplice, gioiosa e più umana.

Il contesto: la 2 CV elettrica e il segmento accessibile

La Fourgonnette si inserisce in un percorso più ampio. Nei mesi scorsi Citroën aveva annunciato una 2 CV elettrica di dimensioni compatte. Secondo la stampa specializzata, il modello andrebbe a collocarsi sotto la ëC3 come proposta d’ingresso. Fa parte del progetto “E-Car” di Stellantis, dedicato alle auto piccole e accessibili.

Alcune testate hanno riportato indiscrezioni su un’eventuale versione di serie nel 2028, con un prezzo sotto i 15.000 euro. Citroën non ha confermato queste cifre nel comunicato sulla Fourgonnette. Le informazioni vanno quindi considerate non ufficiali.

Cosa dice la Fourgonnette sul futuro dei veicoli commerciali elettrici

Il concept arriva mentre il mercato europeo discute di veicoli elettrici economici e di nuove categorie per le auto piccole. Un furgone compatto elettrico, se mai arrivasse in produzione, si rivolgerebbe a un pubblico preciso: artigiani, piccoli commercianti e corrieri urbani.

Per ora la 2 CV Fourgonnette resta uno studio di design.

Il valore del progetto sta nell’esercizio stilistico e nel richiamo a un modello storico. Eventuali sviluppi industriali dipenderanno da decisioni che Citroën non ha ancora comunicato.

Citroën 2 CV Fourgonnette Concept: il furgone elettrico | Elettronauti.it
Citroën 2 CV Fourgonnette Concept – vista laterale | Elettronauti.it

Conclusione

La Fourgonnette Concept dimostra l’interesse del marchio per la propria storia e per il mondo dei professionisti. Un furgone elettrico compatto con questo stile potrebbe avere un mercato reale, oppure resterà un esercizio di design da ammirare solo nei saloni?

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Cosa ne pensate? Vedreste bene una versione di serie di questo furgone elettrico? 

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Fiat Multiplay, il concept che diventa pick-up e reinventa la Multipla

La nuova Fiat Multiplay debutta al Salone di Parigi 2026 con un progetto originale che unisce monovolume, SUV e pick-up in un’unica vettura. Lunga 4,45 metri, questa concept car punta sulla versatilità e sulla capacità di adattarsi alle esigenze delle famiglie, grazie a una carrozzeria trasformabile e a soluzioni intelligenti per sfruttare lo spazio.

Fiat Multiplay, tre tipologie di auto in una

Presentata durante l’evento Stellantis Night Before, alla vigilia dell’apertura del Salone di Parigi, la Fiat Multiplay interpreta in chiave moderna la tradizione del marchio torinese, da sempre attento a proporre automobili compatte e funzionali.

L’obiettivo è rispondere alle necessità di chi utilizza la macchina per accompagnare i figli a scuola, andare al lavoro, praticare sport e organizzare attività all’aperto. Invece di ricorrere a veicoli differenti, il concept propone una soluzione capace di cambiare configurazione in base alle necessità quotidiane.

Fiat precisa che Multiplay è un laboratorio di idee per le future innovazioni del marchio, non un’anticipazione diretta di un modello destinato alla produzione in serie.

Il sistema Metamorfosi trasforma la carrozzeria

La principale innovazione tecnica è rappresentata dall’architettura del montante C, denominata Metamorfosi, progettata per consentire al modulo posteriore di scorrere lungo apposite guide.

Nella configurazione familiare, l’abitacolo offre sei posti più un elemento multifunzionale aggiuntivo.

Quando serve maggiore capacità di carico, la vettura può trasformarsi in un pick-up a quattro posti con cassone aperto, adatto a trasportare biciclette, attrezzature sportive e oggetti ingombranti.

Anche lo spoiler posteriore è stato progettato per svolgere più funzioni. Ruotando, si trasforma in un portabiciclette integrato che può ospitare fino a due biciclette, evitando la necessità di montare un accessorio esterno dedicato.

Interni modulari, spazio anche per gli animali domestici

La versatilità della Fiat Multiplay prosegue nell’abitacolo, dove trovano spazio soluzioni originali pensate per migliorare la vita quotidiana di tutta la famiglia.

Tra queste spicca il Petsenger Meat, un elemento modulare che può essere utilizzato per ospitare un animale domestico, fissare un seggiolino per bambini oppure diventare un piano d’appoggio. Una parte del cuscino può trasformarsi in guinzaglio, mentre una ciotola pieghevole trova posto in un vano ricavato nella portiera.

Un’altra soluzione particolare è il Sunseat, che permette di ruotare di 180 gradi il sedile anteriore del passeggero quando la vettura è ferma, trasformandolo in una sorta di chaise longue. La plancia diventa così uno schienale, creando uno spazio dedicato al relax.

Anche la tecnologia è stata integrata con discrezione. Il display centrale, infatti, scompare nella plancia quando l’auto viene spenta, lasciando l’ambiente interno più pulito e ordinato.

Fiat multiplay | Elettronauti.it
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Design ispirato all’anguria e materiali funzionali

Lo stile della Multiplay punta su colori vivaci e forme riconoscibili. La carrozzeria verde brillante richiama la buccia dell’anguria, mentre gli interni utilizzano tonalità rosse e rosa che evocano la polpa del frutto.

I materiali sono stati scelti anche in funzione della praticità. Alcuni rivestimenti impiegano tessuti monomateriale realizzati attraverso lavorazioni tridimensionali senza cuciture, con superfici impermeabili nelle zone destinate ai bambini e agli animali domestici.

L’eredità della Fiat 600 Multipla

La nuova concept raccoglie idealmente l’eredità di due modelli storici. La Fiat 600 Multipla del 1956 riusciva a ospitare sei persone in appena 3,5 metri di lunghezza, mentre la Multipla del 1998 aveva reinterpretato il concetto di monovolume con sei posti distribuiti su due file.

Con Multiplay, Fiat riprende quella filosofia e la applica a una mobilità nella quale famiglia, lavoro e tempo libero richiedono sempre maggiore flessibilità. Resta da capire se alcune delle soluzioni presentate arriveranno davvero sui modelli di serie.

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Secondo voi, una Fiat capace di trasformarsi da monovolume a pick-up potrebbe avere successo sul mercato oppure preferireste un modello tradizionale?

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Nuova Lancia Gamma elettrica: oltre 740 km e fino a 375 CV

Lancia presenta in anteprima mondiale la Nuova Lancia Gamma al Salone dell’Automobile di Parigi 2026. Il modello arriva cinquant’anni dopo la prima Gamma, esordio del 1976, e nell’anno in cui il marchio festeggia il 120° anniversario. È una crossover fastback del segmento C-SUV, progettata, sviluppata e prodotta in Italia, nello stabilimento Stellantis di Melfi. La gamma comprende una versione ibrida da 145 CV, ma il cuore dell’offerta è elettrico, con tre livelli di potenza.

Dimensioni, piattaforma e posizionamento

La Nuova Gamma misura 4,67 metri di lunghezza, 1,89 di larghezza e 1,63 di altezza.

Nasce sulla piattaforma multi-energia STLA Medium di Stellantis. Il segmento C-SUV è il primo per vendite in Europa e il secondo in Italia.

Lancia sceglie un nome che richiama la tradizione del marchio di usare le lettere dell’alfabeto greco. Dopo il concept Pu+Ra HPE e la Nuova Ypsilon, la Gamma prosegue il percorso di rinnovamento avviato dalla casa torinese.

Nuova Lancia Gamma elettrica: oltre 740 km e fino a 375 CV | Elettronauti.it
Nuova Lancia Gamma elettrica – vista posteriore | Elettronauti.it

Versioni elettriche: potenza, autonomia e ricarica

La gamma 100% elettrica si articola su tre livelli. La prima versione eroga 230 CV e dichiara un’autonomia superiore a 540 km. La seconda sale a 245 CV e supera i 740 km. La terza è la HF Integrale AWD da 375 CV, con autonomia fino a 676 km.

Sul fronte della ricarica, Lancia indica il passaggio dal 20 all’80% in 27 minuti con una colonnina fast. In alternativa, la vettura recupera 100 km di autonomia in 6 minuti. Il sistema EV Routing pianifica le soste e pre-riscalda la batteria. La Gamma prevede inoltre la guida a un solo pedale e la funzione V2L, che alimenta dispositivi esterni.

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Nuova Lancia Gamma elettrica – frontale | Elettronauti.it

HF Integrale: la sigla torna dopo trent’anni

La sigla HF Integrale ricompare dopo trent’anni sulla versione elettrica più potente. Adotta doppio motore e trazione integrale. La potenza è di 375 CV con coppia di 509 Nm. Il comunicato precisa che la potenza di 350 CV sale a 375 CV con la batteria carica al 90%. L’accelerazione da 0 a 100 km/h richiede 5,1 secondi, senza considerare il rollout. Le sospensioni adattive sono di serie. Secondo Lancia, la HF Integrale vuole richiamare il passato sportivo del marchio, ancora oggi il più titolato nella storia dei rally mondiali.

Aerodinamica ed efficienza

Il coefficiente aerodinamico (Cx) dichiarato è 0,25. Lancia lo indica come il valore più basso tra le vetture del segmento.

La resistenza al rotolamento è di 4,7 kg/t. Contribuiscono all’efficienza lo spoiler posteriore sdoppiato, i cerchi Aero e la griglia anteriore attiva.

Lo stile comprende il Calice luminoso anteriore, la firma luminosa a T posteriore e le veneziane sormontate da pinne aerodinamiche.

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Nuova Lancia Gamma elettrica – posteriore | Elettronauti.it

Interni, spazio e tecnologia di bordo

L’abitacolo si ispira all’Italian Home Feeling. Include un tavolino “coffee table”, l’illuminazione Lancia Glow e il tetto panoramico. Nella seconda fila lo spazio per le gambe aumenta del 25%, secondo il costruttore. Il bagagliaio ha una capacità di 560 litri.

Nuova Lancia Gamma elettrica: oltre 740 km e fino a 375 CV | Elettronauti.it
Interni Nuova Lancia Gamma elettrica | Elettronauti.it

La plancia ospita un doppio display da 10,25 e 16 pollici. A questi si aggiunge un Head-Up Display con dimensione virtuale di 21 pollici. Il SALA HUB gestisce il riconoscimento vocale, basato su ChatGPT, e tre scenari di benessere: Relax, Energize ed Entertainment. L’impianto SALA Studio Hi-Fi conta 14 altoparlanti e porta la firma di Focal.

Per la qualità dell’aria, un filtro ad alta efficienza trattiene fino al 92% del particolato e il 98% di muffe e batteri.

Il sistema Clean Cabin monitora l’inquinamento dentro e fuori la vettura. Più del 60% delle superfici estetiche interneusa materiali di origine green, per oltre 600 kg complessivi. Alcuni tessuti sono riciclati fino al 100%.

Allestimenti e guida assistita

La gamma si articola in tre allestimenti: LS, LX e HF. La sigla HF identifica la HF Line sull’ibrida e la HF Integrale sull’elettrica. La guida assistita di Livello 2 comprende tre nuove funzioni: il Semi-automated Lane Change, il Predictive ACC e l’Anticipated Intelligent Speed Adaptation. Il collaudo complessivo ha totalizzato 720.000 km.

Produzione a Melfi e Media Drive

Lo stabilimento di Melfi è stato rinnovato con un investimento da 43 milioni di euro. Il Media Drive si è appena concluso tra Napoli e la Costiera Amalfitana. In quell’occasione Lancia ha mostrato in anteprima l’installazione “Lancia Gamma – Driven by light, shaped by motion”. L’opera rientra nel programma di EDIT Napoli, fiera internazionale del design indipendente.

Un ritorno che guarda al 1976

La prima Gamma debuttò al Salone di Ginevra nel marzo 1976. Era firmata Pininfarina e montava un motore boxer da 140 CV. La nuova versione riprende quel nome in chiave elettrica e si rivolge sia ai clienti privati sia alle aziende.

La Nuova Lancia Gamma elettrica punta su autonomia dichiarata, ricarica rapida e produzione italiana.

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Una crossover fastback da oltre 740 km può convincere chi guarda ai marchi storici italiani, secondo te?

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Salone di Parigi 2026, la sfida cinese entra nel vivo

Il Salone dell’Auto di Parigi 2026 si prepara ad accendere i riflettori sulla trasformazione del mercato automobilistico europeo. L’edizione in programma dal 12 al 18 ottobre vedrà una presenza particolarmente forte dei costruttori cinesi, ormai sempre più protagonisti anche nelle principali manifestazioni internazionali.

La crescita dei marchi cinesi non rappresenta più una presenza marginale. Al contrario, il loro spazio nei grandi saloni europei continua ad aumentare, mentre diversi costruttori tradizionali hanno ridotto la partecipazione agli eventi internazionali.

Salone di Parigi 2026, la sfida cinese entra nel vivo | Elettronauti.it
marchi cinesi a parigi | Elettronauti.it

I marchi cinesi conquistano Parigi

Al Mondial de l’Auto 2026 saranno presenti circa 60 marchi automobilistici, con 28 brand europei e 24 cinesi. Numeri che mostrano quanto sia cambiato il rapporto di forza rispetto al passato.

Tra i protagonisti asiatici figurano BYD, Changan, Chery, Denza, Geely, Leapmotor, Li Auto, Xpeng e Zeekr, insieme ad altri marchi che stanno accelerando la propria espansione nel continente.

La strategia cinese è ormai molto più articolata rispetto a qualche anno fa. Le aziende non puntano soltanto sulle auto elettriche economiche, ma cercano spazio anche nei segmenti premium, tecnologici e ad alte prestazioni.

BYD, Geely e i nuovi modelli elettrificati

Tra le novità più interessanti ci sarà BYD, che porterà a Parigi la nuova Dolphin G DM-i, una compatta con tecnologia ibrida plug-in destinata a inserirsi in un mercato europeo sempre più competitivo.

Geely presenterà invece nuovi prodotti pensati per la mobilità europea, mentre il gruppo allargherà ulteriormente la propria presenza attraverso diversi marchi. Tra le novità attese figura anche la compatta E2, destinata a competere nel segmento delle vetture urbane.

