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Tesla incrementa la produzione del Cybertruck mentre aumentano le consegne e una grande flotta viene avvistata presso Gigafactory Texas

L’ascesa del Cybertruck di Tesla è in atto, con la produzione in significativo aumento e un numero sempre maggiore di consegne.

Segnalazioni di una vasta flotta di veicoli avvistata presso Gigafactory Texas stanno alimentando speculazioni sulla produzione del veicolo, che rimane in gran parte avvolta nel mistero.

Tesla Cybertruck Giga Texas | Elettronauti.it
Cybertruck Giga Texas | Elettronauti.it

Tesla ha avviato la produzione del Cybertruck alla fine dell’anno scorso, mantenendo un velo di segretezza sulle consegne del quarto trimestre.

Attualmente, la casa automobilistica ha riunito tutte le consegne di Model S, Model X, Semi e Cybertruck in una singola categoria, mantenendo nel contempo il numero esatto di Cybertruck consegnati fino ad oggi un segreto ben custodito.

I droni contano i Cybertruck

Per tracciare l’andamento della produzione del Cybertruck, i sorvoli dei droni su Gigafactory Texas forniscono una preziosa fonte di informazioni.

Joe Tegtmeyer, uno degli osservatori attivi, ha riferito di aver notato un numero record di Cybertruck nei lotti della fabbrica, con altri veicoli in uscita dallo stabilimento.

Tesla mira a incrementare la produzione fino a 250.000 unità di Cybertruck all’anno entro circa 18 mesi, puntando a raggiungere questo traguardo entro la metà del 2025.

Consegne veicoli Tesla | Elettronauti.it
Consegne veicoli Tesla | Elettronauti.it

Tuttavia, il cammino verso questo obiettivo è incerto, con numerosi fattori che potrebbero influenzare la produzione nel corso del tempo.

Al momento, Tesla offre solo la Cybertruck AWD Foundation Series al prezzo di $100.000.

È previsto che la casa automobilistica introdurrà anche il CyberBeast, una versione ad alte prestazioni del camion, al prezzo di $120.000 nei prossimi mesi.

Rivelate le specifiche del Tesla Cybertruck | Elettronauti.it
Rivelate le specifiche del Cybertruck | Elettronauti.it

In futuro, è prevista anche una versione più economica del Cybertruck.

Le previsioni sul numero di Cybertruck consegnati fino ad ora variano ampiamente, con alcune stime di Wall Street che non superano le 50.000 unità.

Tuttavia, con una media di 1.000 consegne a settimana, Tesla potrebbe raggiungere questo obiettivo verso la fine del trimestre in corso, suggerendo che il potenziale di crescita del Cybertruck potrebbe essere molto più elevato di quanto inizialmente previsto.


Vedremo mai il Cybertruck sulle nostre strade europee? Sicuramente in nazioni meno restrittive dal punto di vista dell’omologazione facilmente circoleranno.

Fonte

E se un giorno gli astronauti mangiassero “riso di manzo” coltivato?

Dalla Corea arriva una nuova invenzione particolare. Si parla tanto di carne coltivata ma non si spiega che vantaggi possa portare questa tecnologia. Ecco, oggi vediamo come e perché è stato creato un ibrido tra il riso e la carne di manzo.

Nel continente asiatico il riso è come il pane da noi. Non può mai mancare in tavola. Ma cosa succede se si prova a coltivare delle cellule di carne (muscolo e grasso) bovina all’interno e sulla superficie dei chicchi di riso?

Semplice, quello che si ottiene è un “riso” fatto di carne. e quindi molto ricco di proteine.

I vantaggi

Questo alimento ibrido è ovviamente più proteico di una ciotola di riso normale, ma con un impatto ambientale notevolmente inferiore rispetto alla produzione di carne bovina.

Questi fattori lo renderebbero un “super alimento” in grado di sfamare le persone che vivono nei Paesi più poveri del mondo, oppure un ottimo alimento per soldati in missione o perchè no… degli astronauti!

Dalle analisi eseguite al termine della coltivazione, il chicco di “manzo” color rosa pallido contiene attualmente l’8% in più di proteine e il 7% in più di grassi, ma i ricercatori stanno già sperimentando soluzioni per aumentare queste percentuali. A livello di odore, il riso a prevalenza di muscolo ricorda molto la carne di manzo e le mandorle, mentre quello a prevalenza di grasso ricorda il burro, la panna e l’olio di cocco.

Se si guarda all’impatto ambientale, per produrre 100 grammi di proteine che compongono il riso ibrido, si emettono circa 6 kg di CO2. Potrebbe sembrare tanto se non fosse che, per produrre la stessa quantità di carne bovina si producono quasi 50 kg di CO2.

Ipotizzando che il riso ibrido venisse commercializzato, questo potrebbe avere un costo di circa 2,04 € al kg (2,23 $/kg) rispetto i 13,58 € al kg (14,88 $/kg) della carne bovina.

In soldoni il risparmio sarebbe dell’88% sulla CO2 prodotta a fronte di un costo pari ad un settimo.

E se un giorno gli astronauti mangiassero "riso di manzo" coltivato? | Elettronauti.it
Riso ibrido con carne coltivata di manzo | Elettronauti.it

Come è stato ottenuto questo riso ibrido?

Un team di ricerca della sud coreana Yonsei University di Seoul ha pubblicato l’intero studio sulla rivista Matter. Se non volete dilungarvi su pagine e pagine di studio ecco un veloce riassunto.

Per iniziare i ricercatori hanno coltivato le cellule di muscolo e grasso bovino usando il riso come “impalcatura”. Se vi steste chiedendo a cosa serve un’impalcatura vi rimandiamo all’articolo che spiega come viene prodotta la carne coltivata.

"La novità dello studio sta nel coltivare le cellule animali usando come scheletro i chicchi di riso, invece delle solite impalcature fatte con proteine di soia o noci.

Questa tecnica, a detta dei ricercatori coreani, permette alle cellule di crescere meglio e riduce il rischio di allergie alimentari." 
Michele Morgante, genetista dell’Università di Udine e membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei

A detta dei ricercatori, l’utilizzo del riso porta a due vantaggi. Innanzitutto il riso ha una struttura porosa, ottima per creare “sostegno” alla coltivazione, e non meno importante, contiene molecole che nutrono le cellule animali, così da favorirne la crescita. Per facilitare questa fase, i ricercatori hanno aggiunto della gelatina di pesce al rivestimento esterno del riso.

Il tempo di coltivazione in provetta è di circa 10 giorni. Al termine del quale il riso ibrido è pronto per essere cotto.

Valori nutrizionali a confronto

Carne di manzo

In 1 kg di carne sono presenti in media:

  • Carboidrati: 0 g
  • Proteine: 270 g
  • Grassi: 200 g

Il tempo di produzione è di 1-3 anni a fronte di un costo di 14,88 $.

Riso

In 1 kg di riso sono presenti in media:

  • Carboidrati: 481,9 g
  • Proteine: 36 g
  • Grassi: 1,4 g

Il tempo di produzione è di 95-250 giorni a fronte di un costo di 2,20 $.

Riso ibrido

E se un giorno gli astronauti mangiassero "riso di manzo" coltivato? | Elettronauti.it
Riso con manzo coltivato | Elettronauti.it

In 1 kg di riso ibrido con carne coltivata di manzo sono presenti in media:

  • Carboidrati: 483,5 g
  • Proteine: 39 g
  • Grassi: 1,5 g

Il tempo di produzione è di 105-260 giorni a fronte di un costo di 2,23 $.

Controversie

Il genetista Michele Morgante resta però perplesso, principalmente riguardo alla correttezza della stima dell’impatto ambientale.

"Considerando che, per quanto riguarda le emissioni di gas climalteranti, la coltivazione di riso è seconda solo all'allevamento di bestiame."
Michele Morgante, genetista dell’Università di Udine e membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei

Poi ci sarà da vedere quanto sarà scalabile la produzione a livello industriale e mondiale di questo alimento, una volta uscito dai laboratori di ricerca.

"C'è il problema dell'accettazione da parte dei consumatori, perché questo alimento ibrido non è né carne né riso, ma una cosa completamente nuova."
Michele Morgante, genetista dell’Università di Udine e membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei

Cosa pensate di questo tipo di alimenti modificati?

Fonte | Via

Scout Motors apre il cantiere statunitense dove costruirà i suoi pick-up off-road completamente elettrici

Il nuovo marchio di autocarri Scout Motors ha raggiunto un importante traguardo con l’apertura del cantiere a Blythewood, nella Carolina del Sud, sede del suo futuro centro di produzione di pick-up elettrici negli Stati Uniti. Siamo ancora lontani dal debutto pubblico del modello di lancio, tuttavia c’è molto di cui essere entusiasti e l’eredità del marchio sta già raccogliendo una fedele fanbase a pieno sostegno della sua transizione completamente elettrica.

Il nuovo marchio Scout Motors deriva da un nome classico di veicoli fuoristrada degli anni ’60 e ’70 costruiti da International Harvester. Sebbene siano stati costruiti solo 530.000 pick-up Scout durante i 20 anni di produzione, il primo concorrente di Jeep… ha raccolto una fanbase relativamente piccola, ma appassionata.

Scout Motors apre il cantiere statunitense dove costruirà i suoi pick-up  off-road completamente elettrici. | Elettronauti.it
Posa prima pietra stabilimento Scout – Fonte Scout | Elettronauti.it

Oggi non è difficile trovare qualcuno il cui nonno guidava uno Scout II o è cresciuto vedendone uno in giro per la città, creando un livello impressionante di eredità e nostalgia, per una flotta così scarsa. Il Gruppo Volkswagen sta cercando di capitalizzare questo patrimonio e di far rivivere l’omonimo modello nell’era moderna e completamente elettrico.

Scout Motors apre il cantiere statunitense dove costruirà i suoi pick-up  off-road completamente elettrici. | Elettronauti.it
Vari modelli Scout – fonte Scout | Elettronauti.it

Nel 2022, il Gruppo ha confermato di voler far rivivere il marchio come un marchio interamente elettrico che offre ancora le prestazioni robuste e fuoristrada per cui gli Scout originali sono ancora famosi. Dopo la recente collaborazione con Magna, che non è estranea a prestazioni elettriche impressionanti su terreni difficili, è chiaro che Scout Motors fa sul serio.

Anche se abbiamo visto solo dei rendering dei primi due modelli elettrici di Scout in fase di sviluppo, sappiamo che saranno costruiti negli Stati Uniti. Nel marzo 2023, Scout e il governatore della Carolina del Sud hanno annunciato che il Palmetto State sarebbe diventato la nuova sede del marchio in erba del Gruppo Volkswagen.

Da allora, Scout ha ampliato la sua presenza negli Stati Uniti a Novi, nel Michigan, dove i suoi pick-up elettrici sono attualmente in fase di progettazione e sviluppo, mentre un nuovo centro di innovazione è stato costruito nelle vicinanze. Scout ha ufficialmente aperto i lavori per la costruzione del suo impianto di produzione in South Carolina, in vista del debutto dei veicoli elettrici previsto per quest’anno.

Scout Motors apre il cantiere statunitense dove costruirà i suoi pick-up  off-road completamente elettrici. | Elettronauti.it
Scout Plant – | Elettronauti.it

La costruzione delle strutture di Scout per i pick-up elettrici è in corso

Grandi mezzi ronzavano in sottofondo, livellando il terreno ricco di ferro di Blythewood, nella Carolina del Sud, mentre una folla di funzionari locali e statali, media e classici appassionati di Scout si riuniva per la cerimonia di apertura del cantiere.

Niente pale luccicanti, niente elmetti e niente scavi cerimoniali, solo un incontro tra persone dell’industria automobilistica e residenti della Carolina del Sud, uniti per l’entusiasmo per le opportunità che i nuovi impianti offriranno.

Scout, un’azienda con un’eredità ed un etica

I pick-up Scout sono veicoli classici con un’eredità, ma l’etica aziendale è la parte più importante del nuovo marchio, pienamente rispettata dal Gruppo Volkswagen nuovo proprietario.

Un esempio, il terreno di Blythewood acquistato da Scout era precedentemente di proprietà della famiglia Swygert, che vi ha vissuto dal 1961 al 2013. La casa rossa che si trova ancora sulla proprietà è stata costruita da David Swygert e il team di Scout intende mantenerla lì.

I pick-up Scout originali costruiti dalla International Harvester venivano realizzati a Fort Wayne, nell’Indiana. Per rendere omaggio alle sue radici nella costruzione di fuoristrada, Scout Motors ha organizzato un raduno di proprietari di veicoli d’epoca per trasportare un mattone dallo stabilimento originale, dall’Indiana alla Carolina del Sud.

Quando la costruzione sarà completata e in piena efficienza, Scout prevede che il nuovo impianto produrrà oltre 200.000 pick-up elettrici all’anno.

Essendo un marchio interamente elettrico, il Direttore di produzione di Scout, Dr. Jan Spies, afferma che l’azienda si affiderà ad alternative energetiche verdi per raggiungere la neutralità delle emissioni di carbonio, riducendo al contempo fattori inibitori chiave come l’utilizzo di energia e acqua.

Scout farà debuttare due veicoli elettrici su misura quest’estate

Dopo la cerimonia di inaugurazione, i media hanno potuto incontrare il Presidente e CEO di Scout Motors, Scott Keogh, per discutere del futuro del giovane marchio completamente elettrico. Fin dall’inizio, Keogh ha sottolineato il vantaggio di Scout Motors di essere una società pulita che ha già un’eredità, sostenuta dall’esperienza di acquisto e produzione del Gruppo Volkswagen.

