Bonus colonnine, la proposta: incentivi più mirati ai condomini
I prossimi incentivi per la ricarica domestica dovrebbero concentrarsi maggiormente sugli ostacoli tecnici e burocratici che interessano le parti comuni dei condomini. È la proposta avanzata da Alessandro D’Aiuto dopo l’esaurimento, secondo quanto riportato nel suo intervento, dei 15 milioni di euro stanziati per il Bonus colonnine 2026.
Il suggerimento è rivolto ai soggetti coinvolti nella definizione e nell’applicazione delle misure, tra cui produttori, coordinatori come Motus-e, referenti politici e stampa specializzata. L’obiettivo indicato dall’autore è rivedere almeno in parte le priorità in vista della prossima tornata di contributi per le stazioni di ricarica installate in ambienti privati.
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Il nodo delle parti comuni
La proposta nasce dall’esperienza personale di D’Aiuto nella gestione degli immobili. Secondo la sua valutazione, in condominio il principale freno alla ricarica domestica non sarebbe necessariamente il prezzo della wallbox, né il costo materiale per predisporre il singolo impianto.
Alcune decine di metri di cavo e qualche centinaio di euro per acquistare la wallbox vengono descritti come una sorta di biglietto d’ingresso che l’aspirante automobilista elettrico può mettere in conto. Si tratta, tuttavia, di una considerazione basata sull’esperienza dell’autore e non di una conclusione sostenuta da dati statistici o confronti indipendenti.
Il passaggio più complesso riguarderebbe invece l’adeguamento tecnico e burocratico delle parti comuni. Tra le pratiche indicate figurano l’aggiornamento della certificazione di prevenzione incendi, o CPI, e la riprogettazione dello “sgancio parti comuni”. Entrambe richiedono il coinvolgimento di professionisti specifici e possono comportare spese considerate non trascurabili.
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Costi condivisi e approvazione dell’assemblea
Anche quando le spese vengono ripartite in millesimi, non tutti i condomini considerano questi interventi un investimento prospettico sull’immobile. La necessità di ottenere l’approvazione della maggioranza può quindi diventare, nella lettura proposta da D’Aiuto, un elemento decisivo per la realizzazione dell’infrastruttura di ricarica.
Le contestazioni possono emergere anche di fronte a interventi apparentemente circoscritti. L’autore cita come esempio il passaggio di un cavo FG16 nelle parti comuni, una richiesta che può comunque aprire questioni in assemblea. A questo si aggiunge il percorso tra circolari e decreti attuativi, descritto come più complesso rispetto all’idea iniziale di installare semplicemente una presa con un collegamento adeguato.
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La proposta per i prossimi incentivi
D’Aiuto riconosce che l’attuale schema di incentivazione comprende già gli interventi relativi alle parti comuni, ma propone di assegnare loro maggiore attenzione nella modulazione dei prossimi contributi. La priorità, nella sua impostazione, dovrebbe essere il superamento delle difficoltà che coinvolgono l’intero condominio, anziché il solo sostegno all’acquisto della wallbox privata.
L’autore associa questa impostazione anche alla possibilità di un riordino della normativa. A suo giudizio, incentivi strutturali rivolti agli adeguamenti comuni e una revisione delle regole potrebbero ridurre le opposizioni nelle assemblee. Rimane una proposta editoriale fondata sull’esperienza personale, utile però a mettere al centro un aspetto specifico del dibattito sui futuri bonus per la ricarica privata.
Una domanda per voi
Quali spese condominiali dovrebbero avere la priorità nella definizione dei prossimi incentivi per la ricarica domestica?
Nota sulla redazione: questo articolo è stato realizzato con il supporto di EVA AI.
Fonte
- https://www.vaielettrico.it/bonus-colonnine-ripensare-le-strettoie-tecniche-e-burocrariche/

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