Particolarmente significativa sarà inoltre la presenza di Li Auto, che dovrebbe utilizzare il Salone di Parigi come vetrina per l’ingresso sul mercato europeo della i6, un SUV elettrico a cinque posti con tecnologie avanzate e autonomia elevata.

Smart #2, il ritorno della piccola elettrica

Uno dei debutti più attesi sarà quello della Smart #2, erede concettuale della storica Fortwo. La vettura sarà una piccola elettrica a due posti, sviluppata con una forte influenza Mercedes e prodotta all’interno della filiera cinese del gruppo Geely.

La nuova Smart rappresenta un passaggio importante perché riporta il marchio verso dimensioni compatte e utilizzo urbano, dopo anni caratterizzati soprattutto da SUV e modelli di dimensioni maggiori.

L’Europa risponde alla pressione cinese

La crescente presenza asiatica arriva mentre i costruttori europei devono affrontare una fase complessa. Renault, Stellantis e Volkswagen saranno tra i principali protagonisti europei del Salone, con numerose anteprime e concept destinati a contrastare l’offensiva cinese.

La competizione riguarda ormai non soltanto il prezzo. Tecnologia, batterie, software, autonomia, design e velocità di sviluppo sono diventati elementi decisivi per conquistare gli automobilisti europei.

Il fenomeno è inoltre visibile in altri mercati. In Argentina, per esempio, i marchi cinesi hanno raggiunto circa il 10% delle vendite di automobili e veicoli commerciali leggeri, contro circa il 2% dell’anno precedente.

Il Salone di Parigi diventa quindi molto più di una semplice esposizione di nuovi modelli. È una fotografia del nuovo equilibrio dell’industria automobilistica mondiale, con la Cina sempre più determinata a conquistare il mercato europeo.

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Secondo voi, la crescente presenza dei marchi cinesi rappresenta una minaccia o uno stimolo positivo per i costruttori europei?

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Camion elettrici: Ikea e DFDS chiedono regole stabili sulla CO2

Le case europee di veicoli pesanti chiedono a Bruxelles più tempo per rispettare i target CO2 dei camion. Ora arriva una reazione da parte dei loro clienti. Ikea, Geopost, DFDS ed EDF invitano l’Unione europea a non indebolire le regole per i veicoli commerciali pesanti. Il confronto riguarda la velocità con cui i camion elettrici possono davvero diffondersi.

Dopo l’IAA Transportation 2026 arriva la reazione dei clienti

Il salone IAA Transportation di Hannover si è appena chiuso, e il dibattito sulle norme europee per i camion cambia direzione. Questa volta non parlano i costruttori. Intervengono le aziende che acquistano servizi di trasporto, che usano flotte proprie o che forniscono energia e infrastrutture.

Tra i firmatari di una lettera indirizzata alla Commissione europea figurano Ikea, il gruppo svedese dell’arredamento, e DFDS, il colosso danese dei trasporti e della logistica. Ci sono poi Geopost, operatore internazionale di pacchi e corrieri espressi, ed EDF, il gruppo energetico francese.

E-truck: Ikea e DFDS chiedono regole CO₂ stabili | Elettronauti.it
E-truck DFDS | Elettronauti.it

Il coordinamento è di EV100, un’iniziativa della Climate Group, organizzazione ambientalista internazionale. EV100 riunisce le imprese che vogliono passare a veicoli a zero emissioni. La richiesta comune a Bruxelles è chiara: le attuali norme sulla CO2 per i veicoli pesanti non devono essere attenuate.

I costruttori di camion chiedono tre anni in più

Con questa mossa le aziende si schierano contro una richiesta centrale dei produttori europei. A metà settembre, a Hannover, i vertici dei sette maggiori costruttori europei di camion e autobus si sono rivolti insieme alla politica. L’associazione di categoria ACEA propone di spostare di tre anni, dal 2030 al 2033, il termine per raggiungere l’obiettivo sulla CO2.

Le regole in vigore prevedono un calo delle emissioni medie dei nuovi veicoli pesanti delle categorie interessate. L’obiettivo generale è una riduzione del 45% rispetto al livello di riferimento dal 2030. Salgono al 65% nel 2035 e al 90% nel 2040. Il contributo richiesto cambia in base al gruppo di veicoli.

I costruttori non mettono in dubbio l’elettrificazione. ACEA sostiene però che le condizioni per una crescita rapida del mercato non stiano al passo. Secondo l’associazione, colonnine di ricarica, allacciamenti alla rete e condizioni economiche si sviluppano troppo lentamente. L’associazione stima un ritardo di almeno tre anni.

Ikea e gli altri chiedono certezza per gli investimenti

I firmatari della lettera traggono la conclusione opposta. A loro avviso servono obiettivi CO2 stabili nel lungo periodo, perché le imprese continuino a investire in flotte elettriche. Un indebolimento o un rinvio, sostengono, renderebbe più difficili le decisioni di spesa.

Ikea ricorda che una regolamentazione chiara e prevedibile aiuta le aziende a puntare sul trasporto a zero emissioni. DFDS la pensa allo stesso modo. Secondo la società, le imprese lungo tutta la catena logistica stanno già investendo nella transizione del trasporto su strada. Oltre alla certezza normativa, però, serve soprattutto l’infrastruttura.

La lettera è rivolta, tra gli altri, alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e ai commissari competenti per trasporti, clima ed energia.

Il vero nodo sono le condizioni di contorno

Su un punto costruttori e firmatari non sono così distanti. Un camion elettrico da solo non basta per avere un trasporto merci elettrico funzionante. Anche Ikea, DFDS e gli altri firmatari chiedono quindi a Bruxelles di accelerare la rete di ricarica e di ridurre i colli di bottiglia nelle reti elettriche.

Fanno riferimento al regolamento sulle infrastrutture per i combustibili alternativi (AFIR) e al pacchetto europeo sulle reti (European Grids Package). Il conflitto, dunque, non riguarda tanto la scelta di elettrificare il trasporto merci su strada. Cambia invece il giudizio su come reagire alla lentezza con cui si costruiscono le condizioni necessarie.

Camion elettrici in crescita, ma da una base molto bassa

Anche i numeri del mercato permettono due letture. Secondo l’International Council on Clean Transportation (ICCT), un centro di ricerca no profit sul trasporto pulito, i camion pesanti a zero emissioni sopra le 12 tonnellate hanno raggiunto nel primo semestre 2026 una quota del 2,3% nell’Ue.

Un anno prima era l’1,4%. Le nuove immatricolazioni sono state circa 3.400 veicoli.

Da un lato la crescita è netta. Dall’altro, oltre il 97% dei nuovi camion pesanti di questa classe continua a non essere a zero emissioni. Questo divario è al centro del dibattito.

ACEA calcola che, entro il 2030, circa un camion nuovo su tre dovrebbe essere a zero emissioni, perché i costruttori possano rispettare le regole. L’associazione giudica quindi la diffusione attuale decisamente troppo bassa.

T&E: i camion elettrici convengono già in molti mercati

Nuovi elementi arrivano da un’analisi di Transport & Environment (T&E), organizzazione ambientalista europea focalizzata sui trasporti. Secondo i suoi calcoli, i camion pesanti a batteria hanno già oggi costi totali di esercizio inferiori ai diesel equivalenti in sei dei nove grandi mercati europei esaminati. Questi sei mercati rappresentano il 46% delle immatricolazioni di camion pesanti nell’Ue.

Per la Germania T&E stima, con le ipotesi dello studio, un vantaggio di costo fino a 85.000 euro in cinque anni per un camion elettrico europeo. Il risultato dipende però molto dalle condizioni d’uso e dal contesto politico, per esempio dagli sconti sui pedaggi. Non vale quindi per ogni impresa di trasporto.

Secondo i modelli di T&E, entro il 2030 i camion elettrici potrebbero costare meno in tutti e nove i mercati. Servono però alcune condizioni politiche e infrastrutturali.

Clienti contro costruttori? La realtà è più complessa

Ne esce una situazione insolita. Da una parte ci sono i costruttori, che investono miliardi nei veicoli elettrici ma avvertono che la domanda non cresce abbastanza in fretta. Dall’altra alcuni grandi clienti e gestori di flotte dichiarano di voler continuare a elettrificare. Per farlo chiedono regole politiche stabili.

La lettera, tuttavia, non offre un quadro completo del mercato europeo dei trasporti. I firmatari parlano per le proprie aziende e organizzazioni. Non rappresentano in automatico le tante piccole e medie imprese di trasporto, che gestiscono gran parte del traffico merci su strada in Europa.

Per queste realtà contano molto altri fattori. Pesano il costo d’acquisto elevato, la potenza disponibile al deposito, l’accesso alle colonnine e la convenienza economica sulla tratta specifica.

In sintesi: i punti chiave

Il tema è lo scontro sulle regole europee per le emissioni di CO2 dei veicoli pesanti. La lettera è stata promossa da EV100 della Climate Group, un’organizzazione ambientalista internazionale. EV100 è l’iniziativa della Climate Group per elettrificare le flotte aziendali. Tra i firmatari figurano Ikea, EDF, Geopost e DFDS, che chiedono di non attenuare le norme in vigore. Chiedono inoltre una rete di ricarica più rapida e meno ostacoli per reti elettriche e allacciamenti.

Sul fronte opposto, i costruttori europei chiedono tramite ACEA di adeguare il calendario. La proposta è spostare il termine del target 2030 al 2033. Motivano la richiesta con la lentezza di colonnine, reti elettriche e altre condizioni di contorno.

Gli obiettivi in vigore prevedono un taglio del 45% della CO2 dal 2030, del 65% dal 2035 e del 90% dal 2040 a livello di flotta complessiva. I contributi variano in base al gruppo di veicoli. Nel primo semestre 2026 i camion a zero emissioni sopra le 12 tonnellate hanno raggiunto il 2,3% del mercato Ue, contro l’1,4% del 2025, con circa 3.400 immatricolazioni.

Secondo T&E, in sei mercati su nove i camion elettrici costano già meno in esercizio. In Germania il vantaggio può arrivare a 85.000 euro in cinque anni. Le analisi di T&E e Climate Group sono posizioni e simulazioni di organizzazioni con obiettivi climatici, e vanno lette in questo senso.

Costruttori e firmatari sostengono entrambi la crescita dei camion a zero emissioni. Divergono su un punto: spostare le scadenze CO2 oppure migliorare più in fretta le condizioni di contorno.

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Secondo voi, la strada giusta è dare più tempo ai costruttori o mantenere le scadenze per spingere infrastrutture e mercato? 

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BMW iX4 elettrica: il SUV coupé Neue Klasse di BMW

La iX4 è il prossimo modello costruito sulla Neue Klasse, la nuova generazione di vetture del marchio bavarese. Come gli altri modelli della famiglia, il SUV elettrico rappresenta, secondo BMW, un importante salto tecnologico verso una nuova fase per il costruttore.

Il comunicato non indica ancora dati tecnici, come potenza, batteria, autonomia WLTP o prezzi. Per questo motivo non è possibile, al momento, confrontare la iX4 con le altre auto elettriche del segmento.

Design: il linguaggio essenziale della Neue Klasse

Sul piano estetico, la casa tedesca descrive la iX4 come l’interpretazione più espressiva del linguaggio di design essenziale che caratterizza la Neue Klasse. Per BMW, la vettura ha una personalità marcata e riconoscibile.

BMW iX4 elettrica: il SUV coupé Neue Klasse di BMW | Elettronauti.it
BMW iX4 M60 vista trequarti anteriore | Elettronauti.it
BMW iX4 elettrica: il SUV coupé Neue Klasse di BMW | Elettronauti.it
BMW iX4 elettrica – vista trequarti posteriore | Elettronauti.it

Inoltre, il costruttore parla di un dinamismo formale che mette in evidenza la vocazione sportiva del modello. In altre parole, le proporzioni della carrozzeria sono pensate per richiamare un’impostazione più dinamica rispetto a un SUV tradizionale.

SUV coupé elettrico: cosa significa per la gamma

La scelta della forma coupé colloca la iX4 nel segmento dei SUV sportivi a zero emissioni allo scarico.

Di conseguenza, il modello amplia l’offerta elettrica di BMW con una carrozzeria che affianca il design da SUV a una linea più filante.

Nei prossimi mesi la casa di Monaco dovrebbe diffondere ulteriori informazioni su motorizzazioni, batteria, ricarica e allestimenti. Fino ad allora, il comunicato conferma soltanto la collocazione nella Neue Klasse, la carrozzeria SUV coupé e l’impostazione sportiva del design.

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La BMW iX4 punta su una linea sportiva e su un design essenziale. Voi preferite la praticità di un SUV classico o il fascino di una carrozzeria coupé? 

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Mitsubishi Eclipse elettrica: prezzo e autonomia

La Mitsubishi Eclipse Sportback elettrica 2027 parte da circa 32.460 euro al cambio, circa 6.900 euro in più della Nissan Leaf, con cui condivide la base tecnica. Il marchio giapponese torna così sul mercato statunitense delle auto elettriche. L’ultima volta era stata la i-MiEV, uscita di produzione nel 2017.

Prezzi e allestimenti negli Stati Uniti

L’Eclipse Sportback elettrica sarà in vendita entro questo mese. Mitsubishi ha comunicato che il listino parte da 32.460 euro. Con le spese di consegna, pari a circa 1.715 euro, il prezzo sale a 34.180 euro.

La casa la definisce già molto ben equipaggiata. Esiste un solo extra, il Technology Package, che costa circa 2.240 euro.

Stessa piattaforma della Nissan Leaf

L’auto elettrica di Mitsubishi è in pratica una Leaf con un altro marchio. Nasce dall’alleanza tra i due costruttori giapponesi. Utilizza la stessa piattaforma e la stessa batteria da 75 kWh raffreddata a liquido.

Come si confrontano allora i due modelli? L’Eclipse Sportback elettrica dichiara un’autonomia stimata di circa 510 km WLTP. La Nissan Leaf S+ di base arriva a circa 545 km. Tutte le Leaf montano la stessa batteria da 75 kWh. Tuttavia l’autonomia della versione top Platinum+ scende a circa 465 km.