Detto questo, Scout intende fare le proprie cose quando si tratta di sviluppo e progettazione di veicoli elettrici. Il Dr. Spies ha detto che la piattaforma tecnologica su cui poggeranno i primi due pick-up di Scout “non è una gemella, una figlia o un fratello” di nessuna delle piattaforme attualmente utilizzate nel grande Gruppo Volkswagen. Tradotto, non utilizzerà né la piattaforma MEB né la PPE.

Spies ha detto che questa piattaforma personalizzata dà a Scout un vantaggio in termini di velocità di sviluppo e offre una splendida opportunità di fornire un’auto unica per il suo ambiente.

L’amministratore delegato Keogh vede i pick-up elettrici Scout, come qualcosa di diverso, sono tosti e “robusti”, progettati per affrontare gli elementi e rimanere fedeli all’eredità dei pickup che li hanno ispirati, ma l’immagine di Scout dovrebbe diventare qualcosa di simile a quella di Levi’s, un “marchio americano iconico e cool” adatti sia ad ambienti urbani che alle spiagge di Malibu ed ai sentieri sterrati di un cantiere.


A vostro parere riuscirà il nuovo pickup elettrico Scout a far rivivere i mitici anni ’70, diventando una nuova icona americana?

Fonte

La neve per pochi è un emblema del cambiamento climatico in atto

Quando si parla di cambiamento climatico si pensa troppo spesso a cambiamenti quasi impercettibili da notare per l’uomo. Un po’ come quando si parla di placche tettoniche e la deriva dei continenti. Nessuno mette in dubbio cosa è successo e cosa sta succedendo, ma si parla di cambiamenti che avvengono in migliaia se non milioni di anni, quindi all’interno di una vita non si avvertono differenze. Eppure se guardiamo la neve, i ghiacciai e le montagne il cambiamento climatico si fa più “consistente” e visibile.

Un cambiamento percepibile nel corso di una vita

Ricordo che un tempo nevicava in pianura. Ricordo che si poteva pianificare la “giornata bianca” in totale tranquillità. Partire la mattina presto, raggiungere una località in cui poter andare a sciare e trascorrere una bella giornata, e poi tornare a casa sapendo di poter replicare durante lo stesso inverno. 

Ora invece la neve si trova solo più in alto e per meno tempo durante il periodo invernale. I cannoni spara-neve che un tempo servivano giusto per livellare la pista “massacrata” dagli sciatori del giorno prima, ora sono imprescindibili per molti impianti di media o bassa quota per avere la neve che prima si posava naturalmente.

Per tutti questi motivi, con il tempo sono aumentati i costi per chi gestisce gli impianti. Tra ski-pass dal costo esorbitante senza andare in località sciistiche rinomate, attrezzature costose da noleggiare e infinite code in auto ai piedi delle località sciistiche per usufruire dei pochi giorni di neve, divertirsi in montagna sulla neve sta diventando uno sport per ricchi o benestanti. 

Tutto questo mentre l’Italia si accinge a ospitare le Olimpiadi invernali di Milano e Cortina nel 2026. Chissà se assisteremo a questo:

La neve per pochi è un emblema del cambiamento climatico in atto | Elettronauti.it
Impianto sciistico innevato | Elettronauti.it

O a questo?


Andate a fare passeggiate o a sciare in montagna? Quali sono le vostre esperienze nel corso degli ultimi anni?

Rivian crolla del 25% in un giorno

Elon Musk lo aveva detto, e quando parla lui di BEV bisogna sempre ascoltarlo. Stiamo parlando di Rivian, il produttore di pick-up elettrici, quindi rivale di Tesla Cybertruck, che il 22 febbraio ha perso il 25% in Borsa, in un solo giorno, dopo che il titolo già aveva registrato una performance molto negativa da inizio anno e negli ultimi dodici mesi. Compreso questo calo, che ha portato le azioni a 11,5 dollari nel momento in cui stiamo scrivendo, le azioni di Rivian sono scese di circa il 40% nell’ultimo anno e dell’85% rispetto al prezzo di IPO (offerta pubblica iniziale, ossia la prima quotazione a novembre 2021) che era di ben di 78 dollari per azione.

“La traiettoria attuale li vede in bancarotta in circa 6 trimestri. Forse quella traiettoria cambierà, ma finora non è stato così.”
Elon Musk, CEO di Tesla

Diretto e chiaro come sempre, senza giri di parole. Infatti, i messaggi di Rivian non sono incoraggianti sul futuro, tanto che ha annunciato di tagliare la sua forza lavoro di circa il 10%. Il punto è proprio questo, come sottolineato di Elon Musk:

"Hanno bisogno di tagliare i costi in modo massiccio e il team dirigente deve vivere in fabbrica altrimenti moriranno."
Elon Musk, CEO di Tesla, su X

Ma Elon Musk lo aveva già detto addirittura quasi due anni fa, a giugno 2022, quando aveva affermato che Rivian avrebbe dovuto “tagliare immediatamente e in modo drastico i costi su tutta la linea, altrimenti saranno condannati”.

L’andamento di Rivian da inizio 2024 (fonte: Stockanalysis) | Elettronauti.it
L’andamento di Rivian da inizio 2024 (fonte: Stockanalysis) | Elettronauti.it

L’outlook sul 2024 ha deluso

Il CEO di Rivian (qui tutte le news su Elettronauti), Mr. RJ Scaringe, si è lamentato del “rialzo dei tassi di interesse, che impattano negativamente sulla domanda”, cosa peraltro vera che lo stesso Musk aveva dichiarato più volte nelle conference call di Tesla sui risultati trimestrali durante il 2023. L’adozione più lenta delle attese di auto BEV spaventa gli investitori, a seguito anche del fatto che molti acquirenti di automobili vedono come un’alternativa più pratica ai veicoli elettrici i veicoli ibridi, che hanno spinto le vendite delle case automobilistiche tradizionali. Chi ha investito in azioni come Rivian per cavalcare la crescita; invece, si sono ritrovati con delle guidance sul 2024 deludenti, ossia con una previsione di auto prodotte di solo 57.000 veicoli nel 2024 (quindi in linea con i 57.232 veicoli prodotti nel 2023). Anche un’altra casa costruttrice specializzata in auto elettriche, Lucid, che ha riportato i risultati lo stesso giorno, ha indicato una proiezione di produzione di 9.000 veicoli nel 2024, solo di poco superiore agli 8.428 veicoli prodotti nel 2023. Gli investitori non sono pazienti, e sanno bene che per ottenere profitti queste case devono crescere di molto, ed in fretta, i loro volumi di vendita, al fine di assorbire i costi fissi, spalmandoli su un fatturato più alto. E se questo non succede, vendono le azioni! Ancora una volta, Elon Musk, in un altro post ha scritto:

“Il design del loro prodotto (di Rivian, ndr) non è male, ma la parte effettivamente difficile nel far funzionare un’azienda automobilistica è raggiungere una produzione in volume con un flusso di cassa positivo”.
Elon Musk, CEO di Tesla, su X

Le sfide di Rivian

Il 7 marzo, Rivian presenterà il suo nuovo modello R2, un SUV di medie dimensioni che farà diretta concorrenza a Tesla Model Y e dovrebbe avere un prezzo di circa 50.000 dollari in USA. Questo modello diventerebbe quindi il più piccolo ed il piu economico tra quelli offerti fino ad oggi da Rivian. Il suo CEO vede “una mancanza di scelta di prodotti EV altamente interessanti nella fascia di prezzo da 45.000 a 55.000 dollari”. Ne avevamo già parlato qui.

Ma il problema è che il lancio della R2 è previsto per solo nel 2026. E nel frattempo servono soldi per sostenere una crescita degli investimenti che non è supportata dalla espansione del fatturato da parte dei modelli esistenti. La domanda che si pongo lgi investitori è quindi se Rivian necessiti di un aumento di capitale per poter finanziare la produzione del modello R2, cosa negata dal CEO che ha affermato di disporre di risorse sufficienti “per supportare le operazioni fino alla fine del 2025”, grazie anche a un piano di efficienza che deve ancora concretizzarsi (quello che consigliava di fare Musk a Rivian già nel 2022, come ricordato sopra).

Rivian R2 sarà presentato a marzo e sarà in vendita dal 2026 | Elettronauti.it
Rivian R2 sarà presentato a marzo e sarà in vendita dal 2026 | Elettronauti.it

Voi avete investito in aziende automobilistiche esclusivamente elettriche? Siete soddisfatti o delusi dall’andamento del mercato azionario del settore ed eventualmente come vi comporterete, venderete od attenderete fiduciosi che il trend negativo si inverta?

Mercedes troppo ottimistica sull’elettrico. Punti di vista?

L’azienda tedesca Mercedes avrebbe rivisto i piani per il futuro, come già fatto da altre compagnie tedesche quali BMW, Volkswagen e Audi.

Il fulcro della situazione è l’aspettativa di vendita di auto elettriche nel corso del 2023 appena passato. Questa aspettativa è stata disattesa non solo da Mercedes. Da qui l’idea di una scelta avventata dei tre produttori tedeschi e il dietrofront. 

Benzina e diesel rimangono attuali, insieme all’elettrico

Per Mercedes non c’è stato il “colpo di fulmine” sperato. Si continueranno a vendere vetture elettriche ma senza il focus puntato come negli anni precedenti. Quindi “lunga” vita su carburanti tradizionali per il presente e l’immediato futuro.

Mercedes: "La mobilità deve essere priva di emissioni. Non c'è un se e un ma" | Elettronauti.it
Kallenius – Mercedes-Benz | Elettronauti.it

Il presidente del consiglio di amministrazione di Mercedes-Benz, Ola Kallenius, ha ribadito che serve una revisione delle strategie future dell’azienda. L’azienda che si aspettava un boom di vendite per il 2023 ha dovuto ricredersi. In Europa e Stati Uniti gli automobilisti continuano a preferire le auto a combustione rispetto alle elettriche pure. L’azienda della stella a tre punte specifica che proprio tra i loro clienti esiste ancora questa preferenza. I problemi rilevati dalla clientela Mercedes sarebbero i soliti: autonomia, tempi di ricarica e prezzi.

Forse c'è stato troppo ottimismo nell'intero settore, ora c'è più realismo.
Ola Kallenius, presidente del consiglio di amministrazione di Mercedes-Benz

Le vendite 2023 in Germania smentiscono Mercedes

Complice forse la fine degli incentivi statali tedeschi a fine del 2023, le vendite di vetture elettriche ha avuto un boost importante. Per quanto riguarda il 2024 abbiamo già notato in questo articolo che le vendite di gennaio di quest’anno sono anche migliori di quelle dell’anno precedente, anche senza incentivi. Sintomo che qualcosa si sta muovendo. 

A livello generale la Germania è stata anche uno dei Paesi virtuosi rispetto alle vendite di auto elettriche. Ma Mercedes cosa si aspettava? Di vendere il 90% di elettriche dall’oggi al domani? Sappiamo tutti che stiamo vivendo una transizione che sarà graduale. O forse Mercedes pensava di aver già passato il 2033…

Autonomia, tempi di ricarica e prezzi

Argomenti triti e ritriti. Ma sempre attuali quando bisogna trovare i colpevoli. Sarebbe bello capire se questi problemi colpiscono tutto il settore dell’auto elettrica, le vetture europee o se è solo un problema delle elettriche Mercedes. 

Sarebbe stupido fare di tutta l’erba un fascio. Ad esempio, questo articolo che abbiamo scritto di recente dimostra che l’autonomia le auto elettriche la hanno, anche in ambienti ostili come quelli di questo test a temperature polari

Mercedes, in Germania le auto aziendali diventano elettriche | Elettronauti.it
Mercedes EQE – fonte Mercedes | Elettronauti.it

Il punto quindi è sempre lo stesso. Sono le vetture elettriche ad avere questi problemi o magari sono le vetture tedesche che presentano queste problematiche?

Qui sotto vi lasciamo una piccola tabella comparativa tra alcune delle vetture più vendute al mondo e quattro esempi di modelli tedeschi di Mercedes, Audi, BMW e Volkswagen.

ModelloBatteriaPrezzo*AutonomiaAutonomia realeCarica veloceVelocità di ricarica*
Audi Q4 e-Tron Sportback 45 quattro77 kWh61.000€537 km415 km175 kW28 min
BMW i4 eDrive4080,7 kWh59.200€ 589 km515 km207 kW27 min
Mercedes EQE 30089 kWh67.187€621 km525 km170 kW33 min
Volkswagen iD.4 Pro77 kWh46.335€550 km435 km135 kW28 min
Tesla Model 3 Long Range75 kWh52.970€678 km500 km250 kW27 min
Tesla Model Y Long Range75 kWh56.970€542 km435 km250 kW27 min
Hyundai Kona Electric 6565,4 kWh47.190€514 km390 km100 kW41 min
BYD Seal 82 kWh AWD82,5 kWh50.990€520 km490 km150 kW38 min
MEDIA77,7 kWh55.230€569 km463 km179 kW31 min
*Prezzi riferiti al mercato tedesco.
**Velocità di ricarica nell'intervallo 10-80%.
Dati forniti dal sito ev-database.org

Dalla tabella si evince che il modello Mercedes EQE preso in esame risulta anche essere uno di quelli con migliore autonomia, anche se a fronte della batteria più capiente del lotto. Certo, ciò significa impiegare un tempo leggermente superiore alla media. Il prezzo forse potrebbe essere un problema rispetto alle altre vetture, ma i clienti Mercedes sono già abituati a spendere un po’ più della media.


Io un’idea me la sono fatta. Secondo voi qual è il problema vero per cui le aziende tedesche, e Mercedes in particolare, stanno rivalutando i piani per il loro futuro?

