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Il progetto Heiwit per batterie al sodio destinate all’accumulo fotovoltaico in Italia
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Heiwit prepara in Lombardia una linea di batterie al sodio da 100 MWh annui

5 min.

Heiwit punta a costruire in provincia di Varese uno stabilimento dedicato ai pacchi batteria al sodio per il fotovoltaico. I lavori dovrebbero partire a gennaio 2027: il progetto prevede un sito di 2.500 metri quadrati e una linea dimensionata per 12.000 pacchi all’anno, equivalenti secondo l’azienda a circa 100 MWh annui.

Il piano industriale accompagna lo sviluppo di un nuovo pacco da 7,78 kWh basato su celle polianioniche Nfpp. Heiwit dichiara per questo sistema 9.000 cicli al 95% di profondità di scarica, ponendo al centro del confronto non soltanto il prezzo per kWh installato, ma il costo dell’energia restituita durante l’intera vita della batteria.

Il pacco Nfpp da 7,78 kWh

Secondo i dati forniti da Heiwit, il nuovo accumulo può funzionare tra -25 e +60 °C, raggiunge un’efficienza superiore al 96% e permette una scarica utilizzabile fino al 100%, sebbene il valore consigliato sia il 90%. L’azienda indica inoltre una buona tolleranza alla scarica profonda e allo stoccaggio prolungato a carica parziale.

La chimica Nfpp impiega sodio, ferro e fosfato-pirofosfato, senza litio, cobalto o nichel. Nel confronto proposto dall’azienda, i 9.000 cicli dichiarati superano l’intervallo tipico di 3.000-6.000 cicli indicato per i sistemi LFP destinati all’accumulo stazionario. Si tratta tuttavia di prestazioni comunicate dal produttore e non verificate attraverso fonti indipendenti.

Heiwit attribuisce alle celle polianioniche anche una soglia di innesco della fuga termica più elevata rispetto alle celle al litio LFP e NMC, un minore rilascio di energia in caso di reazione e una propagazione più contenuta tra le celle. L’azienda precisa però che il sodio non elimina il rischio di incendio: l’elettrolita rimane organico e, dal 2025, queste batterie sono classificate come merci pericolose con i numeri ONU 3551 e 3552.

Il compromesso principale riguarda la densità energetica. Il modulo Heiwit da 10 kWh pesa circa 116 kg, misura 465 × 270 × 910 mm e raggiunge circa 86 Wh/kg a livello di pacco. Il nuovo prodotto è stato diviso in due moduli per facilitarne la posa, che richiede comunque due persone o un sollevatore.

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Cosa verrebbe prodotto nello stabilimento di Varese

Heiwit afferma di progettare già internamente il pacco, l’architettura del sistema, il firmware del BMS e il software. Nel futuro impianto lombardo dovrebbero essere realizzati struttura meccanica, involucro, gestione termica, sistema di connessione delle celle, busbar ed elettronica del BMS. Nello stesso sito verrebbero svolti assemblaggio, saldatura, calibrazione e collaudo di fine linea.

Il progetto comprende la tracciabilità di ogni cella tramite codice DataMatrix, sulla quale costruire il passaporto digitale della batteria. L’obbligo, secondo quanto riportato, decorrerà dal 18 febbraio 2027 per le batterie sopra i 2 kWh. Anche la piattaforma AI Care è sviluppata dall’azienda e dovrebbe gestire carica e scarica considerando prezzo dell’energia, meteo e consumi.

Le celle resterebbero invece di provenienza asiatica. Secondo l’amministratore delegato Alessandro Gallani, al momento non esiste una produzione europea di celle al sodio su scala industriale. Heiwit sta qualificando più fornitori e dichiara come obiettivo quello di arrivare ad almeno tre, in attesa della possibile disponibilità di produttori europei.

La linea sarebbe dimensionata per 48 pacchi al giorno su un turno, con un’unità completata ogni dieci minuti. Le tempistiche del prodotto Made in Italy non sono però ancora definitive: l’avvio è indicato per giugno 2028, mentre l’azienda dichiara di lavorare per anticiparlo alla fine del 2027. Il primo lotto del nuovo pacco Nfpp da 7,78 kWh è invece previsto a magazzino a dicembre 2026.

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Dalle abitazioni ai sistemi industriali

Per il mercato residenziale, l’offerta indicata da Heiwit comprende capacità da 7,78 a circa 30 kWh, abbinate agli inverter ibridi monofase Virgo da 3 a 6 kW. Per le piccole imprese sono disponibili inverter trifase Lybra da 6, 10 e 20 kW, con accumuli compresi tra circa 23 e 47 kWh.

Nel segmento commerciale e industriale, l’azienda prevede sistemi in bassa tensione fino a circa 117 kWh, ottenuti combinando un massimo di 15 moduli. In alta tensione sono indicati sistemi impilabili da 30 a 160 kWh e fino a 50 kW, mentre 250 kWh e 100 kW rappresentano obiettivi futuri. Un container BESS di taglia MWh rimane allo stadio di prova di concetto.

Proprio nei sistemi di grande taglia il peso diventa un limite più rilevante. A parità di energia, la minore densità gravimetrica del sodio può richiedere più container, viaggi e spazio in cantiere. La possibilità dichiarata di trasportare e stoccare i moduli completamente scarichi, a 0 V, non modifica infatti i limiti fisici di massa.

Sul piano commerciale, Heiwit dichiara circa 1.200 installatori registrati sulla propria piattaforma, oltre 100 acquirenti e primi ordini provenienti da Svizzera e Germania. In base ai dati aziendali sugli ordini del 2026, prevale il kit residenziale monofase con inverter Virgo da 6 kW e accumulo da 10 kWh; circa tre ordini su dieci includerebbero almeno due batterie e uno su due comprenderebbe un quadro di back-up certificato CEI 0-21.

Una domanda per voi

Per un accumulo domestico, quale peso dareste alla durata dichiarata di 9.000 cicli rispetto alla maggiore massa delle batterie al sodio?

Nota sulla redazione: questo articolo è stato realizzato con il supporto di EVA AI.

Fonte
  • https://www.pv-magazine.it/2026/10/09/batterie-al-sodio-la-scommessa-italiana-9-000-cicli-e-una-fabbrica-da-100-mwh-in-lombardia/
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