Anche i prezzi della Leaf variano in base all’allestimento. La Platinum+ parte da circa 33.530 euro. L’allestimento intermedio SV+ parte da circa 29.440 euro.

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Mitsubishi Eclipse EV – ricarica con porta NACS negli USA | Elettronauti.it

Ricarica rapida e porta NACS

Come la Leaf, la Mitsubishi adotta una porta NACS nativa. Questo permette di usare le colonnine Tesla Supercharger senza adattatori. In ricarica rapida in corrente continua, la potenza massima è di 150 kW. Il pieno dal 10 all’80% richiede circa 35 minuti, lo stesso tempo della Nissan.

Design e interni: lo stile Mitsubishi

Pur condividendo la meccanica, Mitsubishi promette un carattere distintivo. La strategia ricorda l’alleanza tra Toyota e Subaru. Forma e dimensioni restano simili a quelle della Leaf. Cambiano però il logo e il disegno Triple Diamond sul frontale.

All’interno trovano posto sedili in similpelle nera e due display digitali da 14,3 pollici. Il sistema supporta Apple CarPlay wireless e Android Auto. Include inoltre Google integrato, con pianificazione intelligente del percorso basata su Google Maps.

Mitsubishi Eclipse EV: prezzo e autonomia | Elettronauti.it
Plancia ed entertainment Mitsubishi Eclipse EV | Elettronauti.it
Mitsubishi Eclipse EV: prezzo e autonomia | Elettronauti.it
Interni e vista padiglione Mitsubishi Eclipse EV | Elettronauti.it

La Leaf S+ di base, invece, si ferma a due schermi da 12,3 pollici. Le versioni SV+ e Platinum+ adottano gli stessi display da 14,3 pollici della Mitsubishi.

La strategia Momentum 2030

Questo modello apre il nuovo piano per il Nord America, chiamato Momentum 2030. Mitsubishi prevede di lanciare almeno un veicolo nuovo o rinnovato ogni anno fino all’anno fiscale 2030. Dopo l’Eclipse Sportback elettrica debutterà il nuovo SUV Outlander. Seguiranno diversi modelli orientati all’avventura e al fuoristrada.

Il confronto con la concorrenza

Con un prezzo vicino ai 34.400 euro, spese di consegna incluse, l’Eclipse Sportback elettrica potrebbe faticare a convincere. Costa circa 6.900 euro più della gemella Leaf. Supera anche diverse elettriche tra le più vendute, come la Hyundai IONIQ 5, da circa 30.315 euro, e la Toyota bZ, da circa 30.080 euro.

Il divario è simile con la nuova Kia EV3 2027, che offre fino a circa 580 km WLTP. La versione base Light parte da circa 25.705 euro. Monta una batteria da 58,3 kWh con un’autonomia di circa 400 km. La Wind, con batteria da 81,4 kWh, costa circa 30.090 euro ed è quindi più economica della Mitsubishi.

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Quale elettrica sceglieresti tra Mitsubishi Eclipse Sportback elettrica, Nissan Leaf, Kia EV3 o un altro modello?

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Suzuki e-SKY: mini elettrica da 11.600 € con batterie di BYD

La Suzuki e-SKY è la prima kei car elettrica del marchio giapponese. Il lancio è fissato per il 16 novembre. Secondo Nikkei, il prezzo parte da 2,12 milioni di yen, pari a circa 11.600 euro. Diventerebbe così la mini elettrica più economica del Giappone.

Prezzo e autonomia: i numeri della Suzuki e-SKY

Finora il primato spettava alla BYD Racco, che parte da 2,145 milioni di yen, circa 11.700 euro. La differenza è minima, ma basta a far scendere la e-SKY sotto la rivale cinese.

Suzuki dichiara un’autonomia fino a 310 km nel ciclo WLTC. Il WLTC è la variante giapponese del ciclo omologativo WLTP. Il costruttore parla inoltre di un consumo in corrente alternata “best in class”, pari a 97 Wh/km.

Per ottenere questi valori, Suzuki ha sviluppato una piattaforma dedicata alle kei car elettriche. Il gruppo ha progettato anche un sistema di trazione elettrica nuovo, pensato per massimizzare l’efficienza.

Le batterie LFP fornite da BYD

Un dettaglio rende la vicenda particolarmente curiosa. La e-SKY monta batterie al litio ferro fosfato (LFP) prodotte dalla divisione batterie di BYD. Queste celle costano meno di quelle tradizionali e contribuiscono al prezzo contenuto. Di conseguenza, Suzuki si presenta come concorrente di BYD usando proprio i suoi accumulatori.

Suzuki e SKY: mini EV da 11.600 € con batterie BYD | Elettronauti.it
Gamma suzuky eSKy | Elettronauti.it

Incentivi e confronto con la Suzuki Spacia

Il governo giapponese non ha ancora comunicato gli incentivi per la e-SKY. Se la vettura ottenesse lo stesso contributo di 568.000 yen (circa 3.100 euro) riconosciuto al van commerciale e-Every, il prezzo finale scenderebbe in modo rilevante. In quel caso costerebbe quanto la Suzuki Spacia.

La Spacia è la kei car a benzina più venduta del marchio. In Giappone parte da 1,53 milioni di yen, cioè circa 8.400 euro.

BYD Racco: versioni, batterie e prezzi

La Racco 200, la più economica, usa una batteria LFP da 22,4 kWh.

L’autonomia WLTC arriva a 210 km. Le versioni Racco 300 Plus e Premium montano invece una batteria più capiente, da 35,84 kWh, che garantisce fino a 320 km. Secondo BYD, è la prima kei car elettrica a superare i 300 km di autonomia.

Anche i prezzi crescono con le versioni. La Racco 200 costa 2.145.000 yen, circa 11.700 euro. La Racco 300 Plus parte da 2.398.000 yen, circa 13.100 euro. La Racco 300 Premium arriva a 2.497.000 yen, circa 13.600 euro. In tutti i casi, la autonomia dichiarata per le due versioni maggiori è di 320 km WLTC.

Suzuki e SKY: mini EV da 11.600 € con batterie BYD | Elettronauti.it
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Come si posizionano Racco, e-SKY e Nissan Sakura

Entrambe le novità risultano più convenienti della Nissan Sakura, che parte da 2.448.600 yen, circa 12.900 euro. Inoltre offrono più autonomia della rivale giapponese. Per questo la sfida nel segmento delle mini elettrica si fa più serrata.

Gli obiettivi di vendita di BYD in Giappone

BYD punta a vendere 10.000 Racco entro la fine del 2026. Nelle prime due settimane sul mercato, la piccola elettrica ha raccolto 1.000 ordini. Lunedì, in parallelo, BYD Japan ha festeggiato le 10.000 immatricolazioni cumulative nel Paese.

Una kei car elettrica da 11.600 euro funzionerebbe anche in Europa?

La e-SKY dimostra che i costruttori possono abbassare i prezzi con batterie LFP e piattaforme dedicate. 

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Voi comprereste una piccola elettrica giapponese a questo prezzo, anche se monta batterie cinesi?

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Jaguar Type 01 elettrica: 1.030 CV e 750 km WLTP

Jaguar ha svelato la versione definitiva della Type 01, la prima vettura nata dal discusso rebranding del marchio britannico. È una berlina elettrica a quattro porte da 1.030 CV. Il suo stile ricorda le auto dei gangster dei fumetti degli anni Trenta.

Dal concept Type 00 alla Type 01 di serie

Alla fine del 2024 Jaguar aveva presentato il concept Type 00. In quell’occasione l’azienda aveva cambiato logotipo e linguaggio stilistico. Il nuovo corso era lontano da tutto ciò che il marchio aveva proposto in passato. Jaguar lo aveva riassunto con lo slogan “copy nothing”, cioè “non copiare nulla”.

Il rebranding Jaguar ha attirato molta attenzione, in gran parte negativa. Un anno dopo, il dirigente responsabile del progetto è stato licenziato. Di conseguenza, alcuni hanno ipotizzato un ritorno a uno stile più tradizionale.

Jaguar Type 01 elettrica: 1.030 CV e 750 km WLTP | Elettronauti.it
Jaguar Type 01 elettrica – vista trequarti posteriore | Elettronauti.it

Quasi un anno più tardi, la Type 01 smentisce queste previsioni. L’auto somiglia molto al concept che aveva acceso le polemiche. Ha due porte in più e una tinta meno rosa. Arriverà come modello dell’anno 2028 ed è la prima vettura di serie del nuovo corso.

Design: cofano lungo e linee squadrate

Jaguar Type 01 elettrica: 1.030 CV e 750 km WLTP | Elettronauti.it
Jaguar Type 01 elettrica – vista dall’alto | Elettronauti.it

Lo stile è audace e poco convenzionale, come quello del concept. Jaguar ha però scelto una colorazione più sobria del rosa confetto della Type 00. Il cofano è molto lungo, anche se un’auto elettrica non ne avrebbe bisogno. La scelta nasce soprattutto da motivi estetici.

La Type 01 misura 5,2 metri, circa 15 centimetri più della Tesla Model S. Un motore elettrico occupa la parte anteriore e due si trovano dietro. Nemmeno i disegni tecnici di Jaguar mostrano componenti capaci di riempire tanto spazio.

Jaguar Type 01 elettrica: 1.030 CV e 750 km WLTP | Elettronauti.it
Jaguar Type 01 elettrica – infografica | Elettronauti.it

Secondo la casa, la distanza tra la ruota anteriore e l’abitacolo richiama la storica E-Type, famosa per il suo cofano lunghissimo. Inoltre le linee rette, il tetto ribassato e il frontale squadrato evocano l’auto di un mafioso da fumetto. Sul posteriore manca il lunotto, sostituito da una superficie piena. Per guardare indietro il guidatore usa una telecamera, come sulla Polestar 4 coupé.

Prestazioni, batteria e ricarica rapida

I tre motori sviluppano insieme 1.030 CV. Spingono una massa di circa 2.720 chilogrammi da 0 a 96 km/h in 3,1 secondi. L’energia arriva da una batteria da 120 kWh con tensione di 850 volt.

L’autonomia dichiarata è di 644 chilometri nel ciclo EPA, il test statunitense. Il valore corrisponde a circa 750 chilometri WLTP, secondo una nostra stima. Anche la ricarica rapida è interessante. Con una colonnina in corrente continua da 350 kW la batteria passa dal 10 all’80% in 22 minuti. In 13 minuti recupera invece circa 322 chilometri di autonomia.

Interni minimalisti e dotazioni di lusso

L’abitacolo punta sulla sobrietà. I pulsanti fisici sono pochi. Al centro c’è un display da 7 pollici, pari a circa 17,8 centimetri, con una grafica simile a quella di uno smartphone.

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Jaguar Type 01 elettrica – interni | Elettronauti.it
Jaguar Type 01 elettrica: 1.030 CV e 750 km WLTP | Elettronauti.it
Tunnel centrale minimalista Jaguar Type 01 elettrica | Elettronauti.it

Un bracciolo corre lungo tutta la parte centrale della vettura e contiene un vano portaoggetti. Questa soluzione potrebbe dare un senso di spazio ridotto. Inoltre non nasconde né un albero di trasmissione né una batteria.

La dotazione è da auto elettrica di lusso. Comprende sedili con funzione massaggio, purificazione dell’aria in abitacolo e fragranze selezionabili.

Prezzo e disponibilità

Il prezzo parte da 130.000 sterline, circa 150.000 euro. La cifra è più del doppio rispetto alla I-Pace, la elettrica uscente di Jaguar. Rimane comunque inferiore alle attese. In passato le stime arrivavano a oltre 170.000 euro.

Gli ordini apriranno all’inizio del 2027. Le consegne partiranno più avanti nello stesso anno.

Una scelta che divide, e Jaguar lo sa

Jaguar sembra apprezzare le polemiche. L’azienda ha inviato un sondaggio sul nuovo design. Ha ricevuto più voti da 1 e 2 su 10 del solito, ma anche più voti da 9 e 10. Il direttore generale ha commentato: “Un grande design deve avere il coraggio di polarizzare. Non ci interessano i 6, i 7 e gli 8”.

Con la Type 01, quindi, il marchio britannico non sceglie mezze misure. Punta su un’auto che si ama o si rifiuta. Il mercato dirà se la strategia ripagherà.

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Cosa pensate del nuovo corso stilistico di Jaguar ora che la Type 01 è in versione definitiva?

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Toyota, 1,1 miliardi per una nuova BEV in Argentina

Toyota Argentina ha ricevuto l’approvazione del comitato di valutazione per aderire al RIGI, il Regime di incentivi per i grandi investimenti. Il piano prevede la produzione di un nuovo veicolo elettrico nello stabilimento di Zárate, nella provincia di Buenos Aires.

Toyota investe 1,1 miliardi di euro nello stabilimento di Zárate

L’investimento vale circa 1,1 miliardi di euro. Secondo Toyota, si tratta della cifra più alta mai destinata all’industria automobilistica argentina.

Lo stabilimento produce veicoli Toyota dal 1997. Oggi dalle linee escono il pick-up Hilux, il SUV SW4 e il furgone commerciale Hiace. Inoltre, il progetto porterà circa 3.600 posti di lavoro nella fase iniziale di costruzione. Al termine degli aggiornamenti, gli occupati saranno circa 2.600.

Toyota, 1,1 miliardi per una nuova EV in Argentina | Elettronauti.it
Toyota Hi.Lux – probabile nuovo elettrico in Argentina | Elettronauti.it

Hilux, il modello elettrico più probabile

Toyota comunicherà a breve altri dettagli, compresi i piani di produzione. Secondo Automotive News, il candidato più probabile è l’Hilux BEV, il pick-up completamente elettrico del marchio. Per ora Toyota costruisce l’Hilux elettrico in Thailandia. Da lì lo esporta in Europa, Asia, Australia e in altri mercati esteri.

La sfida ai marchi cinesi nel mercato elettrico dell’America Latina

L’annuncio arriva mentre BYD, Geely e Chery dominano le vendite di auto elettriche in America Latina.

