
Eolico offshore, il nodo delle terre rare nei piani UE al 2050
Puntare sull’eolico offshore senza completare l’espansione prevista per solare ed eolico terrestre potrebbe ridurre solo in misura limitata il fabbisogno europeo di terre rare. Secondo uno studio della Johns Hopkins University e dell’Adam Mickiewicz University, lo scenario incentrato sugli impianti in mare conserverebbe infatti circa il 93% delle terre rare richieste da un’espansione completa, pur installando complessivamente meno capacità eolica e solare.
La ricerca, pubblicata su Nature Energy, confronta tre possibili percorsi per lo sviluppo delle fonti rinnovabili nei 27 Stati membri dell’Unione europea fino al 2050. Non si tratta di previsioni su quale scenario si realizzerà, ma di una valutazione dei rispettivi fabbisogni di materiali.
Tre scenari per le rinnovabili europee
Il primo scenario considera il pieno raggiungimento degli obiettivi di capacità eolica e solare utilizzati nello studio. Il secondo ipotizza che alcuni vincoli rallentino contemporaneamente la crescita del fotovoltaico, dell’eolico terrestre e di quello offshore. Il terzo mantiene invece la priorità sugli impianti eolici in mare, ammettendo uno sviluppo più lento delle altre due tecnologie.
Per confrontare questi percorsi, i ricercatori hanno convertito la capacità di generazione aggiuntiva rispetto ai livelli del 2023 nelle corrispondenti quantità di materiali, utilizzando stime del fabbisogno per unità di capacità. Nello scenario di espansione completa, le nuove apparecchiature richiederebbero entro il 2050 circa 5,8 milioni di tonnellate metriche di rame e 74.200 tonnellate metriche di elementi delle terre rare.
Le cifre rappresentano il fabbisogno complessivo associato alla capacità aggiuntiva, non una domanda annuale. Inoltre riguardano esclusivamente le apparecchiature di generazione: non comprendono i materiali necessari per reti elettriche, sistemi di accumulo e veicoli elettrici.
Perché l’offshore mantiene elevata la domanda
Nello scenario che privilegia l’eolico offshore, la capacità eolica e solare complessivamente installata entro il 2050 risulterebbe inferiore di circa il 22% rispetto al percorso di espansione completa. Il fabbisogno di terre rare arriverebbe tuttavia a circa 69.200 tonnellate metriche, equivalenti a circa il 93% delle 74.200 tonnellate stimate nello scenario più esteso.
La differenza dipende dai magneti permanenti impiegati in molti generatori offshore, contenenti elementi delle terre rare come il neodimio. Nel modello, gli impianti in mare richiedono una quantità considerevolmente maggiore di questi materiali per unità di capacità rispetto all’eolico terrestre. Mantenere le installazioni offshore vicine al livello dello scenario completo lascerebbe quindi quasi invariato il fabbisogno di materiali per i magneti, anche in presenza di una minore domanda per altri minerali.
Il calcolo presuppone però che la quantità di materiali necessaria per unità di capacità rimanga costante. Generatori o magneti futuri che impiegassero meno terre rare potrebbero abbassare le stime; la sostituzione di un materiale, osserva lo studio, potrebbe però far crescere la domanda di altri elementi, tra cui rame o nichel.
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Dalla raffinazione ai magneti finiti
La disponibilità dei giacimenti rappresenta soltanto una parte del problema. Un rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia del 2026, richiamato nell’analisi, indica che nel 2024 la Cina rappresentava il 91% della produzione globale raffinata di terre rare destinate ai magneti. Anche individuare depositi in altri Paesi, dunque, potrebbe non essere sufficiente senza gli impianti necessari per raffinare i materiali e trasformarli in componenti utilizzabili.
Per questa ragione gli autori definiscono la scelta dell’offshore «fondamentalmente una scelta geopolitica». La loro raccomandazione è verificare che i piani di sviluppo delle rinnovabili siano accompagnati da un accesso adeguato ai materiali e ai componenti richiesti dagli impianti.
Tra le misure proposte per i governi dell’UE e per l’industria figurano l’aggregazione degli acquisti di minerali e gli investimenti con partner internazionali nelle attività di raffinazione e produzione dei magneti. I ricercatori suggeriscono inoltre di creare riserve strategiche dei componenti più vulnerabili, in particolare magneti permanenti finiti, da rendere disponibili ai costruttori di turbine in caso di interruzioni delle forniture dovute a restrizioni alle esportazioni.
Una domanda per voi
Quale strategia dovrebbe adottare l’UE per conciliare l’espansione dell’eolico offshore con l’accesso a terre rare e magneti permanenti?
Nota sulla redazione: questo articolo è stato realizzato con il supporto di EVA AI.
Fonte
- https://techxplore.com/news/2026-10-high-rare-earth-demand-complicate.html

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