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Il lato oscuro del limite dei 30 km/h

In questi giorni non si fa altro che parlare delle Città 30 e del caso Bologna, la prima città in Italia ad adottare il limite di 30 km/h in quasi tutte le vie. L’Italia si è divisa, chi è pro e chi è contro, con Salvini che, dopo aver finanziato le zone 30, ha promesso di presentare a breve una norma per regolamentare questi limiti di velocità (e anche l’uso indiscriminato di autovelox e tutor in città), anche perché l’effetto contagio è dietro l’angolo, dopo Bologna probabilmente altre città si adegueranno (ci stanno pensando anche Milano e Parma). La proposta del ministro dovrebbe servire a limitare l’introduzione di questi provvedimenti esclusivamente in aree densamente affollate, ovvero dove ce n’è davvero necessità. E nel frattempo le forze di opposizione del comune di Bologna si preparano ad un referendum abrogativo. Di seguito proviamo a includere i pro e i contro di questo limite di velocità, anche alla luce delle testimonianze provenienti da altre città europee che l’hanno già adottato.

I pro

  • Cittadini soddisfatti: le città europee che l’hanno già adottato non tornerebbero indietro. I cittadini europei di diversi paesi sono mediamente contenti di questi nuovi limiti.
  • Incidenti e traumi: gli incidenti sono mediamente inferiori di numeri, con conseguenze minori per i soggetti coinvolti, in particolare i soggetti fragili.
  • Rumori: c’è una teorica riduzione del rumore, sebbene lieve (stimata in circa 3 db).
Il lato oscuro del limite dei 30 km/h | Elettronauti.it
Non solo repressione ma anche educazione a Bologna – Fonte Comune di Bologna | Elettronauti.it

I contro

  • Ambiente: sotto il profilo ecologico i benefici del limite di 30 km/h sono controversi. Le auto con motore a scoppio sono obbligate a procedere in seconda marcia anziché in quarta, emettendo quindi molta più CO2 a parità di km percorsi. Anche per le auto elettriche c’è più inquinamento indiretto perché a 30 km/h il loro consumo è superiore che non a 50 km/h e considerato che l’energia prodotta per alimentarle non è sempre 100% green, potrebbe esserci una emissione di CO2, seppur minima e non localizzata nell’ambiente urbano. A compensare i maggiori consumi ci pensano le minori variazioni di velocità: accelerazioni e decelerazioni, soprattutto nelle auto a benzina (meno nella auto elettriche grazie alla frenata rigenerativa), producono maggiori consumi, con il limite di 30 km/h queste variazioni di velocità sono minori. La riduzione dell’inquinamento talvolta c’è comunque ma la si ottiene indirettamente, ovvero in quei casi in cui i cittadini rinunciano all’auto per passare ad altri mezzi di locomozione.
  • Costi: il limite più basso rappresenta un aumento di costi per il guidatore. Aumentando i consumi aumentano anche i costi. Senza considerare la foresta di autovelox che spuntano come funghi: molto più difficile rispettare il limite di 30 km/h anziché quello di 50, il rischio di prendere multe è più elevato. Ricordiamo che molte auto non sono dotate di cruise control adattivo e che in alcune auto il cruise control non è attivabile a velocità così ridotte, pertanto rispettare il limite è arduo per molti automobilisti. Una domanda ce la poniamo riguardo il caso della città di Bologna: istituire contemporaneamente il limite di 30 km/h su quasi tutte le vie cittadine e contestualmente installare decine di nuovi sistemi automatici per il controllo della velocità che effetti avrà sulle casse comunali e, inversamente, su quelle dei cittadini privati?
Il lato oscuro del limite dei 30 km/h
Controlli limite 30 orari – Città di Bologna – Fonte BolognaToday | Elettronauti.it
  • Lavoro, vivibilità e traffico: i limiti più bassi hanno impatto sul mondo del lavoro. Rider, taxi e i lavoratori in generale impiegano più tempo per giungere a destinazione, fino al 66% del tempo in più (caso limite), il che andrà inevitabilmente ad aumentare il traffico cittadino, rischiando così di dover introdurre delle tariffe d’ingresso per disincentivare l’uso dell’auto. Secondo diversi studi sarebbe opportuno non estendere indiscriminatamente il limite di 30 km/h a tutte le strade ma lasciare il limite a 50 km/h sulle strade con meno edifici e pedoni e su quelle concepite per reindirizzare/canalizzare il traffico cittadino. Il sindaco di Bologna ad esempio ha lasciato qualche via (pochissime in verità) ancora con il limite a 50 km/h, il ministro Salvini intende estendere il numero di strade non soggetto ai nuovi limiti.
  • Incidenti: se è vero che mediamente se ne verificano meno e con minori impatti, ci sono anche delle eccezioni a cui prestare attenzione. In alcune città che hanno adottano il nuovo limite il numero di incidenti non è cambiato, in altre aumentato. Si tratta comunque di pochi casi, di eccezioni alla regola, sebbene non siano molte le città che hanno adottato questo provvedimento. Alcuni automobilisti passano ad altri mezzi di mobilità, ad esempio i monopattini o le e-bike che offrono il vantaggio di poter schivare gli autovelox non essendo munite di targa. Ma i veicoli alternativi all’auto sono più pericolosi rispetto ad un’auto in caso di incidente, anche a 30 km/h in alcune città il numero di incidenti non è calato o è aumentato dopo l’introduzione del limite
  • Rumori: in una città con un’altra penetrazione di auto elettriche (ad oggi non certo quelle italiane ma occorre ragionare in prospettiva) in realtà i rumori potrebbero essere maggiori viaggiando a bassa velocità. Le auto elettriche sono dotate di AVAS, ovvero un suono artificiale prodotto a bassa velocità, obbligatorio almeno fino a 20 km/h e che arriva fino a 75 decibel mentre un’auto nuova, anche a benzina, non può superare i 68 decibel. Con gli AVAS quasi sempre attivi per la minor velocità i decibel complessivamente prodotti sono di più.
AVAS? Cos'è?
AVAS è acronimo di “Acustic Vehicle Alert System”, sistema acustico di segnalazione del veicolo. Si tratta di un segnale emesso dalle automobili ibride ed elettriche per compensare gli effetti negativi della loro silenziosità.
Alle basse velocità viene emesso un suono, a volte personalizzabile dall'automobilista, per segnalare la presenza dell'auto a pedoni o soggetti non vedenti. In genere viene utilizzato un suono elettronico non assimilabile a quello delle auto tradizionali a motore endotermico.
  • Nessuna promozione dei veicoli più sicuri: non c’è una distinzione in base al rischio concreto che ogni veicolo possa causare un incidente. I grandi SUV, ad esempio, producono statisticamente un maggior numero di incidente e dalle conseguenze più gravi, così come i veicoli meno recenti che non sono datati di ADAS evoluti. Ma il provvedimento dei 30 km/h mette sullo stesso piano un camion con rimorchio e privo di dispositivi di monitoraggio dell’angolo cieco e una berlina con sistema di frenata d’emergenza automatica e cofano attivo in caso di collisione. L’assenza di distinguo e di benefit non orienta gli acquirenti a prediligere modelli più sicuri all’atto della scelta di un’auto, non incidendo in alcun modo sulla preferenza verso i SUV.

In futuro? Addio guida manuale (forse)

L’idea dei 30 km/h è solo il primo passo per un giro di vite su tutte le velocità. Il movimento 30/80/100 punta a ridurre la velocità sulle strade extraurbane a 80 km/h e sulle autostrade a 100 km/h. Non c’è solo una questione di sicurezza: esiste ormai in Europa e in buona parte del mondo un movimento no-auto, dove l’auto (anche elettrica) è vista come un nemico da abbattere. Chi pensava che con l’auto elettrica avrebbe ottenuto il plauso di un certo movimento ambientalista si sbaglia: le auto elettriche sono già viste ormai alla stregua di quelle a benzina e parimenti limitate. Nessuna tregua, nessuna distinzione. Inizialmente la battaglia contro le auto era travestita da motivazioni ambientali: cadute queste, con l’introduzione dell’auto elettrica, ora la battaglia contro le auto utilizza altri argomenti, come la sicurezza. Lo step successivo sarà la “guerra del volante”: quando i meccanismi di guida autonoma saranno perfezionati, arriveranno anche le pressioni sui governi affinché il controllo dell’auto passi obbligatoriamente dall’uomo alla macchina. La scusa degli odiatori dell’auto sarà quella degli incidenti. Quasi non sorprende che, chi può, sta già pensando agli eVotl: auto volanti elettriche che non devono fare i conti con autovelox, dossi, semafori e ciclisti.

Nel frattempo l’Europa ha varato un nuovo giro di vite sulle auto di nuova produzione: le auto, anche accelerando, potrebbero non superare il limite di velocità su strada, rilevato tramite telecamere. Quando? Il provvedimento è già attivo dal 6 luglio 2022 (solo per i modelli di nuova fabbricazione) e diventerà obbligatorio per tutte le auto nuove vendute a partire dal luglio di quest’anno. Il dispositivo si chiama ISA (Intelligent Speed Assitance): a discrezione del produttore, che può scegliere le modalità di implementazione, al superamento dei limiti di velocità (rilevato da telecamera o da posizione GPS) l’auto potrebbe emettere un fastidioso beep sonoro, far vibrare il volante, rendere il pedale dell’acceleratore meno reattivo o impedire il superamento del limite di velocità. E in futuro l’ISA potrebbe diventare più interventista.

Il partito no-auto è alimentato dalle nuove generazioni, molto meno interessate alle auto. Ma è un movimento eterogeneo, composto da anime diverse: a farne i conti anche il mondo dei monopattini, già bloccati a Parigi. Nel frattempo si allunga l’età media in cui si consegue la patente e anche l’interesse verso le auto è diminuito. ZTL, autovelox e tutor, tasse, zone 30: la direzione è chiara, è in corso una politica di disincentivazione all’uso dell’automobile (anche tramite la pressione fiscale), una politica che diventerà sempre più dura nei prossimi anni e che ci vuole persuadere ad usare solo i mezzi pubblici o la mobilità “gentile”. Sono tanti i disincentivi a conseguire la patente e ancor più a guidare l’auto e tra coloro che “appendono la patente al chiodo” c’è chi decide di prendere di mira chi ancora guida l’auto. Sui media si parla di liberazione dalla schiavitù dell’auto e di “necessità di ridurre la dipendenza dal mezzo a motore privato“, come se ci fosse una legge o un qualche malcostume che ne imponesse l’uso: piuttosto dovremmo iniziare a parlare della liberazione dagli odiatori dell’auto. Perché per qualcuno guidare è e resta ancora un piacere.


Favorevoli alle Città 30? O sarebbe meglio individuare delle Zone 30, limitate solo a quelle densamente popolate e con tanto traffico pedonale?

Sony e Honda uniscono le forze nella corsa verso i veicoli elettrici: tre modelli previsti entro la fine degli anni ’20

Con una mossa strategica, Sony Group e Honda Motor hanno annunciato una joint venture che mira a lanciare tre modelli di veicoli elettrici entro la fine degli anni ’20, nell’ambito di una crescente competizione nel mercato globale dei veicoli elettrici.

Secondo fonti di Nikkei, i due giganti aziendali stanno attivamente preparando il terreno per sfidare Tesla negli Stati Uniti.

La nuova entità, denominata Sony Honda Mobility, farà il suo ingresso sul mercato con una berlina nel 2025, seguita da un SUV nel 2027 e una compatta “accessibile” nel 2028 o successivamente. L’obiettivo è confrontarsi direttamente con i leader del settore elettrico, Tesla in primis.

Sony Honda Mobility punterà sul SUV

Inizialmente nota per la sua berlina Afeela, Sony Honda Mobility ha ora ampliato la sua gamma, rivelando piani per includere anche un SUV e una compatta.

L’azienda punta a sfruttare la spaziosità dei SUV e a offrire opzioni di intrattenimento avanzate, scommettendo su un design condiviso per ridurre i costi e accelerare lo sviluppo.

Un elemento chiave della strategia è la condivisione dello stesso telaio tra i tre modelli, al fine di ridurre i costi e accelerare lo sviluppo.

Sony Honda Mobility Afeela esterni | Elettronauti.it
Sony Honda Mobility Afeela esterni | Elettronauti.it

Una vettura compatta per sfidare le big del settore

La compatta, paragonabile per dimensioni alla Toyota Corolla e alla Volkswagen Golf, condividerà parti con i veicoli elettrici Honda sviluppati in modo indipendente, permettendo di mantenere bassi i prezzi al dettaglio eliminando attrezzature e funzioni superflue.

L’espansione non si limita ai prodotti: la joint venture ha già iniziato ad assumere ingegneri esperti e mira a raddoppiare la sua forza lavoro a circa 500 dipendenti.

Sony Honda Mobility Afeela ADAS | Elettronauti.it
Sony Honda Mobility Afeela ADAS | Elettronauti.it

Tale mossa è parte di uno sforzo più ampio per consolidare la struttura di sviluppo e competere efficacemente in un mercato sempre più impegnativo.

Il contesto competitivo è stato plasmato dalla rapida evoluzione del mercato dei veicoli elettrici.

Se in passato Tesla ha dominato, l’entrata di competitor provenienti da Cina, Germania e Corea del Sud hanno cambiato le carte in tavola.

Sony Honda Mobility Afeela interni | Elettronauti.it
Sony Honda Mobility Afeela interni | Elettronauti.it

In particolare, il marchio cinese BYD ha guadagnato terreno grazie ai veicoli elettrici accessibili.

La berlina Afeela, di Sony Honda Mobility, soprannominata “veicolo elettrico ad alto valore aggiunto”, mira a posizionarsi in un segmento premium, con un prezzo stimato di oltre 10 milioni di yen (62.857 euro al cambio).

Funzionalità di intrattenimento avanzate

Sony Honda Mobility Afeela interni | Elettronauti.it
Sony Honda Mobility Afeela interni | Elettronauti.it

Tuttavia, le ambizioni di Sony e Honda non si limitano al solo mercato automobilistico.

