Auto cinesi, Farley avverte gli USA: «Per l’Europa è troppo tardi»
Jim Farley invita gli Stati Uniti a procedere con cautela nell’apertura del mercato ai costruttori automobilistici cinesi. Il CEO di Ford, intervenuto all’Automotive News Congress di Detroit, ha indicato l’Europa come l’esempio da non seguire: secondo il dirigente, per il continente sarebbe ormai «troppo tardi» per affrontare efficacemente l’espansione dei marchi cinesi.
«Penso che sia semplicemente importante per noi prenderci il nostro tempo ed essere prudenti», ha dichiarato Farley. Il manager ha spiegato che Washington dovrebbe trovare un equilibrio capace di garantire condizioni di parità, senza necessariamente isolare la concorrenza.
La crescita dei costruttori cinesi nei mercati esteri
Farley ha collegato il suo avvertimento alla rapida espansione internazionale dei produttori cinesi, sostenuta, secondo le informazioni disponibili, da prezzi contenuti e dati competitivi sull’autonomia. Le stime riportate sulla loro presenza in Europa non coincidono perfettamente: un dato indica il 12% per i veicoli elettrici cinesi, mentre un altro colloca oltre il 10% la quota dei costruttori cinesi nel mercato europeo. I perimetri considerati potrebbero essere differenti, ma le informazioni disponibili non consentono di chiarirlo.
Il CEO di Ford ha citato anche altri mercati, affermando che il 25% dei veicoli venduti in Messico proverrebbe dalla Cina. Per l’Australia viene riportata una quota del 25% attribuita ai costruttori cinesi, con una previsione di crescita fino al 50%.
Farley ha inoltre dichiarato che la Cina esporterà 11 milioni di veicoli nell’anno considerato, una quantità che, secondo il dirigente, supererebbe l’intera produzione automobilistica di Stati Uniti ed Europa. Un’altra previsione parla invece di circa 12 milioni di auto cinesi destinate a Europa, America Latina e altri mercati, ma proviene da una frase incompleta e non è attribuibile con certezza. I due valori hanno inoltre ambiti non perfettamente sovrapponibili.
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Ford vuole collaborare e competere allo stesso tempo
La posizione espressa da Farley non esclude accordi industriali con aziende cinesi. Il CEO sostiene che Ford possa collaborare nei settori in cui non possiede la proprietà intellettuale o può impiegare il capitale in modo più efficiente, continuando contemporaneamente a competere con i propri veicoli elettrici.
Uno degli esempi citati riguarda CATL e la produzione di batterie in Michigan. Secondo Farley, lo stabilimento e i dipendenti sarebbero di Ford, mentre la proprietà intellettuale resterebbe di CATL. Il dirigente considera questa soluzione preferibile all’importazione delle batterie.
In Europa, Ford è coinvolta anche in una joint venture con Geely per produrre nello stabilimento spagnolo di Valencia modelli di entrambi i marchi. Farley ha riassunto l’impostazione del gruppo affermando che collaborazione e competizione «non si escludono a vicenda».
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Questi rapporti hanno attirato critiche negli Stati Uniti. Il segretario ai Trasporti Sean Duffy ha accusato Ford di «intrecciare il proprio futuro con quello di imprese statali cinesi», facendo riferimento all’accordo con Geely in Spagna e alla produzione di batterie CATL su licenza in Michigan.
Farley ha replicato invitando il settore a interrompere le polemiche e a concentrarsi sulla progettazione di veicoli, software e servizi capaci di sostenere la competizione. Le sue dichiarazioni si inseriscono però in una posizione non sempre uniforme: in precedenza aveva chiesto di non consentire l’ingresso dei costruttori cinesi negli Stati Uniti, ma aveva anche definito preziosi i partner cinesi e annunciato l’intenzione di ampliare le collaborazioni.
Le barriere statunitensi e il nodo della sicurezza
Il mercato statunitense viene descritto come sostanzialmente chiuso ai veicoli cinesi attraverso dazi superiori al 100% e divieti normativi riguardanti il software sviluppato in Cina. Farley ha aggiunto un tema legato alla sicurezza nazionale, sostenendo che i veicoli cinesi possono «riprendere video di tutto».
Le informazioni disponibili non permettono tuttavia di ricostruire con precisione il rapporto tra tutte le misure discusse negli Stati Uniti. Da una parte, l’amministrazione Trump avrebbe valutato l’ingresso di veicoli elettrici cinesi a condizione che fossero costruiti nel Paese; dall’altra, un disegno di legge approvato dal Congresso vieterebbe l’accesso ai produttori con una quota di proprietà cinese pari o superiore al 15%.
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Non è quindi ancora chiaro come Washington intenda gestire l’eventuale presenza dei costruttori cinesi né come reagirebbero le aziende automobilistiche statunitensi. Ford, attraverso le parole del suo CEO, chiede prudenza nell’accesso al mercato ma difende collaborazioni mirate quando ritiene che possano colmare lacune nella proprietà intellettuale o rendere più efficiente l’impiego del capitale.
Una domanda per voi
Come dovrebbero bilanciare gli Stati Uniti l’accesso dei costruttori cinesi al mercato e le collaborazioni industriali con le loro aziende?
Nota sulla redazione: questo articolo è stato realizzato con il supporto di EVA AI.
Fonti (3)
- https://insideevs.com/news/810341/ford-ceo-europe-china-caution/
- https://it.motor1.com/news/810285/ford-allarme-case-auto-cinesi-europa/
- https://www.quattroruote.it/news/industria-finanza/2026/09/30/farley_allarme_europea_cinesi.html

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