Questi costruttori puntano su veicoli a prezzo più basso. Secondo MarkLines, BYD ha venduto 85.800 veicoli nella regione fino a luglio.

Quel dato vale quasi il 60% delle 147.493 auto elettriche vendute nello stesso periodo.

Intanto il ministro dell’Economia argentino, Luis Caputo, ha indicato i numeri dell’impianto.

Lo stabilimento genererà circa 1,1 miliardi di euro di esportazioni annue. Circa il 70% della produzione andrà ai mercati esteri.

Toyota, 1,1 miliardi per una nuova EV in Argentina | Elettronauti.it
toyota Hi-lux probabile EV | Elettronauti.it

Strategia multi-pathway e componenti cinesi

La strategia “multi-pathway” di Toyota prevede ogni tipo di motorizzazione. Il catalogo comprende benzina, ibrido, ibrido plug-in, elettrico a batteria e celle a combustibile. Tuttavia, i marchi cinesi stanno guadagnando quote in America Latina, nel Sud-est asiatico e in Europa. Di conseguenza, Toyota deve adattarsi.

Come molti costruttori globali, l’azienda si affida sempre più spesso a batterie, software e componenti di origine cinese.

L’estate scorsa ha avviato i lavori per un nuovo stabilimento Lexus elettrico a Shanghai. L’impianto aprirà nel 2027 e seguirà quello che il gruppo chiama “Lexus speed”. Grazie a metodi produttivi avanzati, come il gigacasting, punta a ridurre i costi e ad accelerare la produzione.

Anche il modello elettrico più venduto da Toyota in Cina, la bZ3X, usa quasi il 90% di componenti acquistati localmente. Dopo il lancio di diversi modelli elettrici nuovi o aggiornati, le vendite sono cresciute in modo considerevole. Fino ad agosto Toyota ha venduto 267.649 auto elettriche nel mondo, più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2025.

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Cosa ne pensate? Una nuova Hilux elettrica prodotta in Argentina può riportare Toyota in vantaggio sui marchi cinesi in America Latina? 

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Tadus T16.20, il trattore elettrico che diventa anche una batteria

La transizione elettrica arriva anche nei campi con il Tadus T16.20, un trattore completamente elettrico sviluppato in Germania per combinare attività agricola, efficienza energetica e accumulo. Il progetto nasce dalla Tadus GmbH, azienda bavarese che punta a rendere le aziende agricole meno dipendenti dai combustibili fossili.

La caratteristica più interessante del nuovo trattore è però la batteria bidirezionale. Quando il mezzo non lavora sul campo, infatti, può essere utilizzato come sistema di accumulo per l’energia dell’azienda agricola.

Tadus T16.20, 160 CV e batteria da 196 kWh

Il T16.20 è stato progettato fin dall’inizio come trattore elettrico, senza partire dalla conversione di un modello diesel. Il sistema utilizza un’architettura con più motori elettrici, progettata per trasferire l’energia direttamente alle utenze meccaniche e idrauliche.

La potenza massima raggiunge 120 kW, equivalenti a circa 160 CV, mentre la batteria agli ioni di litio dispone di una capacità di 196 kWh. Tadus indica inoltre una potenza continua di 80 kW e un’autonomia operativa compresa indicativamente tra cinque e otto ore, in funzione dell’impiego.

La batteria è configurata come sistema estraibile. Secondo il costruttore, la sostituzione richiede circa cinque minuti, permettendo di continuare a lavorare anche durante le attività agricole più intensive.

TADUS-T16.20 | Elettronauti.it
TADUS-T16.20 | Elettronauti.it

La batteria può alimentare l’azienda agricola

Il vero elemento distintivo del T16.20 è la possibilità di utilizzare la batteria anche quando il trattore rimane fermo.

Il sistema supporta infatti ricarica e scarica bidirezionale, sia in corrente alternata fino a 22 kW sia in corrente continua fino a 120 kW. In questo modo il trattore può trasformarsi temporaneamente in un accumulatore energetico per l’azienda.

La soluzione può diventare particolarmente interessante per le aziende dotate di impianti fotovoltaici. L’energia prodotta durante le ore di maggiore irraggiamento potrebbe essere accumulata nella batteria e utilizzata successivamente per le attività agricole o per altre esigenze dell’azienda.

Il concetto consente quindi di collegare mobilità elettrica, produzione fotovoltaica e sistemi di accumulo all’interno di un’unica infrastruttura energetica.

Un trattore pensato per il lavoro quotidiano

Il T16.20 non rinuncia alle caratteristiche necessarie per un trattore universale. La velocità può essere regolata in modo continuo da -20 a 40 km/h, mentre la presa di forza posteriore arriva fino a 1.000 giri al minuto.

Il sistema idraulico utilizza una portata standard di 75 litri al minuto, che può arrivare a 100 litri al minuto come optional. Il sollevatore posteriore raggiunge inoltre una capacità massima di 5.000 chilogrammi.

Questi elementi permettono al trattore di essere utilizzato con diverse attrezzature agricole e anche in applicazioni comunali o aziendali.

Tadus avvia la produzione del T16.20

Il progetto è entrato nella fase decisiva nel 2026. Dopo lo sviluppo del prototipo e le successive prove, Tadus ha presentato il modello quasi definitivo e ha annunciato l’avvio della commercializzazione.

L’azienda prevede inizialmente una produzione in piccola serie, con l’obiettivo di aumentare successivamente i volumi. Tadus segue direttamente sviluppo, produzione e distribuzione del veicolo.

Il T16.20 rappresenta quindi un approccio particolare all’elettrificazione agricola. Non si limita a sostituire il motore diesel con un sistema elettrico, ma cerca di trasformare il trattore in una risorsa energetica utilizzabile anche quando è fermo.

Per le aziende agricole che producono energia rinnovabile, questa caratteristica potrebbe aprire nuovi scenari nella gestione dell’energia e nell’utilizzo dell’elettricità autoprodotta.

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Cosa ne pensate del Tadus T16.20 e della possibilità di utilizzare un trattore elettrico anche come sistema di accumulo per l’energia dell’azienda agricola?

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Renault E-Space Concept: la monovolume elettrica presentata a Parigi

Renault ha presentato in anteprima mondiale la E-Space Concept al Salone dell’Auto di Parigi 2026, aperto alla stampa il 12 ottobre. Si tratta di una concept car elettrica che richiama la Renault Espace del 1984, la prima monovolume del marchio. La casa francese la inserisce nel filone delle “voitures à vivre”, le auto pensate come spazi da abitare. Il costruttore la propone come alternativa a SUV e berline. Non ha comunicato dati su motore, batteria e autonomia.

Renault E-Space Concept: l’idea di partenza

Il progetto parte dall’abitacolo. I designer hanno disegnato prima lo spazio interno e poi la carrozzeria che lo avvolge. La monovolume adotta un profilo essenziale e un’architettura aperta, con ampie superfici vetrate per far entrare la luce naturale.

Secondo Renault, la E-Space Concept anticipa i nuovi valori del marchio, che si articolano in quattro dimensioni.

Renault E-Space Concept: la monovolume elettrica a Parigi | Elettronauti.it
Studio di Design interni E-Space Concept | Elettronauti.it

Le “voitures à vivre” devono suscitare emozione, essere pensate a misura d’uomo, offrire tecnologie utili e basarsi sull’elettrificazione.

«Quando Renault ha creato Espace nel 1984, la Marca ha inventato un nuovo modo di progettare l’automobile, ponendo le persone ed i loro stili di vita al centro della riflessione. Con E-Space Concept rivisitiamo lo spirito pionieristico nell’ottica dell’era elettrica»

Fabrice Cambolive, Chief Growth Officer di Renault Group e c.e.o. Renault

Secondo Cambolive, lo studio spinge oltre la filosofia delle “voitures à vivre”, immaginando un veicolo 100% elettrico e versatile.

Renault E-Space Concept: la monovolume elettrica a Parigi | Elettronauti.it
Renault E-Space Concept – vista posteriore trequarti | Elettronauti.it

Design esterno: linee morbide e firma luminosa a “U”

La E-Space Concept è lunga 4,70 metri, larga 2,02 metri e alta 1,67 metri. Le sue proporzioni, in particolare l’altezza e il rapporto tra lunghezza e larghezza, sono simili a quelle della prima Espace. Gli sbalzi sono ridotti e le ruote da 23 pollici occupano i quattro angoli della carrozzeria.

La linea di cintura è bassa e l’altezza da terra è contenuta. Di conseguenza il profilo si distingue da quello dei SUV. Il parabrezza prosegue la linea del cofano.

Sul fronte, la firma luminosa prende la forma di una grande “U” che avvolge la calandra come una cintura. Al centro il logo sembra sospeso, con un effetto a pixel. La stessa firma compare anche al posteriore. La lama del paraurti anteriore è mobile e può avvicinarsi alla strada per migliorare l’aerodinamica alle alte velocità. Dietro, la coda è verticale e lo spoiler richiama quello delle Espace 2 e 3.

Renault E-Space Concept: la monovolume elettrica a Parigi | Elettronauti.it
Renault E-Space Concept – vista frontale dall’alto | Elettronauti.it

Di lato, uno “skateboard” nero segna la zona tecnica con la batteria e diverse appendici aerodinamiche. Secondo Renault, ricorda la base dei pontoni delle monoposto di F1. La linea nera prosegue nel disegno dei cerchi quando sono allineati. Inoltre la parte bassa scura della carrozzeria cita le ampie protezioni laterali grigie della prima Espace.

«Splendido elogio della semplicità, il linguaggio formale tende alla semplificazione fino a conservare solo l’evidenza», ha spiegato Alexandre Malval, Direttore del Design Renault. Malval ha aggiunto che, nel design automobilistico dominato dai SUV, la E-Space Concept mostra come la Losanga possa distinguersi.

Cabina vetrata ispirata al Bauhaus

Renault E-Space Concept: la monovolume elettrica a Parigi | Elettronauti.it
Interno anteriore – vetratura panoramica Renault E-Space Concept | Elettronauti.it

Al centro del progetto c’è la cabina in vetro. I designer si sono ispirati all’architettura del Bauhaus e, in particolare, alla Farnsworth House di Ludwig Mies van der Rohe (1951). La cabina ha un tetto in vetro e finestrini laterali che scendono oltre la linea di cintura, già molto bassa.

Gli elementi di carrozzeria si innestano direttamente sulla cabina, senza un confine visivo netto tra vetro e lamiera.

Dall’esterno si vede quindi il vetro proseguire dietro i pannelli, sotto la linea di cintura. Un’illuminazione dedicata sottolinea questo spazio. Anche il montante del finestrino posteriore sembra fluttuare.

«Con la linea di cintura ribassata, si può guardare nell’abitacolo quando ci si trova accanto al veicolo, e si può tornare a guidare con il gomito appoggiato al finestrino»

ROMAIN GAUVIN – Head of Advanced Design & Concept Cars Renault

Interni: sei sedili girevoli e pianale piatto

Le porte controvento si aprono senza montante centrale. Dentro, il pianale è piatto e ospita sei sedili singoli, identici per dimensioni e design. Le scocche sono laccate e ricordano le creazioni di Pierre Paulin. Sono sottili nella parte alta, come quelli della Espace del 1984, e sembrano fluttuare nell’abitacolo. Il disegno si ispira agli arredi più che alle sedute sportive.

I sedili possono ruotare su sé stessi per facilitare l’accesso. Le configurazioni cambiano in base alla fila. I due sedili della seconda fila ruotano di 180° e formano una disposizione “da TGV” con la terza fila. Con i sedili rivolti verso la strada, i passeggeri della seconda fila usano tavolini “da aereo”. Questi sono fissati sugli schienali della prima fila e integrano display da 12,3 pollici.

Nella configurazione a quattro posti, i due sedili della seconda fila si ripiegano fino a formare un grande tavolo per la terza fila. Anche qui i passeggeri posteriori vedono i display sugli schienali anteriori.

Renault E-Space Concept: la monovolume elettrica a Parigi | Elettronauti.it
Interni Renault E-Space Concept | Elettronauti.it

Sul tavolo può scorrere una console telecomandata lungo la “colonna vertebrale” dell’abitacolo. Contiene un purificatore d’aria, un piccolo frigorifero e joystick per i videogiochi. Include anche il gioco da tavolo “Forza 4”, scelto per favorire la convivialità.

I pannelli delle porte sono rivestiti in tessuto trapuntato. Grazie alla linea di cintura bassa, l’abitacolo non ha braccioli: i passeggeri appoggiano i gomiti al finestrino. Una linea luminosa corre alla base dell’abitacolo e riprende quella esterna. L’illuminazione ambientale comprende luci di cortesia negli altoparlanti e faretti di lettura su una guida al centro del tetto.

«Abbiamo voluto creare a bordo un’atmosfera al tempo stesso futuristica e accogliente, con un pizzico di nostalgia»,

Stephane Maiore, Responsabile Design Interno Renault
Renault E-Space Concept: la monovolume elettrica a Parigi | Elettronauti.it
Renault E-Space Concept – vista laterale | Elettronauti.it

Plancia OpenR Panorama e volante steer by wire

La tecnologia di bordo ruota attorno a OpenR Panorama. È un display curvo da 1.130 x 110 mm che si estende per tutta la larghezza dell’abitacolo. Prende il posto della plancia tradizionale. Renault prevede di montarlo anche su altri modelli di gamma alta: le future Rafale e Scenic saranno le prime.

Lo schermo non è touchscreen. Le sue funzioni si gestiscono tramite due schermi flessibili touch che avvolgono la base tubolare del volante. Così il conducente può ampliare o ridurre le informazioni mostrate. Inoltre, l’assenza di plancia davanti al passeggero anteriore libera spazio nella prima fila.

Sotto il display, il cruscotto lascia il posto a un mobiletto portaoggetti curvo. Il mobiletto occupa l’intera larghezza dell’abitacolo e integra la console scorrevole e la pedaliera, con un meccanismo nascosto.

