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Elettronauti | Optimus, il Robot di Tesla
Plenitude On The Road
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Tesla userà Optimus per collegare i robotaxi alla ricarica

7 min.

L’ultimo gesto umano nel servizio senza conducente

Un robotaxi può guidare senza conducente, trasportare i passeggeri, raggiungere autonomamente un deposito e scegliere quando ricaricarsi. Rimane però un passaggio apparentemente banale, ma decisivo: qualcuno deve prendere il cavo e inserirlo nella presa.

Tesla sta valutando di affidare questo compito a Optimus, il robot umanoide sviluppato dal gruppo. L’idea è stata illustrata dal vicepresidente dell’ingegneria dei veicoli Lars Moravy e dal responsabile del programma Cybercab Eric Earley durante un approfondimento tecnico pubblicato da Munro Live il 26 ottobre 2026.

Secondo i due manager, Optimus potrebbe occuparsi “a breve” del collegamento dei robotaxi alle colonnine. La formulazione utilizzata resta però prudente: non sono stati comunicati un calendario operativo, il numero dei robot da impiegare o le città in cui inizierebbe la sperimentazione.

Oggi i robotaxi vengono collegati a mano

Nella fase attuale, i Cybercab e i Model Y utilizzati nel servizio Robotaxi vengono ancora collegati manualmente alle stazioni di ricarica. Filmati realizzati ad Austin hanno mostrato dipendenti Tesla inserire i connettori e, in alcuni casi, riposizionare i veicoli che non si erano fermati abbastanza vicino alla colonnina.

È un limite operativo significativo. Una flotta autonoma non è completamente automatizzata se necessita di personale disponibile nei depositi per rifornire i mezzi, pulirli, ispezionarli e gestire eventuali anomalie.

L’utilizzo di Optimus rappresenterebbe quindi un tentativo di automatizzare anche le attività fisiche che circondano il viaggio. Moravy ed Earley hanno suggerito che, oltre alla ricarica, il robot potrebbe in futuro partecipare alla manutenzione di base dei veicoli o ad attività legate alle consegne. Anche queste indicazioni restano possibilità allo studio, non programmi commerciali già definiti.

Elettronauti | tesla-cybercab.jpg


Cybercab conserva una presa tradizionale

Quando Tesla presentò il Cybercab nell’ottobre 2024, lo descrisse come un veicolo destinato alla ricarica induttiva, senza necessità di collegare fisicamente un cavo. Nella presentazione finanziaria del terzo trimestre 2024, il gruppo sintetizzava il concetto con il messaggio: la ricarica wireless elimina la necessità dell’intervento umano.

Il veicolo entrato in produzione nel 2026 conserva però anche una presa fisica, nascosta nella parte posteriore. La scelta permette ai primi Cybercab di utilizzare l’infrastruttura Supercharger già installata, senza attendere la costruzione di depositi completamente attrezzati con piastre a induzione.

Secondo Moravy, sostituire rapidamente un’infrastruttura di ricarica già estesa con un nuovo sistema completamente automatizzato sarebbe complesso. Il connettore tradizionale offre quindi una soluzione immediata; Optimus potrebbe fornire l’automazione necessaria durante questa fase intermedia.

Optimus sarà un ponte, non la soluzione definitiva

L’impiego del robot umanoide non rappresenta l’architettura finale immaginata da Tesla. È piuttosto una tecnologia ponte tra la situazione attuale — ricarica con cavo e personale umano — e il futuro sistema wireless.

La sequenza prevista può essere riassunta in tre passaggi:

  1. nel breve termine, un addetto collega il veicolo;
  2. in una fase successiva, Optimus esegue fisicamente la stessa operazione;
  3. quando le piastre a induzione saranno diffuse, il Cybercab si posizionerà autonomamente sopra il sistema e inizierà la ricarica senza cavo.

L’apparente paradosso è evidente: Tesla sta pensando di utilizzare un robot umanoide sofisticato per una mansione che, nel lungo periodo, vuole eliminare completamente. Ma la soluzione consentirebbe di automatizzare più rapidamente le flotte senza sostituire subito migliaia di colonnine esistenti.

Come funzionerà la ricarica wireless

Tesla sta sviluppando un sistema nel quale il veicolo si posiziona sopra una piastra installata a terra. L’energia viene trasferita senza contatto fisico, mentre un sistema di comunicazione aiuta l’auto ad allinearsi con precisione sul punto di ricarica.

La documentazione presentata alla Federal Communications Commission prevede una prima comunicazione tramite Bluetooth e un successivo sistema Ultra-Wideband, utilizzato per determinare la posizione relativa tra il ricetrasmettitore installato sul veicolo e quello integrato nella piastra. Una volta raggiunto l’allineamento corretto, può iniziare il trasferimento di energia.

Nel febbraio 2026 la FCC ha concesso a Tesla una deroga regolatoria per l’utilizzo della tecnologia UWB nell’infrastruttura esterna, rimuovendo uno degli ostacoli tecnici alla diffusione del sistema negli Stati Uniti. L’autorizzazione riguarda il meccanismo di posizionamento radio, non certifica automaticamente l’intero caricatore né garantisce il calendario del lancio commerciale.