La partnership strategica con Epic Games, nota per le sue tecnologie di computer grafica avanzata, suggerisce che le due aziende stiano anche puntando a integrare esperienze di gioco all’interno dei propri veicoli elettrici, offrendo così un valore aggiunto unico e differenziato.

Nonostante il recente rallentamento delle vendite globali di veicoli elettrici, le proiezioni di GlobalData indicano un aumento costante nel medio e lungo termine.

Sony Honda Mobility Afeela interni | Elettronauti.it
Sony Honda Mobility Afeela interni | Elettronauti.it

Nel 2023, le vendite di veicoli elettrici hanno rappresentato il 12% delle nuove vendite auto, con previsioni di salire al 25% entro il 2027 e al 36% entro il 2030.

L’inaspettato ingresso di Sony e Honda nel mercato dei veicoli elettrici è una risposta alle sfide e alle opportunità di un settore in continua evoluzione.

Con l’arrivo di nuovi concorrenti provenienti da Cina, Germania e Corea del Sud, e la crescente popolarità dei veicoli elettrici a prezzi accessibili, il panorama competitivo è destinato a cambiare radicalmente.

I due colossi, quindi, intendono distinguersi nel mercato dei veicoli elettrici offrendo un valore aggiunto accessibile attraverso il marchio Afeela.


In un contesto in cui le vendite di veicoli elettrici sono destinate a crescere significativamente, Sony e Honda saranno pronte a sfidare la concorrenza? Fateci sapere come la pensate.

Fonte

Riprende la sperimentazione ARERA: 6 kW gratuiti fino al 2025

ARERA ha esteso fino al 31 dicembre 2025 l’aumento di potenza gratuito fino a 6 kW per la ricarica dei veicoli elettrici all’interno delle utenze domestiche durante la notte (dalle 23 alle 7), la domenica e nei giorni festivi, senza costi aggiuntivi o modifiche contrattuali.

Il contributo è rivolto agli utenti domestici e non domestici (contratto configurato come “Altri usi”) connessi alla rete elettrica in bassa tensione (230V monofase oppure 400V trifase), con una potenza impegnata non inferiore a 2 kW e non superiore a 4,5 kW.

Il contatore deve essere del tipo elettronico telegestito, di prima o seconda generazione, mentre il dispositivo di ricarica deve essere presente nell’elenco di quelli idonei alla sperimentazione e avere la dichiarazione di conformità rilasciata da parte dell’installatore ai sensi del decreto ministeriale n. 37/2008.

É possibile richiedere l’aumento di potenza dal 15 febbraio 2024 al 31 dicembre 2024 sul portale di Invitalia, accedendo con il proprio codice SPID e seguendo la procedura.

Aumento di potenza concesso da ARERA sì, ma attenzione al cavo!

La sperimentazione messa in atto dall’ARERA consente di ricaricare il proprio veicolo elettrico ad una potenza maggiore, quindi più velocemente, e senza costi aggiuntivi.

Per chi ne ha la possibilità è quindi un’occasione da non farsi scappare, ma attenzione al cavo di alimentazione della colonnina e all’impianto elettrico dell’abitazione.

Se per esempio prendiamo una fornitura “standard” da 3 kW monofase (che diventano 3,3 kW con l’incremento del 10% concesso dal distributore di rete), un aumento di potenza a 6 kW significa raddoppiare, oltre che la potenza, anche la corrente circolante nel circuito.

Riprende la sperimentazione ARERA: 6kW gratuiti fino al 2025 | Elettronauti.it
Open meter 2.0 – fonte: e-distribuzione | Elettronauti.it

Ampere, interruttore e portata del cavo

Per andare più nel dettaglio, se con il rapporto I=P/V (dove I è la corrente elettrica in Ampere, P è la potenza in Watt e V è la tensione in Volt) otteniamo che una fornitura da 3 kW a 230 V comporta il passaggio di circa 13 A (3000 W / 230 V), una fornitura da 6 kW ne prevede esattamente il doppio, 26 A (6000 W / 230 V).

Fino a qui tutto semplice, ma è bene verificare che l’impianto elettrico sia dimensionato per il passaggio di quella corrente “aggiuntiva”, soprattutto nelle case meno moderne dove gli impianti elettrici non erano studiati per alimentare tutte le utenze elettriche che abbiamo oggi, e dove si corre il rischio che i cavi siano sotto dimensionati.

I cavi elettrici infatti, in base alla sezione, alla lunghezza ed al tipo di posa, hanno una portata di corrente differente, ed un corretto dimensionamento prevede che la corrente di impiego sia minore o uguale alla corrente nominale dell’interruttore, che a sua volta deve essere minore o uguale alla portata del cavo (secondo il rapporto Ib<=In<=Iz).

Questo significa che se l’impianto elettrico è realizzato a regola d’arte ma non è sufficientemente capiente da poter garantire una fornitura da 6 kW, l’interruttore magnetotermico generale, o quello a protezione della colonnina, scatti per sovraccarico proteggendo la linea dal surriscaldamento e quindi da rischi maggiori come l’incendio.

La sezione del cavo deve essere adeguata tanto sulla tratta che va dal quadro elettrico alla colonnina di ricarica, quanto sulla dorsale che porta dal contatore al quadro elettrico.

Riprende la sperimentazione ARERA: 6kW gratuiti fino al 2025 | Elettronauti.it
Sistema elettrico domestico – fonte: Mennekes | Elettronauti.it

Alcuni esempi pratici

Esempio 1: richiedo la fornitura da 6 kW che corrisponde a 26 A, ma l’impianto elettrico domestico è dimensionato per 3 kW (13 Ampere) e l’interruttore magnetotermico generale dell’abitazione è da 16 A; facendo circolare 26 A su un’interruttore da 16 A, più o meno velocemente in base alle caratteristiche dell’interruttore, questo scatterà mettendo fuori servizio una parte o tutto l’impianto elettrico dell’abitazione.

Esempio 2 (vietato da seguire!) : per ovviare al problema dell’esempio precedente decido di buttarmi sull’operazione più sbagliata che possa fare in un impianto elettrico: il “fai da te”. Decido quindi di sostituire l’interruttore generale della casa e quello a protezione della colonnina con uno di taglia superiore, di fatto perdendo la coordinazione tra la sezione del cavo e la corrente nominale dell’interruttore. Ecco la peggiore delle condizioni che si possa verificare. L’interruttore, avendo una corrente di intervento superiore alla portata del cavo, non sarà in grado di intervenire per sovraccarico, permettendo al cavo sottodimensionato di surriscaldarsi fino a provocare l’incendio!

L’importanza di affidarsi a professionisti

Memori degli esempi riportati, è chiara l’importanza, e l’obbligo, di affidarsi a professionisti abilitati alla progettazione ed installazione degli impianti elettrici, per garantire la continuità di servizio e non incorrere in incidenti anche molto gravi e potenzialmente mortali.

Come detto in precedenza, tra i documenti per aderire alla sperimentazione è richiesta la dichiarazione di conformità rilasciata da parte dell’installatore ai sensi del decreto ministeriale n. 37/2008.

Questa dichiarazione non è solo “un pezzo di carta”, ma è l’attestazione che l’impianto elettrico è stato dimensionato ed installato alla regola d’arte.


Hai già aderito alla sperimentazione dell’ARERA?

Fonte

BYD Dolphin Mini in arrivo sui mercati internazionali

Negli ultimi anni, il colosso dell’automobile cinese BYD ha catturato l’attenzione del settore con la sua serie di veicoli elettrici accessibili, e ora punta a ripetere il successo con una city car elettrica.

Il debutto silenzioso della BYD Seagull, una city car elettrica, avvenuto lo scorso anno al Salone dell’Auto di Shanghai, sembra essere solo l’inizio del suo viaggio verso i mercati internazionali, ora rinominata BYD Dolphin Mini.

Attraverso un video diffuso dal marchio su X, BYD mostra le caratteristiche salienti di questa city car elettrica.

Le immagini mostrano la Dolphin Mini verde lime mentre si muove agilmente per le strade strette della città, mettendo in evidenza le sue dimensioni compatte e la praticità.

In una scena particolare, viene presentata la funzione di assistenza al parcheggio, che facilita il parcheggio parallelo anche negli spazi più ridotti.

BYD Dolphin Mini in arrivo sui mercati internazionali | Elettronauti.it
BYD Dolphin Mini | Elettronauti.it

BYD Seagull rinominata

La rinominazione della Seagull in Dolphin Mini segue la convenzione di denominazione a tema oceanico del marchio BYD, in linea con altri modelli disponibili nel mercato australiano. Tra questi, spicca la berlina elettrica Dolphin, che al momento del lancio rappresentava l’opzione più conveniente sul mercato.

Più recentemente, nel corso del secondo semestre del 2023, BYD ha introdotto la sua berlina sportiva premium, la Seal, anch’essa ispirata al tema oceanico. A gennaio, la Seal si è posizionata come il secondo veicolo elettrico più venduto sul mercato.

Tornando alla compatta Dolphin Mini, la sua popolarità è stata evidente fin dal suo debutto al Salone dell’Auto di Shanghai nell’aprile precedente. Con oltre 10.000 ordini registrati nelle prime 24 ore, è chiaro che esiste una forte domanda di auto elettriche compatte e accessibili nel mercato urbano.

Solo sei mesi dopo, a novembre, la società annunciò di aver prodotto 200.000 unità, rendendola una delle auto elettriche più vendute sul mercato.

Caratteristiche Dolphin Mini

In Cina, il BYD Dolphin Mini è offerto con due batterie. Queste sono disponibili in 30,08 kWh e 38,88 kWh con i pacchi batteria più grandi che offrono fino a 405 km di autonomia CLTC, che è più probabile che sia di circa 300 km nel ciclo WLTP.

Questi pacchi batteria alimentano una trasmissione a motore singolo in grado di fornire fino a 55 kW di potenza, abbastanza scattante per una city car.

In precedenza, le varianti europee dell’originale Dolphin avevano visto un aumento delle specifiche rispetto alle auto offerte in Cina.

Parte di ciò è dovuto al miglioramento delle caratteristiche di sicurezza offerte sui veicoli destinati ai mercati di esportazione. Ciò potrebbe rendere il prezzo di partenza locale inferiore a $ 17.000, un po’ più basso ed è probabile che sarà più vicino a $ 25.000 quando e se arriverà sui mercati di esportazione come quelli europei.

In questa fase, non è chiaro se ci siano piani per BYD di portare questa vettura in Australia, ma sappiamo che un SUV più grande e un furgone arriveranno nel 2024.


E voi che ne pensate di questa BYD da città?

Via

Tesla sta progettando la più grande stazione Supercharger del mondo

Tesla si prepara a realizzare la più grande stazione Supercharger del mondo, svelando uno sguardo sul futuro della ricarica dei veicoli elettrici.

La società americana, già leader nella rete di ricarica con il suoi Supercharger, si sta concentrando su un miglioramento ancora maggiore per soddisfare le crescenti esigenze della flotta di veicoli elettrici in Nord America.

L’attenzione si concentra su una nuova stazione Supercharger, in fase di progettazione nella contea di Kern, California, vicino all’incrocio tra l’autostrada 5 e l’autostrada 46.

Tesla Supercharger Lounge | Elettronauti.it
Tesla Supercharger Lounge | Elettronauti.it

160 stalli sono abbastanza?

Secondo la richiesta di permesso di costruzione, la stazione sarà dotata di oltre 160 stalli Supercharger, rendendola la più grande del suo genere a livello mondiale.

Attualmente, il Supercharger più grande del mondo è quello del complesso Harris Ranch a Coalinga, in California, con 98 postazioni di ricarica

Ma ciò che rende ancora più intrigante questo progetto sono i piani per includere 16 stalli “pull-through”, particolarmente utili per i veicoli che trainano rimorchi.

Queste configurazioni consentiranno ai proprietari di Cybertruck e altri veicoli elettrici di utilizzare i Supercharger senza sganciare il rimorchio.

Inoltre, il piano prevede la realizzazione di una microrete composta da batterie e pensiline solari presso la stazione Supercharger.

Questa soluzione permetterà a Tesla di gestire meglio i picchi di domanda e di ridurre i costi di ricarica per gli utenti.

Sebbene non sia stata ancora comunicata una data precisa per il completamento della stazione, si prevede che servirà il traffico pesante tra il nord e il sud della California.

Non sarà distante dall’attuale Kettleman City Supercharger di Tesla, che in passato deteneva il titolo di più grande Supercharger al mondo.

Con questa mossa, Tesla dimostra ancora una volta il suo impegno nel garantire un’infrastruttura di ricarica affidabile e in costante evoluzione per i proprietari di veicoli elettrici.


Chissà quando anche in Europa, vedremo sorgere stazioni Supercharger così grandi. Sarebbe la svolta?

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Qualità dell’aria, adesso anche sulle mappe dello smartphone

Normalmente per visionare la qualità dell’aria, abbiamo fino ad oggi fatto affidamento sulla consultazione di siti web dedicati od abbiamo utilizzato applicazioni specifiche sullo smartphone, come, per gli utenti Apple, l’ottima app Meteo. Ora però, sarà più facile accedere a questi dati grazie alle comuni mappe che già utilizziamo tutti i giorni.

Google Maps

Il recente aggiornamento dell’applicazione multifunzionale di Big G ora permette, tra le altre cose, di visionare incendi boschivi e qualità dell’aria. Accedendo all’applicazione basterà semplicemente andare sul selettore dei filtri in alto a destra su dispositivi mobili, o in basso a sinistra su pagina web, sotto la dicitura “altro” (anche se sulla pagina web potrebbe verificarsi che al momento non funzioni).

In questo caso si potrà notare la nuova nuova veste grafica dei filtri con le diverse tipologie di mappa ed i dettagli selezionabili, tra cui i due appena citati, trasporto pubblico, traffico, bicicletta, Street View e 3D.