Il volante è compatto e usa la tecnologia steer by wire, cioè senza collegamento meccanico con le ruote. Questo permette di regolare l’angolo di sterzata in base all’utilizzo. Il mozzo è fisso e integra interfacce tattili per interagire con OpenR Panorama.

Colore e materiali: rossi, paglia e lana

Renault punta sul ritorno del colore, richiamando gli interni pop degli anni Settanta. La palette è tutta di rossi, tra scarlatto, porpora e granato. La moquette alta 3 cm parte da un corallo vivace al centro e sfuma verso il bordo.

Comandi e componenti sono in metallo, con finiture che per Renault rimandano alla gioielleria. Sui tavolini richiudibili compaiono intarsi in paglia colorata al posto del legno. 

«Entrare nell’abitacolo è come immergersi nel colore!»

Eleonore Lebec, Designer Colori e Materiali Renault

La concept rinuncia a pelle e legno. Gli elementi decorativi sono in paglia applicata direttamente sul supporto. Il pianale ha una moquette a pelo lungo in lana 100%, lavorata a tufting. Le vernici interne usano una resina di origine biologica (18%). Il volante è in parte in tessuto e in parte in un materiale con 26% di olio di ricino e 25% di cotone biologico. Gli pneumatici contengono in media il 19% di gomma naturale, proveniente da foreste gestite in modo responsabile.

Renault ricorda inoltre l’impegno a integrare il 30% di materiali riciclati in tutta la gamma. Per l’azienda la E-Space Concept è un esercizio sull’uso di materiali di origine biologica.

Cosa sappiamo e cosa manca

Per ora la E-Space Concept resta uno studio di design. Il costruttore non ha indicato potenza, capacità della batteria o autonomia. Non ha confermato una versione di serie. Alla stessa presentazione partecipano la Renault 8 Gordini Concept e la Renault 4 JP4x4 Concept.

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Secondo te, una monovolume elettrica da 4,70 metri, con sei sedili singoli, ha spazio nel mercato europeo di oggi?

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Elettrico, i costi di guida scendono sempre più rispetto ai motori termici

Le auto elettriche raggiungono un nuovo vantaggio nei costi di utilizzo rispetto a benzina e diesel, almeno considerando l’energia necessaria per percorrere 100 chilometri. Una recente analisi di Verivox, aggiornata a settembre 2026, evidenzia infatti una differenza particolarmente ampia tra le diverse motorizzazioni.

Per un’auto elettrica di segmento medio o superiore caricata a casa, il costo dell’energia arriva a circa 5,44 euro ogni 100 chilometri. La cifra considera un consumo medio di 16,9 kWh per 100 chilometri e un prezzo domestico dell’elettricità di 32,29 centesimi per kWh.

Nello stesso confronto, un’auto a benzina richiede circa 18,02 euro per 100 chilometri, mentre un diesel arriva a 12,47 euro. Il divario raggiunge quindi circa il 70% rispetto alla benzina e il 56% rispetto al diesel.

↘️ ElettroWiki – Diversi tipi di EV a confronto

EV è un termiche che da solo non identifica una singola categoria di auto elettriche. EV da solo significa solo Electric Vehicle, per questo motivo è sempre assorbito in nomenclature più lunghe che aiutano ad identificare di che tipologia di “auto elettrica” si sta parlando.



⛽️ Auto ibride
Tra le auto ibride si annoverano tutte quelle categorie che prevedono una parte elettrica all’interno dell’automobile, ma che non è l’unico sistema disponibile.
MHEV ➡️ Mild Hybrid Electric Vehicle o Ibrido leggero
FHEV o HEV ➡️ Full Hybrid Electric Vehicle
PHEV ➡️ Plug-in Hybrid Electric Vehicle
REEV / EREV ➡️ Range Entender Electric Vehicle o Extended Range Electric Vehicle
⚡️ Auto elettriche pure
Tra le auto pure ci sono automobili che possiedono di soli motori elettrici per la locomozione e che fanno uso solo di energia elettrica come “carburante”.
BEV ➡️ Battery Electric Vehicle
SEV ➡️ Solar Electric Vehicle

⚡️ Auto elettriche a idrogeno
Tecnicamente fanno parte delle auto elettriche pure, in quanto funzionano solamente ad energia elettrica e non emettono inquinanti, ma non si ricaricano con la corrente elettrica, bensì con idrogeno liquido, che poi viene trasformato. Per capirne di più ecco qui sotto l’articolo che ne parla.
FCEV ➡️ Fuel Cell Electric Vehicle

Articolo riepilogativo con tutte le tipologie:
ElettroWiki ➡️ Diversi tipi di EV a confronto

Benzina e diesel risentono dell’aumento dei prezzi

La differenza è legata soprattutto all’attuale livello dei prezzi dei carburanti. Secondo i dati utilizzati da Verivox, il prezzo medio della benzina E10 negli ultimi sette giorni considerati era di 2,28 euro al litro, mentre il diesel aveva raggiunto 2,40 euro al litro.

Nel confronto vengono utilizzati consumi medi di 7,9 litri per 100 chilometri per i modelli a benzina e 5,2 litri per i diesel. Il consumo elettrico medio considerato è invece di 16,9 kWh per 100 chilometri.

Questi numeri mostrano quanto la modalità di ricarica possa incidere sul costo quotidiano dell’auto. La possibilità di utilizzare una wallbox domestica rappresenta infatti uno degli elementi più importanti dell’equazione economica.

Anche la ricarica pubblica può mantenere un vantaggio

Il quadro cambia quando l’auto elettrica viene ricaricata esclusivamente presso le colonnine pubbliche. Verivox considera un prezzo medio di 52 centesimi per kWh nella ricarica AC e di 60 centesimi per kWh nella ricarica rapida.

Con questi valori, il costo energetico raggiunge rispettivamente circa 8,77 e 10,12 euro per 100 chilometri. Il vantaggio rispetto ai carburanti rimane quindi presente nel confronto, anche se la distanza economica si riduce sensibilmente.

I prezzi delle colonnine possono comunque variare in base al gestore, al contratto utilizzato e alla modalità di pagamento. Per questo motivo, chi utilizza spesso la ricarica pubblica può ottenere differenze significative scegliendo attentamente il proprio piano tariffario.

Fotovoltaico e tariffe dinamiche possono ridurre ancora la spesa

Il costo dell’elettricità considerato da Verivox non rappresenta necessariamente il minimo raggiungibile da un automobilista.

Chi dispone di impianto fotovoltaico, accumulo domestico o tariffa elettrica dinamica può sfruttare determinate fasce orarie per ridurre ulteriormente il prezzo della ricarica.

Il vantaggio delle tariffe dinamiche dipende però dalla possibilità di spostare i consumi nelle ore più convenienti.

L’auto elettrica può essere particolarmente adatta a questa strategia perché la ricarica può essere programmata senza necessariamente dover intervenire manualmente.

Il costo dell’auto non dipende soltanto dall’energia

Il confronto di Verivox riguarda principalmente i costi dell’energia necessaria per la marcia e non rappresenta quindi un’analisi completa del costo totale di possesso.

Per valutare realmente una vettura bisogna considerare anche prezzo d’acquisto, assicurazione, manutenzione, svalutazione, eventuali costi della wallbox e modalità di ricarica. Anche la percorrenza annuale può modificare sensibilmente il risultato economico.

Il dato più evidente dell’analisi riguarda quindi il costo dell’energia. Per chi può ricaricare a casa, l’attuale differenza tra elettrico e carburanti è particolarmente ampia, soprattutto in presenza di prezzi elevati per benzina e diesel.

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Secondo voi, con questi livelli di prezzo di benzina e diesel, la convenienza dei costi di utilizzo può accelerare la diffusione delle auto elettriche?

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Lucid, il robotaxi Uber e Nuro sorprende il CFO

Il progetto robotaxi sviluppato da Lucid, Nuro e Uber entra in una fase sempre più concreta. Dopo mesi di test e sviluppo, il nuovo CFO di Lucid, Alexander De Bock, ha raccontato la sua prima esperienza a bordo del veicolo autonomo, definendola particolarmente significativa.

Il dirigente ha effettuato il viaggio nella San Francisco Bay Area, durante una visita presso Nuro. Al termine della prova, De Bock ha sottolineato la naturalezza dell’esperienza e il comportamento del veicolo durante la guida autonoma.

Il robotaxi Lucid colpisce per comfort e guida

Secondo il CFO di Lucid, ciò che ha maggiormente attirato la sua attenzione è stata la sensazione di trovarsi a bordo di un’auto progettata per offrire un’esperienza differente rispetto agli attuali veicoli autonomi.

De Bock ha evidenziato le curve fluide, le accelerazioni progressive e la capacità del sistema di mantenere consapevolezza di ciò che accade intorno al veicolo. Anche l’abitacolo della Lucid Gravity avrebbe contribuito alla qualità complessiva dell’esperienza.

Il dirigente ha inoltre descritto il progetto come una combinazione tra tecnologia autonoma, comfort e scalabilità, elementi che dovrebbero caratterizzare il futuro servizio robotaxi sviluppato per Uber.

Va però precisato che il post del CFO non chiarisce se durante il viaggio fosse presente un operatore di sicurezza, né specifica se il veicolo abbia completato autonomamente l’intero percorso.

Lucid Gravity diventa la base del robotaxi

Il progetto nasce dall’accordo annunciato nel luglio 2025 tra Lucid, Nuro e Uber. L’obiettivo iniziale prevedeva almeno 20.000 veicoli Lucid Gravity equipaggiati con la tecnologia Nuro Driver per un periodo di sei anni.

Lucid robotaxi Uber e Nuro | Elettronauti.it
Lucid robotaxi Uber e Nuro | Elettronauti.it

Successivamente, Uber ha ampliato il proprio impegno fino ad almeno 35.000 veicoli complessivi, destinati a diversi mercati negli anni successivi.

La piattaforma combina la Lucid Gravity, SUV elettrico premium, con il sistema di guida autonoma Nuro Driver Level 4 e l’infrastruttura operativa di Uber.

Il veicolo utilizza inoltre una configurazione ridondante di sensori composta da telecamere, lidar, radar e un sistema installato sul tetto, mentre Uber sviluppa l’esperienza destinata ai passeggeri.

Test autonomi già in corso

Il programma ha superato diverse fasi di sviluppo. I test su strada sono iniziati nella Bay Area alla fine del 2025 utilizzando prototipi controllati da operatori di sicurezza.

Nel corso del 2026 la flotta dedicata ai test è cresciuta fino a quasi 100 veicoli, distribuiti tra California e Texas. Lucid ha inoltre iniziato a consegnare a Nuro i primi esemplari destinati alla validazione della produzione.

Il programma non riguarda soltanto la California. Houston è stata infatti scelta come secondo mercato, con l’avvio commerciale previsto per la metà del 2027.

Debutto commerciale previsto entro la fine del 2026

La prima fase commerciale rimane programmata nella San Francisco Bay Area entro la fine del 2026. Prima dell’avvio sarà però necessario completare le attività di validazione, sicurezza e omologazione.

Lucid ha già iniziato a produrre i veicoli destinati alla fase di produzione-validation nello stabilimento di Coolidge, in Arizona.

Per Lucid, il progetto rappresenta anche una nuova area di business. L’azienda considera infatti la tecnologia robotaxi una componente importante della propria strategia futura, insieme alle attività legate all’intelligenza artificiale e ai sistemi avanzati di assistenza alla guida.

Il giudizio espresso da Alexander De Bock rappresenta quindi una nuova testimonianza interna sull’avanzamento del progetto, ma la vera prova arriverà con l’entrata in servizio commerciale, quando il sistema dovrà dimostrare affidabilità e sicurezza nelle normali condizioni di traffico.

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Cosa ne pensate del nuovo robotaxi Lucid sviluppato con Nuro e Uber? Pensate che possa davvero cambiare il modo di vivere la mobilità urbana?

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Auto a benzina sotto il 50% delle vendite mondiali

Le auto a benzina non sono più la scelta della maggioranza degli acquirenti. Nel primo semestre del 2026 i veicoli alimentati solo a benzina hanno rappresentato il 49% delle vendite globali di auto nuove. Nel 2021 la quota era del 73%. Lo indicano i dati di Mobility Global, rilanciati per primi da Nikkei.

Si tratta del primo calo sotto la metà del mercato mai registrato. C’è però un dettaglio importante: gran parte dei modelli che sostituiscono la benzina ha ancora un motore termico.

Mobility Global: le vendite di auto a benzina calano del 10% in un anno

Mobility Global è la società di analisi del settore automotive che fino a poco tempo fa si chiamava S&P Global Mobility. Quest’anno si è separata da S&P Global. Nikkei ha pubblicato i suoi numeri del primo semestre la scorsa settimana.

Tra gennaio e giugno le vendite di auto solo benzina sono scese del 10% su base annua, fino a 20,25 milioni di unità. La loro quota è passata dal 52% al 49% in dodici mesi. In meno di cinque anni il segmento ha quindi perso 24 punti percentuali.

Nello stesso periodo le auto elettriche a batteria sono cresciute del 12%, arrivando a 6,87 milioni di unità. Hanno conquistato il 17% del mercato, tre punti in più rispetto a un anno prima. Le ibride tradizionali sono salite del 10% a 7,27 milioni di unità, pari al 18% del totale.

Auto a benzina sotto il 50% delle vendite mondiali | Elettronauti.it
Stazione di servizio – aggiornata per rifornire e ricaricare | Elettronauti.it

Le quote indicate sommano l’84% del mercato. Il restante 16% circa riguarda diesel, ibride plug-in e alcuni carburanti minori. Questo calcolo è una stima di Electrek, perché i dati di queste categorie non sono stati comunicati.

Perché le vendite di auto a benzina scendono: prezzo dei carburanti e costi di esercizi

Secondo Nikkei, l’accelerazione è legata al petrolio. I prezzi dei carburanti sono saliti con il conflitto in Medio Oriente. Di conseguenza gli automobilisti hanno cercato soluzioni con costi di gestione più bassi.

Nel primo semestre l’intero mercato automobilistico è calato di circa il 5%, secondo l’IEA. Le vendite di auto solo benzina sono quindi diminuite al doppio della velocità del mercato complessivo.

