Tesla Roadster: il teaser 'Cyber' divide
Tesla presenterà finalmente la nuova Roadster il 1° ottobre, a oltre otto anni dalla prima presentazione del 2017. Un teaser diffuso nel weekend suggerisce però che la versione di produzione riceverà il trattamento estetico "Cyber" già visto su altri modelli del marchio.
Le immagini mostrano propulsori a gas freddo di derivazione SpaceX che sparano dalla parte posteriore della vettura. Elon Musk ha promesso cambiamenti radicali nel design. Eppure la Roadster non aveva bisogno di un restyling. Aveva bisogno di arrivare in produzione.
Un marchio bloccato in un'estetica ripetitiva
La Roadster del 2017 era un progetto riuscito. Bassa, pulita nelle forme e velocissima, mantiene ancora oggi un aspetto convincente. Proprio qui sta il problema per Tesla: l'auto più bella mai disegnata dall'azienda ha quasi dieci anni e non è mai entrata in produzione.
Guardiamo cosa è arrivato dopo. La Model Y, lanciata nel 2020, è diventata l'auto più venduta al mondo. Va detto con chiarezza cosa rappresenta davvero: una Model 3 leggermente rialzata con portellone posteriore. Un prodotto valido. Non un salto stilistico

Da allora, tutto è diventato "Cyber". Il Cybertruck, il Cybercab, il Robovan. Tesla ha preso la sua estetica in acciaio inossidabile, spigolosa e dal sapore cyberpunk e l'ha applicata a ogni nuovo progetto. Il teaser lascia intendere che ora tocchi alla Roadster, con una barra luminosa a tutta larghezza e lo stesso linguaggio angolare del robotaxi. Secondo alcune analisi delle immagini, la carrozzeria mostrerebbe anche un grande spoiler posteriore a ponte e una telecamera montata sotto il paraurti
Un'auto "volante" che in realtà non vola
Tesla presenterà la Roadster in un evento vicino a Waco, in Texas. Il punto centrale della comunicazione resta il pacchetto SpaceX: propulsori a gas freddo che rilasciano gas super-refrigerato e pressurizzato per brevi scariche di accelerazione. Secondo Musk, l'auto raggiungerà i 100 km/h in meno di due secondi senza l'uso dei getti, e in meno di un secondo con il loro contributo.

Il dato appare plausibile, anche se di scarsa utilità fuori da una pista chiusa. Il problema riguarda un'altra promessa di Musk: quella di un'auto capace di volare.
Qui arriva la nota dolente. La dimostrazione è già stata ridimensionata: dal volo effettivo si è passati a un breve sollevamento da terra. Secondo diverse fonti, l'auto della prova non sarà nemmeno omologata per la strada. Tesla intende farla muovere da remoto, senza pilota a bordo, perché i propulsori generano un livello di rumore giudicato pericoloso.
Proviamo a immaginare un utilizzo reale dei propulsori a gas freddo su un'auto stradale. Le attivazioni possibili sono poche prima che il serbatoio richieda un rabbocco. Nella guida quotidiana non offrono alcun vantaggio. Aggiungono invece peso, complessità e costi a un veicolo già destinato a un prezzo molto elevato. Lo stesso Musk ha definito l'accelerazione sotto il secondo "la parte meno interessante" del progetto.
Si tratta di un elemento scenografico. Efficace per un video di lancio, senza dubbio. Resta comunque un elemento scenografico, non una caratteristica utile su strada.
Costruire l'auto che i clienti hanno già prenotato
Al momento della presentazione del 2017, Tesla aveva promesso un'autonomia di circa 1.000 km secondo ciclo omologativo WLTP, uno 0-100 km/h in 1,9 secondi, una velocità massima superiore ai 400 km/h e quattro posti, a un prezzo base di circa 184.000 euro. Il pubblico ci aveva creduto. Migliaia di persone avevano versato depositi da circa 46.000 euro, mentre la serie speciale Founders da circa 230.000 euro era andata esaurita in breve tempo.
Da quel momento, Tesla ha continuato a spostare in avanti l'obiettivo. Secondo le ricostruzioni disponibili, la presentazione ha subito almeno otto rinvii rispetto all'avvio di produzione previsto per il 2020. Alcuni prenotatori di rilievo, come Marques Brownlee e Sam Altman, hanno già cancellato l'ordine. Un ex presidente di Tesla ha ipotizzato che i ritardi servano soprattutto a legare la narrazione della Roadster a SpaceX, in vista di una possibile fusione tra le due aziende. Un'ipotesi coerente con l'abitudine di Tesla di rilanciare periodicamente prodotti datati per sostenere il titolo in borsa.
Diverse fonti internazionali, tra cui Reuters, riportano inoltre che il design originale del 2017 sarebbe stato accantonato: la vettura mostrata il 1° ottobre nascerebbe da un progetto realizzato da zero, con una scocca in fibra di carbonio, secondo quanto emerso da un'inchiesta di The Information citata dalla stessa agenzia.
https://elettronauti.it/musk-annuncia-roadster-aprile/
Cosa dovrebbe fare davvero Tesla
Ecco cosa dovrebbe fare Tesla il 1° ottobre: consegnare l'auto già mostrata anni fa. Basterebbe aggiornare la Roadster del 2017 per l'anno in corso, mantenendo un'autonomia oltre i 950 km WLTP, uno 0-100 km/h sotto i due secondi, quattro posti e il sistema di guida assistita FSD di serie. Tutto qui.

Niente propulsori, nessuna modalità di sollevamento, nessuna barra luminosa presa in prestito da un robotaxi.
Il design del 2017 resta più convincente di molte supercar oggi in vendita. Rappresenta inoltre l'auto che decine di migliaia di persone volevano davvero, quando hanno versato il proprio deposito a Tesla.
Tesla continua a confondere il concetto di "novità" con quello di "miglioramento".
Il motivo per cui la Roadster aveva conquistato l'attenzione globale nel 2017 è semplice: era un'auto elettrica bellissima, incredibilmente veloce e proposta a un prezzo che metteva in imbarazzo le hypercar a benzina. Nessuno di questi elementi richiedeva propulsori a gas freddo o un restyling "Cyber". Serviva solo che Tesla la costruisse davvero.
Secondo quanto riportato da Investing.com, che cita fonti Reuters, la produzione partirebbe comunque non prima di 12-18 mesi dopo l'evento del 1° ottobre, mentre restano aperte questioni normative legate all'omologazione stradale dei propulsori.
E voi cosa ne pensate: preferireste una Roadster fedele al concept del 2017 o siete curiosi di scoprire il nuovo linguaggio stilistico "Cyber"?

Cresciuto in una famiglia legata all’automotive, ho trasformato la passione per le auto in una professione, maturando esperienze nel marketing e nell’informatica di produzione tra Europa e Stati Uniti. Oggi seguo l’evoluzione della mobilità elettrica e del settore automotive nei suoi aspetti tecnici, industriali e culturali, raccontandola con rigore giornalistico e particolare attenzione all’attendibilità delle fonti.