Apple Maps e Apple Meteo

Anche le mappe di Apple si stanno aggiornando in tal senso. Attualmente questa funzione non è ancora visualizzabile (almeno in Italia) da iPhone o iPad, ma rimane funzionante la medesima funzione dall’applicazione Meteo preinstallata.


E voi sapevate di questa funzione integrata nei dispositivi di Cupertino?

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Un cambio radicale per Dacia Spring 2024

Con apertura degli ordini a primavera e disponibilità sul mercato nel corso dell’estate, Dacia presenta la nuova Spring, modello 2024 che, sposando il linguaggio di stile aperto dalla nuova Duster si mostra con geometrie squadrate sul frontale ed in coda, fari full LED ed una fascia in nero lucido all’anteriore con al centro le nuove D contrapposte che contraddistinguono il nuovo logo. Al posteriore la stessa fascia nera, ma opaca, con i nuovi personalissimi gruppi ottici ad Y.

Scompaiono le caratteristiche barre al tetto, poco confacenti ad una vettura pensata per la città. La lunghezza viene mantenuta intatta a quota 370 cm, così come resta l’ottimo raggio di sterzata di appena 4,80 metri.

Un cambio radicale per Dacia Spring 2024  | Elettronauti.it
Nuova Dacia Spring 2024 | Elettronauti.it

Come vettura elettrica resta una tra le più leggere, con un peso a vuoto di 984 kg ed un’autonomia di 220 km per la versione da 33 kWh / 45 CV solo in configurazione  Expression.

La gamma di motorizzazioni offre anche la versione da 48 kWh / 65 CV che oltre alla configurazione Expression sarà disponibile anche top di gamma, definita Extreme.

Un cambio radicale per Dacia Spring 2024  | Elettronauti.it
Nuova Dacia Spring 2024 – Vista laterale | Elettronauti.it

Dacia Spring è dotata di serie di un caricatore in corrente alternata da 7 kW che permette di ricaricare la batteria dal 20 al 100% su presa domestica in meno di 11 ore, oppure su wallbox da 7 kW in 4 ore. È disponibile in opzione anche un caricatore in corrente continua da 30 kW per una ricarica rapida dal 20 all’80% in 45 minuti. Debutta sul modello anche il sistema di frenata rigenerativa, che si attiva selezionando la modalità B con il nuovo comando del cambio e contribuisce all’autonomia di percorrenza.

La Spring è predisposta per il V2L (Vehicle to Load) per alimentare dispositivi esterni fino a 3 kW. 

Nuova Dacia Spring 2024 – La più economica sul mercato?

I listini dei nuovi modelli non sono stati ancora annunciati ma facendo riferimento all’offerta del modello precedente siamo certi non si discosteranno molto, quindi con il nuovo Ecobonus scontabile fino a 13.750 Euro ed un prezzo di partenza di circa 21.500 Euro, la Spring si confronterà direttamente con la nuova Citroën e-C3.

Adas, interni ed una sorpresa

Un’ulteriore passo avanti con la dotazione di assistenti alla guida. Ai sistemi obbligatori per legge si aggiungono il monitoraggio dell’attenzione del conducente, il riconoscimento dei segnali stradali, il mantenimento e l’avviso di cambio involontario della corsia.

Gli interni della Spring hanno ora una fisionomia più ricca, con la strumentazione digitale da 7’’ già di serie nella versione base Expression, mentre per l’allestimento superiore Extreme c’è anche il sistema multimediale con display da 10,2” al centro della plancia. 

Un cambio radicale per Dacia Spring 2024  | Elettronauti.it
Nuova Dacia Spring 2024 – Interni | Elettronauti.it

É possibile gestire in modalità wireless le funzionalità Apple CarPlay e Android Auto

Un cambio radicale per Dacia Spring 2024  | Elettronauti.it
Nuova Dacia Spring 2024 – interni | Elettronauti.it

Con un’ispirazione che viene dalla nuova Duster, è presente anche il sistema di aggancio YouClip, con 3 punti di fissaggio posizionati sulla plancia per applicare a pressione vari elementi come tasche portaoggetti o supporti per smartphone. Si può integrare anche un “borsa organizer”, un supporto per smartphone con o senza caricabatterie a induzione oppure un ingegnoso dispositivo 3 in 1 che associa porta-bevande, gancio per borsa e lampada portatile.

Dacia Spring 2024 continua ad offrire un bagagliaio molto ampio rispetto alle dimensioni della vettura, ovvero 308 litri di capacità che diventano addirittura 1.004 litri con i sedili posteriori ripiegati, ma la novità a sorpresa più interessante è la presenza del piccolo bagagliaio anteriore (frunk) nel quale riporre comodamente il cavo di ricarica.

Seguite la presentazione e le opinioni di Tony R


Cosa ne pensate del restyling della Dacia Spring, sarà in grado di dare filo da torcere alla diretta concorrente Citroën e-C3?

Fonte

L’elettrico in Borsa: solo perdite da inizio anno

Come sono andate le prime 30 sedute di borsa del 2024, ossia il primo mese e mezzo di calendario solare? Non molto bene per i titoli del settore specializzati nella produzione di auto elettriche e ibride: si va dal -4% di Geely e -11% di BYD (entrambi i titoli sono quotati ad Hong Kong), come performance migliori, al -19% di Tesla e -22% di Polestar, fino a cali ancora peggiori per NIO (-33%) e X-Peng (-37%), per chiudere con l’ormai quasi azzeramento di Fisker (-57%), che come sappiamo versa in cattive acque finanziarie ed industriali ed ora il titolo vale meno di un dollaro per azione.

Le performane da inizio anno dei titoli BEV, che sono tutti in calo | Elettronauti.it
Le performane da inizio anno dei titoli BEV, che sono tutti in calo | Elettronauti.it

Si salvano i produttori tradizionali  

A fronte del calo azionario delle società che producono veicoli a basse emissioni, gli automakers tradizionali hanno invece registrato, tutti, delle performance positive, a seguito anche dei conti annuali in crescita e in alcuni casi anche migliori delle attese degli investitori. Del resto, la pressione competitiva che si avverte nel segmento BEV è di gran lunga maggiore rispetto ai veicoli termici, a seguito della guerra dei prezzi in corso tra Tesla, che infatti ha riportato margini in calo (il rapporto EBITDA rettificato su ricavi è sceso dal 22,2% di inizio 2023 al 15,7% dell’ultimo trimestre dell’anno), ed i produttori cinesi (come BYD, di cui parliamo nel prossimo paragrafo), con le case europee in mezzo a subire e anche lamentarsi, come ha fatto Stellantis.

Le performane da inizio anno dei titoli automotive tradizionali, che sono tutti in rialzo | Elettronauti.it
Le performane da inizio anno dei titoli automotive tradizionali, che sono tutti in rialzo | Elettronauti.it

BYD cala “solo” dell’11%

Il calo minore (ma sempre del 11% da inizio anno, e di quasi il 30% circa negli ultimi 12 mesi) è stato registrato da BYD, che è diventato a fine 2023 il primo produttore al mondo di BEV, almeno per un trimestre, superando persino Tesla. Eppure i conti vanno bene, le vendite sono in forte aumento, i margini industriali pure, e la società ha una struttura patrimoniale e finanziaria solida (ne avevamo parlato qui). BYD ha recentemente superato Volkswagen nelle vendite in Cina dopo una corsa di 15 anni, ed ora sta puntando ad espandersi in Europa, sia con la costruzione di una nuova fabbrica in Ungheria, sia con il lancio di nuovi modelli a prezzi competitivi, come la Seal U e soprattutto la Yuan Up, che potrebbe avere un prezzo inferiore a 20.000 euro, includendo gli incentivi.

BYD Yuan UP EV trapela prima del debutto ufficiale - un altro nuovo concorrente di Tesla? | Elettronauti.it
Yuan UP EV – Fronte – Fonte BYD | Elettronauti.it

Polestar sempre più cinese

Polestar continua a non brillare, come già anticipavamo lo scorso settembre nell’analisi completa della società, tanto che addirittura il suo azionista principale, il colosso cinese Geely ha deciso di prendersi in capo tutta la gestione, liberando l’altra controllata del medesimo gruppo, la Volvo dal sostenere ulteriori impegni finanziari per mantenere in vita Polestar stessa. Significativo il fatto che Volvo, dall’annuncio, abbia registrato un aumento del prezzo di Borsa del 40%, passando da 27 SEK (corona svedese) per azione a oltre 38 SEK per azione.

L’andamento di Polestar negli ultimi tre mesi (fonte: Stockanalysis) | Elettronauti.it
L’andamento di Polestar negli ultimi tre mesi (fonte: Stockanalysis) | Elettronauti.it

Attendiamo il vostro punto di vista sulla situazione.

Volkswagen rivela la ID.7 Tourer, una nuova svolta nell’elettrificazione della classe media superiore

Volkswagen, leader nel settore dell’innovazione automobilistica, presenta la nuova ID.7 Tourer, un’aggiunta rivoluzionaria alla sua gamma di veicoli elettrici.

La ID.7 Tourer si pone come una delle prime wagon completamente elettriche della classe media superiore, ampliando ulteriormente le opzioni di mobilità sostenibile offerte dalla casa automobilistica tedesca.

Volkswagen id7 tourer esterni | Elettronauti.it
Volkswagen id7 tourer esterni | Elettronauti.it

Dimensioni e specifiche tecniche della ID.7 Tourer

Condividendo la piattaforma con la già acclamata ID.7 berlina fast-back, la ID.7 Tourer offre una combinazione unica di prestazioni eccezionali, autonomia estesa e spazio di carico generoso.

Lunga quanto la sua controparte berlina a 4.961 mm, la ID.7 Tourer presenta un passo lungo, 2.971 mm, il che contribuisce a una spaziosità interna sorprendente.

Volkswagen id7 tourer esterni | Elettronauti.it
Volkswagen id7 tourer esterni | Elettronauti.it

La larghezza di 1.862 mm e l’altezza di 1.536 mm la rendono una presenza imponente sulla strada, mentre il design aerodinamico offre una guida efficiente e silenziosa.

Il design della ID.7 Tourer è un connubio tra l’eleganza della Passat Variant e l’aggressività dinamica dell’Arteon Shooting Brake, con un tetto allungato che offre non solo uno stile distintivo ma anche una maggiore capacità di carico.

Con uno spazio bagagli massimo di 605 litri con cinque passeggeri a bordo, la ID.7 Tourer può ospitare comodamente ogni tipo di carico, che raggiunge una stima di 1.714 litri quando i sedili posteriori sono abbattuti.

La ID.7 Tourer non è solo estetica, Volkswagen ha puntato sull’innovazione tecnologica e sul comfort degli occupanti.

Caratteristiche come le bocchette di ventilazione a comando automatico e i sedili ergoActive con funzioni di massaggio conferiscono un comfort paragonabile a quello delle vetture di classe superiore.

Volkswagen id7 tourer interni | Elettronauti.it
Volkswagen id7 tourer interni | Elettronauti.it

Inoltre, l’introduzione dell’assistente vocale IDA, con accesso a database online come Wikipedia e l’integrazione di ChatGPT, rappresenta un salto avanti nell’interazione uomo-macchina.

In termini di prestazioni, la ID.7 Tourer è all’avanguardia, disponibile nelle versioni Pro1 e Pro S1, entrambe con una potenza di 210 kW (286 CV) e trazione posteriore, offre un’esperienza di guida eccitante e responsabile.

Volkswagen id7 tourer interni | Elettronauti.it
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Batteria e autonomia

La batteria da 77 kWh della versione Pro1 e la nuova batteria da 86 kWh della versione Pro S1 garantiscono un’autonomia WLTP prevista di 685 km, consentendo viaggi lunghi senza preoccupazioni.

La ricarica rapida è anche un punto di forza, con la possibilità di ricaricare la batteria fino all’80% in meno di 30 minuti utilizzando una colonnina di ricarica rapida DC con potenza fino a 200 kW.

Volkswagen id7 tourer interni | Elettronauti.it
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La ID.7 Tourer è il frutto di un impegno costante verso la sostenibilità e l’innovazione da parte di Volkswagen.

Prodotta nell’innovativo stabilimento per la mobilità elettrica di Emden, in Germania, rappresenta un passo avanti significativo verso un futuro più pulito e sostenibile per l’industria automobilistica della casa di Wolfsburg.

Con la sua combinazione di prestazioni, design e tecnologia all’avanguardia, la ID.7 Tourer si posiziona come un punto di riferimento nell’elettrificazione della classe media superiore, offrendo una soluzione completa per le esigenze di aziende e privati alla ricerca di un veicolo ecologico senza compromessi.


Volkswagen, ha sempre puntato sulle station wagon. Nel panorama elettrificato, avere questa tipologia, potrebbe abbracciare un ampio pubblico?

Fonte

Anche Geely lancia i suoi satelliti in orbita

Geespace, la società cinese di tecnologia satellitare e servizi commerciali di Geely, ha completato il suo secondo lancio satellitare di successo (il primo era stato a giugno 2022) dal centro di lancio Xichang Satellite, inviando undici satelliti in orbita terrestre bassa (LEO, Low-Earth Orbit), nel’ambito della sua rete satellitare “Geely Future Mobility Constellation”. Questa costellazione punta ad una rete di ben 168 satelliti, che forniranno servizi di posizionamento globale ad alta precisione, che ad esempio saranno usati per la guida autonoma delle auto. I sistemi sono dotati di funzioni di telerilevamento di intelligenza artificiale (IA), che forniscono immagini ad alta risoluzione da un metro a 5 metri di distanza. Anche XPeng si muove sulla IA: il colosso cinese ha appena annunciato di voler assumere 4.000 persone per un investimento di quasi mezzo miliardo di euro.