Mercato auto in Cina, Europa e Sud-Est asiatico: dove crescono le elettriche

Il calo delle auto a benzina è stato più marcato in Cina, con un meno 26%. Segue l’Europa, con un meno 13%. I dati confermano quanto Electrek aveva già riportato per entrambi i mercati.

In Cina le vendite di auto a benzina e di ibride tradizionali sono scese del 40% ad agosto.

Nello stesso mese le immatricolazioni di auto elettriche a batteria hanno registrato un lieve aumento. Nell’Unione europea i dati ACEA mostrano che, nei primi otto mesi dell’anno, le elettriche a batteria hanno superato le benzina: 1.641.333 contro 1.634.733. Le immatricolazioni di auto a benzina sono calate del 18,6%.

I numeri di Mobility Global per area geografica indicano dove si concentra la crescita.

In Europa le vendite di elettriche sono salite del 32%, a 1,81 milioni di unità. Nel Sud-Est asiatico l’aumento è stato dell’81%, con 350.000 unità. In Oceania le vendite sono più che raddoppiate, fino a 110.000 unità.

La Cina ha registrato un calo del 3%, con 3,44 milioni di veicoli elettrici. Resta comunque la metà del totale mondiale. In Nord America le vendite di elettriche sono scese del 15%.

Gli acquirenti di auto elettriche non tornano alla benzina

Yoshiaki Kawano, direttore associato di Mobility Global, ha spiegato a Nikkei che pochi proprietari di auto elettriche tornano a benzina o ibrido. Si aspetta inoltre che la domanda continui a crescere grazie a “reali esigenze dei consumatori” e non agli incentivi, via via che i prezzi scenderanno.

Il 83% dei veicoli nuovi ha ancora un motore termico

Il titolo “auto a benzina sotto il 50%” è corretto, ma va letto con attenzione. Il 49% comprende solo i veicoli che usano benzina e nient’altro.

Le ibride sono conteggiate a parte. Nel primo semestre hanno superato le elettriche a batteria: 7,27 milioni di unità contro 6,87 milioni. Un’ibrida è, di fatto, un’auto a benzina che consuma meno carburante. Diesel e plug-in rientrano nel restante 16%.

Solo il 17% delle vendite, cioè le elettriche a batteria, non brucia alcun carburante. Quindi circa l’83% dei veicoli nuovi venduti nel mondo quest’anno è dotato di un motore termico.

Inoltre il dato riguarda soltanto sei mesi, in piena crisi petrolifera. Sarà il risultato dell’intero anno a dire se la quota resterà sotto il 50%. La tendenza, però, potrebbe accelerare.

Mercato auto USA: gli incentivi finiti non riportano gli americani alla benzina

I dati di Mobility Global hanno circolato molto nel fine settimana. Spesso erano accompagnati da un commento: gli Stati Uniti sarebbero l’eccezione, con le auto a benzina in recupero dopo la fine del credito d’imposta federale.

Le vendite di auto elettriche hanno effettivamente subito un colpo. Cox Automotive prevede circa 239.000 nuove elettriche nel terzo trimestre, pari al 6% del mercato. Il dato è inferiore di circa il 45% rispetto alle 437.000 unità di un anno fa, quando gli acquirenti si affrettarono a sfruttare l’incentivo prima della scadenza del 30 settembre. Pochi giorni fa Ford ha dichiarato che le sue vendite di elettriche sono crollate dell’80% nel trimestre.

Tuttavia chi ha rinunciato all’elettrico non è tornato alle sole auto a benzina. Secondo Cox, nel secondo trimestre 2026 le auto con motore termico tradizionale, benzina e diesel, hanno raggiunto il 76,8% del mercato statunitense, contro il 77,6% del secondo trimestre 2025. Le ibride sono salite dal 13,0% al 16,3%. Le elettriche a batteria sono scese dal 7,4% al 5,8%. Le plug-in sono passate dal 2,0% all’1,1%.

Il volume delle ibride è cresciuto del 23% e il 16,3% è un record. La quota dei motori termici è quindi diminuita e non aumentata. Nel complesso i veicoli elettrificati sono passati dal 22,4% al 23,2% del mercato.

Cox segnala anche che la benzina è tornata attorno a 4,50 dollari al gallone, circa 1,02 euro al litro. Il prezzo è più alto del 41% rispetto a un anno fa.

Il nostro commento: un traguardo reale per la mobilità elettrica

L’ultima volta in cui la benzina non era in testa risale ai primi del Novecento, quando negli Stati Uniti le auto a vapore ed elettriche vendevano più di quelle a benzina.

Sono insopportabili i titoli dei media che parlano di “vendite di auto elettriche in calo” e di “crescita ferma”. Secondo i dati, ciò è vero solo negli Stati Uniti. Nel resto del mondo la transizione verso i veicoli elettrici procede senza rallentare.

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Quanto pensate che influirà il prezzo dei carburanti sulle prossime scelte d’acquisto in Europa?

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Audi A6 e-tron: 1.338 km con una ricarica, un record da Guinness

Un’Audi A6 Sportback e-tron performance ha percorso 1.338 km con un’unica ricarica della batteria. Il risultato è stato certificato dal Guinness World Records. Al volante c’era il campione europeo rally Miko Marczyk, che ha attraversato la Polonia in condizioni di traffico ordinario. Il consumo medio registrato è di 7,09 kWh ogni 100 km.

Il percorso del tentativo: dalla Vistola al Mar Baltico

Il viaggio è iniziato l’11 settembre 2026 alle 01:55. Marczyk ha seguito il corso della Vistola, toccando Cracovia, Sandomierz, Varsavia, Toruń e Grudziądz. Ha raggiunto Hel, sul Mar Baltico, e poi è rientrato lungo lo stesso itinerario.

Durante il tentativo l’auto ha circolato nel traffico ordinario, con diversi tratti nelle ore di punta. La temperatura media è stata di 15 °C, mentre a Grudziądz, nelle prime ore del mattino, il termometro ha segnato 7 °C.

Audi A6 e-tron: 1.338 km con una ricarica, record Guinness | Elettronauti.it
Audi A6 e-tron – vista posteriore | Elettronauti.it

Il viaggio si è concluso tra Toruń e Ciechocinek, dopo oltre 45 ore dalla partenza, con 1.338 km all’attivo. Il progetto ha ricevuto il supporto di Volkswagen Financial Services, di cui Marczyk è ambasciatore.

Scheda tecnica: batteria, potenza e piattaforma PPE

L’A6 Sportback e-tron è il secondo modello costruito sulla piattaforma PPE (Premium Platform Electric) di Audi. Utilizza un’architettura a 800 Volt e una batteria da 100 kWh nominali, di cui 94,9 kWh netti. La versione performance sviluppa 381 CV e accelera da 0 a 100 km/h in 5,4 secondi.

Il consumo nel ciclo combinato WLTP è compreso tra 13,6 e 15,8 kWh/100 km, con emissioni di CO2 allo scarico pari a 0 g/km. L’autonomia WLTP dichiarata arriva fino a 774 km.

Dal dato WLTP al record: 564 km in più

La distanza percorsa supera di 564 km l’autonomia omologata, cioè di circa il 73%. Il dato è coerente con il consumo medio: 94,9 kWh netti divisi per 7,09 kWh/100 km corrispondono a circa 1.338 km. Il ciclo WLTP, inoltre, è una procedura di prova standardizzata, quindi non riproduce un singolo itinerario reale.

Marczyk ha indicato i fattori che, secondo lui, hanno contato di più. Il primo è la conoscenza della vettura e delle sue modalità di guida. Poi ci sono la frenata rigenerativa, la gestione della pressione degli pneumatici e una guida fluida. In pratica ha anticipato le manovre ed evitato accelerazioni inutili e frenate brusche.

Sul risultato il pilota ha dichiarato: «L’A6 Sportback e-tron performance è stata la compagna ideale per conquistare questo record. La batteria ha una capacità netta di 94,9 kWh e il coefficiente di resistenza aerodinamica è molto contenuto. Il mix di questi elementi è orientato alla massima efficienza».

Audi A6 e-tron: 1.338 km con una ricarica, record Guinness | Elettronauti.it
Audi A6 e-tron – vista trequarti frontale | Elettronauti.it

Aerodinamica e recupero di energia

Il coefficiente di resistenza aerodinamica (Cx) dell’A6 Sportback e-tron è pari a 0,21. Secondo Audi, è il valore più basso tra le vetture del marchio. L’aerodinamica incide soprattutto alle velocità più alte: circa il 40% dei consumi nel ciclo WLTP dipende dalla resistenza dell’aria.

In parallelo, il sistema di recupero dell’energia gestisce circa il 95% delle decelerazioni nella guida quotidiana, grazie alla frenata elettroidraulica.

Di conseguenza, l’energia recuperata in frenata rientra nella batteria e contribuisce a contenere il consumo medio.

Un record che apre il dibattito sull’autonomia reale

Il primato di Marczyk mostra quanto possano incidere stile di guida, percorso e condizioni esterne sull’autonomia di un’auto elettrica. Il dato certificato non sostituisce però i valori omologati, che restano il riferimento per confrontare i modelli.

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E voi? Guidate un’elettrica e riuscite ad avvicinarvi all’autonomia dichiarata?

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NIO e Geely verso un nuovo accordo a Hangzhou

NIO e Geely potrebbero annunciare un nuovo accordo di collaborazione lunedì 28 settembre, durante un evento che dovrebbe svolgersi a Hangzhou, città dove ha sede Geely. Al momento, però, nessuna delle due aziende ha confermato ufficialmente l’appuntamento né ha chiarito quale potrebbe essere l’oggetto dell’intesa.

Le indiscrezioni sono emerse sui social cinesi e hanno guadagnato attenzione dopo alcuni commenti pubblicati da Kevin Chen, responsabile della comunicazione e del brand di Geely Auto Group. Il manager ha definito NIO un “amico” e ha anticipato che ci sarebbe qualcosa di ulteriore in arrivo.

Chen ha inoltre ricordato la collaborazione già avviata tra i due gruppi nel settore dello scambio delle batterie, lasciando intendere che potrebbero esserci nuovi sviluppi.

Il possibile ruolo del chip NIO Shenji M97

Una delle ipotesi più interessanti riguarda Shenji M97, il chip per la guida intelligente sviluppato dalla divisione tecnologica di NIO insieme ad Axera Semiconductor.

Secondo quanto riportato a inizio settembre dal media cinese 36Kr, Geely starebbe valutando l’utilizzo di due chip M97 per sviluppare un sistema di guida autonoma di livello L3. La stessa indiscrezione specificava però che non risultava ancora firmato un accordo definitivo di fornitura.

NIO Shenji M97 | Elettronauti.it
NIO Shenji M97 | Elettronauti.it

Il chip M97 rappresenta quindi uno dei possibili punti di contatto tra le due aziende. Axera lo ha presentato come un componente realizzato con processo a 5 nanometri e capace di raggiungere 720 TOPS di potenza di calcolo AI, con supporto alla ridondanza tramite doppio chip.

Un eventuale accordo con Geely rappresenterebbe anche un passo importante per Shenji, che sta cercando di portare le proprie tecnologie oltre il perimetro dei veicoli NIO.

NIO e Geely hanno già collaborato sulle batterie

Le due aziende non sono comunque nuove alla collaborazione. NIO e Geely Holding avevano firmato un accordo strategico nel novembre 2023 dedicato al battery swapping.

L’intesa prevedeva la collaborazione sugli standard delle batterie, sulle tecnologie di sostituzione, sull’espansione della rete di stazioni e sullo sviluppo di veicoli compatibili con il sistema di scambio. Era previsto inoltre un modello basato su investimenti e infrastrutture condivise.

Nonostante l’accordo, negli anni successivi la collaborazione non ha portato alla diffusione di modelli Geely capaci di utilizzare concretamente le stazioni NIO per il battery swapping. Le due società hanno invece sviluppato ulteriori collegamenti nell’ambito della ricarica, permettendo a diversi marchi del gruppo Geely di accedere alla rete di NIO.

Geely ha appena presentato una ricarica da 2.250 kW

Le nuove indiscrezioni arrivano inoltre pochi giorni dopo la presentazione da parte di Geely di un sistema di ricarica ultrarapida da 2.250 kW.

Secondo Geely, la tecnologia permette di portare una batteria dal 10 al 70% in circa quattro minuti e mezzo, mentre dal 10 al 97% servirebbero meno di nove minuti durante i test effettuati su alcuni modelli del gruppo.

L’annuncio non cita direttamente NIO, ma arriva proprio mentre le due aziende tornano al centro delle indiscrezioni relative a una possibile nuova collaborazione.

Appuntamento a Hangzhou il 28 settembre

Alcuni blogger automobilistici cinesi hanno inoltre parlato di un evento importante previsto a Hangzhou il 28 settembre, collegandolo alla presenza di William Li, fondatore e CEO di NIO.

Per ora, però, si tratta di indiscrezioni e non di un annuncio ufficiale. Anche i commenti pubblicati da Kevin Chen non costituiscono una comunicazione formale di Geely.

Se l’accordo venisse effettivamente annunciato, potrebbe riguardare il chip M97, la guida autonoma, le infrastrutture di ricarica oppure un’evoluzione della precedente collaborazione sul battery swapping.

NIO e Geely rimangono infatti concorrenti in diversi segmenti del mercato elettrico cinese, ma condividono già una storia di collaborazione tecnologica. Un nuovo accordo potrebbe quindi aprire una fase differente nei rapporti tra i due gruppi.

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Cosa ne pensate di una possibile nuova collaborazione tra NIO e Geely? Quale tecnologia potrebbe essere al centro dell’accordo?

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Tesla FSD, la Repubblica Ceca dà il via libera

Tesla FSD Supervised può ora essere utilizzato anche nella Repubblica Ceca. Il Ministero dei Trasporti ceco ha infatti riconosciuto l’approvazione provvisoria rilasciata dall’autorità olandese RDW, permettendo così l’attivazione del sistema sulle vetture compatibili anche sul territorio nazionale.

