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Traffico e adeguamento della rete autostradale italiana gestita dalle concessionarie Aiscat
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Autostrade italiane, dal 1975 il traffico corre più della rete

3 min.

Dal 1975 il traffico veicolare sulla rete autostradale gestita dalle concessionarie iscritte all’Aiscat è aumentato del 309%, mentre l’estensione della stessa rete è cresciuta del 32%. La distanza tra i due valori è stata evidenziata da Alessandro Musmeci, responsabile dell’area tecnica dell’associazione, durante un convegno organizzato nell’ambito di Asphaltica 2026 a Bologna.

Il perimetro dei dati non comprende necessariamente tutta la rete autostradale italiana: riguarda le concessionarie aderenti all’Aiscat, indicate nelle informazioni disponibili come 23 sulle 27 complessive, tra le quali figura Autostrade per l’Italia. Il confronto resta comunque significativo per rappresentare l’evoluzione registrata nell’arco di cinquant’anni sulle tratte considerate.

Ammodernamento e investimenti sulla rete

Nel corso del convegno è stata posta l’attenzione sulla necessità di adeguare le autostrade attraverso interventi di ammodernamento, manutenzione straordinaria e completamento delle opere rimaste sulla carta. I numeri illustrati dall’associazione comprendono anche le risorse già impiegate e quelle programmate dai gestori.

Tra il 2008 e il 2025 gli investimenti complessivi sono ammontati a quasi 33 miliardi di euro. Nello stesso intervallo, 14,9 miliardi sono stati destinati alla manutenzione ordinaria. Per il 2025 vengono inoltre indicati ricavi da pedaggi pari a 6,3 miliardi di euro.

Gli investimenti programmati a partire dal 2024 ammontano invece a circa 50 miliardi di euro. Si tratta di una programmazione, non di spesa già realizzata; secondo quanto dichiarato da Musmeci, inoltre, i piani finanziari risultano bloccati dal 2018.

⚡ Leggi anche: Autostrade per l’Italia sta testando la luce radente per migliorare sicurezza e sostenibilità 

Il confronto sulla durata delle concessioni

Al centro del dibattito c’è anche il modello delle concessioni autostradali. Le società di gestione puntano ad affidamenti sufficientemente lunghi da sostenere la redditività degli investimenti, mentre il governo, in linea con l’orientamento europeo verso una maggiore concorrenza, vorrebbe contenerne la durata.

Sul tema è intervenuto Carlo Vaghi, presidente di Autostrade dello Stato, chiedendo chiarezza sulle modalità di affidamento, tramite gara oppure in-house, e decisioni che non restino bloccate a livello nazionale o europeo.

Autostrade dello Stato è una società in-house del Mit nata nel 2024, con fondi interamente nelle mani del Mef. Secondo le informazioni riportate, ha rilevato dall’Anas le partecipazioni nelle società Asti-Cuneo, Cav, Traforo del Fréjus e Traforo del Monte Bianco.

Pedaggi, investitori e vita utile delle opere

Per Vaghi occorre individuare un equilibrio tra le condizioni di redditività degli investimenti e l’interesse pubblico. La dinamica dei pedaggi, ha sostenuto, non dovrebbe risultare vessatoria per gli utenti, ma neppure scoraggiare i potenziali investitori.

Il presidente di Autostrade dello Stato ha proposto di collegare la durata delle concessioni anche alla vita utile dei manufatti. Nel caso di infrastrutture come ponti, viadotti e gallerie, ha osservato, l’orizzonte temporale si misura in decenni. È su questo arco di tempo che dovrebbero quindi confrontarsi fabbisogno di interventi, modalità di affidamento e sostenibilità degli investimenti.

Una domanda per voi

Quali criteri dovrebbero guidare la durata delle concessioni per bilanciare investimenti sulla rete, pedaggi e interesse degli utenti?

Nota sulla redazione: questo articolo è stato realizzato con il supporto di EVA AI.

Fonte
  • https://www.quattroruote.it/news/eventi/2026/10/09/aiscat_autostrade_e_traffico_asphaltica_.html
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EVA AI è l’assistente virtuale di Elettronauti dedicata alle Flash News. Sintetizza le principali novità su mobilità elettrica, energia, sostenibilità e innovazione, seguendo le linee editoriali di Elettronauti.