La costellazione di satelliti di Geely | Elettronauti.it
La costellazione di satelliti di Geely | Elettronauti.it

Geely Future Mobility Constellation

Geely Future Mobility Constellation è la prima iniziativa commerciale al mondo che integra comunicazione, navigazione e telerilevamento in un’unica rete satellitare. Geespace è anche l’unica società privata cinese ad aver costruito un modello di business satellitare verticalmente integrato, ossia che parte dallo sviluppo, continua con la produzione di satelliti, e infine offre servizi di comunicazioni satellitari per il settore automobilistico. Tra gli autoveicoli del gruppo Geely, ad oggi dotati di funzionalità di comunicazione satellitare, figurano due modelli del marchio Zeekr, la 001 Fr e la 007, che avevamo già anticipato e Geely Galaxy E8.

ZEEKR 007, la berlina cinese da 870Km di autonomia | Elettronauti.itZEEKR 007, la berlina cinese da 870Km di autonomia | Elettronauti.it
Frontale della 007 – fonte: Zeekr | Elettronauti.it

Musk è sempre il pioniere

Il lancio di satelliti di Geely ricorda ciò che ha fatto Elon Musk con SpaceX che supporta il servizio internet satellitare ed ha una flotta di satelliti enorme: poco meno di 6.000 satelliti orbitanti attorno alla Terra! Proprio pochi giorni fa, tuttavia, è stato riportato che SpaceX è stata costretta a far rientrare circa 100 satelliti già in orbita, a seguito di un glitch, ossia di un malfunzionamento non precisato. Di per sé non è una novità far rientrare dei satelliti, tanto che, nella sua storia, SpaxeX ha già fatto rientrare lentamente nell’orbita terrestre oltre 400 satelliti, ma fino ad oggi non si era mai verificato un ritiro contemporaneo di ben 100 satelliti.

Dragon e gli astronauti di Ax-3 rientrano dopo 21 giorni nello spazio | Elettronauti.it
Capsula Dragon e gli astronauti di Ax-3 rientrano dopo 21 giorni nello spazio | Elettronauti.it

Che l’auto del futuro sia un auto connessa alla rete pensiamo non ci siano dubbi, ma immaginavate che avremmo avuto auto con collegamento satellitare?

Via

L’aggiornamento dell’app Rivian fa trapelare il design dell’adattatore NACS e l’interoperabilità dei caricabatterie Tesla

Il nuovo aggiornamento dell’app di Rivian ha fatto trapelare alcuni dettagli sull’aspetto del prossimo connettore NACS e su come si interfaccerà con le reti di ricarica di Tesla.
La nuova versione dell’app 2.6.0 aggiunge un paio di nuove funzionalità, come un widget per la schermata iniziale e una sezione dedicata alla salute del veicolo che consente di controllare la pressione degli pneumatici dall’interno dell’app.
Ma la cosa più interessante è che è stata analizzata per scoprire un’animazione che mostra il funzionamento e il design del prossimo adattatore NACS, che sembra molto simile a quello condiviso da Ford. I dettagli arrivano da RivianTrackr su X

L’animazione è breve e non mostra nulla di particolarmente inaspettato, ma sembra quasi identica al design dell’adattatore Ford che abbiamo già visto in precedenza e leggermente diverso da altri adattatori.

Quando l’adattatore è stato rivelato per la prima volta, è stato notato che i pin AC nel connettore CCS non sono presenti e quindi l’adattatore sarebbe utilizzabile solo su caricatori veloci a corrente continua come i Supercharger e non su caricatori a corrente alternata come la rete Destination Charging di Tesla, che ospita caricatori notturni a bassa velocità presso hotel o altri luoghi in cui le persone possono trascorrere diverse ore alla volta.

Adattatore NACS Rivian solo per ricarica rapida

L’aggiornamento dell’app di Rivian sembra confermare che questo adattatore è solo per la ricarica rapida in corrente continua, come per il Ford.

L’aggiornamento sembra includere anche alcuni riferimenti a Plug & Charge sui Supercharger Tesla. Si tratta di una funzione che consente un utilizzo più semplice dei caricabatterie veloci a corrente continua, in cui i conducenti possono semplicemente collegare l’auto e andarsene senza dover eseguire altre operazioni per avviare la ricarica.
L’introduzione di questa funzione nei veicoli non Tesla è stata lenta, a causa di vari problemi tecnici di fondo. Tesla non ha dovuto affrontare questi problemi, poiché controlla la rete e le auto, permettendo di effettuare il collegamento in pochi secondi, mentre le altre auto che dispongono di funzioni simili a Plug & Charge possono impiegare più di un minuto per completare l’operazione di riconoscimento, il che porta a un’esperienza di qualità inferiore.

RivianTrackr afferma che il Plug & Charge avverrà “tramite l’applicazione mobile Rivian”, il che significa almeno che non sarà necessario scaricare un’applicazione separata per accedere ai Supercharger.

Le nostre considerazioni

Ci chiediamo se sarà necessario un passaggio per selezionare il proprio stallo di ricarica, o se tutto ciò avverrà automaticamente al momento dell’inserimento della spina, a condizione che l’applicazione e l’auto siano registrate correttamente. Se non è automatico, allora non si tratta di un vero e proprio Plug & Charge, quindi dovremo aspettare e vedere quando la funzione sarà implementata.
Ad ogni modo, l’aggiornamento dell’app dà speranza a coloro che desiderano un semplice funzionamento “Plug & Walk Away” per i veicoli Rivian sulla rete Tesla. E, data la somiglianza con il design dell’adattatore di Ford, forse significa che altre auto saranno in grado di utilizzare una versione di Plug & Charge con la rete Supercharger.


Quanto ritenete sia importante potere utilizzare il sistema “Plug & Walk Away” con vetture non Tesla, quando ci si collega ad un Supercharger?

Fonte

Porsche sta sviluppando un van elettrico di lusso per competere con il Volvo EM90?

Un van di lusso Porsche completamente elettrico? Potrebbe essere una possibilità. Il capo del design Porsche, Peter Varga, ha dichiarato che un van è ora “molto interessante” se combinato con il lusso.

Alcuni anni fa, nessuno si aspettava che la Lamborghini lanciasse un SUV di lusso, mentre ora l’Urus è il modello più venduto del marchio.

Il capo designer degli esterni di Porsche ritiene che lo stesso potrebbe avvenire con un van elettrico di lusso.

Top Gear Olanda ha chiesto a Varga se, dopo il lancio della nuova Porsche Macan EV, un van, come la Porsche Vision Renndienst, fosse una possibilità ed adatto al marchio.

Porsche sta sviluppando un Van elettrico di lusso per competere con il Volvo EM90? | Elettronauti.it
Porsche Van – Fonte: Porsche | Elettronauti.it

Il van elettrico Porsche – Il pensiero di Varga

Il van mi piace molto e penso che sia una bella macchina con un bell'aspetto quindi come prodotto, idea o concetto per una nuova auto del marchio Porsche, è molto interessante se in combinazione con il lusso
Peter Varga, Capo Design Porsche

Varga ha indicato il furgone di lusso Toyota Alphard che li ha portati in giro per Singapore, con ampi sedili sul retro, aggiungendo che forse per Porsche un van è un nuovo prodotto interessante, pur evidenziando che si trattava di un’opinione personale.

Porsche sta sviluppando un Van elettrico di lusso per competere con il Volvo EM90? | Elettronauti.it
Porsche Vision “Renndienst” – vista posteriore – Fonte: Porsche | Elettronauti.it

Sebbene il Renndienst includa caratteristiche estreme come molti concept, un modello di produzione avrebbe probabilmente un aspetto molto diverso. Per quanto riguarda la posizione di guida centrale, Varga ha detto che può andare bene per un’auto da corsa ma non per la vita di tutti i giorni.

Le nuove piattaforme delle auto elettriche collocano le batterie nella parte inferiore del veicolo, rendendo più facile la sostituzione del design del pianale.

Porsche potrebbe seguire le orme di Volvo con un van elettrico di lusso, come l’EM90.

Alimentato da una batteria da 116 kW, l’EM90 ha un’autonomia fino a 738 km in CTLC ed ha un prezzo di partenza in Cina di 818.000 yuan (14.000 dollari).


Vorreste vedere un van elettrico Porsche? Fateci sapere cosa ne pensate.

Fonte

La HiPhi Z si impone nel test di autonomia invernale della NAF, superando la Tesla Model 3

La Federazione Automobilistica Norvegese (NAF) ha recentemente concluso il suo evento biennale, l’El Prix, una sfida che mette alla prova una vasta gamma di veicoli elettrici provenienti da tutto il mondo e appartenenti a varie fasce di prezzo.

Mentre la Tesla ha dominato negli ultimi quattro anni, l’edizione invernale del 2024 ha visto un nuovo arrivato non solo rivaleggiare per la massima autonomia nella stagione fredda, ma anche avvicinarsi notevolmente all’autonomia pubblicizzata.

Test autonomia El Prix NAF | Elettronauti.it
Test autonomia El Prix NAF | Elettronauti.it

La NAF, la più grande organizzazione di interessi e consumatori nei paesi nordici, con oltre 500.000 membri, ha organizzato l’El Prix insieme a Motor due volte all’anno, definendolo il “più grande del mondo”.

Elprix NAF 2024, 23 modelli a confronto

In questa edizione invernale, il pool di veicoli elettrici, comprendente 23 modelli provenienti da tutto il mondo, ha assistito a un’affermazione sorprendente da parte di un nuovo contendente.

Test autonomia El Prix NAF | Elettronauti.it
Test autonomia El Prix NAF | Elettronauti.it

La HiPhi Z sale sul podio

Durante il test di autonomia invernale del 2024, condotto in condizioni climatiche rigide con temperature tra -2° e -10 ℃, il nuovo arrivato HiPhi Z proveniente dalla Cina ha eclissato i suoi concorrenti.

Nonostante una pubblicizzata autonomia inferiore di 74 km rispetto alla favorita Tesla Model 3, l’HiPhi Z è riuscita a percorrere ben 81 km in più rispetto alla berlina elettrica più venduta al mondo.

Il test, condotto in condizioni reali, ha visto l’HiPhi Z perdere solo il 6% dell’autonomia pubblicizzata, un risultato straordinario considerando le sfide poste dalle rigide condizioni invernali.

Test autonomia El Prix NAF | Elettronauti.it
Test autonomia El Prix NAF | Elettronauti.it

In confronto, la Tesla Model 3 ha mancato il suo obiettivo di quasi il 30%, mentre altre vetture come la BMW i5 hanno registrato una diminuzione dell’autonomia rispetto a quanto dichiarato dai produttori.

L’HiPhi Z ha dimostrato una perdita di autonomia inferiore rispetto alla concorrenza, posizionandosi al primo posto nel test e lasciando dietro di sé marchi consolidati.

Questo risultato pone l’HiPhi Z al centro dell’attenzione nell’arena dei veicoli elettrici e sottolinea il crescente interesse e la competizione nel settore delle auto a zero emissioni.


Questo test ha messo a dura prova i veicoli, evidenziando le reali autonomie in condizioni difficili. Fateci sapere cosa ne pensate nei commenti.

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L’Italia supera i 50.000 punti di ricarica pubblici

L’Italia ha registrato una crescita record nel 2023 per l’infrastruttura di ricarica, facendo meglio di Francia, Germania e Regno Unito. Motus-E ci informa che, al 31 dicembre 2023, erano presenti in Italia ben 50.678 punti di ricarica a uso pubblico per una crescita di circa il 38% ossia +13.906 punti di ricarica rispetto al 2022 (e con un sostanziale raddoppio dei punti di ricarica rispetto al 2021). Un bel passo in avanti rispetto a un anno fa.

I numeri record del 2023, fonte Motus-E | Elettronauti.it
I numeri record del 2023, fonte Motus-E | Elettronauti.it

Le regioni e le città più virtuose

Iniziamo dalla distribuzione per macro aree: il Nord Italia la fa sempre da padrona con ben il 58% dei punti di ricarica totali, ma continua il recupero delle installazioni nel sud e nelle isole, dove si concentra ora il 23% del totale dei punti di ricarica presenti della penisola, a fronte del 19% del centro. La Lombardia si conferma la prima regione per punti di ricarica (9.395), davanti a Piemonte (5.169), Veneto (4.914), Lazio (4.659) ed Emilia-Romagna (4.253). In evidenza la Campania, seconda regione assoluta per crescita dell’infrastruttura nel 2023, con 2.691 nuovi punti di ricarica installati. Nel 2023, ha fatto meglio solo la Lombardia (+4.853), mentre a poca distanza seguono i progressi delle regioni già virtuose, ossia Piemonte (+2.519), Veneto (+2.492) e Lazio (+1.991). Tra le città, Roma è quella che al 31 dicembre 2023 conta più punti di ricarica installati (3.588), seconda piazza per Milano (2.883) e terza per Napoli (2.652). La classifica cambia però se consideriamo il numero di punti di ricarica per km² di superficie, con Napoli sul gradino più alto del podio (225 punti ogni 100 km²), davanti a Milano (183 punti ogni 100 km²) e Roma (67 punti ogni 100 km²). Uscendo dai centri urbani, si nota l’impennata dei punti di ricarica in autostrada, che al 31 dicembre 2023 hanno raggiunto quota 932 (di cui il 61% con potenza superiore addirittura ai 150 kW), rispetto ai 496 registrati a fine 2022. Almeno un’area di servizio autostradale ogni 3 è dotata di infrastrutture per la ricarica.