La decisione rappresenta un nuovo passaggio nell’espansione europea del Full Self-Driving Supervised, che continua a ottenere il riconoscimento da parte di diversi Paesi dell’Unione. La Repubblica Ceca diventa così il settimo Paese europeo a consentire l’utilizzo del sistema secondo le condizioni previste dall’approvazione provvisoria.

Non è una guida autonoma

Il via libera ceco non deve essere interpretato come un’autorizzazione alla guida autonoma. Tesla FSD Supervised rimane un sistema di assistenza alla guida SAE di livello 2, quindi il conducente deve mantenere costantemente l’attenzione sulla strada ed essere pronto a intervenire immediatamente.

La responsabilità della guida rimane infatti completamente a carico della persona al volante, anche quando il sistema gestisce alcune funzioni della vettura. Il Ministero dei Trasporti ceco ha sottolineato proprio questo aspetto nella comunicazione ufficiale relativa al riconoscimento.

L’approvazione arriva dai Paesi Bassi

La base normativa della decisione ceca è l’approvazione provvisoria europea rilasciata dalla RDW olandese il 10 aprile 2026. Il provvedimento è stato adottato nell’ambito dell’articolo 39 del regolamento europeo

2018/858, previsto anche per tecnologie e soluzioni tecniche che non sono ancora completamente coperte dalle normative esistenti.

La procedura permette agli altri Stati membri di riconoscere determinate condizioni dell’approvazione, evitando di dover ripetere integralmente il percorso tecnico già affrontato nei Paesi Bassi.

FSD 14.1 | Elettronauti.it
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Sicurezza e limiti di velocità al centro delle verifiche

Prima di concedere il via libera, le autorità ceche hanno condotto diversi mesi di valutazioni tecniche, consultazioni e confronti a livello nazionale ed europeo. Sono stati analizzati anche i dati provenienti dai Paesi nei quali FSD Supervised era già operativo.

Tra gli aspetti esaminati figurano il rispetto dei limiti di velocità, l’interpretazione della segnaletica stradale, il comportamento del sistema nelle diverse situazioni di traffico e il livello di controllo esercitato dal conducente.

Il Ministero ha inoltre consultato istituzioni specializzate, organizzazioni professionali e rappresentanti di Tesla Europe prima di arrivare alla decisione definitiva.

Sette Paesi europei hanno già detto sì

Con la Repubblica Ceca salgono a sette i Paesi europei nei quali Tesla FSD Supervised può essere utilizzato secondo il quadro dell’approvazione provvisoria. Oltre alla Repubblica Ceca figurano Paesi Bassi, Lituania, Estonia, Danimarca, Belgio e Slovenia.

Il quadro europeo rimane però ancora frammentato. La Germania, ad esempio, non ha ancora autorizzato FSD Supervised alle stesse condizioni, mentre altri Paesi stanno continuando a valutare il sistema.

La Repubblica Ceca ha inoltre dichiarato di voler sostenere gli sforzi europei per arrivare a un quadro armonizzato per l’utilizzo del FSD Supervised nei diversi Stati membri.

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Cosa significa per Tesla e per l’Europa

Il riconoscimento ceco rappresenta un ulteriore tassello nel percorso europeo di Tesla. L’azienda può ora contare su un numero crescente di mercati nei quali FSD Supervised può essere attivato nel rispetto delle normative locali.

Il prossimo passaggio potrebbe quindi riguardare l’evoluzione del quadro europeo e le decisioni degli altri Stati membri, compresa l’Italia.

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Secondo voi, il riconoscimento del Tesla FSD da parte di un numero crescente di Paesi europei porterà presto a un’autorizzazione più uniforme in tutta l’Unione?

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Alpitronic HYC1000, il nuovo caricatore per i camion elettrici

Alpitronic amplia la gamma HYC1000 con il nuovo Depot Dispenser, una soluzione pensata per la ricarica dei camion e degli autobus elettrici nei depositi aziendali. L’obiettivo è offrire maggiore flessibilità nella gestione delle flotte, soprattutto negli impianti dove lo spazio disponibile e la potenza della rete rappresentano vincoli importanti.

Il nuovo sistema si integra nell’architettura decentralizzata del HYC1000, che separa l’elettronica di potenza dai punti di ricarica. Il Power Cabinet centrale può raggiungere 1 MW di potenza complessiva e distribuire l’energia dinamicamente tra più veicoli.

Un sistema progettato per i depositi degli e-truck

Il Depot Dispenser è stato sviluppato specificamente per le esigenze delle flotte di camion e autobus elettrici che trascorrono diverse ore nei propri depositi.

Il dispositivo supporta una tensione compresa tra 150 e 1.000 volt e può raggiungere una corrente di 400 ampere, arrivando a una potenza massima di 400 kW per punto di ricarica.

La caratteristica più interessante, però, non riguarda soltanto la potenza massima. Il sistema permette infatti di distribuire dinamicamente l’energia disponibile tra diversi veicoli, sfruttando al meglio la capacità della connessione elettrica.

Il Power Cabinet HYC1000 utilizza otto Power stacca da 125 kW, con una gestione della potenza attraverso incrementi di 62,5 kW. In questo modo, fino a otto punti di ricarica possono essere gestiti contemporaneamente, adattando la potenza alle necessità operative della flotta.

Alpitronic HYC1000, il nuovo caricatore per i camion elettrici | Elettronauti.it
Anche in Viaggio Alpitronic HYC100 – nell’immagine Autostrada del Brennero – fonte Electrive | Elettronauti.it

Un caricatore compatto e installabile in diversi modi

Uno degli aspetti più interessanti del nuovo Alpitronic Depot Dispenser riguarda le possibilità di installazione.

Il punto di ricarica può essere montato a parete, su un piedistallo oppure sopraelevato, per esempio su una traversa o tramite un sistema fissato al soffitto. Sono inoltre disponibili differenti lunghezze dei cavi, così da adattare l’infrastruttura alla disposizione degli stalli.

Questa soluzione può risultare particolarmente utile nei depositi logistici e nelle flotte di autobus, dove gli spazi sono spesso già occupati da infrastrutture, mezzi e aree di manovra.

La separazione tra Power Cabinet e dispenser consente inoltre di concentrare l’elettronica più ingombrante in un’area dedicata, mantenendo più compatti i punti di collegamento utilizzati dagli autisti.

La potenza viene distribuita in base alle esigenze

Il concetto alla base del sistema è quello del Dynamic Load Management. La potenza disponibile non viene necessariamente assegnata in modo identico a ogni veicolo, ma viene distribuita in funzione delle necessità.

Questo permette di considerare elementi come numero di camion collegati, tempi di permanenza, finestre disponibili per la ricarica e potenza della connessione alla rete.

Per una flotta elettrica, quindi, non è sempre necessario installare una colonnina da centinaia di kilowatt dedicata a ogni camion. Un sistema centralizzato può distribuire l’energia dove serve, riducendo la necessità di sovradimensionare l’infrastruttura.

Alpitronic integra così il nuovo Depot Dispenser nella stessa piattaforma che comprende anche soluzioni CCS e MCS, arrivando a coprire sia la ricarica programmata nei depositi sia quella ad alta potenza destinata al trasporto a lunga distanza.

Una soluzione pensata per la crescita delle flotte

Il vantaggio dell’architettura HYC1000 è anche la possibilità di espandere progressivamente l’infrastruttura. Un’azienda può iniziare con un numero di punti compatibile con la propria flotta e aumentare successivamente la capacità di ricarica.

La soluzione arriva in un momento in cui la domanda di infrastrutture per camion elettrici è destinata a crescere. Secondo una recente analisi Fraunhofer ISI e ICCT, la ricarica nei depositi rappresenterà una componente fondamentale della domanda energetica dei camion elettrici in Europa.

Il nuovo Depot Dispenser sarà inizialmente disponibile in Europa e rappresenta per Alpitronic un ulteriore passo verso sistemi di ricarica scalabili, compatti e centralizzati per il trasporto pesante elettrico.

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Cosa ne pensate del nuovo Depot Dispenser Alpitronic e della possibilità di gestire fino a 1 MW tra più camion elettrici?

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Scania consegna in Germania il primo camion elettrico con MCS

Scania ha consegnato a B&H Logistik il primo camion elettrico dotato di Megawatt Charging System (MCS) destinato a un cliente in Germania. Il veicolo è uno Scania 40 S che sarà impiegato nel trasporto a lunga distanza su tutto il territorio tedesco. La tecnologia di ricarica ad alta potenza è già stata utilizzata durante il normale impiego operativo del mezzo.

La consegna rappresenta un passaggio importante per l’elettrificazione del trasporto pesante, soprattutto perché il camion non viene utilizzato esclusivamente per attività locali, ma anche sulle lunghe percorrenze.

Scania 40 S, batteria da 623 kWh e ricarica MCS

Il camion consegnato a B&H Logistik dispone di una batteria da 623 kWh, con gli accumulatori posizionati sotto la cabina. L’azienda di trasporto dispone complessivamente di undici camion e, con questo nuovo modello, porta a tre il numero dei propri veicoli elettrici.

Per B&H Logistik, l’elettrificazione non è legata soltanto alla riduzione dei costi operativi. L’azienda ha infatti sottolineato anche l’interesse per le nuove tecnologie e la convinzione che la propulsione elettrica possa essere utilizzata concretamente nelle attività di trasporto.

Durante il fine settimana il camion viene ricaricato presso il deposito dell’azienda. Durante i viaggi, invece, può utilizzare la rete pubblica, con una preferenza per le infrastrutture gestite da Milence.

Il Megawatt Charging System arriva nel trasporto quotidiano

Uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio il Megawatt Charging System, conosciuto anche con l’acronimo MCS. Il sistema è stato progettato per permettere ai camion elettrici di recuperare grandi quantità di energia durante le pause previste per gli autisti.

Nel caso del veicolo Scania, i test operativi hanno raggiunto fino a 1.000 ampere e una potenza di circa 750 kW. In queste condizioni, la batteria può passare dal 10 all’80-90% circa in un periodo vicino ai 45 minuti, a seconda delle condizioni di ricarica.

Questo aspetto diventa particolarmente importante nel trasporto a lunga distanza, dove i tempi di fermo devono essere compatibili con le esigenze della logistica e con i periodi di riposo degli autisti.

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La Germania prepara una rete per gli E-Lkw

La consegna del primo Scania con MCS a un cliente tedesco arriva mentre la Germania sta accelerando la realizzazione della rete di ricarica dedicata ai camion elettrici.

Il governo tedesco ha annunciato un programma che prevede circa 4.200 punti di ricarica distribuiti in circa 350 aree lungo le autostrade. Di questi, il piano comprende circa 1.800 punti MCS e 2.400 punti CCS.

Il progetto comprende anche 1.800 punti MCS, una tecnologia destinata soprattutto ai mezzi pesanti che percorrono lunghe distanze. L’obiettivo è permettere agli operatori di combinare autonomia, carico utile e tempi di rifornimento energetico.

Scania sta inoltre ampliando la propria offerta elettrica. La casa svedese ha recentemente introdotto configurazioni con maggiore capacità della batteria e ha indicato autonomie fino a 720 chilometri, in funzione della configurazione e delle condizioni operative.

L’arrivo del primo Scania 40 S con MCS presso un cliente tedesco mostra quindi come la tecnologia stia passando dalla fase di sviluppo e sperimentazione a quella dell’utilizzo quotidiano nel trasporto pesante.

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Cosa ne pensate dell’utilizzo della ricarica MCS per rendere realmente operativo il trasporto pesante elettrico sulle lunghe distanze?

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Lucid Cosmos, il nuovo SUV elettrico torna in strada

Lucid Cosmos è tornato protagonista dei test su strada mentre Lucid Motors continua a preparare il lancio del suo nuovo SUV elettrico di dimensioni medie. Il modello rappresenta uno dei progetti più importanti per il futuro dell’azienda e sarà il primo veicolo basato sulla nuova piattaforma Midsize.

Il prototipo è stato sviluppato inizialmente negli Stati Uniti, dove Lucid dispone delle strutture necessarie per effettuare i test e completare la fase di validazione. L’obiettivo è arrivare alla produzione in serie durante il 2027, con un ruolo centrale affidato al nuovo stabilimento AMP-2 in Arabia Saudita.

Il Cosmos punta sulla nuova piattaforma Midsize

Il nuovo SUV sarà più compatto rispetto alla Lucid Gravity e dovrebbe collocarsi in una fascia di mercato più accessibile rispetto agli attuali modelli del marchio. Il design punta su una carrozzeria aerodinamica con tetto spiovente, proporzioni sportive e una configurazione pensata per cinque occupanti.

Lucid ha sviluppato il Cosmos con l’obiettivo di combinare efficienza, prestazioni e tecnologia. Secondo le informazioni già diffuse, il coefficiente aerodinamico dovrebbe essere particolarmente contenuto, con un valore indicato inferiore a 0,22.

La vettura dovrebbe inoltre rappresentare un passaggio importante nella strategia di espansione di Lucid, perché permetterà al costruttore di entrare in un segmento molto più ampio rispetto a quello occupato attualmente.

I prototipi vengono testati negli Stati Uniti

I prototipi del Cosmos sono attualmente assemblati negli Stati Uniti, nella struttura di Coolidge, in Arizona, dove Lucid dispone anche di un circuito di prova. È proprio da queste strutture che stanno arrivando i veicoli utilizzati per i test e per le attività di certificazione.

Il CEO Silvio Napoli ha spiegato che Lucid sta preparando un vero e proprio trasferimento tecnologico dagli Stati Uniti all’Arabia Saudita. L’esperienza maturata sulle linee pilota americane dovrebbe quindi essere utilizzata per avviare successivamente la produzione del Cosmos nello stabilimento AMP-2.

Questo processo permetterà di verificare progressivamente componenti, sistemi e procedure produttive prima del passaggio alla produzione su larga scala.

Lucid-Cosmos | Elettronauti.it
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Produzione in Arabia Saudita dal 2027

Il nuovo stabilimento AMP-2 di King Abdullah Economic City sta passando dalla fase di costruzione a quella di industrializzazione. Lucid ha confermato che sono in corso l’installazione e il collaudo degli impianti dedicati a stampaggio, carrozzeria, verniciatura e assemblaggio finale.