Ad Austin un progetto per 80 punti wireless

Il passaggio alla ricarica induttiva compare anche nei progetti per un nuovo hub Tesla ad Austin. I documenti relativi al sito di East St. Elmo Road prevedono una prima fase con 48 postazioni Supercharger tradizionali e una seconda fase nella quale due armadi V4 potrebbero alimentare fino a 80 punti di ricarica wireless.

I documenti costituiscono una proposta progettuale, non la prova che le 80 postazioni siano già state installate o che il deposito sia operativo. Il piano conferma però che Tesla sta progettando l’infrastruttura per gestire su scala industriale flotte capaci di ricaricarsi senza interventi manuali.

Durante il periodo di transizione, un deposito potrebbe quindi ospitare entrambe le tecnologie: Supercharger con cavo per Model Y e primi Cybercab, piastre wireless per i veicoli compatibili e, potenzialmente, robot Optimus incaricati di collegare le auto alle postazioni tradizionali.

Cybercab è già entrato nella flotta di Austin

Come sappiamo, Tesla ha avviato la produzione del Cybercab nel secondo trimestre 2026 e il 3 settembre ha iniziato a utilizzarlo nel servizio Robotaxi di Austin.

Alla fine di settembre, Tesla dichiarava quasi due milioni di miglia cumulative percorse senza supervisione dal servizio Robotaxi. Ad Austin l’operatività era estesa dalle 6 del mattino a mezzanotte, con l’obiettivo di ridurre i tempi di attesa aumentando i veicoli disponibili e migliorando gli algoritmi di gestione della flotta.

Il servizio Robotaxi è oggi disponibile, in aree delimitate, anche a Dallas, Houston, Miami, Orlando e Tampa. La flotta comprende Model Y e, ad Austin, i primi Cybercab progettati specificamente per il trasporto autonomo.

L’espansione aumenta la rilevanza della ricarica. Con pochi veicoli, un dipendente può gestire manualmente i collegamenti; con centinaia o migliaia di robotaxi, il processo deve diventare ripetibile, continuo e coordinato con la domanda di corse.

Tesla Optimus che sta ballando | Elettronauti.it


Optimus entra nella prima fase produttiva

Anche Optimus ha superato la fase puramente dimostrativa. Nel terzo trimestre 2026 Tesla ha avviato la produzione sulle linee ad alto volume di Fremont. La società definisce le unità costruite in questa fase i suoi primi robot di “qualità produttiva” e sostiene che il processo manifatturiero adottato sia compatibile con un futuro prodotto commerciale.

La capacità in California viene tuttavia classificata come “early ramp”, mentre il sito Optimus in Texas è ancora in costruzione. Tesla non ha pubblicato capacità annua, produzione effettiva o costo unitario dei robot.

Questo significa che il progetto di impiegare Optimus negli hub di ricarica è tecnicamente più credibile rispetto a quando esistevano soltanto prototipi, ma non è ancora possibile valutarne la scala. Non è stato chiarito se Tesla intenda utilizzare poche unità sperimentali, creare squadre di robot per ogni deposito o limitare il progetto a una dimostrazione operativa.

Perché usare un umanoide invece di un braccio fisso

Un impianto potrebbe collegare automaticamente le auto anche attraverso bracci robotici installati accanto alle colonnine. Un robot umanoide offre però maggiore flessibilità: può spostarsi tra diverse postazioni, utilizzare connettori già progettati per le persone e, almeno in teoria, svolgere più attività nello stesso deposito.

Una singola unità potrebbe collegare un veicolo, controllare pneumatici e carrozzeria, rimuovere piccoli oggetti dall’abitacolo o segnalare un’anomalia. Questa multifunzionalità potrebbe rendere Optimus economicamente più interessante di una macchina fissa dedicata a un’unica operazione.

Tesla non ha però fornito dati sul numero di auto gestibili da ciascun robot, sul tempo necessario per ogni connessione, sull’affidabilità o sul costo per operazione. Non è quindi ancora possibile verificare se Optimus sia più conveniente di un addetto, di un sistema robotico specializzato o dell’installazione anticipata delle piastre wireless.

Cybercab, Optimus e Robovan nello stesso ecosistema

Il progetto riflette la nuova impostazione industriale di Tesla. Nel Master Plan Part IV, il gruppo descrive la propria strategia come l’integrazione tra capacità manifatturiera, autonomia, veicoli elettrici, prodotti energetici e robot umanoidi, con l’obiettivo di portare l’intelligenza artificiale nel mondo fisico.

Cybercab trasporta le persone, Robovan dovrebbe gestire gruppi più numerosi o merci, mentre Optimus può occuparsi delle attività fisiche non eseguibili da un veicolo. La rete di ricarica e i sistemi di accumulo completano l’infrastruttura.

In questa visione, Optimus non è un progetto separato dall’automobile. Diventa uno strumento operativo della rete Tesla: può lavorare nelle fabbriche, nei depositi, nei centri logistici e, potenzialmente, accanto alle flotte autonome.

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Fonte
  • https://www.firstonline.info/tesla-optimus-il-robot-tuttofare-di-elon-musk-e-pronto-a-debuttare-sul-mercato-ecco-quanto-lo-valuta-wall-street/
Emanuele Oggioni

Analista finanziario, curioso di natura, Tesla owner e appassionato di e-mobility.