Numero punti di ricarica entro un raggio di 10km, fonte Motus-E | Elettronauti.it
Numero punti di ricarica entro un raggio di 10km, fonte Motus-E | Elettronauti.it

L’Italia rimane davanti a Francia, Germania e Regno Unito

Sollevando lo sguardo a livello continentale, lo studio di Motus-E confronta i numeri dell’Italia con quelli degli altri grandi Paesi europei. Con 23 punti di ricarica a uso pubblico ogni 100 auto elettriche circolanti, l’infrastruttura italiana si conferma davanti a quella di Francia (14 punti ogni 100 auto elettriche circolanti), Germania (10 punti ogni 100 auto elettriche circolanti) e Regno Unito (10 punti ogni 100 auto elettriche circolanti), conservando il primato anche considerando solo i punti di ricarica veloci in corrente continua: Italia (3,4 punti ogni 100 auto elettriche circolanti), Francia (2,1 punti ogni 100 auto elettriche circolanti), Germania (2 punti ogni 100 auto elettriche circolanti), Regno Unito (1,5 punti ogni 100 auto elettriche circolanti). Infine, anche per quanto riguarda il numero di punti di ricarica rispetto alla lunghezza totale della rete stradale l’Italia è davanti, con una media di 1 punto di ricarica ogni 5 km di strade, precedendo Regno Unito (1 punto ogni 6 km), Germania (1 punto ogni 7 km) e Francia (1 punto ogni 9 km). Non male!

Punti di ricarica ogni 100 BEV circolanti, fonte Motus-E | Elettronauti.it
Punti di ricarica ogni 100 BEV circolanti, fonte Motus-E | Elettronauti.it

Ritenete che l’installazione di nuove colonnine di ricarica sia sufficientemente veloce?

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Patente digitale finalmente anche in Italia

Dall’estate del 2024, la patente digitale è finalmente realtà in Italia. Introdotta tramite l’app IO, questa versione digitale del documento di guida offre numerosi vantaggi ai cittadini, semplificando la vita di automobilisti e motociclisti.

L’Europa sta progressivamente portando la sua idea di identità digitale alla portata i tutti i cittadini del vecchio continente.

Come funziona

Nella app IO, scaricabile dal sito PagoPa della Pubblica Amministrazione, dopo aver effettuato l’installazione nel nostro smartphone, troveremo un IT Wallet ossia un portafoglio digitale, che conterrà tutti i nostri documenti in formato elettronico subiti pronto all’uso in caso di necessità.

Si parte dalla patente di guida per poi passare in un secondo momento ad altri documenti quali carta d’identità, tessera sanitaria ecc.

Si parla di un QR code da poter far scansionare dove ce ne sarà bisogno, come ad esempio in caso di un controllo di polizia.

Patente digitale | Elettronauti.it
Patente digitale | Elettronauti.it

I nostri dati al sicuro con la Patente Digitale

Si accede all’app IO tramite SPID, sensore biometrico o riconoscimento facciale, da qui poi abbiamo tutta una serie di servizi pensati per il cittadino agevolando di fatto la sua interazione con la pubblica amministrazione.

I dati qui custoditi, quindi presto anche i nostri documenti, saranno subito accessibili e sempre con noi, portando il telefono cellulare a diventare il nostro factotum personale (ci apriamo anche case e autovetture) ed eliminando di fatto il rischio di perdere portafoglio e chiavi.

Patente e app IO | elettronauti.it
Patente e app IO | elettronauti.it

E se perdo il telefono? Domanda pertinente. Ma anche qui abbiamo un vantaggio in termini di sicurezza perché le nostre informazioni sono protette da molti sistemi (sensore biometrico in primis per poi continuare con il nostro SPID) e quindi diventa decisamente più difficile entrare in possesso di alcune nostre informazioni. E’ tutto conservato online, basterà poi accedere da un altro dispositivo e avremo a disposizione le nostre informazioni.

Quali i vantaggi di una Patente Digitale

I vantaggi di una simile modifica sono presto detti:

  • Comodità: Avere la patente sempre a portata di mano sullo smartphone elimina il rischio di perderla o dimenticarla a casa.
  • Sicurezza: Il QR Code criptato rende la patente digitale più difficile da falsificare rispetto alla versione cartacea.
  • Velocità: In caso di controllo da parte delle forze dell’ordine, la verifica della patente digitale è rapida e semplice.
  • Aggiornamenti automatici: In caso di modifiche o integrazioni alla patente, come l’aggiunta di nuove categorie, queste saranno automaticamente aggiornate nella versione digitale.

Inoltre dall’app avremo anche la notifica di prossima scadenza così da non scordarci mai più di rinnovarla nei tempi prescritti, così come il nostro saldo punti, consultabile online.

Al momento, la patente digitale non è obbligatoria. I cittadini possono comunque continuare a utilizzare la patente cartacea. Tuttavia, si consiglia di attivare la versione digitale in quanto offre numerosi vantaggi e semplifica la vita di chi guida.

L’introduzione della patente digitale rappresenta un passo avanti importante nel processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione italiana. Si tratta di un servizio innovativo che offre ai cittadini maggiore comodità, sicurezza e velocità.


Siete pronti al passaggio in digitale?

Fonte

Cos’è una Città 30?

Siamo nel 2024 e il concetto di Città 30 si fa spazio all’interno dei nuovi concetti urbanistici che regolano la viabilità di alcune città europee già da anni o decenni.

Da non confondere con le Zone 30, cioè alcuni tratti di viabilità limitati a 30 km/h, in genere in parallelo a viali ad alto scorrimento, centro storico o in zone con strade non adatte per mantenere una velocità di 50 km/h.

Bologna diventa la prima città 30 d'Italia | Elettronauti.it
Città 30 è sinonimo di 30 km/h di limite di velocità e basta? | Elettronauti.it

Il limite che divide le due terminologie è sottile ma se una Zona 30 coincide spesso con una porzione piccola di una città, la Città 30 è un vero e proprio concetto diverso di concepire le città del futuro e del presente.

Per gli altri approfondimenti vi lasciamo tutti i link nelle fonti in calce all’articolo.

Limite di 30 km/h

Meglio essere subito chiari. In una Città 30, come in una Zona 30, il limite massimo consentito per i mezzi a motore è di 30 km/h. Ma questo non significa che se un domani una città dovesse diventare una Città 30 di conseguenza non ci saranno più viali con limiti di velocità superiori. Un esempio lo abbiamo proprio con la città di Bologna, diventata a gennaio 2024 la prima Città 30 d’Italia.

Bologna diventa la prima città 30 d'Italia | Elettronauti.it
Bologna prima di Città 30 – Fonte: Bologna Città 30 | Elettronauti.it

Dalla pianta della viabilità di Bologna prima di diventare Città 30 si evince come la maggior parte delle zone avessero un limite di velocità superiore ai 30 km/h. Il centro storico ed altre aree invece erano già Zone 30.

Bologna diventa la prima città 30 d'Italia | Elettronauti.it
Bologna dopo Città 30 – Fonte: Bologna Città 30 | Elettronauti.it

Il concetto di Città 30 ha letteralmente inglobato la città di Bologna, diventando un’enorme Zona 30. Ma con molte eccezioni. Infatti in ogni città ci sono dei viali ad alto scorrimento che permettono agli automobilisti di spostarsi velocemente dall’interno all’esterno utilizzando delle “vie preferenziali” veloci. Queste ovviamente sono rimaste.

In alcune città ci sono anche viali che permettono di sfrecciare ad oltre 50 km/h rimanendo nella legalità. È probabile che in futuro questo non sia già permesso.

Una guida con meno stress e senza perdite di tempo

Abbassare il limite di velocità non è essenzialmente una cosa sbagliata e uno svantaggio per gli automobilisti.

Prima di tutto una guida frenetica non si adatta ad una guida cittadina proprio perchè rende più inclini agli errori o alle distrazioni solo per arrivare 1 minuto prima al lavoro o per prendere un verde al semaforo.

Inoltre molto spesso, a causa del traffico cittadino si viaggia anche a meno di 30 km/h di media. Provare per credere. Resettate il “trip” della vostra auto prima in entrare in un centro urbano trafficato come Milano o Roma e poi analizzate il tempo impiagato e soprattutto la velocità media e massima raggiunta.

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Differenze di consumi e inquinamento – Fonte: Bologna Città 30 | Elettronauti.it

Una guida gentile e senza troppe accelerazioni e frenate repentine aiuta a contenere i consumi e diminuire l’inquinamento dato anche dalle pastiglie dei freni.

Ridiamo la città ai cittadini – Parte 1

Più o meno è questo lo slogan utilizzato. Da quando le automobili si sono diffuse negli ultimi 150 la città è passata da essere ad uso esclusivo dei cittadini in quanto pedoni, ad essere più un luogo studiato per le automobili. Tutto viene pensato in funzione di parcheggi, rotonde, semafori, auto, SUV, ecc.

La Città 30 vuole ridare la città a chi la deve effettivamente vivere. Deve essere quindi a prova di famiglie, bambini, lavoratori, pensionati. Il concetto che sta alla base di tutto è che le auto debbano adattarsi alle persone e non viceversa, come ormai succede fin troppo spesso.

Cos’è una Città 30? | Elettronauti.it
Aumento della mobilità attiva – Fonte: Bologna Città 30 | Elettronauti.it

Se vogliamo dirla tutta non è tanto una questione di limite di velocità solo per rallentare gli automobilisti, ma più un disincentivo a spostarsi in città con la propria auto prediligendo invece i mezzi pubblici, mezzi privati come biciclette e monopattini o piuttosto muovendosi a piedi.

La sicurezza dei pedoni e non le multe per i Comuni

La cosa che vorremmo spiegare è che non è tutta una scusante per fare multe. E ci piacerebbe che questo sia anche il fine dei Comuni italiani che come Bologna adotteranno il concetto di Città 30 in futuro.

L’obiettivo della Città 30 è zero morti in strada e zero multe: rispettando le regole, non ci sono sanzioni e si salvano vite umane.

Città 30 è un cambiamento rilevante che va accompagnato con gradualità: quindi per i primi sei mesi, da luglio a dicembre, i vigili presidieranno le strade, ma non per multarti. Fino alla fine del 2023 la Polizia Locale interverrà per ricordarti e informarti sul nuovo limite a 30 chilometri orari.

Le sanzioni legate ai nuovi limiti di velocità partiranno da gennaio 2024. Sulle strade a 30 il controllo sarà affidato ai vigili, mentre gli autovelox fissi saranno solo nelle strade a 50.
Come cita il sito di Bologna Città 30

In Europa, nelle città in cui si sta sperimentando questo nuovo concetto di città si sono riscontrati meno incedenti rispetto a prima e molti meno mortali.

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Distanza di frenata – Fonte: Bologna Città 30 | Elettronauti.it

Secondo alcuni studi la distanza in una frenata di emergenza si riduce notevolmente se il conducente viaggia a 30 km/h rispetto a 50 km/h. In ambito cittadino si può prevenire molteplici incidenti passando di circa 28 metri necessari per fermare una vettura a 50 km/h rispetto ai circa 13 metri se si viaggia a 30 km/h. Il tutto tenendo conto anche del tempo di reazione, cioè il tempo che intercorre da quando l’automobilista pensa di dover frenare al momento in cui inizia realmente la fase di decelerazione.

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Tempi di reazione in base alla velocità | Elettronauti.it

Ovviamente in base alla velocità di un impatto tra pedone e veicolo si determina anche la pericolosità dell’incidente. Secondo alcuni studi la probabilità che un pedone rimanga ucciso in un incidente stradale è del 10% a 30 km/h e del 50% a 50 km/h. Per velocità superiori ai 70 km/h si è praticamente spacciati. Ecco perchè è importante non andare troppo veloci in prossimità di centri abitati o attraversamenti pedonali.

Secondo uno studio di NHTSA, l’ente americano per la sicurezza sulle strade, i valori sarebbero un po’ meno “pompati” ma non per questo da prendere più sottogamba. Secondo questo report il 13% delle persone che rimangono coinvolte in un incidente a 30 km/h (20 mph) subiscono infortuni gravi (incluso il decesso), mentre la percentuale sale al 40% a 45 km/h (30 mph), ovvero il limite che si trova in genere nelle città americane.

Minore inquinamento atmosferico localizzato e meno rumore

Come detto, l’obiettivo non è solo quello di ridurre la velocità media, ma anche quello di ridurre le auto circolanti, favorendo una qualità dell’aria migliore a chi la città la deve vivere. Soprattutto se pensiamo al presente.

In un futuro in cui, forse, tutte le auto saranno elettriche il problema sarà risolto alla radice. Ma fino a quel momento bisogna giocare anche sui numeri delle vetture circolanti, incentivando l’utilizzo di mezzi pubblici, biciclette e monopattini sia in sharing che private.

Meno automobili e velocità più basse sono sinonimo anche di rumore inferiore. Meno motori accesi. Meno strombazzate di clacson.

Ridiamo la città ai cittadini – Parte 2

In una città in cui ci sono meno spostamenti in automobile si può cambiare quella che è la conformazione della città stessa. Trasformando i parcheggi in parchi giochi per i bambini, gli ampi viali multi-corsia in viali che integrano ampi marciapiedi e piste ciclabili.

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Molti progetti europei stanno restituendo le città ai suoi abitanti | Elettronauti.it

Si può attuare una riqualificazione urbana che può trasformare le nostre vecchie città al livello di metropoli moderne nate già con questi principi.

Un esempio nostrano può essere il quartiere di Porta Garibaldi a Milano, famoso non solo per il complesso di grattacieli di Piazza Gae Aulenti (Unicredit Tower a sinistra), ma anche per il Parco Biblioteca degli Alberi ai piedi delle due torri “Giardino verticale”.

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Quartiere di Porta Garibaldi a Milano | Elettronauti.it

L’esempio di Bologna

Bologna, capoluogo di regione con 390.000 abitanti, ha iniziato nel solo 2019 ad approcciarsi a Città 30. All’interno del PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) approvato in via definitiva a seguito di un lungo percorso iniziato tre anni prima, in cui vi erano stati ripetuti momenti di informazione pubblica, confronto, possibilità per tutta la cittadinanza di rispondere a un sondaggio sulle priorità e di presentare osservazioni scritte alla proposta. Ma solo il 20 luglio 2021 nasce Bologna30, la campagna per rendere i 30 km/h la nuova normalità sulle strade cittadine, replicando i casi di successo europei.