L’azienda prevede che lo stabilimento sia pronto per la produzione all’inizio del 2027, mentre la produzione dei modelli Midsize dovrebbe entrare nella fase operativa durante la seconda metà dell’anno. I primi prototipi realizzati direttamente in Arabia Saudita sono invece attesi all’inizio del 2027.

L’impianto AMP-2 è stato progettato per arrivare a una capacità produttiva di circa 150.000 veicoli elettrici all’anno quando sarà completamente operativo.

Il lancio del Lucid Cosmos è stato rinviato

Il calendario del Cosmos è cambiato rispetto alle previsioni iniziali. Lucid aveva inizialmente indicato il 2026 come periodo di arrivo del nuovo modello, ma successivamente ha spostato il programma verso la seconda metà del 2027.

Il rinvio è stato collegato anche alla necessità di completare lo sviluppo e migliorare la qualità del prodotto prima dell’avvio della produzione. Per Lucid, il Cosmos sarà quindi un modello particolarmente importante nella strategia di crescita dei prossimi anni.

Il nuovo SUV dovrà contribuire ad ampliare il pubblico del marchio e a sostenere l’espansione della produzione, mantenendo però le caratteristiche tecnologiche che contraddistinguono i modelli Lucid.

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Cosa ne pensate del nuovo Lucid Cosmos e della scelta di produrlo in Arabia Saudita? Lo vedreste come un vero concorrente dei SUV elettrici più diffusi?

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Volvo distribuirà Lynk & Co in Europa dal 2027

Volvo Cars e Geely Auto hanno finalizzato l’accordo che, a partire da gennaio 2027, renderà la casa svedese il distributore esclusivo di Lynk & Co in Europa. Volvo assumerà la responsabilità delle operazioni commerciali del marchio nella regione, utilizzando la propria infrastruttura, i concessionari e la rete di assistenza già presenti nei diversi mercati europei.

La nuova struttura segna il passaggio dalla cooperazione già esistente tra le due società a un modello centralizzato. Lynk & Co continuerà a presentarsi ai clienti come marchio autonomo, ma le vendite, la distribuzione e il post-vendita saranno progressivamente integrate nel sistema commerciale di Volvo Cars.

La rete di controllo azionario

L’operazione non modifica la proprietà di Lynk & Co. Il marchio continuerà a far parte di Geely Auto Group, che manterrà la responsabilità sulla progettazione, sullo sviluppo, sulla certificazione della gamma globale e sulle attività commerciali al di fuori dell’Europa. Volvo gestirà invece l’esecuzione commerciale in Europa.

La distinzione è importante anche perché Volvo Cars non è più azionista diretto di Lynk & Co. Nel febbraio 2025 aveva completato la vendita della propria partecipazione del 30% a Zeekr, per un corrispettivo di 5,4 miliardi di yuan, all’epoca pari a circa 8 miliardi di corone svedesi (ossia circa 800 milioni di euro). La casa svedese è quindi passata dal ruolo di azionista industriale a quello di partner commerciale e distributivo.

Volvo gestirà la rete, Geely continuerà a sviluppare le auto

La divisione europea di Lynk & Co all’interno di Volvo Cars sarà guidata da Martin Persson, che risponderà al chief commercial officer Erik Severinson. Il compito consisterà nel coordinare le attività centrali con le società nazionali, i concessionari e i centri di assistenza.

Lynk & Co conserverà una propria identità, prodotti e una customer experience distinti. Geely e Volvo hanno sottolineato che la collaborazione dovrà basarsi su una chiara differenziazione tra i marchi, evitando che Lynk & Co venga percepita come una Volvo meno costosa o come una linea secondaria del costruttore svedese.

Il vantaggio per Volvo: più vendite senza sviluppare nuovi modelli

Per Volvo, l’accordo consente di ampliare la clientela raggiungibile senza sostenere direttamente gli investimenti necessari allo sviluppo di un’ulteriore gamma di vetture. I concessionari potranno vendere e assistere anche i modelli Lynk & Co, aumentando l’utilizzo di showroom, officine, logistica dei ricambi e strutture amministrative.

Già nel memorandum firmato a marzo 2026, Volvo aveva indicato che la partnership avrebbe ampliato il mercato indirizzabile e generato economie di scala nel sistema commerciale, senza richiedere nuovi investimenti in prodotto. Le due gamme sono considerate complementari perché rivolte a clienti e a fasce di mercato differenti.

Per la rete Volvo si apre quindi una nuova fonte di fatturato attraverso la vendita, la manutenzione, i ricambi e la gestione dell’usato. L’operazione può inoltre contribuire a compensare la pressione sui volumi tradizionali: nel secondo trimestre 2026 Volvo Cars ha venduto 171.501 vetture, in calo del 5,6% rispetto all’anno precedente, pur registrando una crescita del 14% delle consegne globali di auto completamente elettriche.

Analogamente, il vantaggio per Geely è crescere senza duplicare la rete. Per il produttore cinese, l’accordo consente di accelerare la presenza europea di Lynk & Co senza dover costruire da zero una rete nazionale di importatori, magazzini, concessionari e officine in ciascun Paese.

Non solo elettriche pure

Lynk & Co 02 restyling: interni svelati in Cina | Elettronauti.it
Vista dall’alto Link & Co 02 | Elettronauti.it

L’accordo viene spesso sintetizzato come la distribuzione delle “BEV Lynk & Co”, ma riguarda in realtà l’intera gamma europea elettrificata del marchio. Il portafoglio attuale comprende la Lynk & Co 02 completamente elettrica, la 01 plug-in hybrid e la 08 plug-in hybrid a lunga autonomia.

La 02 rappresenta il modello elettrico più importante del marchio in Europa ed è stata aggiornata per il Model Year 2027 con un software più rapido, nuove impostazioni personalizzabili, modifiche all’abitacolo e la nuova colorazione Onyx Black. Lynk & Co la definisce un prodotto chiave del proprio portafoglio elettrico europeo.

La 08 offre invece fino a 200 chilometri di autonomia elettrica WLTP, oltre 1.000 chilometri complessivi e ricarica in corrente continua dal 10% all’80% in 33 minuti. Il modello consente a Lynk & Co di intercettare anche i clienti che non sono ancora pronti a passare a una vettura esclusivamente elettrica.

Nel 2027 arriverà anche la 07 GT

L’anno in cui Volvo assumerà la distribuzione coinciderà con l’arrivo in Europa della nuova Lynk & Co 07 GT, modello sport touring caratterizzato da una silhouette bassa e da un’impostazione shooting brake.

La vettura è stata presentata inizialmente in Cina e sarà adattata alle normative, alle tecnologie e alle aspettative dei clienti europei prima del lancio previsto per il 2027. Con questo modello, Lynk & Co vuole ampliare il proprio raggio d’azione oltre i SUV e rivolgersi a clienti interessati a un prodotto più dinamico, ma ancora utilizzabile nella vita quotidiana e nei lunghi viaggi.

Lynk & Co 07 GT 2026 | Elettronauti.it
Lynk & Co 07 GT 2026 | Elettronauti.it

Da abbonamenti e club a una rete tradizionale

L’accordo con Volvo completa una trasformazione già avviata da Lynk & Co. Il marchio era entrato in Europa puntando soprattutto su abbonamenti mensili, sulla vendita diretta online e su una piccola rete di “Club” nelle principali città.

A partire dal 2024, la strategia si è progressivamente orientata verso un modello retail più tradizionale. Alla fine del 2025 Lynk & Co era passata da 11 Club a oltre 125 punti vendita confermati, con 80 retailer già attivi, altri 35 punti nei mercati gestiti da importatori e oltre 350 officine autorizzate. Nel 2026 la rete è salita a oltre 140 punti vendita gestiti da partner in 25 mercati europei.

Volvo diventa ora il soggetto incaricato di trasformare questa crescita frammentata in una piattaforma commerciale più omogenea, con standard comuni per la distribuzione, il servizio, i ricambi e la gestione del cliente.

In Italia la rete è già in forte espansione

L’Italia è tra i mercati in cui il nuovo modello distributivo è già visibile. A metà settembre 2026 Lynk & Co disponeva di 19 punti vendita e 51 officine autorizzate, dopo l’apertura del primo showroom piemontese in collaborazione con Gino Spa.

La rete italiana si è sviluppata principalmente attraverso gruppi concessionari già attivi con Volvo o con altri marchi premium. Dal 2027 il coordinamento diretto di Volvo Cars dovrebbe rendere più uniforme la copertura geografica e semplificare la gestione di ricambi, garanzie, usato e assistenza.

Geely accelera la crescita internazionale

La riorganizzazione europea arriva mentre Geely Auto sta ampliando rapidamente la propria presenza internazionale. Nel primo semestre del 2026 il gruppo ha realizzato ricavi record pari a 173,6 miliardi di yuan, in crescita del 15%, e ha venduto oltre 1,42 milioni di veicoli.

Le esportazioni sono aumentate del 158% a più di 474.000 unità, portando Geely ad alzare il target di esportazione per il 2026 da 640.000 a 920.000 vetture. Nello stesso semestre Lynk & Co ha superato 144.000 veicoli venduti a livello globale.

La distribuzione affidata a Volvo va quindi letta come parte di una strategia più ampia: Geely sta utilizzando partnership locali, società del gruppo e alleanze industriali per accelerare l’internazionalizzazione senza replicare in ogni regione l’intera struttura produttiva e commerciale cinese.

La sfida sarà mantenere distinti i due marchi

Il rischio principale è la sovrapposizione commerciale. Volvo e Lynk & Co operano entrambe nei segmenti delle auto elettrificate, con particolare attenzione a SUV, alla tecnologia di bordo e alla sicurezza. Condividere concessionari e officine può generare efficienze, ma rende indispensabile una chiara separazione tra prezzo, design, comunicazione e target di clientela.

Lynk & Co ha già introdotto un’identità specifica per i propri spazi retail, con aree dedicate, facciate, loghi e arredi distinti. Anche nelle precedenti collaborazioni con Volvo, le vetture Lynk & Co venivano esposte in showroom separati da quelli del marchio svedese.


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Idrogeno bianco | Estrarre l’idrogeno naturale dal sottosuolo

Tra le diverse tipologie di idrogeno, quella bianca è probabilmente una delle più affascinanti perché non nasce necessariamente all’interno di una fabbrica. L’idrogeno bianco, chiamato anche idrogeno naturale o geologico, è infatti presente naturalmente nel sottosuolo terrestre.

In altre parole, invece di produrre H2 trasformando gas naturale, carbone o acqua, in questo caso l’obiettivo è estrarre un gas che la Terra ha già prodotto.

L’interesse scientifico e industriale verso questa risorsa è aumentato negli ultimi anni, anche grazie alla scoperta di concentrazioni significative in alcune aree del mondo. L’US Geological Survey considera oggi l’idrogeno geologico una possibile nuova risorsa energetica a basse emissioni, anche se l’esplorazione si trova ancora in una fase iniziale.

Come si forma l’idrogeno naturale

L’idrogeno geologico può essere generato attraverso diversi processi naturali.

Uno dei più importanti è la serpentinizzazione, una reazione che può avvenire quando l’acqua entra in contatto con determinate rocce ricche di ferro. Durante queste reazioni, l’acqua viene modificata chimicamente e può essere prodotto idrogeno.

Un altro meccanismo è la radiolisi dell’acqua, nella quale la radioattività naturale presente nelle rocce contribuisce alla separazione delle molecole d’acqua e alla formazione di idrogeno.

Il gas può successivamente migrare attraverso le rocce e, in determinate condizioni geologiche, accumularsi in strutture sotterranee. Questo rende l’esplorazione dell’idrogeno naturale concettualmente simile a quella del petrolio e del gas naturale, anche se i comportamenti geologici dell’H2 sono differenti.

L’USGS evidenzia infatti che l’idrogeno è molto mobile e reattivo e che questi aspetti possono influenzare la sua permanenza nel sottosuolo.

Schema di produzione dell'idrogeno bianco | Elettronauti.it
Schema di produzione dell’idrogeno bianco – Immagine generata con ChatGPT | Elettronauti.it

Una risorsa enorme, ma ancora tutta da dimostrare

Uno degli aspetti più interessanti riguarda la possibile quantità di idrogeno presente nel sottosuolo.

Alcune stime scientifiche suggeriscono che la crosta terrestre potrebbe contenere quantità molto elevate di idrogeno geologico. Tuttavia, questo non significa automaticamente che tali risorse siano sfruttabili.

Una parte potrebbe trovarsi troppo in profondità, in mare aperto, in concentrazioni troppo basse oppure in condizioni che rendono economicamente impraticabile l’estrazione.

Questo è il principale punto interrogativo dell’idrogeno bianco.

L’estrazione di un giacimento naturale di H2 potrebbe potenzialmente avere un impatto ambientale inferiore rispetto alla produzione dell’idrogeno da combustibili fossili, perché non sarebbe necessario trasformare una materia prima ricca di carbonio.

Ma prima bisogna dimostrare che i giacimenti siano sufficientemente grandi, accessibili e capaci di garantire una produzione economicamente sostenibile nel tempo.

L’USGS ha pubblicato nel 2025 una prima mappatura della prospectivity dell’idrogeno geologico negli Stati Uniti, proprio per individuare le aree nelle quali potrebbero esistere le condizioni geologiche favorevoli alla formazione e all’accumulo del gas.

L’idrogeno bianco potrebbe quindi rappresentare una delle sorprese più interessanti della futura economia dell’H2. Ma, almeno per ora, è più corretto considerarlo una risorsa emergente da esplorare che una soluzione già pronta per sostituire le attuali produzioni industriali.

Tutti i colori dell’idrogeno

Se vuoi scoprire come si produce l’idrogeno puoi consultare il nostro articolo che elenca tutti i “colori” dell’idrogeno.

https://elettronauti.it/idrogeno-colori-produzione
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Se venissero confermati grandi giacimenti sotterranei, l’idrogeno bianco potrebbe diventare il vero “petrolio” della transizione energetica?

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