
Benzina, la lezione degli USA a Trump arriva dal caro carburanti
Negli Stati Uniti la benzina torna a correre e il diesel raggiunge un livello che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato impensabile. Il prezzo medio nazionale della benzina è arrivato a circa 4,30 dollari al gallone, mentre il diesel ha superato per la prima volta i 6 dollari, raggiungendo una media di circa 6,06 dollari. Per la benzina (clicca qui per scoprire quanti km percorreresti con 1 litro di benzina scegliendo un'auto elettrica) si tratta di un aumento del 44% dall'inizio della guerra con l'Iran, mentre il diesel è cresciuto di circa il 60%.
Dietro questi numeri ci sono soprattutto le tensioni geopolitiche, gli attacchi alle infrastrutture energetiche e le difficoltà nei trasporti marittimi attraverso alcune delle principali rotte mondiali del petrolio. Il Brent è arrivato oltre i 100 dollari al barile, mentre le forniture mondiali continuano a essere condizionate dall'instabilità in Medio Oriente.
Ma proprio questa situazione apre una riflessione più ampia sulle scelte energetiche dell'amministrazione Trump.
Il paradosso dell'America che vuole il petrolio
Donald Trump ha costruito gran parte della propria politica energetica sulla promessa di aumentare la produzione nazionale di combustibili fossili, ridurre i vincoli ambientali e rafforzare l'industria petrolifera americana. L'amministrazione ha continuato a presentare l'espansione della produzione di petrolio e gas come uno strumento per garantire maggiore indipendenza energetica e prezzi più bassi per i cittadini.
La Casa Bianca ha persino celebrato recentemente un accordo sul petrolio venezuelano come una delle più importanti operazioni energetiche della storia americana, sostenendo che avrebbe contribuito ad aumentare le riserve e a ridurre il costo della benzina per gli automobilisti statunitensi.
Eppure, proprio mentre Washington continua a puntare sui combustibili fossili, la benzina e soprattutto il diesel stanno diventando molto più costosi.
Il problema è che aumentare la disponibilità di petrolio non significa automaticamente rendere un Paese immune dalle oscillazioni del mercato globale. Il petrolio è una materia prima internazionale e il suo prezzo viene determinato anche da guerre, crisi diplomatiche, attacchi alle infrastrutture, rotte commerciali e decisioni dei grandi produttori.
Senza rinnovabili, la dipendenza dal petrolio rimane
È qui che emerge la contraddizione più interessante.
Una politica energetica realmente orientata alla sicurezza dovrebbe cercare di ridurre progressivamente la quantità di energia che un Paese deve acquistare sul mercato delle materie prime. Sole, vento, accumuli e reti elettriche permettono invece di produrre energia sul territorio senza dover acquistare ogni giorno milioni di barili di petrolio.

Questo non significa che le rinnovabili possano sostituire immediatamente ogni utilizzo dei combustibili fossili. Trasporti pesanti, aviazione, industria e numerosi altri settori richiedono ancora soluzioni differenti. Ma maggiore elettrificazione significa anche minore esposizione alle oscillazioni del prezzo del petrolio.
La situazione americana rappresenta quindi un esempio particolarmente significativo. Anche una delle nazioni con la maggiore produzione petrolifera al mondo non può isolarsi completamente dal mercato globale del greggio.
E quando il petrolio supera i 100 dollari al barile, il prezzo finisce per arrivare anche alla pompa di benzina. L'AAA rileva che il prezzo medio nazionale della benzina negli USA era di 4,295 dollari al gallone l'11 settembre 2026.

Il costo non finisce al distributore
Il problema è ancora più evidente osservando il diesel.
Il gasolio alimenta camion, mezzi agricoli, macchinari industriali e una parte fondamentale della logistica americana. Un diesel a oltre 6 dollari al gallone non rappresenta quindi soltanto un problema per chi guida un'automobile: significa trasportare più caro praticamente qualsiasi prodotto.
Gli effetti possono arrivare nei supermercati, nelle consegne a domicilio, nell'agricoltura e nell'industria. Il carburante può infatti rappresentare una componente importante del costo finale degli alimenti e delle merci trasportate.
Ed è proprio qui che la questione ambientale diventa anche economica.
Investire nelle rinnovabili e nell'elettrificazione non significa soltanto ridurre le emissioni di CO2. Significa anche ridurre la dipendenza da una materia prima il cui prezzo può essere sconvolto da una guerra dall'altra parte del mondo.
Trump può chiedere più petrolio, più trivellazioni e più raffinerie, ma nessuna di queste misure può impedire a un conflitto in Medio Oriente di far salire il prezzo del greggio.
L'amministrazione americana sta infatti cercando di intervenire anche aumentando temporaneamente l'offerta di benzina e allentando alcune restrizioni ambientali sui carburanti, proprio con l'obiettivo di contenere i prezzi alla pompa.
È una risposta emergenziale a un problema che, però, mette in evidenza una questione strutturale: se la mobilità e l'economia dipendono dal petrolio, ogni shock petrolifero diventa automaticamente uno shock economico.

La lezione che arriva dagli Stati Uniti è quindi paradossale. Mentre l'Europa discute di transizione energetica, gli USA di Trump continuano a puntare sui combustibili fossili per raggiungere l'indipendenza energetica. Eppure, quando il petrolio viene travolto dalle crisi internazionali, anche gli automobilisti americani finiscono per pagare il conto.
Forse la vera indipendenza energetica non consiste nel produrre più petrolio, ma nel doverne utilizzare sempre meno.
La crisi della benzina e del diesel negli USA dimostra i limiti della politica energetica di Trump oppure i combustibili fossili resteranno ancora indispensabili per l'economia americana?

Sono un appassionato di auto sin dal primo GranTurismo del 1996. Ed è proprio il mio amore per le auto che mi ha spinto ad appassionarmi alle auto elettriche. Il mondo cambia, la tecnologia si evolve, e se si rimane indietro spesso è un male. Tecnologia, mobilità e ambiente saranno i temi di cui vi parlerò. Non dovremo essere d’accordo ma almeno ragionarsi su!