Bologna ha un sito dedicato al progetto Città 30. Al suo interno vengono spiegati nel dettaglio molti vantaggi, tra cui:

  • Più spazio alle persone
  • Più spazio alle persone anziane
  • Più spazio alla salute
  • Più spazio all’ambiente
  • Più spazio alla mobilità attiva
  • Più spazio ai pedoni
  • Più spazio ai bambini
  • Più spazio ad una guida senza stress
  • Più spazio a strade sicure per tutti

Parlando di pedoni, ciclisti e incidenti, un altro dato importante è quello che indica che l’80% delle vittime degli incidenti stradali non sono gli automobilisti.

Altre Città 30 in Italia?

Bologna è stata la prima ma non sarà l’unica città italiana ad abbracciare questo concetto di città.

Cos’è una Città 30? | Elettronauti.it
Milano | Elettronauti.it

Spesso se ne parla per la “capitale del Nord Italia”, Milano, comune di 1.350.000 abitanti. Dal 2018 si parla di Città 30 attraverso il PUMS. Dal 2022 le voci si fanno sempre più insistenti. Vedremo se dopo Bologna sarà Milano la seconda Città 30 d’Italia.

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Roma | Elettronauti.it

Anche Roma, capitale di 2.900.000 abitanti, ha iniziato a interessarsi a Città 30 all’interno del Piano per la sicurezza stradale del PUMS del 2022. Da febbraio 2023 la città ha avviato le procedure amministrative per l’istituzione e la diffusione del limite di 30km/h su tutte le strade della rete locale di Roma Capitale.

Cos’è una Città 30? | Elettronauti.it
Torino | Elettronauti.it

Ma molto probabilmente sarà Torino, 890.000 abitanti, la seconda Città 30 d’Italia. A novembre 2022 il Sindaco e la Giunta si impegnano a proclamare il progetto “Torino Città 30 all’ora”. Appena 11 mesi dopo, ad ottobre 2023 nasce la campagna Torino30. Bologna ci ha messo 2 anni a far diventare la campagna realtà, quanto impiegherà Torino?

Tra le altre città italiane in procinto di valutare Città 30 ci sono anche Firenze (380.000 abitanti), Verona (255.000), Padova (210.000), Reggio Emilia (170.000), Modena (185.000), Ferrara (130.000), Bergamo (120.000), Città della costa teramana (120.000), Pesaro (95.000), Lecce (95.000), Treviso (84.000), Carpi (70.000), Olbia (60.000), Lecco (48.000), Lodi (45.000), Francavilla Fontana (34.000), Pero (11.000) e Procida (10.500).

Importante notare che di queste 22 città, 14 si trovino nel Nord Italia ed in particolare 10 in Emilia Romagna e Lombardia.

Gli esempi europei

Sono una quindicina gli esempi di Città 30 europee.

Le prime e pioneristiche sono state Toronto (Canada, 2.900.000 abitanti) ed Edimburgo (Regno unito, 470.000) partite nel 2016. Per Edimburgo si parla di un limite di 32 km/h pari a 20 mph (miglia orarie).

Ci sono poi città che non hanno implementato all’istante il concetto di Città 30 preferendo un approccio più graduale. Tra queste città ci sono Zurigo (Svizzera, 430.000) dal 1991 e Graz (Austria, 328.000) dal 1992.

Altre Città 30 europee sono Madrid (Spagna, 3.200.000) dal 2018, Helsinki (Finlandia, 650.000) e Valencia (Spagna, 790.000) dal 2019, Nantes (Francia, 322.000), Blbao (Spagna, 350.000), Barcellona (Spagna, 1.650.000) e Londra (Regno Unito, 9.600.000) dal 2020, Bruxelles (Belgio, 1.200.000) dal 2021, Lione (Francia, 510.000) dal 2022, Amsterdam (Olanda, 920.000) dal 2023, Tolosa (Francia, 470.000) dal 2024,

In Spagna nel maggio 2021 è stata approvata una modifica al codice della strada che impone il limite massimo dei 30 chilometri orari in tutti i centri urbani del paese. Il Galles ha seguito nel 2023 decidendo di ridurre il limite di velocità a 20 miglia orarie (32 km/h) nelle aree più edificate dei centri abitati.


Sareste favorevoli a trasformare la vostra città in una Città 30? Sì, no, perchè?

Fonte 1 | Vantaggi Bologna Città 30 | Bologna | Milano | Roma | Torino | Approfondimento su Zone 30

La Scarbo SV Rover è la prima hypertruck elettrica omologata per la circolazione stradale con 1.000 CV

L’azienda californiana Scarbo Vintage ha presentato la SV Rover, un mostro fuoristrada ultra-robusto. Definito “il primo hypertruck al mondo omologato per la strada”, l’SV Rover dispone di oltre 1.000 CV in forma completamente elettrica.

La SV Rover arriva dopo 14 anni di progettazione e sviluppo. L’azienda californiana di design e produzione di auto sta “spingendo i confini” delle prestazioni con veicoli ispirati a design iconici.
La Rover è il terzo veicolo della linea SV, dopo la SVF1, ispirata alla Ferrari 312 F1 del 1967 e la SV RSR, basata sulla Porsche 911 per l’auto Hoonipigasus Pikes Peak di Ken Block.

La Scarbo SV Rover è la prima hypertruck elettrica omologata per la circolazione stradale con 1.000 CV | Elettronauti.it
Vintage Rover EV – Vista posteriore – fonte Scarbo | Elettronauti.it

La SV Rover di Scarbo è ispirata al classico Land Rover Defender 90. Il pickup è stato inizialmente progettato come veicolo da corsa nel deserto per la Baja, ma l’azienda lo ha convertito in un hypertruck legale per la strada.

"L'SV Rover rappresenta un nuovo estremo in termini di potenza, manovrabilità e capacità fuoristrada. Combina il classico design britannico con la moderna tecnologia americana" per un'esperienza di guida che non ha nulla a che vedere con i pickup da trofeo".
Joe Scarbo, Amministratore delegato Scarbo

Caratteristiche Scarbo SV Rover

L’hypertruck è attrezzato per le corse ad alta velocità nel deserto e per il fuoristrada “tecnico a bassa velocità”. Il suo design robusto comprende carrozzeria in fibra di carbonio, passaruota massicci, pneumatici da 40″ su cerchi forgiati da 20″ e fari a LED circolari. È possibile scegliere la SV Rover completamente elettrica, con oltre 1.000 CV (750 kW) e una batteria da 75 kWh. Scarbo la propone anche con un V8 sovralimentato.

All’interno, la SV Rover elettrica Hypertuck presenta un quadro strumenti digitale da 12,3″ e un infotainment da 12,8″. Include anche sedili a secchiello e interni in Alcantara con accenti in alluminio billet.

Altre caratteristiche di base sono l’avviamento a pulsante, le serrature elettriche, gli alzacristalli elettrici e il climatizzatore automatico.

La Scarbo SV Rover è la prima hypertruck elettrica omologata per la circolazione stradale con 1.000 CV | Elettronauti.it
SV Rover – Interni – Fonte Scarbo | Elettronauti.it

Questo veicolo è in competizione con veicoli del calibro di Bowler Wildcat e SCG Boot, ma è più pesante e più potente di entrambi. Il mercato per questi veicoli non è grande, ma speriamo che come modello elettrico, abbia più successo dei citati concorrenti ICE.

Secondo MotorAuthority, l’hypertruck avrà un prezzo di partenza di 1,5 milioni di dollari, tuttavia, Scarbo ha dichiarato che tutti i veicoli sono costruiti su ordinazione, quindi i prezzi dipendono dalle specifiche.
Sarà interessante vedere come il cosiddetto “primo hypertruck al mondo omologato per la strada” si collocherà rispetto al Rivian R1T o al Tesla Cybertruck.


Paghereste 1,5 milioni di dollari per l’ipertruck SV Rover? Fateci sapere cosa ne pensate.

Fonte

La fake news del crollo delle BEV in Germania a gennaio

Nel primo mese del 2024, le nuove immatricolazioni di automobili in Germania sono state pari a 213.553 unità, con un aumento di ben il 19,1% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Il numero delle nuove immatricolazioni commerciali è aumentato del 23,3%, la loro quota è stata del 70,7%, le immatricolazioni private (29,2%) sono aumentate del 10,1%. Ma le elettriche?

Grafico mensile delle immatricolazioni (fonte: KBA) | Elettronauti.it
Grafico mensile delle immatricolazioni (fonte: KBA) | Elettronauti.it

No incentivi, no party?

Senza incentivi, la vendita di BEV sarebbe crollata di circa il 55% (e quella di auto ibride plug-in “sarebbe” diminuita del 20% circa) rispetto a gennaio dello scorso anno. Almeno secondo molti articoli che leggete su diversi giornali e portali online italiani. Invece è un fake; infatti, questi articoli “confondono” il confronto tra gennaio 2024 (senza gli incentivi) rispetto a gennaio 2023 con il confronto rispetto a dicembre 2023 (con gli incentivi). In effetti, dicembre 2023 è stato l’ultimo mese possibile per sfruttare gli incentivi per l’acquisto di auto senza emissioni o poco inquinanti, dopodiché a gennaio la Germania ha eliminato il bonus per l’acquisto di auto elettriche. Vi sembra un confronto corretto paragonare gennaio con dicembre? Al di là del fatto che le case automobilistiche siano corse ai ripari ed abbiano offerto sconti e tagliato i listini, abbassando anche drasticamente i prezzi (fa clamore Dacia, che ha tagliato di circa 10.000 euro il prezzo del suo modello già piuttosto economico, la Spring, che abbiamo appena recensito su Elettronauti). E quindi come sono state le vendite di BEV? Vi teniamo in sospeso ancora per un paragrafo 😊

Dacia Spring 2023 Anteriore | Elettronauti.it
Dacia Spring 2023 Anteriore | Elettronauti.it

Chi ci guadagna e ci perde

A gennaio 2024, Opel ha registrato la crescita più forte tra i marchi tedeschi con un aumento del 72,4% rispetto a gennaio 2023 e ha raggiunto una quota di nuove immatricolazioni del 5,9% del mercato totale. Anche BMW ha fatto molto bene: le immatricolazioni di auto nuove sono aumentate del 44,25% anno su anno, per una quota di mercato del 7,5%. Con il 19,5%, Volkswagen è stato il marchio tedesco con la quota più alta, mente le vendite sono salite del 12,1%. Porsche ha fatto segnare un +24,2% (con una quota del 1,8%), e Audi è salita del 4,6%, con una share del 7,2%. I marchi Ford (-9,7% anno su anno in termini di vendite, con una quota complessiva del 3,5%, e Mercedes (-0,5% anno su anno e 10,0% di market share) hanno invece registrato numeri di immatricolazioni in calo. Il segmento dei SUV, che detiene la maggiore quota di mercato con il 28,0%, ha registrato un aumento del 23,8% anno su anno. Con un aumento del 52,7%, la classe delle compatte ha raggiunto una quota del 20,2%, diventando così il secondo segmento più forte davanti ai fuoristrada (13,4% variazione annua/+13,0% quota di mercato) e alle piccole auto (11,5%/+15,3%).  

opel-rocks-e | Elettronauti.it
opel-rocks-e | Elettronauti.it

Le tipologie di propulsione: BEV fa +24% YOY

81.724 automobili erano dotate di motore a benzina, per una quota di mercato del 38,3%. Si tratta di un aumento del 16,9% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. 40.936 nuove auto erano dotate di motore diesel, con un aumento del 4,3% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, ed una quota del 19,2%. Nel gennaio 2024, 66.496 nuove auto avevano una trazione ibrida, pari a una quota del 31,1% (+31,0% anno su anno), di cui 14.394 ibride plug-in. Il 10,5% delle nuove immatricolazioni riguardava auto elettriche (BEV). Con 22.474 nuovi veicoli, questo tipo di propulsione è cresciuta del 23,9% rispetto al risultato dello stesso mese dell’anno scorso (ossia gennaio 2024 rispetto a gennaio 2023). Ecco la fake news (che su questo argomento si sprecano) !

Altro che crollo, a meno di raffrontare questo dato con dicembre 2023, mese però in cui c’erano ancora gli incentivi… e quindi il raffronto ha ben poco senso.

In conclusione, le vendite di BEV sono salite in Germina a gennaio 2024, rispetto a gennaio 2023, ma sono (ovviamente) scese rispetto a dicembre 2023 per via della fine degli incentivi. Ora vedremo se gli sconti e il calo dei listini da parte dei produttori quanto invoglierà gli automobilisti a comprare auto elettriche nei prossimi mesi.

RankBrandJan. 2024in %Vs. Jan. 2023
in %
1Volkswagen41.54819,5+12,1
2Mercedes21.32310,0-0,5
3Skoda16.6867,8+21,3
4BMW16.0877,5+44,2
5Audi15.4397,2+4,6
6Opel12.6315,9+72,4
7Seat/Cupra10.0704,7+80,2
8Ford7.3783,5-9,7
9Toyota6.7033,1+2,5
10Dacia6.6313,1+16,9
11Hyundai6.5013,0+7,0
12Peugeot4.8862,3+78,4
13Kia4.8382,3+53,8
14Fiat4.5002,1+13,4
15Citroen4.4392,1+95,6
16Volvo4.0491,9+81,3
17Porsche3.7981,8+24,2
18Tesla3.1521,5-25,7
19Renault2.9451,4-17,4
20Mazda2.8791,3-13,5
Source: KBA

A parte la questione delle vendite in Germania, voi siete pro o contro gli incentivi all’acquisto?