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Ricarica veloce e batterie per auto elettriche: cosa occorre sapere

Quando si parla di ricarica veloce, la discussione si accende in fretta. “Rovina la batteria“, “chi ricarica sempre in DC la consuma prima“, “meglio solo la ricarica lenta“: sono le frasi che si sentono più spesso. La realtà, però, è meno emotiva. È soprattutto una questione di ingegneria.

Vediamo dunque cosa accade davvero a una batteria per auto elettrica quando viene ricaricata in corrente continua ad alta potenza.

Cosa succede quando si usa la ricarica rapida in DC

La ricarica veloce non è un fenomeno unico. Le potenze disponibili variano molto da una colonnina all’altra. Il punto centrale, però, resta uno: la potenza da sola non danneggia la batteria.

Il BMS, ovvero il sistema di gestione della batteria, modula infatti l’energia in ingresso. La temperatura la limita. Lo stato di carica, il cosiddetto State of Charge, la riduce ulteriormente quando serve.

La curva di ricarica che tutti conosciamo non è un trucco di marketing. È fisica pura. Una batteria viene progettata per sopportare fino a cinque volte la sua capacità nominale in termini di potenza: una batteria da 80 kWh può gestire senza problemi 400 kW, e anche di più se la capacità sale.

Il vero fattore critico, quindi, non è la potenza in sé. È la temperatura.

Ricarica veloce e batteria EV: cosa sapere | Elettronauti.it
Ricarica Fast autostradale | Elettronauti.it

Lo stress reale per una cella non nasce dalla ricarica veloce come tale. Nasce dalla combinazione di corrente elevata, temperatura alta e celle non perfettamente bilanciate tra loro. Di conseguenza, una ricarica in autostrada a 300 kW con batteria in temperatura ottimale risulta molto meno gravosa di una ricarica DC a 80 kW con batteria già surriscaldata.

Perché la ricarica veloce non è il nemico dell’auto elettrica

Le vetture moderne gestiscono questi fattori attraverso due elementi principali. Il primo è il raffreddamento a liquido, spesso abbinato al pre-condizionamento termico della batteria prima dell’arrivo alla colonnina. Il secondo è la limitazione dinamica della potenza, negoziata in tempo reale tra veicolo e infrastruttura di ricarica.

Se l’auto accetta una certa potenza, significa che è stata progettata per riceverla. Questo è un punto chiave da ricordare. I dati raccolti su flotte, taxi e veicoli ad alto chilometraggio confermano che l’uso frequente della ricarica rapida non provoca crolli improvvisi della capacità della batteria. Il degrado batteria resta graduale e prevedibile, anche dopo centinaia di migliaia di chilometri.

Le differenze misurate, quando esistono, riguardano pochi punti percentuali di capacità in più o in meno. Non si tratta quindi di un effetto energico come spesso si racconta, ma di una variazione contenuta e gestibile nel tempo.

LFP contro NMC e NCA: due chimiche, due esigenze diverse

Le chimiche moderne meritano un discorso a parte. Le batterie LFP (litio-ferro-fosfato) sono robuste per natura e pensate per durare. Non a caso, molti costruttori le garantiscono fino a otto anni di utilizzo.

Le chimiche NMC e NCA, invece, seguono logiche diverse. Soffrono di più le ricariche prolungate al 100%, gli stress termici ripetuti e il mantenimento di una carica sotto il 20% per lunghi periodi. Le batterie LFP, al contrario, richiedono periodicamente una ricarica completa al 100% per mantenere le celle bilanciate tra loro.

Ecco perché non esiste una regola unica valida per tutte le auto elettriche. Ogni chimica ha le sue esigenze, e conoscerle aiuta a ricaricare in modo più consapevole.

Come ricaricare senza stressare la batteria

Alcune buone pratiche restano valide indipendentemente dalla chimica scelta. Ricaricare ogni volta che è possibile, anche presso colonnine in AC. Evitare di raggiungere il 100% ogni giorno aiuta, a meno che la batteria non sia LFP e necessiti di quel bilanciamento periodico. Ricaricare quando la batteria è già calda, dopo un lungo viaggio in autostrada, va evitato quando possibile. Meglio lasciarla raffreddare qualche minuto prima di collegarla a una colonnina rapida.

Chi sta valutando l’acquisto di un’auto elettrica, e prevede di utilizzare spesso la ricarica rapida in condizioni termiche ed elettriche diverse, ha ora gli elementi per fare una scelta informata. La chimica della batteria, il sistema di raffreddamento e le abitudini di ricarica contano più della semplice potenza erogata dalla colonnina.

Gli studi internazionali confermano questo quadro. La ricerca di Recurrent su oltre 12.500 veicoli Tesla non ha rilevato differenze rilevanti nel degrado tra le auto che usano la ricarica rapida più del 70% delle volte e quelle che la usano meno del 30% delle volte.

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Ricarica in AC lenta | Elettronauti.it

Anche l’Idaho National Laboratory, punto di riferimento in questo campo di ricerca, ha misurato differenze di degrado contenute e ha sottolineato il ruolo centrale del pre-condizionamento termico nella gestione della batteria.

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E tu, quando ricarichi la tua auto elettrica, preferisci la comodità della ricarica veloce o la cura della ricarica lenta a casa? 

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Fonte | Fonte 2

 


Gianfranco Franzoni
Gianfranco Franzonihttps://evpost.it
Sono un Dinosauro nel Mondo dell'Informatica ed Automotive che ha operato in Italia e negli Stati Uniti ed ora ritirato dalle attività lavorative dedica tutto il proprio tempo supportando la transazione alla mobilità elettrica ed a diffondere le informazioni corrette per salvare ll salvabile in un ambiente compromesso ma in parte recuperabile, iniziando dai comportamenti di ogni singola persona.

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