Nucleare in Italia, Onufrio contesta costi e ruolo degli SMR
Giuseppe Onufrio, ex direttore di Greenpeace Italia, contesta il ritorno del nucleare nel Paese e mette in discussione soprattutto la sostenibilità economica dei nuovi reattori e degli Small Modular Reactor. La sua tesi è che rinnovabili, accumuli e reti rappresentino una destinazione più efficace per gli investimenti nella transizione energetica.
La posizione è stata espressa in un’intervista nella quale Onufrio ha definito il rilancio dell’atomo basato su un «falso ideologico». Si tratta di valutazioni attribuite direttamente all’ex direttore di Greenpeace, non confrontate nelle informazioni disponibili con altre analisi indipendenti.
La critica ai costi del nuovo nucleare
Il punto di partenza è il disegno di legge con cui il governo intende riaprire la strada al nucleare in Italia, in attesa dei successivi decreti attuativi. Secondo Onufrio, non ci sarebbero elementi sufficienti per sostenere che i nuovi impianti possano produrre elettricità meno costosa o ridurre le bollette.
A sostegno della propria posizione cita i progetti realizzati in Francia e negli Stati Uniti, che a suo giudizio mostrerebbero criticità rilevanti nei costi e nei tempi di costruzione. Il caso indicato è quello dell’EPR di Flamanville, entrato in funzione dopo oltre 17 anni di lavori e con un costo stimato dalla Corte dei Conti francese molto superiore alle previsioni iniziali.
Onufrio richiama inoltre il rapporto LCOE+ 2026 di Lazard per definire il nucleare francese e statunitense di nuova generazione «un fallimento economico». Il contenuto integrale del rapporto e delle valutazioni della Corte dei Conti francese, tuttavia, non è compreso nel materiale disponibile.
SMR e filiera industriale ancora da consolidare
Un altro passaggio riguarda gli SMR, indicati nel Piano nazionale integrato per l’energia e il clima come una possibile componente del futuro mix energetico italiano. Secondo Onufrio, in Occidente non esiste ancora una filiera consolidata di piccoli reattori modulari commercialmente competitivi.
La riduzione delle dimensioni, sostiene, non comporterebbe automaticamente una diminuzione dei costi, anche perché verrebbero meno economie di scala che hanno accompagnato lo sviluppo dell’industria nucleare. Come precedente italiano cita il progetto IRIS, avviato negli anni Novanta e successivamente abbandonato, affermando che le tecnologie più recenti non avrebbero risolto i problemi economici emersi allora.
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Il tema è anche al centro del saggio “L’illusione del nucleare e la rivoluzione delle rinnovabili”, pubblicato da Onufrio insieme a Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club.
Rifiuti radioattivi e vecchie centrali
La gestione dei rifiuti costituisce un’altra obiezione al possibile ritorno dell’atomo. Secondo quanto riportato, l’Italia non dispone ancora del deposito nazionale per i rifiuti radioattivi a bassa e media attività e non ha completato lo smantellamento delle precedenti centrali.
Per Onufrio, la costruzione di nuovi reattori dovrebbe quindi essere valutata considerando anche le questioni rimaste aperte dal passato. Il perimetro dell’analisi non riguarda soltanto la realizzazione degli impianti, ma il loro intero ciclo di vita, inclusa la gestione dei materiali e delle strutture al termine dell’esercizio.
L’alternativa proposta: rinnovabili, accumuli e reti
Sul piano del sistema elettrico, Onufrio ritiene che il tradizionale ruolo del nucleare come fonte di “carico di base” perda rilevanza con l’aumento della produzione solare ed eolica e la diffusione degli accumuli. La soluzione da lui indicata non è una singola tecnologia, ma un sistema flessibile nel quale generazione rinnovabile, stoccaggio e reti operino insieme.
Tra le opzioni citate figurano batterie, accumuli termici, idrogeno e altre forme di stoccaggio. Un riferimento specifico riguarda le batterie al sodio, considerate potenzialmente interessanti per applicazioni stazionarie, nelle quali peso e ingombro assumono un’importanza diversa rispetto al settore automobilistico.
Secondo Onufrio, inoltre, impianti rinnovabili già disponibili sarebbero frenati dagli iter autorizzativi e dai vincoli burocratici. Da questa prospettiva, il confronto sul nucleare rischierebbe di sottrarre attenzione agli investimenti realizzabili in eolico, fotovoltaico, accumuli e infrastrutture di rete.
L’ex direttore di Greenpeace collega infine il tema alla mobilità elettrica: a suo giudizio, l’Italia dovrebbe accelerare su batterie, auto elettriche e tecnologie energetiche invece di rallentare la transizione. Attribuisce le resistenze alla dipendenza dal gas naturale nella generazione elettrica e dal petrolio nella mobilità, indicando ancora una volta rinnovabili, accumuli e reti come priorità industriali.
Una domanda per voi
Quali criteri dovrebbero guidare l’Italia nella scelta tra nuovo nucleare, rinnovabili, accumuli e potenziamento delle reti?
Nota sulla redazione: questo articolo è stato realizzato con il supporto di EVA AI.
Fonte
- https://www.vaielettrico.it/il-nucleare-in-italia-l-ex-direttore-greenpeace-un-falso-ideologico/

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