
Imballaggi, la nuova sfida tra riciclo, compostabilità e ambiente
Gli imballaggi sono ormai una delle questioni centrali della transizione verso un modello di produzione e consumo più sostenibile. Dalla confezione della frutta alle vaschette per gli alimenti, passando per le piccole porzioni monouso e i prodotti destinati al settore alberghiero, una parte significativa dei rifiuti che produciamo ogni giorno nasce proprio dal packaging.
In Italia il tema torna al centro dell'attenzione con le nuove disposizioni introdotte dal decreto-legge 7 agosto 2026, n. 143, successivamente convertito dal Parlamento. Il provvedimento interviene su alcune categorie di imballaggi in plastica monouso, introducendo in particolare requisiti di biodegradabilità e compostabilità certificata per specifici prodotti.
L'obiettivo più ampio, però, va oltre la semplice sostituzione della plastica. La vera sfida è costruire un sistema nel quale gli imballaggi vengano progettati fin dall'inizio pensando al loro intero ciclo di vita: produzione, utilizzo, raccolta, riciclo o compostaggio e, quando possibile, nuovo utilizzo.

Dagli imballaggi monouso alla compostabilità
Le nuove norme prevedono che alcune categorie di imballaggi di plastica monouso possano essere immesse per la prima volta sul mercato nazionale soltanto se certificate come biodegradabili e compostabili secondo la norma UNI EN 13432 o standard equivalenti riconosciuti a livello europeo.
Tra i casi interessati rientrano gli imballaggi monouso destinati a prodotti ortofrutticoli freschi preconfezionati sotto 1,5 chilogrammi, alcune confezioni di alimenti e bevande utilizzate nel settore alberghiero, della ristorazione e del catering, oltre alle confezioni monodose per condimenti, conserve, salse, panna da caffè e zucchero, con specifiche eccezioni previste dalla normativa. Sono inoltre interessati alcuni piccoli imballaggi flessibili monouso destinati a cosmetici e prodotti per l'igiene nel settore ricettivo.
Il concetto importante è che compostabile non significa semplicemente biodegradabile. Per poter rientrare nelle nuove disposizioni è necessario rispettare precisi requisiti e ottenere una certificazione attraverso organismi accreditati.
È una distinzione fondamentale anche per i consumatori, perché un materiale apparentemente simile alla plastica tradizionale non deve necessariamente essere conferito nello stesso modo. La corretta gestione del rifiuto rimane infatti parte integrante del processo.

Il riciclo resta il cuore dell'economia circolare
La compostabilità rappresenta soltanto una parte della trasformazione degli imballaggi. Il principio fondamentale dell'economia circolare rimane infatti quello di evitare che una risorsa diventi un rifiuto dopo un solo utilizzo.
Quando un imballaggio può essere raccolto, selezionato e trasformato in nuova materia prima, il suo valore non termina nel momento in cui il consumatore lo getta nella raccolta differenziata.
Carta, cartone, vetro, metalli e diverse tipologie di plastica possono rientrare in cicli industriali capaci di recuperare materia e ridurre il ricorso a risorse vergini. Per questo motivo progettare un imballaggio significa anche pensare alla sua futura riciclabilità.
Il regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, il cosiddetto PPWR, ha proprio tra i suoi obiettivi la riduzione degli imballaggi, il loro riutilizzo e il miglioramento della riciclabilità.

Le nuove regole europee prevedono inoltre obiettivi progressivi di riduzione dei rifiuti da imballaggio e introducono requisiti sul contenuto riciclato di determinate confezioni in plastica.
Meno rifiuti significa anche ripensare il packaging
Parlare soltanto di riciclo rischia però di lasciare fuori una parte fondamentale del problema. Il primo rifiuto da gestire, infatti, è quello che non viene prodotto.
Un imballaggio eccessivamente grande rispetto al prodotto contenuto, una confezione composta da numerosi materiali difficili da separare o una quantità elevata di piccoli involucri monouso possono rendere più complicata la gestione alla fine del loro utilizzo.
La transizione ambientale passa quindi anche dalla progettazione. Un packaging più semplice, leggero, facilmente separabile e realizzato con materiali compatibili con i sistemi di raccolta può contribuire a rendere più efficiente l'intera filiera.
In quest'ottica, il consumatore rappresenta soltanto l'ultimo anello di una catena molto più lunga che coinvolge produttori, aziende di distribuzione, commercianti, sistemi di raccolta e impianti di selezione e riciclo.

La raccolta differenziata da sola non basta
Anche il comportamento quotidiano resta fondamentale. Un imballaggio progettato per essere riciclato può diventare inutilizzabile se viene conferito nel contenitore sbagliato o se viene contaminato da residui che ne compromettono il recupero.
Allo stesso tempo, non sarebbe corretto scaricare tutta la responsabilità sul cittadino.
Un sistema realmente circolare deve funzionare lungo tutta la filiera, dalla progettazione dell'imballaggio fino al recupero della materia prima secondaria.
Questo significa investire negli impianti, migliorare la raccolta, sviluppare tecnologie di selezione sempre più efficienti e creare un mercato capace di utilizzare le materie ottenute dal riciclo.
La direzione indicata dalle nuove norme va quindi letta all'interno di una trasformazione più ampia. L'Europa sta progressivamente spostando l'attenzione dal semplice smaltimento dei rifiuti alla progettazione di prodotti e imballaggi pensati per rimanere più a lungo all'interno del ciclo produttivo.
Dalla plastica usa e getta a un modello circolare
Il problema degli imballaggi non può essere risolto con un unico materiale considerato automaticamente "buono" e un altro considerato "cattivo".
Anche un materiale alternativo deve essere prodotto, trasportato, utilizzato e successivamente gestito. Per questo la sostenibilità di una confezione dipende dall'intero ciclo di vita e dalla capacità del sistema di recuperarla correttamente.
La vera evoluzione consiste dunque nel passare da una logica lineare — produco, utilizzo, getto — a una logica circolare nella quale le risorse vengono mantenute il più possibile all'interno del sistema produttivo.
Le nuove regole sugli imballaggi rappresentano un tassello di questo percorso. La sfida sarà trasformare gli obblighi normativi in innovazione concreta, evitando che la sostenibilità rimanga soltanto una caratteristica scritta sull'etichetta.
Perché il risultato più importante non sarà avere semplicemente nuovi imballaggi, ma riuscire a produrre meno rifiuti, recuperare più materia e utilizzare più volte le risorse che abbiamo già estratto dal pianeta.
Alla fine, la domanda più importante non riguarda soltanto quale materiale utilizzare per una confezione, ma cosa succederà a quella confezione quando avrà terminato il suo primo e unico viaggio.
Per rendere davvero più sostenibile il sistema degli imballaggi è più importante puntare sul riciclo, sulla compostabilità o soprattutto sulla riduzione degli imballaggi monouso?

Sono un appassionato di auto sin dal primo GranTurismo del 1996. Ed è proprio il mio amore per le auto che mi ha spinto ad appassionarmi alle auto elettriche. Il mondo cambia, la tecnologia si evolve, e se si rimane indietro spesso è un male. Tecnologia, mobilità e ambiente saranno i temi di cui vi parlerò. Non dovremo essere d’accordo ma almeno ragionarsi su!