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Auto elettriche cinesi, Usa verso nuovo stop
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Auto elettriche cinesi, USA verso nuovo stop

5 min.

L'Alliance for Automotive Innovation è la principale associazione di categoria dell'industria automobilistica statunitense. L'organizzazione ha chiesto al Congresso degli Stati Uniti di approvare nuove norme contro i veicoli elettrici connessi prodotti in Cina. La richiesta arriva in un momento in cui il mercato mondiale dell'auto elettrica sta attraversando una trasformazione profonda, guidata soprattutto dai produttori cinesi.

L'associazione un tempo si chiamava Global Automakers. Oggi è guidata da John Bozzella, che giovedì ha sollecitato pubblicamente il Congresso a sostenere diverse proposte di legge. Tra queste figura il Connected Vehicle Security Act, pensato per vietare la circolazione dei veicoli cinesi connessi sul territorio americano.

Restrizioni già in vigore

Negli Stati Uniti due misure escludono già di fatto i veicoli elettrici cinesi dal mercato.

La prima è una regola sulla connettività dei veicoli, la cosiddetta "connected car rule", che ha colpito di recente anche il modello Polestar 4. La seconda è un dazio superiore al 100% sui veicoli elettrici importati dalla Cina, che ne rende la vendita negli Stati Uniti economicamente impraticabile.

Queste due barriere sono già operative. Nonostante questo, finora pochissimi produttori cinesi hanno effettivamente tentato di entrare nel mercato statunitense.

Molti di loro preferiscono concentrarsi su altri mercati, dove la domanda è forte: la Cina è diventata il primo esportatore mondiale di automobili, superando nazioni che occupavano posizioni di vertice da decenni.

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Cosa prevedono le nuove proposte

Le nuove proposte di legge discusse al Congresso andrebbero oltre le misure già esistenti. Non si limiterebbero a vietare la vendita di veicoli elettrici cinesi. Impedirebbero anche la loro semplice circolazione sulle strade statunitensi, persino nel caso in cui entrassero nel Paese attraverso Canada o Messico.

Nella versione attuale, il testo potrebbe inoltre applicarsi alle case automobilistiche con partecipazioni cinesi parziali. Tra queste figurano anche marchi europei come Mercedes-Benz e Volvo. Il testo, va precisato, può ancora cambiare durante l'iter parlamentare.

Il confronto con la strategia cinese

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Mentre l'industria statunitense chiede protezione politica, la Cina ha costruito negli ultimi dieci anni una filiera industriale solida per l'auto elettrica. Il settore si è sviluppato attraverso accordi per le materie prime, intese di fornitura, capacità produttiva su larga scala e un ecosistema vivace di startup dedicate ai veicoli elettrici. Secondo diverse analisi, iniziative locali hanno guidato una parte rilevante di questa crescita, più che una pianificazione centrale dall'alto.

Il risultato è chiaro: oggi i produttori cinesi realizzano alcuni tra i veicoli elettrici più convenienti ed efficienti al mondo, un dato confermato anche da testate internazionali come il New York Times. Di conseguenza, la loro presenza sui mercati globali cresce rapidamente, mentre diversi produttori occidentali hanno rallentato o rinviato i propri obiettivi sull'elettrico.

Le critiche all'industria automobilistica statunitense

Diversi osservatori del settore hanno criticato la richiesta dell'Alliance for Automotive Innovation. La definiscono l'ennesimo tentativo di ottenere protezione politica invece di investire nella competitività industriale. Negli ultimi anni l'industria Usa ha spinto sulla vendita di SUV di grandi dimensioni. Questa scelta ha contribuito a un aumento record dell'indebitamento legato all'acquisto di automobili tra le famiglie americane.

Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, nello stesso periodo le case automobilistiche statunitensi avrebbero speso ingenti risorse in attività di lobbying contro gli standard sulle emissioni.

Allo stesso tempo sostenevano che i consumatori non fossero interessati ai veicoli elettrici. Un'analisi citata da testate di settore stima che questa strategia avrebbe fatto perdere agli investitori circa 70 miliardi di dollari.

Va inoltre segnalato un altro aspetto tecnico. Molti modelli elettrici prodotti dai costruttori statunitensi nascono come adattamenti di piattaforme pensate originariamente per motori a combustione. Secondo diversi esperti del settore, questo approccio limita i vantaggi tipici dell'architettura elettrica in termini di spazio, efficienza e costi. I modelli che invece riscuotono più successo sul mercato americano sono quelli progettati fin dall'origine come veicoli elettrici. Spesso arrivano da aziende di nuova generazione, senza eredità industriale legata ai motori tradizionali.

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Un effetto collaterale sulla qualità dell'aria

Diverse fonti internazionali collegano l'espansione della mobilità elettrica in Cina a un miglioramento notevole della qualità dell'aria nelle grandi città, Pechino in particolare. La diffusione dei veicoli elettrici ha ridotto anche l'inquinamento acustico nelle aree urbane. In parallelo, questa transizione avrebbe reso il Paese meno esposto alle oscillazioni dei prezzi del petrolio legate alle tensioni geopolitiche internazionali.

Un precedente storico

La situazione ricorda per certi versi quanto accaduto negli anni Settanta. All'epoca l'industria automobilistica giapponese iniziò a guadagnare terreno grazie a processi produttivi più efficienti e materiali di qualità superiore. Gli Stati Uniti risposero con misure tariffarie. Le tariffe però non fermarono l'ascesa giapponese: il Giappone restò tra i principali esportatori mondiali di automobili per oltre cinquant'anni.

Molti analisti sottolineano oggi come una dinamica simile si stia ripetendo, questa volta con la Cina nel ruolo di sfidante. Il protezionismo, spiegano, raramente rappresenta una soluzione duratura. Nel frattempo i concorrenti guadagnano margine per consolidare ulteriormente la propria posizione tecnologica e commerciale.

La vicenda solleva una domanda più ampia sul futuro dell'intero comparto automobilistico mondiale. Le case automobilistiche occidentali riusciranno a recuperare terreno investendo davvero nell'innovazione, oppure continueranno a puntare sulla protezione politica dei propri mercati nazionali?




Voi cosa ne pensate: la corsa ai veicoli elettrici si vince con l'innovazione o con le barriere commerciali?

Fonte

Gianfranco Franzoni

Cresciuto in una famiglia legata all’automotive, ho trasformato la passione per le auto in una professione, maturando esperienze nel marketing e nell’informatica di produzione tra Europa e Stati Uniti. Oggi seguo l’evoluzione della mobilità elettrica e del settore automotive nei suoi aspetti tecnici, industriali e culturali, raccontandola con rigore giornalistico e particolare attenzione all’attendibilità delle fonti.